PRIMO MAGGIO DI LOTTA

BERGAMO – 1° Maggio 2022. Manifestazione, concentramento alle ore 9.00 al Piazzale della Stazione (P. Marconi)

Il Primo Maggio scendiamo tutte e tutti in piazza per la Pace: contro l’aggressione di Putin all’Ucraina, per il cessate il fuoco immediato e per l’avvio di una vera trattativa che ponga fine alla guerra; contro l’espansionismo della NATO, la dissennata corsa al riarmo e l’invio di armi sempre più potenti nel teatro di guerra che, oltre ad arrecare lutti ancora più gravi al popolo ucraino, stanno spingendo sempre più l’Europa ed il Mondo verso la catastrofe.
Ma occorre anche rilanciare le lotte: per dire un secco NO al tentativo di far pagare i costi sempre più alti della guerra e delle sanzioni ai ceti popolari del nostro Paese, i cui bassissimi redditi sono stati già duramente colpiti dagli aumenti da bollette e carovita.
Chiusure di aziende e riduzione delle produzioni annunciano già un’ulteriore crescita dei disoccupati, mentre gli aumenti dei costi dell’energia e dei generi alimentari allargano la schiera delle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese.
I salari e le pensioni vengono erosi da un’inflazione crescente, mentre padroni e governo rifiutano l’introduzione di meccanismi di indicizzazione di salari e pensioni, come avveniva prima che ci togliessero la scala mobile.
La giornata del Primo Maggio deve segnare l’inizio di una nuova grande stagione di lotte che coinvolga tutto il mondo del lavoro pubblico e privato, il mondo pacifista e tutti i soggetti sociali che pagano le conseguenze di queste scelte scellerate: pensionati, donne, studenti, giovani, migranti.
Lottiamo uniti e unite per:
o l’aumento generalizzato dei salari e delle pensioni
o un salario minimo legale di almeno 10 euro netti l’ora
o la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario
o il blocco immediato degli sfratti e degli aumenti sulle bollette
o tassa di almeno il 50% sugli extraprofitti delle aziende che lucrano sugli aumenti dei prezzi
o blocco della speculazione finanziaria sul prezzo di gas ed elettricità
o prezzi calmierati sui generi di prima necessità
o l’introduzione di una nuova scala mobile
o una tassa sulle grandi ricchezze al di sopra di 1 milione di euro
o un grande NO all’aumento delle spese militari

CONTRO IL GOVERNO DELLA GUERRA E DEL CAROVITA SCIOPERO GENERALE!

Volantino.pdf

Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea
Federazione di Bergamo e provincia

rifondazionebergamo@yahoo.it – www.prcbergamo.it
Bergamo, Via Borgo Palazzo 84/g tel. 035225034

25 APRILE – NE’ UN UOMO NE’ UN SOLDO PER LA GUERRA –

Dopo due anni di pandemia il 25 Aprile di quest’anno cade sotto l’incubo di una guerra tra due blocchi imperialisti, entrambi interni al sistema economico capitalista/liberista: guerra che, come nel 1914 e nel 1939, coinvolge l’Europa e il nostro Paese.

Condanniamo l’invasione dell’Ucraina da parte di Putin che ha già causato milioni di profughi e migliaia di vittime. Diciamo NO all’espansionismo della NATO e alla volontà degli USA di alimentare una guerra per procura contro la Russia sulla pelle del popolo ucraino.

Condanniamo la scelta del governo Draghi di inviare armi e di aumentare enormemente le spese militari, mentre si tagliano ulteriormente i fondi per la sanità e la scuola, le fasce più deboli, il lavoro, i servizi pubblici.

Diciamo con chiarezza che le forze che avvallano scelte del genere non hanno più nulla a che fare con la tradizione del movimento operaio e della sinistra. La guerra la decidono i padroni e la pagano i lavoratori, come già vediamo nell’aumento del gas, della luce, della benzina e del cibo.

Oggi noi comunisti siamo in piazza, come sempre, con l’Anpi e tutte le associazioni antifasciste e pacifiste, per difendere la Costituzione nata dalla Resistenza e il ripudio della guerra sancito dall’articolo 11, per ribadire che non è con la guerra che si costruiscono la democrazia e la Pace tra i popoli.

