IL NUOVO PGT DEL COMUNE DI BERGAMO

MARTEDI 15 GIUGNO, ore 20,30 : INCONTRO CONGIUNTO  di Circolo Prc/Se Bergamo Città , lista Bergamo in Comune e associazione NaturalMente, mediante piattaforma Zoom (per avere l’accreditamento inviare mail a bergamoincomune@gmail.com) ed eventualmente in presenza presso la sede della Federazione provinciale Prc/Se in via Borgo Palazzo 84 g (SE SAREMO in ZONA BIANCA e se sarà terminato il lockdown)     

Odg:  Pgt ( Piano Governo del territorio ) di Bergamo, Parco Ovest 2, Treno BG – Orio, Parcheggio della Fara.  

Conclusioni di Francesco Macario     

Per facilitare il confronto alleghiamo documento stilato da alcuni componenti delle associazioni citate.

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SABATO 12 GIUGNO, PRESIDIO ANTIFASCISTA A LOVERE (bg)

Anche quest’anno la destra neofascista ha indetto una “commemorazione”, che come sempre si trasformerà in una parata apologetica inneggiante a Mussolini ed ai criminali della RSI, per il prossimo 12 giugno a Lovere (BG).In risposta a questo grave fatto le/gli antifasciste/i di Lovere, Alto Sebino e valli Seriana, Camonica, Calepio e Cavallina nonché l’Anpi provinciale di Bergamo hanno indetto un contropresidio per la stessa giornata dalle ore 14:00 in Piazza 13 Martiri.

Da anni denunciamo la gravità delle continue concessioni da parte delle Istituzioni di spazi pubblici ed agibilità politica a gruppi neofascisti che, ad adempimento delle leggi vigenti e della stessa Costituzione Antifascista nata dalla Resistenza, dovrebbero invece essere sciolti, ma ciò che accade a Lovere è addirittura più grave per una serie di regioni:

1) A Lovere non ci sono fascisti sepolti, i due militi giustiziati sono stati sepolti altrove: quindi non c’è nemmeno la “scusante” della commemorazione. Al contrario in città ci sono le tombe di 15 Partigiani tra cui, all’ingresso del cimitero, il Mausoleo ai “13 Martiri” – ragazzi tra i 17 e i 20 anni brutalmente fucilati dai repubblichini davanti alla popolazione nel dicembre del 1943 – luoghi che non possono e non devono essere profanati da manifestazioni in pieno reato di apologia di fascismo.

2) Le manifestazioni neofasciste a Lovere sono state, già negli anni scorsi, oggetto di tensione in quanto le forze dell’ordine hanno garantito la presenza fascista reprimendo con la forza (e i manganelli) le contestazioni delle/gli antifasciste/i. Contestazioni che sono allo stato attuale oggetto di processi in corso anche nei confronti di nostre/i compagne/i.

A questo proposito invitiamo tutte le compagne e tutti i compagni a partecipare al presidio antifascista del prossimo 12 giugno.

Nessuno spazio ai fascisti, né a Lovere né altrove e questo risultato si ottiene con la mobilitazione popolare.

Se saremo in tante e tanti saremo anche in grado di dare una risposta politica importante come è successo a Dongo (CO) lo scorso 2 maggio in una situazione analoga. Il fascismo non è un’opinione come le altre ma un crimine contro l’umanità e come tale va trattato.

Un caro saluto a tutte e tutti.

Fabrizio Baggi, segretario regionale Lombardia

Francesco Macario, segretario provinciale Bergamo

Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea

  • nell’immagine in evidenza: Arditi del Popolo sulle barricate contro i fascisti a Parma, agosto 1922

(05.06.21) Albino (bg). Banchetto, volantinaggio e conferenza stampa del Coordinamento per il Diritto alla Salute: No brevetti sui vaccini; cambiare la sanità in Lombardia; verità e giustizia per le vittime del Covid

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Sabato 5 giugno il Coordinamento per il diritto alla Salute di Bergamo promuove ad Albino un banchetto con volantinaggio e conferenza stampa, in Piazza della Libertà nei pressi del Muncipio, dalle ore 10.00 alle ore 12.00.

