(19.03.23) Prc/Se. Documento conclusivo della Conferenza di Organizzazione Lombardia

DOCUMENTO CONCLUSIVO CDO LOMBARDIA

📌 Il documento conclusivo approvato unitariamente dalla Conferenza regionale di Organizzazione del Partito della Rifondazione Comunista /Sinistra Europea #Lombardia riunitasi il 19 marzo 2023

👉 Mozione conclusiva della Conferenza Regionale di Organizzazione della Lombardia del Partito della Rifondazione Comunista

La Conferenza di Organizzazione regionale Lombarda si tiene in una fase nuova di crisi della globalizzazione neoliberista, dentro una guerra nel cuore dell’Europa fatta per procura fra Nato e Russia, sul corpo vivo del popolo Ucraino. Questa guerra ridisegna nel mondo poteri, alleanze, costruisce nuove subalternità ed emergenze umanitarie In ogni momento può scivolare in una guerra nucleare. Intanto vengono danneggiati i popoli d’Europa, le loro economie, le loro condizioni di vita nella assoluta impotenza della Unione Europea, annullata come soggetto politico e ridotta da alleata a colonia USA.

In Italia il governo Meloni accentua le sue connotazioni guerrafondaie e autoritarie e persegue una politica antipopolare; demolisce il reddito di cittadinanza, vara una riforma fiscale iniqua, reintroduce i vaucher, imposta politiche sull’immigrazione criminali, reprime le lotte e il dissenso. Si approfondisce la crisi di sistema e della democrazia testimoniata dal crescente astensionismo elettorale, una cesura con il 900’ e con la storia del movimento operaio, una disaffezione delle masse verso le istituzioni senza conflitto significativo e generalizzato

La Conferenza deve tenere ben presente che la riorganizzazione e il rafforzamento del Partito e dei suoi strumenti operativi, l’allargamento delle sue relazioni politiche, il suo radicamento e la sua rigenerazione devono essere all’altezza dei compiti necessari ad agire in modo efficace nel contesto sopra sintetizzato.

La Conferenza di organizzazione si svolge per deroga dopo la conferenza Nazionale Vi arriviamo dopo due campagne elettorali, quella nazionale e quella regionale che molto ci hanno impegnato. Soprattutto la seconda, necessaria per la prosecuzione di UP, molto difficile e anche gestita in solitudine e senza il sostegno condiviso di UP nazionale, ma che ci è stata molto utile ai fini di questa conferenza. Abbiamo toccato con mano nella raccolta delle firme e nella campagna elettorale capacità e debolezze del Partito, i vuoti di presenza, di relazione e di radicamento, la generosità di compagne e compagni di fronte a obiettivi quasi impossibili, ma anche come un intervento politico opportuno riapra immediatamente spazi, relazioni e sollevi aspettative, perché nella delusione e nella indifferenza popolare, sotto la passivizzazione si nasconde sopita una domanda e una speranza. Abbiamo una visione e una conoscenza più profonda e diretta del Partito, della Lombardia, dei suoi luoghi difficili, dei soggetti che si oppongono al neoliberismo, dei disastri delle gestioni del centro destra e del centrosinistra; abbiamo anche cominciato a dare un corpo concreto e una continuità a Unione Popolare, con una assemblea regionale, che ha lanciato una campagna contro la guerra e l’invito a costruire le assemblee territoriali.

Lo faremo in modo più efficace se rafforziamo il nostro Partito e se rendiamo operativi questi strumenti:

1)La campagna di tesseramento, ha un momento straordinario specifico in cui si tesserano subito gli iscritti e si propone la tessera a chi ci è vicino nelle lotte, nei movimenti, ma deve essere intesa in modo meno burocratico e rituale, il tesseramento è anche una attenzione permanente. Gli iscritti e le iscritte sono persone a ogni iscritto andrebbe dedicata cura e attenzione, momenti di discussione politica e soprattutto bisognerebbe perseguire l’obiettivo di trasformare tutti gli/le iscritti/e in compagni/e che praticano qualche forma di militanza in luoghi e istanze in cui si trovano a loro agio e possano dare un contributo.