Siamo in piazza solidali con l’ANPI, sotto attacco dei guerrafondai per aver tenuto una posizione coerente con la storia e i principi della nostra Resistenza antifascista!

Chiediamo l’immediato “cessate il fuoco”, l’apertura di serie trattative, mediate da chi non ha interessi nel conflitto, il ritiro delle truppe russe e l’avvio di un processo di pace. Chiediamo che il governo e il parlamento la smettano di tradire la Costituzione e che l’Italia assuma un ruolo di mediazione!

La Liberazione, nel ventunesimo secolo, si deve tradurre nell’impegno per il disarmo nucleare e convenzionale, nel contrasto radicale a tutti i fascismi, nazionalismi e imperialismi, nello scioglimento di blocchi militari come la NATO che alimentano i conflitti, nel rilancio del ruolo delle Nazioni Unite e del diritto internazionale.

Blocchiamo la produzione e il commercio delle armi che sono la premessa dei massacri che ogni giorno vediamo in Ucraina come in Palestina, in Siria, nel Kurdistan, nello Yemen e in decine di altre guerre dimenticate. Ci schieriamo dalla parte dei popoli e contro la guerra. Putin e la Nato sono entrambi avversari della pace e del disarmo.

La Resistenza di tanti giovani, uomini e donne, al nazifascismo, ci ha lasciato in eredità una Costituzione pacifista. Mentre rischiamo che la follia degli oligarchi dell’est e dell’ovest scateni la terza guerra mondiale, rilanciamo il motto della nostra compagna partigiana Lidia Menapace: FUORI LA GUERRA DALLA STORIA!

BUON 25 APRILE!!!

L’appuntamento a Bergamo è lunedì 25 aprile ore 9.00 al Piazzale della Stazione (P. Marconi)

(14.04.22). Seriate (bg). La scomparsa del compagno Lorenzo Salvi

Ciao Renzo!

Era un comunista vero, un comunista dentro. Di poche parole, schietto ma nello stesso momento con un sorriso dolce. Un uomo abituato a lavorare la materia, il vetro, da cui sapeva tirare fuori vere e proprie opere d’arte. Nelle nostre sedi ci sono ancora i suoi orologi in vetro con l’amata falce e martello del suo/nostro partito.

Avevo un simpatia particolare, quasi di pancia per Renzo. C’è un aneddoto bellissimo che lo racconta.

Nel 1996 a Seriate fu occupata, da un collettivo di compagni vicini ai centri sociali, una ex fabbrica abbandonata di marmi (la Mab). Allora ero alla mia prima esperienza in Consiglio Comunale. D’accordo con il mio circolo la mattina mi recai là per portare agli occupanti la solidarietà e l’appoggio, politico ed istituzionale, di Rifondazione Comunista. Bussai al grande portone di accesso e chi venne ad aprirmi? Si, proprio lui, il compagno Lorenzo Salvi (per tutti/e Renzo). Gli chiesi stupito cosa ci facesse lì. Mi rispose che era lì dalla sera prima perché era “giusto sostenere questi/e ragazzi/e”.

In quel momento, seppure solo metaforicamente, lo abbracciai, scattò in me una simpatia profonda per quel compagno che ci aveva preceduti, che senza mille parole aveva capito subito, d’istinto, la parte giusta dove stare.

La vita di Renzo non è stata facile, a partire dalla prematura morte dell’amato figlio che nel loro laboratorio di via Tasca lavorava il vetro assieme a lui.
Anche negli ultimi anni – ormai costretto in carrozzina – Renzo ha costantemente voluto la tessera del suo/nostro partito, Rifo. Ed era sempre bello incontrarlo per le vie di Seriate accompagnato dalla sua amata figlia.

Che bella persona eri Renzo. Che compagno vero, autentico.
Che la terra ti sia lieve … Un saluto a pugno chiuso. (14.04.22, per i compagni e le compagne del Prc – circolo “Angelo Polini” di Seriate, Marco Sironi)

  • La salma si trova presso la Sala del Commiato di Via Dante a Seriate. Il funerale si terrà sabato 16 aprile alle ore 14.30 alla parrocchiale di Seriate.

