| Le proposte del PRC-SE per la TenarisDalmine |
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| Scritto da maurizio colleoni | |
| domenica 29 novembre 2009 | |
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Assemblea pubblica Giovedì 3 dicembre, ore 20’30, c/o Centro culturale, Viale Bettelli, Dalmine
Documento a cura di Rifondazione Comunista – Dipartimento Nord Prc-Se, Federazione di Bergamo Prc-Se, Comitato regionale Prc-Se Tenaris è il maggior produttore e fornitore a livello globale di tubi e servizi per l'esplorazione e la produzione di petrolio e gas.
Si tratta di una Holding Multinazionale che ha la sede sociale in Lussemburgo e gli impianti di produzione sono dislocati in Argentina, Brasile, Canada, Colombia, Italia, Giappone, Messico, Romania, Stati Uniti e Venezuela.
E’ posseduta al 60.4% dalla finanziaria della famiglia Rocca la Rocca & Partners S.A., che ha sede nelle Isole Vergini Britanniche e controlla interamente la società con sede nelle Antille Olandesi San Faustin N.V.
Il 28 settembre presso l'Unione Industriale di Bergamo la direzione aziendale di Tenaris Italia ha presentato il piano industriale 2010- 2011. Questo piano oltre a prevedere un piano di investimenti, è volto ad una serie di scelte industriali e organizzative che, in un quadro di mercato in flessione, prevedono pesanti ricadute occupazionali su tutti i siti produttivi.
Il piano prevede in sintesi:
Sui livelli occupazionali gli effetti di tale piano aziendale determinano allo stato attuale una riduzione complessiva di 1024 unità lavorative su 2814 attualmente in forza. In realtà non è possibile parlare di Piano Industriale in quanto l’unica finalità evidente e coerentemente perseguita è la riduzione dei livelli occupazionali.
Quindi, più che di Piano Industriale, sarebbe più propriamente corretto parlare di piano di ristrutturazione e risparmio sul costo del lavoro portando parimenti la capacità produttiva all’80% (o forse anche al 50%) di quella attuale.
In occasione di un incontro con le RSU della Tenaris Dalmine è stato fatto il punto della situazione approfondendo gli aspetti del Piano Industriale presentato, delle ricadute occupazionali e delle prospettive di intervento.
Questa riduzione occupazionale sembra essere dovuta essenzialmente e tre ordini di motivi:
1) la riduzione degli ordinativi;
2) l’elevato costo del lavoro rispetto ad altri paesi, come la Cina;
3) la concorrenza esercitata da altri paesi come la Cina che possono contare su un basso costo del lavoro e su politiche di sostegno fiscale da parte del proprio Governo.
La risposta complessiva che come Rifondazione Comunista riteniamo si debba mettere in campo è articolata su più punti e costituisce il criterio di orientamento per l’intervento del Partito sulla questione della crisi Tenaris:
1) il PRC ritiene inaccettabile il Piano proposto da Tenaris tutto giocato sulla riduzione occupazionale: per il PRC, al contrario, non si deve perdere un solo posto di lavoro;
2) la difesa dei livelli occupazionali è giustificata anche dal fatto che tra qualche anno la situazione della domanda mondiale potrebbe cambiare e di conseguenza potrebbero tornare ad aumentare anche i volumi produttivi di Tenaris: l’azienda questo lo sa bene, ma scientificamente ha deciso di disfarsi di una larga fetta di forza lavoro ordinaria per poi magari sostituirla nei prossimi anni con lavoratori interinali in caso di ripresa produttiva producendo una ulteriore precarizzazione dei rapporti di lavoro;
3) già attualmente in Tenaris si registra una significativa frammentazione e differenziazione della forza lavoro attraverso il sistema delle ditte in appalto che operano all’interno dello stabilimento di Dalmine e che occupano da un minimo di 400 ad un massimo di 1.500 dipendenti nei momenti di massima manutenzione degli impianti: su questo aspetto di rende necessaria una maggior omogeneità di trattamento e di tutele tra lavoratori che operano nello stesso sito produttivo;
4) il costo del lavoro non costituisce la maggior voce di costo per Tenaris; anzi, questa copre la massimo il 20% dei costi complessivi. Il restante 80% è determinato dai costi energetici e di approvvigionamento di materie prime. Su questi aspetti il settore pubblico deve tornare ad esercitare una seria politica industriale;
5) dal punto di vista dei costi energetici non dovrebbero esserci particolari problemi in quanto la centrale è stata realizzata proprio per soddisfare il fabbisogno energetico dello stabilimento. Da una pubblicazione dell’azienda si legge che: “La centrale, la cui potenza è di 120 megawatt elettrici, (…) sarà in grado di produrre annualmente circa 900 gigawatt/ora, il 70% dei quali verranno utilizzati per il fabbisogno energetico di Tenaris Dalmine ed il restante 30% venduto sul libero mercato dell’energia.”. Tenaris, quindi, di energia ne ha da vendere. Va ricordato che l’autorizzazione è avvenuta proprio per un impianto di autoriduzione, cioè destinato a soddisfare esigenze industriali e non di mercato: il Ministero dell’Ambiente, infatti, durante la procedura di autorizzazione, in data 22 gennaio 2004, ha emesso un decreto di “Giudizio positivo circa la compatibilità ambientale del progetto relativo alla realizzazione Centrale termoelettrica di Autoproduzione a Ciclo Combinato da 120 MWe da ubicarsi nello Stabilimento della Dalmine S.p.A. in comune di Dalmine (BG) , della Società Dalmine Tenaris Group S.p.A.”
6) dal punto di vista delle norma antidumping, la Commissione delle Comunità Europee in data 7.9.2009 - COM(2009) 463 definitivo – ha presentato una Proposta di REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO che istituisce un dazio antidumping definitivo e dispone la riscossione definitiva del dazio provvisorio istituito sulle importazioni di determinati tubi senza saldatura, di ferro o di acciaio, originari della Repubblica popolare cinese.
Secondo tale proposta di Regolamento “È istituito un dazio antidumping definitivo sulle importazioni di determinati tubi senza saldature, di ferro o di acciaio, di sezione circolare, con un diametro esterno non superiore a 406,4 mm e un valore equivalente di carbonio (Carbon Equivalent Value, CEV) non superiore a 0,86 secondo la formula e analisi chimica dell'Istituto internazionale della saldatura (International Institute of Welding, IIW)”. Il diametro dei tubi Tenaris (426 mm) non rientra nella protezione di detto Regolamento. Per questo motivo è necessario che il Governo intervenga in sede europea al fine di tutelare con misure antidumping anche i prodotti dell’industria italiana.
7) dal punto di vista delle forniture, poiché Tenaris opera nella realizzazione di prodotti per l’industria petrolifera, industria chimica e petrolchimica, produzione e trasporto di energia e calore, va rilevato che in questo settore operano società partecipate dal settore pubblico (ENI, ENEL, ex municipalizzate) impegnate in significativi investimenti nei prossimi anni che renderanno necessarie forniture di tubi e prodotti per questi settori industriali che il settore pubblico potrebbe orientare a favore dell’industria presente in Italia.
Per un approfondimento delle problematiche e delle proposte summenzionate proponiamo un incontro pubblico per giovedì 3 dicembre, ore 20,30, c/o centro culturale Viale Betelli, Dalmine a cui sono invitati lavoratori, Rsu, organizzazioni sindacali e tutti i cittadini interessati |
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| Ultimo aggiornamento ( domenica 29 novembre 2009 ) |
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