La conquista di nuovi iscritti e la attivizzazione di tutti e tutte punta al rafforzamento della nostra presenza quantitativa, ma anche al rafforzamento qualitativo della azione politica delle nostre strutture a tutti i livelli nelle forme e nei modi necessari a quel territorio. La struttura del Comitato Regionale e poi della Assemblea Regionale sono gli strumenti adeguati per valorizzare i punti di forza, per aprire progetti e sperimentazioni, per indicare buone pratiche ed avere cura dei punti di difficoltà e di inadeguatezza.

Il rafforzamento reale può avvenire solo a due condizioni , che ci sia una reale internità ai conflitti , alle lotte, alle mobilitazioni collettive , alle pratiche di mutualismo conflittuale e che ci sia sempre l’orientamento politico chiaro accessibile a tutti e tutte, comunicato, conosciuto, discusso in tutte le istanze , con le informazioni adeguate e gli spazi necessari per discuterlo a fondo, in particolare va perseguito l’obiettivo di fare diventare patrimonio di tutti e tutte le nostre compagne e i nostri compagni l’analisi della fase, il ruolo e i compiti strategici del Partito e il ruolo di UP , la consapevolezza di fare parte del Partito della Sinistra Europea e della necessità di una alternativa in questo spazio politico. Solo così costruiremo nel tempo la ripresa di una necessaria presenza nelle istituzioni per dare voce ai conflitti e costruire l’alternativa.

L’autofinanziamento – La perdita del 2 per mille ci obbliga non solo a contribuire in modo più ampio al bilancio nazionale, ma a organizzare in modo più sistematico i momenti della raccolta fondi, le cene, le feste, l’affitto delle sedi ad altri soggetti della sinistra diffusa, e la raccolta del 5 per mille ad associazioni come SOS Diritti.

Va rilanciata la formazione, come prassi abituale del Partito, come necessità irrinunciabile dei quadri dirigenti a tutti i livelli, come progetto di accoglienza per i nuovi iscritti, quindi vanno strutturati seminari, conferenze, dibattiti, valorizzando e diffondendo la nostra rivista bimestrale “Su la Testa “

Il coinvolgimento delle nuove generazioni è uno dei nostri principali impegni. Faremo in modo di agire in sinergia con i Giovani Comunisti impegnati nella loro Conferenza di Organizzazione, ma è importante dare loro ruoli di responsabilità all’interno del Partito, costruendo una nuova leva di dirigenti che cambino la percezione esterna del PRC.

Va valorizzata e favorita la crescita di percorsi autorganizzati femministi delle compagne del PRC, a partire dalle esperienze e dalle iniziative già in essere in alcune federazioni, che devono diventare patrimonio comune e occasioni di confronto in tutto il Partito.

Poichè i vari organismi provinciali e territoriali non hanno avuto il tempo, a causa delle elezioni regionali di preparare in modo compiuto, partecipato e condiviso la trasformazione organizzativa che il nuovo statuto elaborato in modo unitario al Congresso propone alle strutture regionali ( l’Assemblea Regionale, il Piano organizzativo regionale in funzione del radicamento sociale nei territori , i circoli funzionali, i gruppi di lavoro, l’introduzione della co-rappresentanza di genere , un uso del digitale non sostitutivo della presenza fisica ma finalizzato all’ampliamento degli spazi e delle possibilità di partecipazione) diamo mandato alla Segreteria di attivarsi con il massimo impegno per la Convocazione della Assemblea regionale ……..nella quale verranno anche valutati i primi obiettivi raggiunti nei punti sopra indicati.

La Conferenza volge un caldo invito al gruppo dirigente nazionale di perseguire, nella chiarezza delle legittime e diverse posizioni e nella volontà di attuare le decisioni assunte negli organismi dirigenti, l’unità del Partito, condizione necessaria per il suo rafforzamento e radicamento nella società.

La Conferenza di Organizzazione assume la relazione del Segretario e i report dei gruppi di lavoro.

Milano, 19 marzo 2023

A questo link➡️ http://www.rifondazionelombardia.it/conferenza-di…/ tutti i materiali in formato PDF scaricabile.

(13.03.2023) Prc/Se. Documento approvato al Comitato Politico Nazionale del 10 e 12 marzo 2023

Lottare per la pace, contro la guerra e le politiche antipopolari, costruire l’opposizione

La strage avvenuta a Cutro ci ricorda la disumanità propria del capitalismo odierno e di chi lo rappresenta politicamente. Il sistema politico non si fa carico dei cambiamenti climatici e della necessaria ricerca di pace per risolvere ed evitare i conflitti armati, tra le cause dei flussi migratori. L’esempio più chiaro è nel cuore dell’Europa, in Ucraina, dove si avvicina a grandi passi lo scenario della terza guerra mondiale, nella totale assenza di ricerca di mediazioni capaci di arrivare al cessate il fuoco, oltre alla rimozione di ogni complessità della vicenda, come gli eventi del 2014 e le responsabilità della NATO.