Della “dittatura” russa e della “democrazia” orobica…

Venerdì 18 Putin ha raccolto allo stadio Olimpico Luzhniki di Mosca in un evento patriottico 200.000 russi a sostegno della discutibile “operazione militare speciale”, cioè della guerra in Ucraina.
La stampa occidentale ha parlato di dipendenti statali obbligati a partecipare, di poliziotti e militari, di studenti invogliati a marinare la scuola e a riempire lo stadio per ascoltare la musica dei più famosi artisti russi, ecc,ecc.

Sulla base di queste considerazioni si è parlato di autocrazia, se non di regime.
Venerdi 18 è stata anche, ben più modestamente, celebrata a Bergamo la Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid.
Vari gli eventi previsti con la presenza del presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico e delle autorità. Al cimitero di Bergamo, dove è stata deposta una corona di fiori sulle note del silenzio, di fronte alla stele-monumento e al parco della Trucca al “Bosco della Memoria” dove è stato inaugurato un monumento e ripiantati degli alberi (quelli dell’anno scorso sono nel frattempo deceduti pare per incuria).

Dai filmati visibili nei siti della stampa locale si nota la più totale assenza di cittadini; hanno partecipato alle cerimonie solo un paio di decine di autorità e le forze dell’ordine. In effetti pare che i parenti delle vittime che si volevano celebrare non siano nemmeno stati invitati e il pubblico non era proprio previsto.

E’ cosi dall’anno scorso, ma l’anno scorso c’erano le restrizioni dovute alla pandemia che quest’anno non hanno ovviamente più senso. Non solo perché le cerimonie si sono svolte all’aperto, ma anche perché, se ci si si può ammassare in una discoteca al chiuso o in un ristorante, perché impedire ai famigliari delle vittime di presenziare alla cerimonia che ricorda i loro cari?

Non è forse che chi ha gestito la pandemia in questa città, in questa regione e provincia ha la coda di paglia e quindi teme la presenza dei parenti e dei cittadini? Teme in sostanza polemiche e contestazioni?
Sia come sia, la stampa non ha sottolineato il fatto tanto quanto la stampa russa ha parlato entusiasticamente delle masse raccolte da Putin. Ma ovviamente la nostra stampa è libera, quella Russa no!

Se la presenza, forse, forzata all’iniziativa nello stadio moscovita è secondo i nostri arguti e indipendenti giornalisti un evidente segnale di dittatura, come interpretano il fatto che si celebrino i morti senza invitarne i parenti? E senza consentire alla popolazione di presenziare?

Facile appoggiare il dissenso degli altri a mille miglia da dove si sta. Bisognerebbe avere il coraggio il dissenso di praticarlo a casa propria ben sapendo che ponendo domande scomode si rischia comunque qualche cosa personalmente. Se no quale differenza c’è con i giornalisti “prezzolati” dall’autocrate russo?

Siamo sicuri che gli strenui difensori della democrazia (a casa degli altri) sapranno darci spiegazioni esaurienti; aspettiamo con calma, tanto per il prossimo 18 marzo c’è tempo. Ma forse bisognerebbe ricordare a qualche politico, amministratore e giornalista locale quel detto bergamasco che dice che qui da noi le fiammate sono rare, ma sotto la cenere la brace è viva.

Ci vediamo l’anno prossimo… ( Francesco Macario, segretario Prc/Se Bergamo e provincia, 19.03.22)

[Nell’immagine in evidenza lo striscione del C.S. PaciPaciana all’entrata del Cimitero monumentale di Bg, 18.03.22]

AUMENTANO LE TASSE A TREVIGLIO. 29/03, h. 18.00, presidio davanti a comune

Mentre a livello nazionale assistiamo ad un aumento dei costi della vita mostruoso, con la benzina oltre i due euro, i generi alimentari e il costo della vita in crescita costante, invece le pensioni e i salari rimangono fermi. E, anche a causa della pandemia e della crisi economica conseguente, i servizi sociali, salario differito, sono sempre più ridotti per mancanza di fondi.

