Torino, la due giorni della conferenza dei lavoratori e delle lavoratrici PDF Stampa E-mail
Scritto da maurizio colleoni   
giovedě 04 febbraio 2010

Prc, «uscire dalla prigionia della sconfitta e unificare le lotte»conferenzalavoratori


Cosa unisce Gianni Alasia, personaggio politico del Piemonte, militante e dirigente storico prima del partito comunista italiano e poi di Rifondazione, a Amadou operaio di una azienda di Bergamo che dopo una lotta di alcuni mesi è stato il rappresentante sindacale che ha riportato il maggior numero di voti? Lo stesso legame che mette insieme l'amaro della sconfitta con il posto della speranza. Alasia, che nel 1955 contribuì a mettere in piedi in Fiat un sindacato azzerato dalla repressione e dai passi falsi, e Amadou, che non si lamenta più della sua valigia di stracci, che ha cominciato a riempire di diritti concreti.

Chiudendo i lavori della conferenza dei lavoratori e delle lavoratrici che si è tenuta sabato e domenica a Torino, il segretario del Prc Paolo Ferrero ha insistito molto su questo legame. Gianni Alasia e Amadou, due snodi un percorso, che poi è il percorso della ripartenza, «fuori da quel sentimento di sconfitta che da una parte ci impedisce una attenta valutazione degli errori e dall'altra ci impedisce di vedere gli orizzonti possibili». In breve, «non rimanere prigionieri della sconfitta». La fase, del resto, non è di quelle in cui "star fermi" rappresenti una virtù. Da una parte si avvicina uno dei più grandi deficit occupazionali della storia d'Italia, dall'altra il progetto politico del centrodestra al governo pensa di usarlo come grimaldello per "chiudere i conti" con decenni di conquiste del movimento operaio. "Non un euro per la crisi", è lo slogan dell'esecutivo guidato da Berlusconi. Di fronte a ciò, se da una parte l'esperienza delle Brigate della Solidarietà ha permesso al Prc una visibilità nelle lotte, dall'altra non si può pensare che l'impegno si fermi lì. Il punto politico rimane tutto, sottolinea Ferrero, e interseca sia il ragionamento sulla scadenza elettorale che il rapporto con il sindacato e «lo sforzo del Prc di passare dal sostegno alle lotte alla costruzione di un progetto che individui il modello di uscita dalla crisi». Un' "uscita a sinistra", riempita dei contenuti che sono arrivati con molta nettezza dai lavori dei vari gruppi nel corso della conferenza: ruolo pubblico nell'economia, sviluppo sostenibile ed ecocompatibile, difesa dei beni comuni, welfare garantito, lotta "senza se e senza ma" alla precarietà. Per quanto riguarda la scadenza elettorale delle regionali e la strategia delle alleanze, per Ferrero la barra a dritta è «l'utilità del voto al Prc». Quindi, se non c'è condivisione del progetto politico non ci sarà alcun accordo che vada oltre il semplice accordo elettorale, il cui obiettivo è solo quello di tenere la destra fuori del governo delle amministrazioni locali. Accordo pieno, invece, in caso di condivisione del progetto. A Gian Paolo Patta, portavoce di Lavoro e Solidarietà, che era intervenuto lamentando difficoltà nella messa in pratica del progetto della Federazione della Sinistra, in relazione al fatto che «i compagni di base non dimostrano una adeguata maturità nei sentimenti», Ferrero ha risposto sottolineando che la Federazione non è un partito «sta in piedi per ciò che la unisce». E quindi non vale parlare delle differenze come elementi di impedimento allo svolgimento del percorso. Dentro le argomentazioni sollevate da Patta c'è molto delle polemiche sullo scontro all'interno della Cgil tra primo documento, sostenuto dall'area Lavoro e Società, da cui viene Patta, e secondo documento, sostenuto dalla Fiom, cui vanno le simpatie di molti compagni del Prc. Per Ferrero, Rifondazione comunista non si schiera con l'una o l'altra mozione, ma non può fare a meno di giudicare negativamente una Cgil che da una parte dice no all'accordo separato e, dall'altra, non si dà una strategia conseguente. «Più che a un sindacato per i lavoratori, Rifondazione pensa a un sindacato dei lavoratori», ha concluso Ferrero.
Tra gli altri, nel secondo giorno della conferenza sono intervenuti Claudio Bellotti, che ha messo in evidenza l'urgenza di intrecciare il sostegno alle lotte con il merito delle vertenze denunciando al tempo stesso il «malessere rispetto al distacco tra le stesse e le sedi di discussione del Prc»; Frabrizio Tommaselli, portavoce nazionale del sindacato Sdl, che ha giudicato come una «risposta adeguata» la rivendicazione del salario sociale ed invitato il Prc a pensare a un «diverso rapporto con il sindacato». «La proposta Fiom sulla legge sulla democrazia sindacale - ha concluso - non ci piace».
Negli interventi dei lavoratori e dei rappresentanti sindadcali il leit motiv è stata ovviamente la crisi. Crisi che sta andando oltre lo schiacciamento dei diritti, affonda le sue tenaglie nella dignità delle persone, come nel caso dei migranti, e arriva a disegnare un orizzonte economico del tutto desertificato, come ha ben spiegato Pietro Passarino, della Fiom di Torino, a proposito della Fiat.
La conferenza ha concluso i suoi lavori ascoltando i vari report dei gruppi su welfare, referendum, politica economica, esperienze di lotta.

 Fonte: Fabio Sebastiani su "Liberazione"

 
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