Tale iniziativa si sarebbe dovuta svolgere sabato 29 maggio nell’ambito della giornata europea per il diritto alla salute, ma ci è stata negata l’autorizzazione per motivi burocratici.

Abbiamo scelto Albino perché la distribuzione dei vaccini nel locale hub vaccinale nell’Auditorium Cuminetti è gestita, dietro appalto della Regione, da una cooperativa privata di medici, che è stata protagonista nelle scorse settimane del clamoroso incidente che ha prodotto la il danneggiamento e la perdita di circa 1000 dosi di vaccino. (cfr. QUI)

Saremo ad Albino, oltre che per chiedere conto di quanto successo, per denunciare come le vaccinazioni di massa in corso in Lombardia vengano condotte . Infatti la loro gestione è quasi interamente demandata a strutture private (8 milioni di euro sono stati stanziati dalla Regione solo per le cooperative di medici di base), mentre i medici di medicina generale e i pediatri, pur avendo dichiarato la propria disponibilità , sono stati fino ad ora poco informati e coinvolti.

Saremo in piazza per denunciare che in Lombardia da parte pubblica si fanno pochi tamponi gratuiti, e quindi spesso si è obbligati a ricorrere a società private che li fanno a pagamento. Una situazione ben diversa invece in altre regioni.

Intendiamo poi continuare la raccolta firme ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei) contro la proprietà intellettuale dei vaccini (cfr. QUI), per favorire lo sviluppo della ricerca, abbattere i prezzi e quindi rendere possibile anche nei Paesi poveri l’accesso ai vaccini senza il quale non è conseguibile – stante il rischio costante delle “varianti” – la sicurezza a livello mondiale.

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ORIO: I NODI VENGONO AL PETTINE. MA A PAGARE PER GLI ERRORI STRATEGICI DI SACBO NON DEVONO ESSERE I LAVORATORI

La stampa locale dopo avere per mesi cantato il ritornello del “va tutto bene madama la marchesa”, scopre che con la crisi Covid l’areoporto Caravaggio e la società che lo gestisce sono entrati in una pesante crisi, tanto che ad aprile la Sacbo ha registrato un meno 90%.

Una crisi che Sacbo ha affrontato sia cercando di uscire tardivamente dal rapporto quasi esclusivo con Ryanair aprendo alla concorrente Easyjet, sia reinvestendo 200 milioni di euro per riavere i tanto demonizzati voli merci che solo due anni fa erano stati invece cacciati per essere sostituiti da voli passeggeri.

C’era da aspettarselo: come avevamo denunciato più volte lo sviluppo di Orio si basava su presupposti confusi, precari e rischiosi; eppure la classe dirigente locale e l’amministrazione Gori, che ne è sempre più l’espressione politica, avevano puntato tutto e su un unico asset, quello del trasporto low cost di passeggeri occupato quasi totalmente da Ryanair, perché ritenuto più vantaggioso e più facile da gestire.

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CON IL POPOLO PALESTINESE. Tutt* al presidio in Piazza Matteotti a Bergamo, domenica 23 maggio ore 17.30

Sono centinaia le vittime, per lo più palestinesi, in quest’ultima crisi. Altri morti che si aggiungono a quelli di“Piombo fuso” (2009) e “Margine protettivo” (2014). Mentre il sistema mediatico mostra solo i razzi di Hamas, la popolazione palestinese di Gaza e Cisgiordania in realtà da decenni è sottoposta quotidianamente ad aggressioni, espropri, arresti e uccisioni, flagranti violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale in spregio alle molteplici risoluzioni dell’ONU.

Da quando Benjamin Netanyahu, rinviato a giudizio, con gravi accuse di corruzione da cui cerca di sviare l’attenzione con la guerra, è tornato al governo (il più a destra della storia), non ha mai voluto seri negoziati con i palestinesi (nonostante Abbas sia un leader palestinese moderato), e si è opposto all’opzione “due popoli, due Stati”, in alleanza con il fondamentalismo religioso suprematista.
Come sottolineato anche da esponenti dell’ebraismo non sionista, non esiste alcun “diritto divino” perché insediamenti ebraici occupino territori; così come non esiste nessun diritto di proprietà israeliano su Gerusalemme Est.