Con la crescita del costo della benzina, generato come ci ha spiegato il ministro competente non dai mercati ma dagli speculatori di guerra, lo stato incasserà in più per addizionali e IVA circa 2 miliardi di euro. Il governo e l’Europa non hanno voluto colpire gli extraprofitti, cioè i capitalisti che speculano, ma scelgono di aggiungere nuove tasse all’aumento speculativo. Si tratta di un aumento di tassazione secca ancora più iniquo perché colpisce uniformemente poveri e ricchi, e non c’è nulla di più ingiusto della parità in un regime di ingiustizie pregresse. Ora il governo Draghi, visto il malessere sociale, sta discutendo di dare un sostegno ai cittadini e imprese per un miliardo (sui due che lo stato incasserà). In sostanza ci stanno prendendo in giro.

Ci dicono che non ci sono soldi, ma la camera dei deputati ha votato (391 favorevoli e solo 19 contrari) un provvedimento proposto dalla Lega Nord, e sostenuto da PD, FI, IV, M5S e FdL, che prevede l’incremento delle spese militari al 2% del PIL. Si passa quindi da una spesa di 25 miliardi attuali (68 milioni di euro al giorno) a 38 miliardi l’anno (104 milioni al giorno). Soldi prelevati dei fondi della sanità, istruzione e ricerca e cultura. Per fare la guerra i soldi – a quanto pare – li trovano sempre.


Anche a Treviglio le cose non vanno meglio, nel nuovo bilancio di previsione. La maggioranza di centro destra ha deciso di alzare la tassazione dell’aliquota comunale sull’IRPEF dallo 0,65 allo 0,8, il massimo possibile. I cittadini di Treviglio dovranno complessivamente pagare 800.000 euro in più di tasse. E per fortuna che il centrodestra era contrario a mettere le mani nelle tasche dei cittadini.
È una scelta che viene dopo l’aumento delle tasse sul commercio, che ricadrà con ulteriori costi sui consumatori, e del un nuovo piano della sosta che prevede il raddoppio, entro un anno, dei posti a pagamento, che peserà ancora sui cittadini. E per fortuna che il centrodestra era contrario a mettere le mani nelle tasche dei cittadini.

D’altro canto, come molti cittadini hanno costatato, il sindaco ha già fatto cassa inasprendo i controlli sulle strade e emettendo draconianamente multe a tutto spiano. E per fortuna che il centrodestra era contrario a mettere le mani nelle tasche dei cittadini.

Il sindaco del centrodestra Juri Imeri motiva la decisione di aumentare l’aliquota IRPEF dicendo che è necessaria per mantenere i servizi ai cittadini. Tuttavia, gli squilibri di bilancio non sono determinati dal costo dei servizi, ma dall’aumento dei costi energetici – gli stessi che stanno colpendo i cittadini e che sono il frutto delle manovre degli speculatori finanziari – e dai costi esorbitanti delle opere faraoniche, e spesso inutili, varate dalla sua giunta. Imeri quindi mente ai cittadini sapendo di mentire.

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Che le donne e gli uomini di buona volontà si incontrino per la pace

Che le donne e gli uomini di buona volontà si incontrino per la pace

Apprezziamo molto l’invito di Papa Francesco di dedicare mercoledì 2 marzo, giornata delle Ceneri nel calendario liturgico cattolico, alla preghiera e al digiuno contro la guerra.

Di fronte alle terribili azioni di aggressione militare in atto nella nostra Europa gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a far sentire più forte l’impegno comune per la pace.

Dobbiamo batterci per il cessate il fuoco, la salvaguardia di ogni vita umana e il ritiro delle truppe di invasione.
Chiediamo ai governi occidentali di dare risposta ai drammatici bisogni delle popolazioni colpite attraverso massici aiuti umanitari, e non altre armi, e puntuali politiche di accoglienza verso tutti coloro che fuggono dalle guerre.

Diciamo: Né un uomo né un soldo per la guerra, riutilizzando un antico slogan della nostra tradizione antimilitarista; rifiutiamo cioè l’invio di armi e truppe annunciato, come rifiutiamo la politica delle ritorsioni.

Dopo l’irresponsabile politica di ignorare i massacri in atto da anni nel Donbass, di fronte all’espansione della Nato e dei suoi apparati bellici nell’est europeo, condotta disconoscendo gli impegni precedentemente assunti, dobbiamo sostenere nell’immediato atti di distensione anche unilaterali che servano ad incentivare i colloqui di Russia-Ucraina e preludano concretamente ad una più generale politica di distensione e disarmo.