Il Governo Meloni sta accentuando il suo profilo autoritario e guerrafondaio, portando alle estreme conseguenze i processi avviati da quelli precedenti: subalternità alla NATO e agli USA, politiche migratorie disumane, attacco alla scuola pubblica e alla libertà d’insegnamento, autonomia differenziata, riforma fiscale iniqua, precarizzazione del lavoro, demolizione del reddito di cittadinanza, militarizzazione del territorio e dell’immaginario. Lo schema aggrava le disuguaglianze, criminalizza la povertà e il dissenso.

In questa situazione drammatica spicca per consapevolezza, compattezza e determinazione la mobilitazione del movimento operaio francese, la cui vittoria rappresenterebbe un fatto di prima grandezza nella dinamica della lotta di classe europea. Anche in Italia, nelle ultime settimane vi sono stati alcuni segni di scongelamento della situazione politica e sociale: dalla mobilitazione antifascista di Firenze a quelle di queste ore di Piombino e Crotone. Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza a protestare contro le politiche del governo ed alimentato un pubblico dibattito.

A queste note positive fa da contraltare un apparente paradosso: a fronte di una maggioranza della popolazione italiana che si pronuncia contro la guerra e contro la fornitura di armi all’Ucraina, nonostante i nostri sforzi e l’impegno del movimento pacifista, non abbiamo una significativa mobilitazione popolare. Così come la lotta portata avanti in molte vertenze contro la chiusura di stabilimenti, e segnatamente quella dal Collettivo di Fabbrica della GKN, nonostante l’aggregazione di un significativo tessuto militante e la mobilitazione dei territori, non è stata mai raccolta come terreno di costruzione di conflitto generale da parte delle organizzazioni sindacali.

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VERITA’ E GIUSTIZIA SULLA STRAGE DA COVID IN BERGAMSCA E IN ITALIA

Odg approvato all’unanimità dal Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista su inchiesta prima fase del COVID in Bergamasca. Un ringraziamento particolare a Franco Macario, segretario Prc-Se di Bergamo che ha steso e proposto l’odg

“La magistratura ha concluso la sua inchiesta sulla prima fase della pandemia Covid a Bergamo.

I magistrati hanno evidenziato, come noi di Rifondazione e i famigliari delle vittime da tempo denunciamo, la mancata adozione e il mancato aggiornamento dei protocolli già utilizzati nel 2002 e nel 2012 per contrastare prima la Sars e poi la Mers; la mancata applicazione delle fasi 1-2-3 del piano pandemico del 2006 e la scelta di non applicare, nonostante le raccomandazioni dell’Oms, il piano pandemico nazionale antinfluenzale per farne uno nuovo sulla base delle esigenze emergenziali. Accuse pesanti.

Questi interventi forse non avrebbero arginato del tutto il contagio, ma prevedevano misure di contenimento che avrebbero potuto frenarlo: mascherine, percorsi sicuri, tamponi. Così non è stato. È stata invece appurata la contraddittorietà e l’inefficacia delle disposizioni amministrative che sono state contraddittorie ed inefficienti, basta pensare a ciò che è avvenuto nell’ospedale di Alzano Lombardo o nella RSA. Decisioni politiche e amministrative che hanno fatto perdere tempo e ridotto l’incisività nel contrasto alla pandemia.

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Prc Bergamo. Govedì 16 marzo: tesseramento (h. 19.30) – comitato politico provinciale (h.20.30)

MA RYANAIR AMA BERGAMO?

Si prova una certa pena a leggere una serie di articoli che celebrano l’inaugurazione di della 4° e 5° rimessa della Ryanair all’aeroporto Caravaggio di Milano (come appare sui cartelloni dei voli nei vari aeroporti europei).

Non solo per il tono agiografico, al limite del ridicolo, che ben illustra la piaggeria di certi “giornalisti” embedded, ma soprattutto per le immagini che li correlano in cui appaiono una serie di amministratori comunali (tra cui il sindaco Gori) e della società aeroportuale SACBO in tutina aziendale della Ryanair. Un’immagine che ben chiarisce chi comanda, e chi obbedisce, in questa città, in questa provincia e forse anche oltre, vista la presenza del ministro alle infrastrutture Salvini.

