BASSA BERGAMASCA. IL COVID 19 E’ UN SEGNALATORE D’INCENDIO!

A cura di SINISTRA per CARAVAGGIO e RIFONDAZIONE COMUNISTA

BRE.BE.MI , BERGAMO-TREVIGLIO, LOGISTICA, E.COMMERCE, KILOMETRO VERDE… UN MODELLO DI SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE DISTRUTTIVO, SBUGIARDATO dal VIRUS del COVID 19 !

LA DISTRUZIONE DELL’HABITAT NATURALE E’ ALL’ORIGINE DEL COVID 19…

…così come di tutte le epidemie di questi ultimi anni (aviaria, ebola…). La nostra crescente vulnerabilità ai virus ha la sua causa nella distruzione sempre più veloce degli ecosistemi naturali. La deforestazione, la riduzione progressiva della biodiversità, l’agricoltura chimicizzata, gli allevamenti intensivi, l’industrializzazione, l’ urbanizzazione, l’inquinamento hanno cambiato repentinamente l’habitat di molte specie animali e vegetali. Modificando il funzionamento di ecosistemi consolidati, hanno permesso una maggiore connessione tra le specie e favorito “il passaggio di specie” dei virus.

IL COVID 19, COME I CAMBIAMENTI CLIMATICI, E’ FRUTTO MATURO DELL’AZIONE UMANA

Siamo noi ad aver posto le condizioni della sua esistenza, della sua rapida diffusione e mortale efficacia.

Pratichiamo una crescita folle, distruttiva dei territori, sempre più interconnessi da reti di infrastrutture tecnologiche, di comunicazione ed energetiche, di trasporto veloce stradale e ferroviario, che collegano e riforniscono i vari punti delle filiere produttive dislocati sui territori alla ricerca del miglior profitto. E’ una crescita fondata sulla velocità dei flussi di merci, persone e capitali e sulla stretta connessione dei sistemi finanziari, produttivi e sociali dei territori coinvolti.

E’ la globalizzazione. Ma è proprio viaggiando nei corpi degli attori di questo modo di sviluppo che il virus è arrivato velocemente e dappertutto.

IL COVID E LA BASSA BERGAMASCA. LA TRASFORMAZIONE IN ATTO DEL NOSTRO TERRITORIO….

…è in concreto questo modo di sviluppo distruttivo che il covid ha sbugiardato.

Infatti, nella Bassa tra Brescia e Treviglio, c’era “un buco” nel “corridoio 5” che va da Kiev a Lisbona, uno dei corridoi europei, percorsi da quelle reti di infrastrutture ormai globali di valorizzazione del capitale. Vogliono riempire questo “buco” con la Bre.Be.Mi. e la Bergamo-Treviglio, “calamite” di logistiche.

LA BRE.BE.MI. (BBM)

Nato come progetto a finanziamento privato, ha spillato soldi pubblici. Con l’ultimo bilancio in rosso (49 milioni di Euro), ora è controllata da un fondo australiano che ha affiancato le banche investitrici. Ha portato: insediamenti produttivo-logistici (22), ma distruggendo 3,2 milioni di metri quadrati di fertile terreno agricolo, oltre a quello già distrutto dal tracciato; 1 miliardo di investimenti; 26,7 milioni di oneri di urbanizzazione per le casse dei comuni. Il suo presidente la definisce “autostrada verde”, a “economia circolare”. Prima distrugge e inquina. Poi vuole elettrificare l’autostrada a uso dei Tir. Anche il “verde” fa soldi.

L’AUTOSTRADA BERGAMO-TREVIGLIO (BG.TR.)

Lo stesso presidente di BBM guida anche la “cordata bresciana” che, forte del controllo societario, contende a quella “bergamasca” il controllo del Consiglio di Amministrazione (CdA) di “Autostrade Bergamasche”, la società titolata a costruire la BG.-TR. Ma i soldi non ci sono. Un altro fondo australiano porterà 300 milioni. Non bastano. Allora “befana” Regione regala 130 milioni. Diversamente, la società, per non costruire in perdita, dovrebbe imporre pedaggi autostradali molto alti data la carenza di traffico!

La BG.TR è criticata anche dall’OCSE. Ci sono alternative di minor costo economico e ambientale: il trasporto su ferro, oppure la tangenziale di Verdello, già finanziata, e i percorsi individuati con lo studio “Meta” dalla Provincia. Il fatto è che gli azionisti della società (tra cui la BCC di Treviglio, socia anche in BBM) si contendono il controllo sulla scelta delle aree più appetibili da occupare, sulla costruzione dell’opera e sugli affari legati ai futuri insediamenti residenziali, produttivi e di logistica. Appunto!!