Mentre la politica dall’Unione Europea sembra oggi orientarsi verso un più deciso riarmo e disponibilità all’uso dello strumento militare e alla rinuncia dei principi che dovrebbero essere fondamento dell’Unione stessa, è tempo di porre termine alla produzione e al commercio delle armi e dei sistemi bellici sempre più sofisticati e micidiali, che hanno assunto un ruolo sempre più rilevane nell’economia, nel commercio e nella politica internazionale.

Il “ripudio” della guerra “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (art. 11 della Costituzione italiana) implica una condanna senza appello tanto dell’invasione russa in Ucraina quanto delle aggressioni ucraine perpetrate nel Donbass dopo il 2014.

L’Art. 11 ci impone allo stesso modo di contrastare la decisione totalmente ademocratica di inviare armi in Ucraina presa da politici e ministri del nostro governo, senza nemmeno coinvolgere il parlamento, quanto di rivedere la presenza del nostro Paese nell’alleanza atlantica, i cui aderenti si sono resi protagonisti negli ultimi decenni di svariate aggressioni contro altri popoli (Serbia e Libia per citare solo i più eclatanti) in vari teatri dello scacchiere internazionale.

A fronte della guerra che rischia di far cadere i suoi effetti deleteri in particolare sulla popolazione più povera a est come a ovest, è quanto mai attuale il messaggio del Presidente Pertini, “Si riempiano i granai e si svuotino gli arsenali”.

Che questo sia l’impegno di quanti si ispirano tanto all’evangelico “Beati i costruttori di Pace” (Mt. 5,9), all’accorato appello ai capi dei popoli belligeranti contro “l’inutile strage” (Benedetto XV, 1917) e di quanti – come noi – hanno tra i loro riferimenti Karl Liebknecht, l’unico deputato a votare nel parlamento tedesco contro i crediti di guerra (1914), o Giacinto Menotti Serrati, il leader socialista animatore della mobilitazione antinterventista alla vigilia della Grande Guerra.

Angela Manzoni, Beppe Dini, Ezio Locatelli, Fabio Cochis, Francesco Macario, Gigi Zinesi, Giovanna Magni, Lorenza Meni, Marco Brusa, Marco Sironi, Maurizio Rovetta, Maurizio Mazzucchetti, Pia Panseri, Rita Rebecchi, Vittorio Armanni

Domani, mercoledì 2 marzo,  diversi di noi saremo presenti dalle ore 13.00 davanti alla Chiesa delle Grazie (Porta Nuova, Bergamo) dove si terrà l’incontro di preghiera e digiuno promosso dalle associazioni cattoliche

Bergamo, 01.03.2022

(01.03.22) La scomparsa del compagno Claudio Sala

CIAO CLAUDIO

In queste ore piangiamo la scomparsa del nostro carissimo compagno Claudio Sala.

Claudio ci ha lasciati dopo aver strenuamente combattuto, fino all’ultimo, contro una brutta malattia.

E’ tremendamente difficile, in queste ore di dolore, trovare le parole giuste per parlare di un compagno con cui abbiamo condiviso decenni di militanza politica nello stesso comune di appartenenza di Castelli Calepio. Dovremo farlo, a mente più fredda, lasciando che la commozione e le lacrime di queste ore facciano il loro decorso.

Claudio prima di tutto era una persona buona, buona come il pane, animata da forti sentimenti di giustizia e di umanità, da valori di pace, di difesa dell’ambiente e della dignità delle persone, in special modo di quelle più in difficoltà. E’ in virtù di questi sentimenti che Claudio, persona credente, matura la sua militanza prima in Democrazia Proletaria poi in Rifondazione Comunista. Il credo religioso e insieme la scelta di essere parte attiva nella lotta di liberazione per il bene collettivo.