Ma questo lo chiarisce già l’incipit dell’articolo del più diffuso quotidiano orobico che riporta la forte affermazione rivolta a Ryanair del ministro Salvini: “Voi continuate a investire in Italia, noi vi spalanchiamo le porte di comuni, Provincie, Regioni e Ministeri, impegnandoci a sostenere ed accompagnare lo sviluppo senza intervenire con nuove tasse”

A ragionarci su stupisce sempre che in un paese dove non ci sarebbero i soldi per cui ti fanno lavorare sino a 67 anni, in cui la sanità ormai te la devi pagare, in cui si taglia l’istruzione e i sussidi a chi è in difficoltà su lavoro e casa, poi per sostenere lo sviluppo di un’azienda privata (nel caso irlandese) i soldi (come per la guerra in Ucraina) si trovano sempre.

Ma quello che più impressiona è che nessuno riesce a spiegare le ragioni del successo del modello low cost di cui è campione Ryanair. Un successo determinato – basta una breve ricerca in rete per capirlo – da finanziamenti pubblici, sistemi aziendali discutibili (a iniziare dai rapporti contrattuali e retributivi dei dipendenti), una molto sbrigativa attenzione alle comodità dei passeggeri e alle ricadute ambientali. D’altro canto Salvini ha ben chiarito che la soluzione a tutti i problemi è la “partnership tra pubblico e privato”. Se non fossimo a Bergamo, visti i fallimenti cosmici di questo modello, declinato in chiave neoliberista, ci potremmo anche ridere sopra, ma da noi gli effetti dell’intervento del privato, voluto da Formigoni e dalla Lega, lo stiamo vedendo nel settore sanitario e lo abbiamo, fin troppo crudamente, appena misurato nell’emergenza sanitaria del Covid.

L’accento è stato invece messo sull’occupazione, sul suo contributo al PIL orobico, alla crescita del turismo (dimenticandosi di qualificarlo come turismo mordi e fuggi) e dell’università, in sostanza sul modello di sviluppo che la classe dirigente locale ha adottato, in simbiosi con lo sviluppo dell’aeroporto. Aeroporto, che ricordiamolo è all’80% utilizzato da aeromobili a marchio Ryanair e quindi da esso totalmente dipendente.

Relegate invece in secondo ordine le blande proteste di qualche amministratore preoccupato per le ricadute ambientali di questo modello di sviluppo. Certo Salvini ha chiarito che si impegnerà per realizzare una migliore sostenibilità dell’aeroporto “senza il bisogno di nuove tasse sul kerosene, la messa fuori legge delle auto a combustione interna o le penalizzazioni della logistica”, cose che tra l’altro non si capisce cosa centrino con l’aeroporto. Ora, senza disturbare la moglie ubriaca e la botte piena, si può solo costatare che Orwel non era uno scrittore, ma un profeta.

Insomma procediamo speditamente all’ulteriore e fantastico sviluppo di questo modello economico, in salsa orobica, che però annaspa in tutto il resto del mondo e i cui limiti sociali ed ambientali sono ormai sempre più tragicamente evidenti. Contraddizioni rese esplosive dall’aumento dei costi determinati dalla guerra in Ucraina e dai futuri incipienti contrasti internazionali. Una strada che non è difficile pronosticare porta verso un baratro.

Ma la classe dirigente e istituzionale di questa città (anche nelle accezioni formalmente più critiche) sembra ricambiare l’amore di Ryanair e quindi, come pifferai magici. sembra sempre più decisa a proseguire su questa via.

A noi non resta che domandarci sino a quando i cittadini si faranno ancora incantare.

Francesco Macario, Segretario provinciale PRC-UP di Bergamo

Marco Sironi, Consigliere comunale della lista “Sinistra per un’Altra Seriate”

Bergamo, 8 marzo 2023

MA RYANAIR AMA BERGAMO?


Si prova una certa pena a leggere una serie di articoli che celebrano l’inaugurazione di della 4° e 5° rimessa della Ryanair all’aeroporto Caravaggio di Milano (come appare sui cartelloni dei voli nei vari aeroporti europei).

