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Giù le mani dal Rojava!

Lunedì 14 ottobre, dalle 18.00 a Bergamo davanti al Comune (Piazza Matteotti)

Giù le mani dal Rojava!

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Sosteniamo le donne e gli uomini che hanno fermato l’Isis e le sue atrocità, per difendere non solo la loro terra e la loro rivoluzione democratica, ecologista e femminista, ma anche tutti noi.

Impediamo ad Erdogan di scatenare, con l’assenso di Trump e l’acquiescenza dell’UE, una criminale invasione che vuole schiacciare nel sangue l’esperienza straordinaria del confederalismo di Ocalan applicato nella Siria del Nord-Est.

Fermiamo le forniture militari alla Turchia. Boicottiamo la guerra di Erdogan e i prodotti turchi.

Chiediamo alle istituzioni italiane, alle Nazioni Unite, all’Unione Europea, al Consiglio d’Europa, di prendere una posizione chiara contro l’invasione da parte della Turchia nel Nord – Est della Siria, di sostenere questa contrarietà con atti concreti e operare per riaprire nel Medio Oriente un percorso di pace e di convivenza nel rispetto dei diritti delle persone e dei popoli.

Partecipiamo al presidio unitario previsto

Lunedì 14 ottobre ore 18.00

Bergamo – Piazza Matteotti (davanti al comune)

A cura di Rifondazione Comunista Bergamo. Info: tel. 3389759975


Per il rispetto della memoria e della storia

reichstagLa risoluzione del Parlamento europeo approvata a grande maggioranza il 19 settembre scorso, su «importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa», è un atto politico e culturale sbagliato e da respingere con forza.
In primo luogo va detto che non spetta a un organismo istituzionale o politico affermare una determinata ricostruzione della storia. Questo è un compito che va lasciato al libero confronto tre le diverse interpretazioni e opinioni, alla ricerca degli studiosi. Un uso della storia che voglia imporre una determinata visione dei principali eventi del secolo scorso per farne armi per la battaglia politica immediata non dovrebbe avere cittadinanza in una vera democrazia.
In secondo luogo, le affermazioni riguardanti la storia del Novecento presenti nella risoluzione contengono errori, forzature e visioni unilaterali che sono inaccettabili. Vi si afferma che il “patto Molotov-Ribbentrop” del 23 agosto 1939, «ha spianato la strada allo scoppio della Seconda guerra mondiale». Si omette così qualsiasi riferimento al colpevole comportamento delle democrazie liberali di fronte alla politica espansionistica nazifascista, che data almeno dall’invasione dell’Etiopia (1935) e dalla guerra di Spagna scatenata dal generale Franco (1936), e proseguita con il “diktat di Monaco” (1938) e il conseguente smembramento della Cecoslovacchia non solo a opera della Germania, ma anche della Polonia e dell’Ungheria. E non va dimenticata la annessione dell’Austria (Anschluss) avvenuta l’11 marzo del 1938.
La storia ci insegna che l’Unione Sovietica cercò a lungo una intesa con Francia e Regno Unito in funzione antitedesca, e si decise a un accordo con la Germania (al fine di rimandare il pur inevitabile attacco nazista) solo quando fu chiaro che tale intesa era impossibile, anche per l’opposizione della classe dirigente polacca guidata dal dittatore di destra Piłsudski e alleata di Francia e Regno Unito.
Inoltre la risoluzione non fa cenno all’enorme contributo alla vittoria contro il nazifascismo, decisivo per le sorti stesse dell’Europa e dell’umanità, dato sia dall’Unione Sovietica (oltre 25 milioni di morti), sia da chi, ovunque in Europa e nel mondo, spesso guidato dagli ideali e dai simboli delle varie correnti del movimento comunista internazionale, si oppose alle truppe hitleriane e ai loro alleati. Si dimentica così che Antonio Gramsci, oggi tra gli autori più letti e studiati in tutto il mondo, morto per volontà del fascismo, era un dirigente e teorico comunista. Si riesce a nominare Auschwitz senza dire che fu l’esercito dell’Unione Sovietica a liberarne i prigionieri destinati allo sterminio. O si dimentica volutamente che in molti paesi (tra cui la Francia e l’Italia, ma non solo) i comunisti furono la principale componente della Resistenza al nazifascismo, dando un contributo di primo piano alla sua sconfitta e alla rinascita in quei paesi di una democrazia costituzionale e alla riaffermazione delle libertà politiche, sindacali, culturali e religiose. Per non parlare del decisivo apporto che Stati e idealità comuniste diedero nel Novecento alla liberazione di interi popolo dal giogo coloniale e a volte dalla schiavitù.
Ricordare questi dati di fatto, che la mozione colpevolmente omette, non significa ignorare e tacere sugli aspetti più condannabili di ciò che generalmente si chiama “stalinismo”, sugli errori e sugli orrori che vi furono anche in quel campo. Essi però non possono cancellare una differenza di fondo: mentre il nazifascismo, nel dare vita a una spietata dittatura e nel negare ogni spazio di democrazia, di libertà e persino di umanità, nel perseguitare fino allo sterminio proclamato e pianificato, le minoranze religiose, etniche, culturali, sessuali, cercò di realizzare i propri programmi, i regimi comunisti prima e dopo la guerra, allorquando si macchiarono di gravi e inaccettabili violazioni della democrazia e delle libertà, tradirono gli ideali, i valori e le promesse che aveva fatto. La qual cosa deve produrre domande, riflessioni e indagini, ma – congiuntamente al contributo dato dai militanti e dall’Urss alla sconfitta del nazifascismo – non permette in alcun modo l’equiparazione di nazismo e comunismo che è al centro della risoluzione del Parlamento europeo, né l’identificazione, più volte fatta dalla mozione, di comunismo e stalinismo, vista la grande varietà di correnti ideali ed esperienze politiche a cui il primo ha dato vita.
Queste falsificazioni e omissioni non possono essere assunte come base di una «memoria condivisa» e tantomeno diventare base di un programma comune di insegnamento della storia nelle scuole, come la mozione auspica. Non può divenire la piattaforma di una «Giornata europea di commemorazione delle vittime dei regimi totalitari», quale la mozione chiede. Né fornire la motivazione per la rimozione «di monumenti e luoghi commemorativi (parchi, piazze, strade, ecc.)» che, con la scusa della lotta a un indistinto totalitarismo, invita in realtà a cancellare limpide pagine della storia di chi contribuì col proprio sacrificio a battere il nazifascismo.
Si afferma che la mozione del Parlamento europeo contiene inevitabili compensazioni atte a far passare anche una affermazione di volontà di lotta al «ritorno al fascismo, al razzismo, alla xenofobia e ad altre forme di intolleranza». Ma queste giuste esigenze di lotta al razzismo e al fascismo non possono fondarsi su un uso distorto e persino falso della storia o sul pretendere di recidere le radici di una componente fondamentale dell’antifascismo quale è quella comunista. I popoli d’Europa non lo devono permettere.