Claudio si avvicina all’attivismo sociale in occasione della lotta contro l’inquinamento delle Fonderie del Quintano nel comune di Castelli Calepio. Una lotta durata 15 e più anni intrapresa da Democrazia Proletaria ad inizio degli anni ’80, ai tempi in cui ero Consigliere Comunale. Da questa lotta contro l’inquinamento, contro le tante malattie e morti per cancro di lavoratori e cittadini Claudio trae la motivazione per iniziare il suo impegno politico sui temi ambientali e sociali. Così sarà ancora contro il megacentro commerciale di Quintano e tantissime altre battaglie di una certa risonanza politica portate avanti insieme per tantissimi anni.

Nel corso degli anni Claudio viene eletto consigliere comunale di Castelli Calepio, viene chiamato a svolgere il ruolo di segretario del Circolo di Rifondazione Comunista della Valcalepio, ruolo ricoperto sino ad oggi. Per tantissimi anni è stato l’animatore della storica Festa in Rosso di Quintano.

Per riportare un episodio del passato che dice della coerenza di Claudio. Lui, valido ingegnere, con possibilità di fare carriera, si licenzia in solidarietà con i propri colleghi fatti oggetto di licenziamento dell’azienda di cui è dipendente e da vita a una cooperativa di lavoratori. Sono tante le persone in difficoltà che devono a Claudio un qualche aiuto di sostegno materiale. E’ grazie ancora a Claudio che il Circolo Prc-Se della Valle Calepio, con i suoi sportelli sociali, è diventato un punto di riferimento e di sostegno per tante persone sfrattate, senza casa, senza reddito.

Diceva il Che: “il vero rivoluzionario è guidato da sentimenti d’amore”. Claudio ha lottato ogni giorno perché questo amore per l’umanità vivente si trasformasse in fatti concreti. Se ancora fosse qui fisicamente in queste ore Claudio sarebbe sicuramente in piazza contro il clima di guerra e di violenza che imperversa a Est come a Ovest. Lo faremo noi anche in nome tuo.

Grazie Claudio per il contributo politico e umano esemplare che hai dato in tanti anni di impegno sociale e politico. La tua vita esemplare ci darà la forza per continuare a lottare per un mondo migliore. Che la terra ti sia lieve. (Ezio Locatelli)

I funerali si terranno giovedì 3 marzo, ore 14,30 partendo dall’ abitazione in via Kennedy, Quintano di Castelli Calepio (davanti all’area delle ex Fonderie del Quintano)

FERMIAMO LA GUERRA! – Bergamo, domenica 27 febbraio ore 18.00, Piazzale Stazione

LA GUERRA NON È IRREVERSIBILE
DISERTIAMO! DOBBIAMO E POSSIAMO FERMARLA


Da poche ore il conflitto tra Russia e Ucraina ha assunto dimensioni catastrofiche con prospettive preoccupanti e devastanti per tutti i popoli a livello globale.

Le responsabilità non possono essere ascritte ad una sola delle parti belligeranti, sono di tutti coloro che pensano che la guerra sia un mezzo di soluzione dei contrasti. La crisi economica del sistema di produzione internazionale ha generato la rinascita dei nazionalismi (anche quello Europeo e Russo), che ha portato alla espansione delle forze militari mai vista e ora al conflitto aperto. Le ragioni del conflitto attuale vanno ricercate nella logica del profitto capitalista, portato sino ad atteggiamenti di guerra e aggressione. Una deriva che da tempo caratterizza e avvelena i rapporti e economici politici internazionali.

Fermare la guerra significa ora far tacere tutte le armi e fermarne produzione e commercio, riconoscere i diritti e le aspirazioni di tutte le popolazioni coinvolte, smobilitare gli eserciti e gli apparati di guerra e minaccia che sono stati allestiti e ampliati in questi anni a iniziare dalla NATO.

La nostra solidarietà e vicinanza va alle popolazioni ucraine che stanno subendo l’aggressione delle truppe russe, alle popolazioni del Donbass che da anni sono sotto assedio da parte delle armi ucraine nell’indifferenza del mondo occidentale, alle cittadine e ai cittadini russi che esprimono coraggiosamente la loro contrarietà all’aggressione militare e a quanti nel mondo in queste ore manifestano contro la guerra.