Non solo per il tono agiografico, al limite del ridicolo, che ben illustra la piaggeria di certi “giornalisti” embedded, ma soprattutto per le immagini che li correlano in cui appaiono una serie di amministratori comunali (tra cui il sindaco Gori) e della società aeroportuale SACBO in tutina aziendale della Ryanair. Un’immagine che ben chiarisce chi comanda, e chi obbedisce, in questa città, in questa provincia e forse anche oltre, vista la presenza del ministro alle infrastrutture Salvini.

Ma questo lo chiarisce già l’incipit dell’articolo del più diffuso quotidiano orobico che riporta la forte affermazione rivolta a Ryanair del ministro Salvini: “Voi continuate a investire in Italia, noi vi spalanchiamo le porte di comuni, Provincie, Regioni e Ministeri, impegnandoci a sostenere ed accompagnare lo sviluppo senza intervenire con nuove tasse”

A ragionarci su stupisce sempre che in un paese dove non ci sarebbero i soldi per cui ti fanno lavorare sino a 67 anni, in cui la sanità ormai te la devi pagare, in cui si taglia l’istruzione e i sussidi a chi è in difficoltà su lavoro e casa, poi per sostenere lo sviluppo di un’azienda privata (nel caso irlandese) i soldi (come per la guerra in Ucraina) si trovano sempre.

Ma quello che più impressiona è che nessuno riesce a spiegare le ragioni del successo del modello low cost di cui è campione Ryanair. Un successo determinato – basta una breve ricerca in rete per capirlo – da finanziamenti pubblici, sistemi aziendali discutibili (a iniziare dai rapporti contrattuali e retributivi dei dipendenti), una molto sbrigativa attenzione alle comodità dei passeggeri e alle ricadute ambientali. D’altro canto Salvini ha ben chiarito che la soluzione a tutti i problemi è la “partnership tra pubblico e privato”. Se non fossimo a Bergamo, visti i fallimenti cosmici di questo modello, declinato in chiave neoliberista, ci potremmo anche ridere sopra, ma da noi gli effetti dell’intervento del privato, voluto da Formigoni e dalla Lega, lo stiamo vedendo nel settore sanitario e lo abbiamo, fin troppo crudamente, appena misurato nell’emergenza sanitaria del Covid.

L’accento è stato invece messo sull’occupazione, sul suo contributo al PIL orobico, alla crescita del turismo (dimenticandosi di qualificarlo come turismo mordi e fuggi) e dell’università, in sostanza sul modello di sviluppo che la classe dirigente locale ha adottato, in simbiosi con lo sviluppo dell’aeroporto. Aeroporto, che ricordiamolo è all’80% utilizzato da aeromobili a marchio Ryanair e quindi da esso totalmente dipendente.

Relegate invece in secondo ordine le blande proteste di qualche amministratore preoccupato per le ricadute ambientali di questo modello di sviluppo. Certo Salvini ha chiarito che si impegnerà per realizzare una migliore sostenibilità dell’aeroporto “senza il bisogno di nuove tasse sul kerosene, la messa fuori legge delle auto a combustione interna o le penalizzazioni della logistica”, cose che tra l’altro non si capisce cosa centrino con l’aeroporto. Ora, senza disturbare la moglie ubriaca e la botte piena, si può solo costatare che Orwel non era uno scrittore, ma un profeta.

Insomma procediamo speditamente all’ulteriore e fantastico sviluppo di questo modello economico, in salsa orobica, che però annaspa in tutto il resto del mondo e i cui limiti sociali ed ambientali sono ormai sempre più tragicamente evidenti. Contraddizioni rese esplosive dall’aumento dei costi determinati dalla guerra in Ucraina e dai futuri incipienti contrasti internazionali. Una strada che non è difficile pronosticare porta verso un baratro.

Ma la classe dirigente e istituzionale di questa città (anche nelle accezioni formalmente più critiche) sembra ricambiare l’amore di Ryanair e quindi, come pifferai magici. sembra sempre più decisa a proseguire su questa via.

A noi non resta che domandarci sino a quando i cittadini si faranno ancora incantare.

Francesco Macario, Segretario provinciale PRC-UP di Bergamo

Marco Sironi, Consigliere comunale della lista “Sinistra per un’Altra Seriate”

Bergamo, 8 marzo 2023

INCHIESTA COVID: SUI VOLI INDIRETTI DALLA CINA


Tra le disposizioni amministrative che appaiono citate nell’inchiesta Covid di Bergamo tra le principali criticità riscontrate che hanno causato il disastro noto “l’assenza di un provvedimento volto a vietare i voli INDIRETTI dalla Cina”.