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Bergamo. “Sanatoria 2020: troppo lenta, troppi dinieghi”. Sabato 22 maggio, dalle ore 15.00, PRESIDIO dei migranti davanti alla Prefettura (Via Tasso 8)


Continua in tutta Italia la mobilitazione dei migranti che hanno fatto domanda di sanatoria nell’anno 2020 (Dl 19.05.2020, n.34)per regolarizzare la loro posizione migratoria,perché da oltre 9 mesi la stragrande maggioranza sta ancora aspettando di essere convocata dalle Prefetture.

Sono stimate oltre 600.000 le persone che vivono e lavorano irregolarmente in Italia; con la sanatoria varata lo scorso anno – limitata ai comparti di agricoltura, lavoro domestico e cura – si ipotizzava la regolarizzazione di soli 150.000 persone (le domande in realtà sono state circa 200.000): un provvedimento quindi parziale in partenza e che per di più – in fase di applicazione – rischia di ridurre pesantemente il numero delle persone regolarizzate

Dilazionando i tempi delle procedure, come sta succedendo, tanti richiedenti rischiano di perdere il lavoro e quindi i requisiti per la regolarizzazione. Nel frattempo queste persone rimangono nell’impossibilità di accedere in particolare al Servizio Sanitario Nazionale, tra cui alle vaccinazioni anti-civid attualmente in corso.
Sono a rischio i diritti e le speranze di migliaia di persone che da tempo vivono nelle nostre città e nei nostri paesi.

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Sanità in Lombardia e lotta alla pandemia: l’impegno di Rifondazione

di Fabrizio Baggi, segretario regionale Prc/Se che, non potendo partecipare al presidio che si è tenuto quest’oggi a Treviglio in centro ci ha trasmessso questo contributo

Prima di tutto vorrei ringraziare le compagne e i compagni di Treviglio per l’invito e per aver messo in campo questa importante iniziativa alla quale mi sarebbe piaciuto moltissimo partecipare di persona, ma per via di un impegno di natura nazionale non ho potuto esserci e vi mando quindi questo messaggio.

La campagna vaccinale ha avuto in Italia e in Lombardia moltissimi problemi e rallentamenti e, anche se ora parrebbe aver avuto una spinta, credo che si debba vigilare e monitorare la situazione. Il bilancio alla fine delle ultime giornate di mobilitazione nazionale contro i brevetti sui vaccini lascia infatti non pochi dubbi, a partire dall’indagine a carico del direttore vicario dell’Oms – indagato per “false affermazioni” dalla procura di Bergamo che cerca di individuare le responsabilità di una strage che poteva essere evitata – proseguendo con la negazione da parte della Commissione Europea ad una giornalista di accedere alle autovalutazioni triennali che gli Stati della UE devono inoltrare obbligatoriamente al Centro di prevenzione e controllo delle malattie infettive con la motivazione che “La divulgazione pubblica, potrebbe mettere a repentaglio le misure adottate dalle autorità italiane per rispondere all’emergenza sanitaria” e secondo il team di legali di Azione Civile – l’Italia, insieme ad un altro Stato, è stata la sola a non mandare queste autovalutazioni – nonostante l’ultimo piano pandemico italiano risalga al 2009 e l’ultima “autovalutazione” sia stata fatta nel 2017.

Tutto questo accade mentre arriva l’ennesima conferma che di vaccini ne sta una quantità insufficiente, che i brevetti non si toccano e chi preme per tornare ad aprire ogni attività puramente in nome del profitto potrebbe averla vinta su chi, come noi, mette al primo posto il diritto alla salute e l’utilizzo delle risorse economiche in arrivo sia per i cosiddetti “ristori” che per costruire un futuro migliore puntando sul pubblico – come abbiamo detto con forza nella nostra ultima campagna nazionale – sia sul versante degli investimenti sia su quello delle assunzioni.

La falsa narrazione diffusa dai grandi giornali nazionali e dall’informazione mainstream vuole raccontarci che lo scontro sia fra giovani e anziani che si contendono i vaccini mentre è sempre più evidente come la guerra sia tra big pharma che difende i brevetti e i suoi enormi profitti e il numero delle vittime che cresce a dismisura purtroppo troppo spesso nell’indifferenza.