Primi firmatari: Guido Liguori, Maurizio Acerbo, Walter Baier, Maria Luisa Boccia, Luciana Castellina, Paolo Ciofi, Davide Conti, Enzo Collotti, Maria Rosa Cutrufelli, Paolo Favilli, Paolo Ferrero, Eleonora Forenza, Nicola Fratoianni, Citto Maselli, Lidia Menapace, Massimo Modonesi, Roberto Morea, Roberto Musacchio, Pasqualina Napoletano, Rosa Rinaldi, Bianca Pomeranzi, Aldo Tortorella

Per aderire: transform.italia@gmail.com

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NON BASTA UN GOVERNO PER FERMARE LA DESTRA

Occorre un svolta sociale e costituzionale. Costruiamo l’alternativa che non c’è

La crisi di governo aperta dalla rivendicazione di “pieni di poteri” da parte di Salvini ha posto il paese di fronte al rischio concreto della vittoria di una destra mai così caratterizzata da un intreccio di razzismo, xenofobia, autoritarismo, secessionismo e liberismo.

Abbiamo immediatamente contrastato la campagna politico-mediatica volta a imporre le elezioni anticipate come esito obbligato della crisi di governo e chiesto il rispetto della Costituzione. Ci siamo schierati per un deciso no al plebiscito invocato da Salvini e abbiamo apertamente richiamato alle loro responsabilità di fronte al paese M5S e PD che con le loro scelte politiche hanno favorito negli ultimi anni la crescita enorme della Lega. Abbiamo preso ferma posizione contro la propensione – presente nel PD come in parte della grande stampa di centrosinistra –  ad assecondare la prepotenza di Salvini.

Il ricorso immediato alle elezioni anticipate sarebbe stato utile solo a Salvini e a chi vuole ricostruire il bipolarismo mantenendo la rendita di posizione del voto utile.

Come antifasciste/i non sottovalutiamo il pericolo rappresentato da una maggioranza assoluta di estrema destra in grado di poter modificare la stessa Costituzione e costruire un regime reazionario di massa. Non siamo tra quelli che si dichiarano indifferenti rispetto alla nascita di un governo di estrema destra alleato di Trump e Bolsonaro.

Per questa ragione abbiamo rilanciato la necessità mai così evidente di superare la lunga stagione di leggi elettorali maggioritarie e incostituzionali che consegnano alla minoranza più forte maggioranze nel parlamento che distorcono la rappresentanza.