Mi pare una questione centrale ma sottovalutata.

I voli indiretti dalla Cina hanno avuto un ruolo fondamentale nell’origine e diffusione del contagio, sia secondo il mio parere sia a opinione di molti nelle Valli bergamasche. Altrimenti rimane da spiegare il motivo per cui un virus cinese sia apparso con così tanta virulenza e inaspettato proprio nella Bassa Val Seriana.

Ora credo che non sia difficile ricostruire e individuare chi volava tra la Cina e Bergamo (i biglietti saranno stati pagati e fatturati da qualcuno). Peraltro gli inquirenti stessi, se muovono un’accusa ai politici in relazione all’assenza di un provvedimento volto a vietare i voli indiretti dalla Cina, significa che hanno accertato che questi voli ci sono stati.

Ma, essendo vietati i viaggi diretti tra la Cina e Bergamo, l’averli effettuati con il sotterfugio dello scalo indiretto è stato un modo per qualcuno di proseguire le proprie attività economiche senza tenere in alcun conto dei rischi sanitari che si facevano correre alla popolazione.

La conseguenza ovvia è stato il contagio poi non contenuto per l’incapacità o il servilismo della politica tutta (governativa di csx e regionale di cdx) che si è piegata alla volontà di non chiudere i siti produttivi della Val Seriana e della bergamasca.

È quindi giusto perseguire coloro che non dichiararono la zona rossa che a detta dei giudici avrebbe salvato più di 4.000 persone, ma sarebbe bene anche indagare coloro che forse ispirarono questo blocco del provvedimento e ne trassero forse vantaggio.

Ma quindi perché non appurare anche chi furono coloro che fecero questi viaggi indiretti dalla Cina e perché lo fecero probabilmente portando il contagio a Bergamo, in Italia e in Europa? Questi signori devono proprio sempre farla franca?

Borgo di Terzo/Bergamo, 04.03.2023

Francesco Cocò Macario – segretario Prc/Se della Federazione di Bergamo e provinca

Bergamo e l’inchiesta Covid. Io so di chi è la colpa!

Apprendiamo dalla stampa che tra le principali criticità riscontrate in ordine cronologico dai pm ci sarebbero:

  • la mancata adozione e il mancato aggiornamento dei protocolli già utilizzati nel 2002 e nel 2012 per contrastare prima la Sars e poi la Mers;
    -la mancata applicazione delle fasi 1-2-3 del piano pandemico del 2006;
    -la scelta di non applicare, nonostante le raccomandazioni dell’Oms, il piano pandemico nazionale antinfluenzale per farne uno nuovo sulla base delle esigenze emergenziali.

Forse non avrebbero arginato del tutto il contagio, ma prevedevano misure di contenimento che avrebbero potuto frenarlo: mascherine, percorsi sicuri, tamponi.

Pare che le disposizioni amministrative siano state contraddittorie ed inefficienti, hanno fatto perdere tempo e ridotto l’incisività nel contrasto alla pandemia.

Alcuni esempi:

  • la certificazione dei decessi Covid accompagnata da un parere dell’Iss;
    – l’iniziale indicazione a non eseguire i tamponi agli asintomatici;
    – la mancata predisposizione di un modello informatico per consentire alle Regioni di inviare i dati sui positivi;
    – i ritardi e i disservizi del numero verde centralizzato 1500;
    – i ritardi nell’attivare una piattaforma per il caricamento dei dati finalizzati alla sorveglianza epidemiologica, utile a comprendere la crescita esponenziale del contagio;
    – la mancata mappatura del fabbisogno di mascherine, posti letto e apparecchiature per la ventilazione;
    – l’assenza di un provvedimento volto a vietare i voli indiretti dalla Cina.

