11 gennaio – Proiezione del film “Il giovane Marx” e conferenza “K. Marx teorico della libertà”

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OMBRE ROSSE DICEMBRE 2018

strilloneE’ in distribuzione il numero di dicembre di Ombre Rosse, periodico del circolo PRC di Torre Boldone e Ranica

Il sommario:

  • No ai diktat della UE – Ma la manovra del governo non va bene

  • Oligarchia europea o sovranismi nazionalisti? Un’altra strada è possibile

  • Maternità: al lavoro fino al nono mese

Buona lettura

Leggi ombre-rosse-dicembre-2018

 

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Per una coalizione popolare, documento approvato dalla Direzione Nazionale del PRC-S.E. il 16/12/2018

Il movimento in Francia dei Gilet gialli contro Macron come le proteste in Ungheria contro la “legge sulla schiavitù” di Orban evidenziano che una medesima propensione neoliberista accomuna governi “europeisti” e “sovranisti”. L’atteggiamento dei governi che Salvini indica come alleati a sostegno della Commissione Europea contro la timida manovra del governo italiano conferma che l’impianto di fondo delle politiche economiche di queste forze non è differente quanto appare nella propaganda che le destre usano per legittimarsi come “populiste” e antiestablishment. La tragicomica contrapposizione tra i proclami guerreschi di Salvini e Di Maio e la Commissione Europea si è tradotta con una retromarcia e un sempre più evidente atteggiamento dei partiti del governo gialloverde a rassicurare sia l’UE che la borghesia dei prenditori italiani.

Confermiamo il nostro rifiuto dei diktat della Commissione e dei parametri fissati nei trattati e nel fiscal compact e riteniamo gravissimo che l’opposizione parlamentare sia riuscita a fare peggio del governo in questa vicenda schierandosi a sostegno delle richieste di Junker e Moscovici.

La nostra critica della manovra è di segno opposto a quella che hanno ossessivamente ripetuto media, Confindustria, PD e centrodestra. Questa è una manovra che come con i precedenti governi prevede anche per il triennio 2018-2020 un avanzo primario e investimenti assolutamente insufficienti. Ribadiamo che il rispetto dei folli vincoli di bilancio europei contrasta con gli obiettivi che la Costituzione assegnava alla Repubblica prima di essere manomessa con l’introduzione del pareggio durante il governo Monti. Ma questo quadro di crescente impoverimento, elevata disoccupazione, crisi dello stato sociale, declino del paese viene aggravato dalla scelta di questo governo di continuare – come i precedenti – a non perseguire una politica fiscale progressiva come imporrebbe il dettato costituzionale e a non introdurre la patrimoniale. E il governo sta dimostrando anche sul piano del taglio alle spese militari e del no alle grandi opere che il “cambiamento” annunciato si rivela sempre più inconsistente. La miseria politica e morale dei “sovranisti” gialloverdi si è evidenziata con la mancata firma del Global Compact e con il voto a favore del Jepta, il trattato di libero scambio col Giappone nel parlamento europeo. Perseguitare gli immigrati è più facile che dire no agli interessi capitalistici.

Purtroppo se i partiti di centrodestra e centrosinistra che hanno occupato in posizione egemone lo spazio del governo negli ultimi 25 anni sono in crisi perché responsabili in tutta Europa – e soprattutto nei paesi del sud del continente – delle politiche che hanno impoverito le classi popolari e precarizzato il lavoro e l’esistenza, la crescita della Lega e di altre forze di destra razzista dimostra che la logica degli immigrati come capro espiatorio funziona in termini di costruzione del consenso soprattutto se basta poco per accreditarsi come difensori degli interessi popolari. Il governo non abolisce la legge Fornero, come promesso in anni di campagna elettorale, ma i risicati “quota 100” e “reddito di cittadinanza” non per tutte/i diventano bandiere da sventolare rispetto a un’opposizione classista e antipopolare che parla con la lingua di Confindustria.  Dai temi economici alla tav abbiano visto saldarsi un’opposizione di sistema che vede insieme i partiti neoliberisti, la stampa, il mondo delle imprese e che a Torino si è ritrovata in piazza insieme alla Lega.