L’approvazione di una legge elettorale proporzionale pura è indispensabile per mettere in sicurezza la democrazia costituzionale e rappresenta lo sviluppo coerente della battaglia referendaria con cui fortunatamente fermammo lo stravolgimento renziano della carta.

Rifondazione Comunista ha indicato fin dal primo momento le vie concrete per fermare l’onda nera: legge proporzionale e reale svolta nelle politiche economiche e sociali che hanno preparato il terreno in Italia e in tutta Europa alla crescita dell’estrema destra.

La convergenza in parlamento tra M5S e PD e la nascita di un governo Conte bis è pienamente legittima sul piano costituzionale e va respinta la propaganda della destra.

Constatiamo però che il profilo programmatico del governo che forse nascerà nei prossimi giorni non ha i caratteri di svolta che sarebbero necessari sia per contrastare efficacemente il salvinismo e soprattutto per rispondere alla crisi sociale e ambientale.

Lo ha reso evidente il silenzio assordante che ha circondato i 10 punti del documento sottoscritto da autorevoli personalità della sinistra sociale, dell’impegno civile e della cultura del nostro paese e anche le proposte avanzate dal segretario generale della CGIL.

La nuova maggioranza va incalzata da una sinistra che non sia subalterna e mantenga la propria autonomia.

Questo governo non a caso nasce in continuità e come sviluppo della convergenza a livello europeo del M5S con il PD nel voto per la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

In questo scenario la collocazione di Rifondazione Comunista non può che essere di opposizione sociale e politica e di impegno nello sviluppo della più larga mobilitazione nel paese per una svolta reale rispetto alle politiche neoliberiste, alla devastazione ambientale e alla violazione dei diritti umani.

Il compito della sinistra che fa riferimento al GUE/NGL e al Partito della Sinistra Europea è quello di costruire l’alternativa che oggi non c’è.

Documento approvato dalla Direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea con 3 voti contrari e un astenuto. 

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FESTA IN ROSSO 2019 – PROGRAMMA VENERDI’ 9 AGOSTO

Mancano ormai pochi giorni.

Venerdì 9 agosto inizia la FESTA IN ROSSO di Torre Boldone:

il primo gruppo musicale ad esibirsi alle ore 21.00 saranno i SURF

http://www.surf.eu.com/?fbclid=IwAR0xglTyzBbvZ-XtqaelJ9WXnbu53amQ_RzeCbSTsQUNjSaRGeGdfa-ECPg

surf

Presso lo spazio dibattiti, ore 21.00:

VENEZUELA, CUBA, BOLIVIA: l’altra America in cammino.

Intervengono:
Carlos Aparicio Vedia (Ambasciatore in Italia dello Stato Plurinazionale della Bolivia)
Antolin Ayaviri Gomez (Vice Console della Bolivia a Milano)
Anna Camposampiero (Partito della Sinistra Europea)
Vittorio Armanni (esperto di questioni cubane)
Marco Sironi (segreteria provinciale Prc)

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Von der Leyen, presidente dello status quo

Von der Leyen, presidente dello status quo

Dopo una serie di promesse vuote dell’ultimo minuto, sufficienti a convincere il centro, Ursula von der Leyen è riuscita a mettere insieme una maggioranza per installarsi come presidente della Commissione per i prossimi cinque anni.

Il gruppo della Sinistra al Parlamento europeo ha sostenuto che von der Leyen è la candidata dello status quo, scelta con un oscuro accordo dietro le quinte e sostenuta da alcuni dei governi europei di estrema destra.
Il “Green Deal for Europe” di Von der Leyen non è commisurato all’emergenza climatica che il pianeta sta affrontando, con obiettivi insufficienti rimaneggiati dalla precedente Commissione Juncker, consistendo in un cinico greenwashing della politica climatica.
Le sue proposte di riforma fiscale per le grandi società tecnologiche (big tech), pur lodevoli, rappresentano solo una parte del quadro, ignorando l’elefante nella stanza: i paradisi fiscali europei e le agevolazioni fiscali istituzionalizzate già date alle grandi società a scapito dei servizi pubblici.

Parlando dopo il risultato del voto, il presidente del GUE / NGL, Martin Schirdewan, ha dichiarato:

“Molti hanno visto il background di von der Leyen come ministro della Difesa tedesco come un passo verso un esercito dell’UE e una Fortezza Europa più dura. Il suo intervento non ha deluso, rendendo omaggio al discorso sui valori dell’UE e del salvataggio delle vite in mare, ma promettendo un FRONTEX più forte e lodando la divisiva Unione Europea di Difesa “.