Nessuno, poi, avrebbe tenuto conto delle proiezioni di Stefano Merler dell’Istituto Kessler di Trento, secondo il quale in Bergamasca il contagio era fuori controllo e si sarebbero dovute attivare misure di contenimento almeno a partire dal 26 febbraio. Quel fine febbraio quando Confindustria dichiarava che a Bergamo non c’era nessun problema e che si continuava a correre e produrre. Quel fine febbraio quando si svolse la famosa cena di Gori e giunta in una famosa pizzeria di Città Alta a dimostrazione che non c’erano pericoli e che nel fine settimana si poteva calare a Bergamo a fare spese col biglietto dei mezzi pubblici offerto gentilmente e gratuitamente dall’amministrazione comunale. Ma né il sindaco di Bergamo né quello di Milano (che fece cose similari), né quello di Nembro né quello di Alzano (che ricordiamolo avrebbero potuto anch’essi dichiarare la zona rossa, con quello di Alzano che aveva adirittura dichiarato che la paventata zona rossa sarebbe stata una sciagura) sono oggi indagati. E non sono indagati nemmeno coloro che gli alitavano sul collo, a fargli prendere posizione per convincere i cittadini che non stava succedendo nulla.

E qui si arriva dritti alla mancata istituzione della zona rossa in Valseriana, per la quale – secondo le primissime indiscrezioni – devono rispondere di epidemia colposa aggravata, oltre a Conte e al governatore Fontana, anche diversi membri del Cts come Miozzo, Brusaferro, l’ex capo della prevenzione del Ministero della salute D’amario, l’ex segretario generale Ruocco e l’attuale responsabile delle malattie infettive Maraglino. Secondo l’ipotesi dei pm di Bergamo, anche sulla base della consulenza affidata al microbiologo Crisanti, la zona rossa a Nembro e Alzano avrebbe potuto risparmiare migliaia di morti: se fosse stata istituita il 27 febbraio, le vittime in meno sarebbero state 4.148; al 3 marzo 2.659.

Ma in tutto questo interrogarsi sulle cause della strage manca forse la risposta al quesito più rilevante: perché costoro si sono comportati così? Per incapacità e sbadataggine? Perché delinquenti di natura? Io penso di no.

Penso che lo abbiano fatto per fare a gara a chi non toccava determinati interessi industriali e produttivi. Si sapeva che c’era un rischio molto forte, ma governo (CSX) e Regione (CDX) hanno fatto a gara per ingraziarsi coloro che avevano interesse a che non fosse istituita la zona rossa, bloccando di conseguenza tutte le attività a partire da quelle produttive. E infatti poi il governo si inventò la zona arancione che bloccava quasi tutto, eccetto guarda caso buona parte della produzione industriale.

Le sciagure naturali esistono, ma spesso sono amplificate dagli uomini a puro fine di interesse economico e politico.

In nome delle vittime non possiamo processare il virus, ma certo possiamo processare la classe dirigente e politica del paese che una volta di più ha dimostrato purtroppo tutto il suo valore. E che li condannino o no, è la storia che li condannerà a essere ricordati per quello che hanno dimostrato di essere: nullità.

Francesco Cocò Macario (segretario Prc/Se di Bergamo e provincia)

SULLE ELEZIONI LOMBARDE

Le proposte di Maiorino e del centro-sinistra sono fotocopie.

Sono solamente un po’ meno selvagge di quelle della Moratti e di Fontana: avanti con il privato.

È il lascito della sbornia liberista degli anni ’90.

La sussidiarietà non è niente altro che la versione lombarda delle politiche di Reagan e dei Chicago Boys, il centrosinistra non l’ha mai messa in discussione.

Ricette che non hanno mai funzionato, hanno solo arricchito pochi generando differenze sociali inaccettabili.

Il PD era per applicarle, ma con moderazione, cercando di avere meno contraccolpi sociali.

Queste politiche non hanno mai realmente funzionato, nemmeno elettoralmente per il centrosinistra. Infatti di fronte alla copia l’elettore vota l’originale cioè Fontana.

Ma il problema è nella sostanza ed è la politica liberista di privatizzazione che in generale non funziona.

L’esempio più eclatante è la sanità.

Il privato non ha alcun interesse a prevenire le malattie come sarebbe nell’interesse del cittadino e dello Stato, ma a curare i malati in ospedale, facendoci un profitto.

La sanità convenzionata non ha alcun interesse ad erogare efficientemente le prestazioni in tempi brevi quando nelle stesse strutture in tempi corti e efficacemente puoi svolgere le stesse cose facendoti però profumatamente pagare.

Un medico non si accontenta di uno stipendio pubblico quando nel privato può essere pagato tre volte tanto.

Il mercato è in sostanza la negazione dell’interesse pubblico.

È sufficiente organizzare meglio la sanità pubblico/privata e pianificarla, come dice oggi il PD?