(continue reading…)

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UN REGALO CHE VALE DOPPIO – VINO LIBERAZIONE

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8 dicembre – Pullman da Bergamo alla manifestazione NO TAV

Stop alle grandi opere inutili e dannose.

Basta utilizzare denaro pubblico per foraggiare interessi privati.

L’8 dicembre tutt@ a Torino per una grande manifestazione No Tav

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La bella Bergamo antirazzista – articolo di Stafano Galieni

Una sede stracolma, persone in piedi o costrette negli angoli, bambini e madri, un muoversi continuo in una sala, per quanto liberata da ogetti ingombranti, che era al massimo della capienza. Il tutto per discutere, affrontare, trovare le risposte giuste alla mannaia che si sta abattendo su tanti cittadini e cittadine,  non solo migranti. Il decreto Salvini che ben presto sarà convertito in legge a meno di miracoli a cui è difficile credere. Una proposta di legge che mette ansia e getta nella disperazione chi ha già subito ampiamente i danni da una legge come la Bossi Fini, mai rimossa e dalle tante promesse mancate o dalle minacce mantenute, dai governi di centro sinistra. Ad organizzare l’incontro oltre al Prc, anche l’Unione Inquilini, che da anni è alla guida di una capillare esperienza anti sfratto che ha trasformato vittime di provvedimenti repressivi in attivisti sociali e politici e l’associazione Berghem Immigrati, entrambe guidate nell’iniziativa da due giovani donne italo marocchine, combattive e capaci di cogliere gli elementi più problematici di quanto sta accadendo nel paese. Ne è nato un dibattito serrato, con tante domande e tante istanze da risolvere, molte legate ai problemi della cittadinanza, del rapporto fragile fra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, alla possibilità di non essere respinti da una città, da un paese che è percepito come proprio. Un incontro meticcio di quelli che dovrebbero rappresentare a mio avviso la normalità nel nostro partito e che invece diventano positiva eccezione da emulare, in cui si ponevano non solo quesiti individuali ma si è cercato di determinare una strategia di lotta comune. Il richiamo all’unità fra gli sfruttati, da preservare e da corroborare, la necessità di partecipare ad appuntamenti come quello regionale contro la apertura del Centro Permanente per i Rimpatri che si terrà a Milano il primo dicembre prossimo, ma anche il bisogno di appuntamenti territoriali in cui spiegare ai propri concittadini da dove arrivano i veri problemi. Un entusiasmo e una volontà di lotta che era importante respirare e di cui questo partito deve fare tesoro. Una ricchezza straordinaria di energia ed intelligenza in cui si dimenticavano le appartenenze nazionali come gli screzi sindacali o politici che hanno attraversato la città non in nome di impossibili fronti con i colpevoli originari di tale disastro ma di una sinistra radicale,  combattiva, capace di relazionarsi anche con le istituzioni ma senza subalternità. E fra le tante storie ascoltate una che merita riflessione, molto più delle poche righe in cronaca dedicategli dal quotidiano locale. La storia di una donna picchiata davanti al figlio di 5 anni da un parente del proprietario dell’appartamento in cui viveva e in cui da due mesi non pagava l’affitto, che si era scagliato contro di lei a suon di calci e pugni urlando “tornatene al tuo paese marocchina di m….”. I presenti, uomini e donne, italiani e stranieri, iscritti a rifondazione o meno hanno reagito alla stessa maniera. Promuovendo una manifestazione sotto il municipio del paesino in cui si è consumata l’aggressione che ha visto finire la donna in ospedale e chiedendo un intervento del sindaco e dei servizi sociali per trovare per i due una soluzione abitativa, denunciando il comportamento razzista dell’aggressore. Anche nel profondo nord, dove sembrano apparentemente regnare i nuovi signori delle ruspe, c’è chi alza la testa e Rifondazione è con loro.