La battaglia in corso è quindi chiaramente tra “capitale” e vita e su questo versante noi abbiamo le idee molto chiare e scegliamo la strada di vaccini per tutte e tutti in ogni paese; proprio per questa ragione siamo tra le realtà promotrici della ICE – iniziativa dei cittadini europei per essere sicuri che la Commissione europea faccia tutto quanto in suo potere per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale, accessibile gratuitamente a tutti e tutte – come recita il frontespizio del sito noprofitonpandemic.ue/it su cui si può sottoscrivere la petizione e partecipare attivamente alla battaglia contro i brevetti delle multinazionali del farmaco sui vaccini anticovid.

La battaglia contro i brevetti delle multinazionali sui vaccini e sui farmaci anticovid è di fatto una battaglia etica che rivendica il diritto alla salute per tutte e tutti – #Right2Cure – ma ha anche un importantissimo rilievo sul versante della lotta alle “varianti“. Se nei paese poveri le persone non possono vaccinarsi lì si andranno a creare le cosiddette varianti che inevitabilmente arriveranno nei paesi maggiormente sviluppati vanificando i vaccini fatti.

Se sul fronte nazionale questa è senza ombra di dubbio una lotta centrale, in Lombardia un’altra battaglia di fondamentale importanza è quella per la cancellazione della disastrosa Legge 23 che governa la sanità lombarda, che ne ha determinato la privatizzazione selvaggia, che ha dimostrato ampiamente di essere stata un totale fallimento. La Legge 23 ha terminato, lo scorso agosto, il suo periodo di “sperimentazione. La legge è infatti stata approvata nell’agosto 2015 dalla giunta Maroni, ma era stata autorizzata dal governo solo in via sperimentale per cinque anni dopo i quali il Ministero dalla Salute avrebbe dovuto decidere se autorizzare il proseguimento della sperimentazione o imporre alla Lombardia di modificare la legge, riportandola all’interno di quanto previsto dalla legge nazionale 833/’78.

Da quanto emerge nel documento di AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) – un testo di circa 70 pagine con alcune osservazioni critiche ma con delle conclusioni che, al di là di ogni ragionevole dubbio, non impensieriscono più di tanto chi governa la Lombardia.

Non si professa parola infatti sull’enorme peso delle strutture sanitarie private e sulla loro possibilità di muoversi a proprio piacimento dentro il Servizio Sanitario regionale senza alcun limite e controllo, né si critica il progetto per i malati cronici per i quali la Lombardia ha istituito i gestori aprendo la porta alla totale privatizzazione della gestione di questa ricca fetta di mercato sanitario – provvedimento che a suo tempo abbiamo criticato con forza.

L’impressione è che questo documento, totalmente insufficiente, non dispiaccia tanto alla giunta Lombarda in quanto così come è proposto lascia immodificate le fondamenta del cosiddetto modello Lombardo – istituito da Formigoni nella quasi totale indifferenza delle cosiddette “opposizioni istituzionali”.

Per questa ragione, tutto il Partito vede le nostre compagne ed i nostri compagni impegnati, all’interno del Coordinamento Regionale Per la difesa della salute pubblica e nelle sue articolazioni territoriali, in una battaglia articolata per la cancellazione totale della Legge 23 ed il ritorno al Sistema Sanitario Nazionale.

Vi ringrazio ancora tutte e tutti, un brande abbraccio.

Al lavoro e alla lotta!

(15.05.21, Fabrizio Baggi)

Covid19: ecco i brillanti risultati dei fanatici del Pil

di Marco Bersani, Attac Italia (da https://www.attac-italia.org/covid19-ecco-i-brillanti-risultati-dei-fanatici-del-pil/?fbclid=IwAR2XfWlxF7xxEeoHT7T8mooIBEz0PsnzoDyXkoe_BWNa1UX775akQcvCit4)

Quindici mesi di pandemia dovrebbero essere sufficienti per fare un bilancio ragionato e intellettualmente onesto sull’efficacia delle misure messe in campo per affrontarla e sulla visione di società che le ha determinate.