No, è evidente.

Gli interessi economici in gioco, anche solo nelle elezioni lombarde, sono tali che il sistema ormai viene totalmente condizionato dall’interesse privato e non c’è forza politica o ente pubblico che abbia oggi la forza di riprendere in mano la questione dei rapporti tra pubblico e privato.

Ecco perché chiediamo ai cittadini di dare forza con un voto radicale a noi che sosteniamo la totale ripubblicizzazione della sanità, se vogliamo avere un servizio sanitario universale, gratuito e efficiente.

L’obiezione delle destre, compreso il PD è che non ci sono le risorse.

Già, per il sociale non ci sono mai, per finanziare armi e guerre però le trovano in un amen.

Comunque oggi in Lombardia chi paga si cura, gli altri aspettano.

Direi che come efficienza ed efficacia come tutti i cittadini quotidianamente costatano siamo a zero.

Sui costi del sistema che oggi contengono anche ampi margini di profitto lasciamo stare.

Se non cacciamo i mercanti dal tempio, o meglio dagli ospedali, non cambierà nulla.

Per questo dobbiamo attaccare la destra.

Quella politica di Fontana e quella economica di Moratti e Maiorino.

Perchè destra sono tutti coloro che oggi cincischiano ancora con la sanità privata e con i poteri forti che in quell’ambito si sono radicati.

Alle elezioni amministrative del 2024 è probabile che i due schieramenti in cui si è oggi divisa la destra economica (PD e Calenda/Renzi) si ricongiungano contro la destra politica, noi abbiamo un altro compito: dire con chiarezza che esiste una proposta della sinistra.

Con buona pace di tutti coloro che sostenendo concetti giusti e che poi si accoccolano ai piedi di chi gli concede una miserevole visibilità e, soprattutto, un po’ di posti di sottogoverno ininfluenti a cambiare realmente le cose.

Basta!

Quindi “vale attaccare ancora Majorino”?

Si, certo, tanto quanto vale la pena attaccare l’altra destra di Fontana e della Moratti perché non bisogna riscrivere una pagina, ma c’è la necessità di cambiare libro.

Bergamo, 08.II.2023

Francesco Samuele Macario, detto Cocò

(da http//: www.bergamoinconune.it)

UNIONE POPOLARE. Verso le elezioni regionali: APPUNTAMENTI 6-10 febbraio 2023

MALEGNO (Valcamonica), Lunedì 6 febbraio, ore 20.30. Circolo Arci “Sul palco”, Via Sant’Andrea 32. La candidata presidente MARA GHIDORZI incontra la cittadinanza sul tema delle disiguaglianze in termini di reddito, opportunità e qualità della vita nella regione considerata la più ricca d’Italia.

TREVIGLIO, Martedì 7 febbraio, davanti alla fabbrica SAME, dalle ore 17.00 alle ore 18.30. PRESIDIO: interverranno i compagni PAOLO FERRERO e GIORGIO CREMASCHI, del Coordinamento nazionale di Unione Popolare

BERGAMO, Mercoledì 8 febbraio, Piazzale della stazione di Bergamo, dalle ore 7.30. Volantinaggio sui temi del diritto alla mobilità e sulla condizione del trasporto pubblico in Lombardia.

TREVIGLIO, Mercoledì 8 febbraio, alle ore 20.30, presso Spazio Hub in Piazza Garibaldi, Mobilitazione a sostegno del servizio sanitario naazionale promossa da FP CGIL. Interviene per Unione Popolare il candidato Francesco Macario

ALBINO. Mercoledì 8 febbraio. Volantinaggio al mercato dalle ore 9.00 alle ore 12.00

ROMANO DI LOMBARDIA, Govedì 9 febbraio, volantinaggio al mercato dalle ore 9.30 alle ore 12.00

Giovedì 9 febbraio dalle 18.00 alle 20.00. Evento Facebook. Il Distretto di economia sociale solidale (Dess) si confronta con i candidati sui temi delle comunità energetiche, del turismo sostenibile, del consumo di suolo e delle logistiche, delle infrastrutture, della partecipazione e del protagonismo dei cittadini e delle comunità locali. Interviene per UNIONE POPOLARE il candidato Francesco Macario

NEMBRO, Giovedì 9 febbraio, volantinaggio al mercato settimanale dalle ore 9.00 alle ore 12.00