Rifondazione Comunista non condivide invece le manifestazioni che si schierano con una delle parti in conflitto, che issano vessilli nazionalistici, che chiedono più o meno esplicitamente di rispondere alla guerra con la guerra, con altro riarmo o ritorsioni economiche. Noi stiamo con le popolazioni che stanno subendo e subiranno in Ucraina le conseguenze militari e, nel resto del mondo, le conseguenze economiche di questo conflitto. Le guerre si fanno per gli interessi dei ricchi, ma le pagano sempre i poveri.

Per questo a Bergamo saremo in piazza domenica 27 febbraio alle 18 davanti alla stazione con i cittadini, i lavoratori, i giovani che chiedono di cessare subito il fuoco e di riaprire così una prospettiva alla diplomazia e alle ragioni della pace.

Sconfiggere le logiche di guerra, sempre disastrose per le condizioni di vita e di lavoro delle persone, in questo momento significa dire NO a Putin e dire NO alla Nato.

NÉ UN UOMO, NÉ UN SOLDO PER LA GUERRA

Bergamo, 26 febbraio 2022

Partito della Rifondazione Comunista

Federazione di Bergamo e provincia

rifondazione.bergamo@yahoo.itwww.prcbergamo.it

FERMIAMO LA GUERRA! – Bergamo, domenica 27 febbraio ore 18.00, Piazzale Stazione

LA GUERRA NON È IRREVERSIBILE
DISERTIAMO! DOBBIAMO E POSSIAMO FERMARLA


Da poche ore il conflitto tra Russia e Ucraina ha assunto dimensioni catastrofiche con prospettive preoccupanti e devastanti per tutti i popoli a livello globale.

Le responsabilità non possono essere ascritte ad una sola delle parti belligeranti, sono di tutti coloro che pensano che la guerra sia un mezzo di soluzione dei contrasti. La crisi economica del sistema di produzione internazionale ha generato la rinascita dei nazionalismi (anche quello Europeo e Russo), che ha portato alla espansione delle forze militari mai vista e ora al conflitto aperto. Le ragioni del conflitto attuale vanno ricercate nella logica del profitto capitalista, portato sino ad atteggiamenti di guerra e aggressione. Una deriva che da tempo caratterizza e avvelena i rapporti e economici politici internazionali.

Fermare la guerra significa ora far tacere tutte le armi e fermarne produzione e commercio, riconoscere i diritti e le aspirazioni di tutte le popolazioni coinvolte, smobilitare gli eserciti e gli apparati di guerra e minaccia che sono stati allestiti e ampliati in questi anni a iniziare dalla NATO.

La nostra solidarietà e vicinanza va alle popolazioni ucraine che stanno subendo l’aggressione delle truppe russe, alle popolazioni del Donbass che da anni sono sotto assedio da parte delle armi ucraine nell’indifferenza del mondo occidentale, alle cittadine e ai cittadini russi che esprimono coraggiosamente la loro contrarietà all’aggressione militare e a quanti nel mondo in queste ore manifestano contro la guerra.

Rifondazione Comunista non condivide invece le manifestazioni che si schierano con una delle parti in conflitto, che issano vessilli nazionalistici, che chiedono più o meno esplicitamente di rispondere alla guerra con la guerra, con altro riarmo o ritorsioni economiche. Noi stiamo con le popolazioni che stanno subendo e subiranno in Ucraina le conseguenze militari e, nel resto del mondo, le conseguenze economiche di questo conflitto. Le guerre si fanno per gli interessi dei ricchi, ma le pagano sempre i poveri.

Per questo a Bergamo saremo in piazza domenica 27 febbraio alle 18 davanti alla stazione con i cittadini, i lavoratori, i giovani che chiedono di cessare subito il fuoco e di riaprire così una prospettiva alla diplomazia e alle ragioni della pace.

Sconfiggere le logiche di guerra, sempre disastrose per le condizioni di vita e di lavoro delle persone, in questo momento significa dire NO a Putin e dire NO alla Nato.

NÉ UN UOMO, NÉ UN SOLDO PER LA GUERRA

Bergamo, 26 febbraio 2022

Partito della Rifondazione Comunista

Federazione di Bergamo e provincia

rifondazione.bergamo@yahoo.itwww.prcbergamo.it

NO ALLA GUERRA. MOBILITIAMOCI PER LA PACE

Rifondazione Comunista condanna l’inaccettabile intervento militare russo e invita alla mobilitazione per la cessazione immediata del conflitto in Ucraina e la ricerca di una soluzione di pace.