Se non per altre ragioni, almeno per dare un significato agli oltre 120.000 morti (ad oggi) che nel nostro Paese si sono verificati.

Come è chiaro a tutt* l’impostazione che ha guidato la strategia per affrontare la crisi pandemica nel nostro Paese – e in gran parte dei molti altri – è stata quella della “mitigazione”, oggi ribattezzata da Draghi del “rischio calcolato”.

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Rifondazione Comunista: “In pensione a 60 anni o con 40 di contributi, altro che ritorno alla Fornero”

Antonello Patta*

Si avvicina la scadenza di “quota cento” e il governo Draghi mostra di essere intenzionato a seguire le raccomandazioni della Commissione europea sulla riduzione della spesa pensionistica tramite il ritorno all’applicazione integrale della legge Fornero, definita a suo tempo, giustamente, come la legge più antipopolare del dopoguerra.
Si insiste pervicacemente su questa linea nonostante i dieci miliardi di risparmi su quota cento,  il progressivo impoverimento di milioni di pensionati, le ingiustizie e le distorsioni di un sistema che discrimina fortemente i giovani, le donne e i lavoratori con stipendi bassi e lavori discontinui, il fatto che l’allungamento della vita lavorativa abbia ridotto, in sei anni, di più di un milione di unità  l’occupazione nella fascia di giovani tra 15 e 35 anni.
A lor signori non fa problema il livello vergognoso delle pensioni attuali con 10 milioni di pensioni sotto i 750 euro, la media delle pensioni delle donne a circa il 50 per cento di quelle degli uomini  e il fatto che  i giovani di oggi siano destinati con questo sistema a un futuro di indigenza con   assegni pensionistici  ridotti  fino al 30% dello stipendio


Resta intatta la linea neoliberista che ha accompagnato il varo della Fornero , supportata in passato con la motivazione dell’austerità e oggi insistendo   con la falsa motivazione della non sostenibilità del sistema.  La realtà, oggi come ieri,  è che si continua a  perseguire  l’obiettivo della demolizione della previdenza pubblica per favorire i fondi privati.
I problemi veri, anche per il sistema previdenziale, sono la disoccupazione, i lavori precari discontinui, i part time obbligati, i bassi salari, paghe minime orarie intollerabili pur in presenza di contratti “regolari”, l’enorme mole del lavoro schiavile non dichiarato nell’economia sommersa.

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VIVA IL 1° MAGGIO, festa delle lavoratrici e dei lavoratori

1° MAGGIO 2021, BERGAMO. APPUNTAMENTO IN PIAZZA VITTORIO VENETO DALLE ORE 9.30 A MEZZOGIORNO

La pandemia in atto ha rivelato i drammatici effetti di un modello economico e sociale fondato sul primato dell’impresa privata e del profitto. Le politiche neoliberiste e l’austerità sono state gli strumenti attraverso cui in Italia il capitalismo ha puntato a una redistribuzione della ricchezza a vantaggio dei profitti e delle rendite, riducendo il salario diretto (usando la precarietà e il ricatto occupazionale) e quello indiretto e differito (mediante il pesante ridimensionamento del ruolo del welfare). Si è cercato di privatizzare tutto il possibile (recentemente anche l’acqua), trasformando i bisogni in merci e riducendo il ruolo pubblico all’intervento compassionevole verso le povertà e le marginalità, a vantaggio di un capitalismo in crisi di valorizzazione, portando le diseguaglianze sociali a estremi mai visti dal dopoguerra.

Il governo di (quasi) unità nazionale che sta gestendo l’attuale fase politica caratterizzata dalla perdurante pandemia ha infine varato il Recovery Plan il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. E’ un tentativo smaccato di proseguire sulla strada già presa. Un “piano” che, nonostante le chiacchiere sulla finzione ecologica (su cui si avviano percorsi vaghi e dall’esito incerto), consegnerà una valanga di miliardi ai soliti noti, con persino la beffa di ben 17 miliardi destinati alla spesa per armamenti. Un piano che, in un paese che frana a ogni temporale, pone al centro degli investimenti le grandi opere a iniziare dalla TAV. Emblematico che le risorse per la sanità siano largamente insufficienti a colmare i danni causati dai tagli.

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