DELLA BERGAMO-TREVIGLIO, OVVERO: SE NON È ZUPPA, È PAN BAGNATO!

di Francesco Macario (segretario Prc/Se di Bergamo e provincia)

Da anni assistiamo a una radicale trasformazione dell’area della bassaBergamasca che è divenuta un nuovo terreno di affari speculativi attraverso la BreBeMi. Li si sta perpetuando una vecchia idea dello sviluppo simile a quella degli “anni sessanta”, quella del “faccio le infrastrutture poi arriveranno le fabbriche e la ricchezza”. Persegue cioè lo stesso modello di sviluppo che ha contraddistinto, e distrutto, la fascia pedemontana regionale ai tempi del boom economico. Un’aspettativa che sembrava destinata al fallimento, vista l’attuale fase di deindustrializzazione, ma che ha invece incrociato l’ascesa della logistica.

Alla BreBeMi si sta ora aggiungendo l’autostrada Bergamo-Treviglio, o meglio Dalmine–Treviglio (nota anche come IPB -Interconnessione Pedemontana-Brebemi). Questa autostrada nata come ipotesi di raccordo tra la BreBeMi e la Pedemontana, attraverserà zone agricole della pianura asciutta, quindi di basso valore fondiario, che potrebbero risultare economicamente competitive con quelle “valorizzate” dalla BreBeMi, innescando una competizione al ribasso per attrarre qui le piattaforme della logistica.

Le due autostrade nascono da un progetto unitario, ma hanno poi preso vie diverse. Non a caso per un certo periodo non si è parlato più di raccordo autostradale tra BreBeMi e Pedemontana, ma di una nuova autostrada tra Bergamo e Treviglio. Non si tratta solo di una differenziazione geografica, ma politica. La BreBeMi e la IPB, prima versione, sono nate inizialmente come espressione dell’alleanza tra bresciani e trevigliesi (politicamente sostenuta da Lega e CL). Si trattava non solo di un’operazione economica, ma anche di una operazione politica che tendeva a spostare il baricentro economico della provincia di Bergamo nella bassa.

La Bergamo-Treviglio, nella seconda versione, viene invece sostenuta dal Pd, quindi dal sindaco Gori e del presidente della provincia Gafforelli (centrista). Questa seconda versione è stata osteggiata del centrodestra con l’entrata in scena prima della finanziaria Australiana Macquaire che che si è dichiarata disposta a finanziare l’opera per ben 300 milioni di euro e poi della regione Lombardia, che ha piazzato un asset di 130 milioni di euro sull’operazione. La Regione Lombardia, tramite l’assessora Terzi (già sindaca leghista di Dalmine), ha quindi ripreso le redini dell’operazione tornando alla prima ipotesi, fatto sanzionato con l’entrata nel CdA dell’ex ministro Castelli attuale presidente della Pedemontana.

La proposta del PD ruotava attorno al prolungamento della Treviglio-Dalmine sino a Bergamo tramite una bretella, un’operazione però chiaramente, economicamente, concorrenziale con quella che ruotava attorno al progetto IPB così come si stava e sta sviluppando. Infatti promuovendo un tracciato diverso, con la scusa che sarebbe stato più rispettoso dell’ambiente, metteva a disposizione dei poli logistici aree meno pregiate e quindi, a parità di superficie, a un costo più economico rispetto a quelle attorno alla BreBeMi. Questa ipotesi perseguiva anche l’obiettivo strategico di impedire lo scivolamento a sud del baricentro politico della bergamasca, mettendo in corsa anche le forze economiche della città e delle vallate e lo stesso aeroporto di Orio al Serio.

Ma l’azione della Regione ha tolto definitivamente il controllo al PD e a Gori, cioè alle forze economiche che rappresentano: soggetti che hanno quindi cambiato opinione: passando da una critica al tracciato a una contrarietà all’opera. Basta rammentare il loro appoggio al Comitato “Cambiamola” e il documento del Pd di Treviglio del 2017, che cita anche la contrarietà del presidente della provincia il piddino Matteo Rossi al tracciato previsto, per finire oggi, a contrastarla apertamente.

Al punto che la candidata sindaca trevigliese del “centrosinistra” alle elezioni del 2020, Matilde Tura, pur essendo espressione del nuovo corso filorenziano e più filo confindustriale del PD, si dice ora senza problemi “contrarissima” a questa infrastruttura. La Lega, da parte sua oggi controlla pienamente la Bergamo-Treviglio in una logica complementare con la BreBeMi che gli garantisce il controllo su tutti gli investimenti e di limitare la concorrenza tra le operazioni di contorno alle due infrastrutture.

Insomma nell’affare autostradale Bergamo-Treviglio abbiamo assistito a una lotta di potere tra due pezzi concorrenti della borghesia orobica, di cui in ogni caso resteranno vittime il territorio e i cittadini. (05.03.21, Francesco Macario)

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