Rifiutiamo la logica bellicista e imperialista che ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa.

Non ci arruoliamo e non mettiamo l’elmetto della NATO in testa.

Condanniamo l’invasione russa dell’Ucraina e l’espansionismo della NATO che ha deliberatamente prodotto un’escalation irresponsabile alimentando il nazionalismo ucraino e l’attacco contro le repubbliche del Donbass.

Siamo contro la guerra, senza se e senza ma. Lo eravamo quando la Nato bombardava la Serbia per imporre l’indipendenza del Kossovo e lo siamo oggi che la Russia invade l’Ucraina in nome dei diritti delle popolazioni russe del Donbass. Il conflitto tra il revanscismo nazionalista di Putin e la prepotenza imperialista statunitense rischia di precipitarci in una guerra di dimensioni mai viste e dalle conseguenze inimmaginabili.

L’Italia deve innanzitutto rifiutare qualsiasi coinvolgimento e recuperare il ruolo di pace e ripudio della guerra della nostra Costituzione. Bisogna immediatamente fermare le armi e riprendere la strada della diplomazia e del diritto internazionale.

L’unica via per la pace è quella della sicurezza comune, del rispetto degli accordi di Minsk con il riconoscimento dell’autonomia delle regioni russofone e un’Ucraina neutrale in una regione demilitarizzata. Questa aggressione, e la tensione che l’ha scatenata, avrebbe potuto essere evitata se si fosse deciso di costruire una Sicurezza Continentale Integrata come approvata nel 1990 nella cosiddetta “Carta di Parigi” dalla CSCE (oggi OSCE). Purtroppo dopo il 1991 l’Europa invece che dichiarare conclusa l’esperienza dei blocchi militari e proporre una nuova democrazia multipolare ha continuato a condividere l’esistenza della NATO in nome dell’Atlantismo, di cui l’Europa è la prima vittima.

L’Europa è stata incapace di reagire alla prepotenza degli USA che hanno boicottato la normalizzazione delle relazioni fra Ue e Russia e la creazione del gasdotto Nord stream 2, usando la NATO per fomentare tensioni e divisioni in Europa. Condanniamo la continua violazione da parte del governo di Kiev degli accordi di Minsk, la sua persecuzione nei confronti delle popolazioni di lingua russa, la sua glorificazione di criminali di guerra collaborazionisti dell’occupazione nazista e il suo sciovinismo nazionalista. Continuiamo a sperare che non sia troppo tardi per cambiare strada, e sciogliere la NATO.

La NATO si è confermata un fattore di destabilizzazione nel nostro continente, così come in Medio Oriente. Putin deve fermare il suo attacco, l’Italia e i Paesi europei devono assumere l’impegno – anche senza USA – di dire no all’allargamento dell’alleanza atlantica all’Ucraina come base per una trattativa di pace autentica.

Condanniamo l’irresponsabile sudditanza con cui il governo italiano ha fatto propria la linea della porta aperta della NATO all’Ucraina e l’invio di proprie truppe nei Paesi confinanti.

Condanniamo altresì le dichiarazioni della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che ha prefigurato l’allargamento della NATO, anche ai Paesi scandinavi.

Mobilitiamoci per la pace e la ripresa del dialogo. Mobilitiamoci per chiedere al governo italiano di agire nel rispetto dell’articolo 11 della Costituzione e all’Unione Europea di assumere un’iniziativa di pace autonoma dall’oltranzismo della NATO e degli USA.

Facciamo appello a un immediato cessate il fuoco e per la ripresa del negoziato che ascolti le ragioni di tutti gli attori, scongiurando una escalation dagli esiti imprevedibili.

I popoli dell’Europa costringano i governi a scegliere la via della pace e del disarmo. Siamo al fianco delle voci che in Ucraina e in Russia chiedono di fermare la guerra e i nazionalismi.

Gli ideali dell’internazionalismo socialista e comunista continuano a essere la nostra bussola in un mondo che il capitalismo precipita di nuovo nella guerra.

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra EuropeaGiovani Comuniste/i