LA LOGISTICA NELLA BASSA . Porta traffico, inquinamento, un enorme consumo di suolo agricolo.

Al 2010 la provincia aveva già perso il 25% del terreno coltivabile. Arrivate Bre.Be.Mi. e TAV, negli ultimi 7 anni ne sono spariti altri 37 milioni di m.q. (Coldiretti). A metà 2020 le aree dei poli logistici in costruzione, o in attesa di autorizzazione, e quelle in trattativa di acquisto sommavano 2,35 milioni di mq. (pari a 330 campi di calcio). Corre voce da mesi che MSC (seconda compagnia al mondo per il trasporto marittimo di container) sia interessata a un’area di centinaia di migliaia di metri quadri a Cortenuova, su cui insediare un polo logistico – intermodale collegato al porto di Genova. Le ditte (ITALTRANS, MD, AMAZON…) si stanno insediando nella Bassa soprattutto orientale (Calcio, Covo, Cortenuova..), ma anche occidentale (Casirate, Calvenzano..), Caravaggio compreso.

LA LOGISTICA A CARAVAGGIO – IL “ KILOMETRO VERDE” (KMV)

Da noi, la recente “Variante n. 2”, apportata al Piano di Sviluppo del Territorio (PGT) su richiesta del “Consorzio” per lo sviluppo dell’area, formato dai proprietari e guidato dal vice presidente della BCC locale, rende disponibile alla Logistica un’area di 231.000 mq. posta in via Panizzardo. Ma è stato pubblicizzato anche un progetto di insediamento logistico-produttivo (detto Kilometro Verde) da realizzare su un’area di metri quadri 765.000 ( area ex Interporto), con una superficie costruita di mq 458.000 e 265.000 mq. di capannoni alti 25 metri. Dicono porterà 4/6.000 posti di lavoro. Ma, “quale lavoro ?”, dato comunque per certo che una ditta che delocalizza non riparte con un “organico” nuovo .

IL LAVORO NELLA LOGISTICA ?: “ SCARSO E CATTIVO !”

La logistica a livello mondiale ha avuto una crescita costante in volumi e fatturato anche in periodo di crisi. In Italia vale il 7,5% del PIL (stimato al 15% con l’indotto). Nel 2016 contava 97.000 aziende e 885.000 occupati. E’ cresciuta alimentata anche dall’e.commerce (commercio elettronico con la consegna diretta dei pacchi al consumatore), che dal 2008 aumenta a livello mondiale del 20% all’anno ( in Italia più 54% dal 2016 al 2019), e arriva a coprire l’11% della vendita al dettaglio globale. Nella propria organizzazione, tende a riunificare stoccaggio, trasporto e consegna in giornata all’insegna della velocità e dell’abbattimento dei costi. Fa uso dell’automazione spinta e della standardizzazione delle attività. I tempi di produzione e lavoro li dettano gli algoritmi e i robot operativi. Ne conseguono: diminuzione di personale, ma non di carichi e ritmi di lavoro, forme estreme di flessibilità, riduzione al minimo delle pause, controllo pervasivo dei capi squadra, inibizione del conflitto sindacale; salario, sicurezza, lavoro precari.

AUTOSTRADE E LOGISTICHE ? GLI AMMINISTRATORI LOCALI E I POLITICI LE VOGLIONO !

Magari qualcuno con qualche distinguo. Pensano ai soldi in arrivo nelle casse comunali e alle “compensazioni”. I costruttori, gli operatori economici e finanziari pensano agli affari. Tutti sostengono che servono per uscire dalla crisi portata dal virus. E “se qualcuno morirà, pazienza”, dice il presidente di Confindustria di Macerata esplicitando il pensiero di molti ! Insensato !! Curano il male con la sua causa.

Che fare? Invertiamo radicalmente la rotta !

Diciamo NO a questa distruzione del territorio e dell’ambiente, a queste infrastrutture, a questo modo di sviluppo economico e sociale, guidato dal principio del libero mercato e dalla priorità del profitto, spinto dalla voracità insaziabile del capitale. Non garantisce protezione ad alcuno e rende tutti allo stesso modo precari. Richiede un’inversione di rotta radicale del modo stesso di pensare l’economia e il lavoro, che metta al primo posto la natura, la cura di sé, degli altri, dell’ambiente.

Le alternative , le competenze e le energie per cambiare rotta ci sono! E le volontà?

NON PRIVIAMOCI DEL FUTURO !!!

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