“La Sinistra continuerà a presentare proposte progressiste che lavorano per la gente comune e garantiscano giustizia sociale. Vogliamo un’Europa che difenda i diritti dei lavoratori, il femminismo, l’ambiente, i diritti umani e la pace. Resisteremo alle politiche di status quo di von der Leyen che hanno incrementato la disuguaglianza e alimentato l’estrema destra”.
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Documento approvato dalla Direzione nazionale del 4 giugno 2019

La Direzione Nazionale del PRC esprime il proprio ringraziamento a tutte le compagne e i compagni che hanno con generosità e impegno dato il proprio contributo nella campagna elettorale per le elezioni europee e amministrative, alle candidate e ai candidati, alle sostenitrici e ai sostenitori della lista La Sinistra e delle liste presentate nelle città.

Il risultato delle elezioni europee è disastroso per la lista unitaria La Sinistra e si inserisce in un quadro europeo che registra l’arretramento delle formazioni del Gue/Ngl e della sinistra antiliberista e anticapitalista. Il “terzo spazio” è risultato schiacciato dalla narrazione egemone sullo scontro tra “europeisti” e “sovranisti” e dal clima creato dalla minaccia di “onda nera” che hanno preso il posto negli ultimi anni di quella che vedeva la contrapposizione all’austerity neoliberista come centrale. E l’attenzione mediatica sul tema dell’emergenza climatica è stata capitalizzata dai Verdi europei.
In Italia si registra il risultato più forte di ulteriore spostamento a destra con l’affermazione della Lega che non solo mobilita ormai la grande maggioranza dell’elettorato di centrodestra ma attrae anche una parte dell’elettorato del M5S. La Lega è passata dai 5.710.275 voti delle elezioni politiche a 9.153.638 alle europee. E ottiene secondo analisti il 47% del voto operaio. A cui si aggiunge la crescita di FdI. Un successo di una destra radicalizzata che rischia di consolidarsi in assenza di un’opposizione efficace e di un’alternativa, un successo che potrebbe essere non effimero perché ha basi ideologiche e organizzative solide. (continue reading…)

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EX GTS DI TORRE BOLDONE

Stamattina abbiamo presentato all’Ufficio protocollo del comune le osservazioni in merito al “PIANO ATTUATIVO DI INIZIATIVA PRIVATA denominato intervento EX GTS” . Di seguito potete leggerne il testo.

Il sottoscritto Maurizio Rovetta nato a San Gallo (Svizzera) il 28 luglio 1959, residente in Torre Boldone (BG) viale Lombardia n° 19, segretario del circolo di Torre Boldone del Partito della Rifondazione Comunista, in relazione al “PIANO ATTUATIVO DI INIZIATIVA PRIVATA denominato intervento EX GTS”, nell’obiettivo di fornire un contributo positivo al piano stesso, presenta la seguente Osservazione.

* * * * * * *

1) Premessa

Il PIANO ATTUATIVO DI INIZIATIVA PRIVATA denominato interventon EX GTS attua una radicale modifica dell’assetto territoriale esistente con la trasformzione d’uso di un’area a destinazione industriale/artigianale in area residenziale con una potenzialità edificatoria di mq 11.500,00 di S.L.P. corrispondente a 250 abitanti teorici.
Una proposta di questo genere non trova alcuna rispondenza nelle dinamiche demografiche di Torre Boldone come più volte ribadito dal sottoscrittore della presente osservazione ed emerso anche dall’analisi dei dati ufficiali pubblicati dal Comune.
Si ritiene altresì una forzatura, foriera di successive problematiche, l’edificare palazzine residenziali attigue ad un’area industriale ed alla stazione ecologica, con i problemi di rumori ed odori che non sono compatibili con la destinazione residenziale.
Oltre a questi aspetti negativi va messo in rilievo che la trasformazione d’uso in residenziale sottrae un importante pezzo di territorio alla possibilità di sviluppo legato all’ambito produttivo. E’ noto che la “necessità” di reperire nuove aree artigianali/industriali è stata oggetto di dibattito tra le forze politiche e sociali del paese. Sia per la rilocalizzazione di attività già presenti sul territorio comunale e non più compatibili con il tessuto urbano circostante, che per l’insediamento di nuove attività viste come possibilità di offerta occupazionale e di sviluppo.
Un’area industriale dismessa è un’opportunità per il futuro del paese, perché consente di pensare a nuove forme insediative in grado di attrarre attività produttive innovative. Come accade nelle aree più avanzate del paese e d’Europa.
Dobbiamo constatare come un’occasione di sviluppo territoriale in grado di rispondere alle richieste della comtemporaneità sia andato perso.

Date queste premesse ed entrando nel merito del progetto di Piano Attuativo: (continue reading…)

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