| Ferrero scrive a Prodi |
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| Scritto da maurizio colleoni | |
| mercoledì 30 gennaio 2008 | |
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Caro Prodi, un decreto per regolarizzare almeno i migranti che già lavorano in Italia Parallelamente il numero di domande che i datori di lavoro hanno presentato per l'assunzione di lavoratori immigrati eccede di varie centinaia di migliaia la cifra stabilita dal decreto flussi 2007. In questo contesto tutti gli istituti di statistica e tutti i commentatori concordano nel sostenere che in Italia vi siano alcune centinaia di migliaia di immigrati che si trovano - a causa della legge Bossi Fini - a lavorare in condizioni di clandestinità. Per questo, nella speranza che almeno la diversa normativa sui permessi di soggiorno possa essere inserita nelle leggi di conversione dei decreti in via di approvazione dalle Camere, ti propongo di varare un Decreto Legge che permetta una regolarizzazione degli immigrati clandestini che attualmente lavorano in Italia. Non si tratterebbe di nuovi ingressi ma di riconoscere chi già oggi lavora e di portare a legalità questa situazione. Si tratta in pratica di fare quanto ha deciso nei giorni scorsi il governo francese, che prevede in questo modo di regolarizzare alcune centinaia di migliaia di lavoratori clandestini e di ripetere quanto fatto dal governo Berlusconi nel 2002. Nessuna sanatoria o regolarizzazione generalizzata quindi, ma una regolarizzazione di quanti già lavorano nel nostro paese e che solo a causa di una legge sull'immigrazione totalmente irrazionale, sono condannati ad una situazione di irregolarità. Ti propongo questa misura per evitare l'ulteriore imbarbarimento del tessuto sociale del Paese, nella convinzione che la pura riproposizione di provvedimenti varati da governi di destra, come quello Berlusconi e quello Sarkozy ne possa evidenziare il carattere certo non legato a una visione di parte del fenomeno migratorio. Come abbiamo sempre sostenuto, le politiche della sicurezza, per noi, consistono nel perseguire chi delinque e nel lavorare all'integrazione di chi contribuisce alla crescita sociale, civile ed economica del Paese. Con questo atto daremo forza e cogenza a questa prospettiva. Paolo Ferrero, Ministro della Solidarietà Sociale
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