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No ai diktat della Ue ma la manovra non va bene!

NO ai diktat della UE

ma la manovra non va bene!

Noi non contestiamo la manovra del governo perché non rispetta i diktat della UE, come fanno FI o il PD: alle politiche di austerità ci siamo sempre opposti, per cambiare radicalmente l’Europa.
Abbiamo detto NO subito al Fiscal Compact di cui oggi la UE chiede l’attuazione: perché era facile prevedere che quelle politiche avrebbero aumentato povertà e disoccupazione, senza migliorare ed anzi peggiorando i conti pubblici. E’ quello che è avvenuto dal 2011 con l’intensificarsi delle politiche di austerità: la povertà assoluta che nel 2011 colpiva 2 milioni e 600mila persone, oggi ne colpisce oltre 5 milioni, l’occupazione è solo precaria, si sono tagliate pensioni, sanità, scuola, diritti del lavoro.
Le politiche di austerità hanno fallito anche l’obiettivo di migliorare i conti pubblici, perché il taglio degli investimenti e della spesa sociale ha ridotto la crescita del Pil ed ha così aumentato il peso del debito: era il 116% del Pil nel 2011, ora è il 132%.
Da sempre diciamo che è giusto non rispettare i vincoli del Fiscal Compact: su questo il governo non sbaglia, sbaglia la UE.

Ma la manovra non va bene

1. Sono inaccettabili le politiche fiscali. Diciamo NO al condono in un paese che ha 110 miliardi di evasione annua: solo recuperandone 1/3 cambierebbe davvero il paese! Diciamo NO alla Flat Tax. NO a nuove riduzioni delle tasse sui profitti delle imprese: l’ha già fatto Renzi e non è vero che aumentano gli investimenti privati! Ci vuole invece una patrimoniale sulle grandi ricchezze: per reperire risorse per investimenti pubblici.

2. Non c’è nulla per creare lavoro, con diritti e salari dignitosi! Non è vero che si è recuperato il lavoro perso con la crisi: sono solo aumentati i lavori brevissimi, precari e sfruttati.
Ci vuole un piano per la riconversione ecologica dell’economia: per il rischio idrogeologico e sismico, l’efficienza energetica e le rinnovabili, la mobilità sostenibile e il diritto all’abitare. Ci vogliono nuove assunzioni in tutto il settore pubblico: sanità, scuola, cultura, trasporti. Ci vuole la riduzione d’orario, perché l’automazione non produca nuova disoccupazione.

3.Quota 100 è meglio della legge Fornero, ma penalizza precari e donne.
E’ giusto che si intervenga sulle pensioni cambiando una delle leggi peggiori che ci siano mai state. Ma quota 100 non è la promessa abolizione della legge Fornero: nessun precario raggiugerà mai 38 anni di contributi, come non li raggiungono le donne su cui si scarica gran parte del lavoro di cura. E sarebbe gravissimo se si penalizzassero i lavoratori colpiti dalla crisi che hanno usufruito degli ammortizzatori sociali. La legge Fornero va abolita sul serio!

4. E’ giusto che ci sia un reddito garantito, ma che reddito è?
Tante persone in difficoltà aspettano il “reddito di cittadinanza” che è una misura giusta. Ma il modo in cui il governo pensa di realizzarlo lo trasforma in un nuovo strumento di ricatto: per obbligare ad accettare qualsiasi lavoro, anche povero e senza diritti, e magari per dare altri soldi alle imprese!

5. Il governo non ha ripristinato l’articolo 18. Invece ha potenziato i voucher.

Lottiamo per un vero cambiamento!

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14 novembre – Pomeriggio e sera con Karl Marx

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21/22 ottobre Torre Boldone – Castagnata in Rosso

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