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Comunicato GC – Presidio per la Siria

Bergamo, 23/12/2016

Ieri abbiamo assistito al presidio per la Siria convocato dal Tavolo della Pace Bergamo e dal Comune di Bergamo. Un presidio molto breve in cui ha avuto spazio solo il Sindaco Gori (Pd) che ha letto il comunicato ufficiale con cui è stato chiamato il presidio e 3 esponenti di due associazioni (“Support Syria Children” e “Insieme per mano Onlus”) che hanno riportato le loro testimonianze sulla loro esperienza in Siria.
Durante il breve intervento Gori ha paragonato Aleppo a Sarajevo distrutte dalla guerra, un ottimo paragone in effetti, visto che entrambe le città (ed i Paesi) sono stati distrutti a seguito di guerre scoppiate sull’onda del fondamentalismo politico e religioso, in cui le responsabilità dei paesi occidentali sono tante quante quelle di oggi in Siria e ad Aleppo. Ma tutto questo Gori ovviamente si è guardato bene dal sottolinearlo.
Nel comunicato di convocazione e nel presidio stesso, non ha trovato spazio alcuna richiesta e-o proposta sostanziale e concreta che possa portare ad un miglioramento delle situazione in Siria ma solo una richiesta alle alte istituzioni di intervenire per una tregua e la realizzazione di canali umanitari: richieste blande e tardive che non sono certo ciò che è necessario per costruire davvero una pace seria e duratura; lasciando l’impressione di un presidio convocato più come vetrina per le istituzioni e per la cittadinanza di Bergamo.
Da evidenziare, inoltre, la presenza in piazza di due o tre bandiere simbolo dei “ribelli” siriani (le FSA), quantomeno di dubbio gusto ad un presidio per la pace, visto che queste ultime – finanziate da USA e paesi europei e Arabia Saudita – si sono spesso rese colpevoli di alcune delle peggiori nefandezze della guerra, denunciate persino da Human Watch Right (tutt’altro che un osservatorio filo-governativo).
IL NOSTRO COMUNICATO SULLA QUESTIONE SIRIANA.
“Dopo oltre 5 anni sembra, forse, intravedersi la fine del devastante conflitto che ha messo in ginocchio la Siria, visto morire migliaia di civili e distrutto un immenso patrimonio artistico millenario.Se è vero che la guerra è sempre un orrore ed errore, è altrettanto vero che le parti in causa non sono tutte uguali, saper distinguere aggrediti ed aggressore è importante. Anzitutto ci sono delle responsabilità chiare e definite, che dividono chi, aldilà delle diverse motivazioni, il fondamentalismo e l’isis li ha combattuti (e li combatte) e chi invece li ha armati, finanziati e sostenuti.
Tra i primi ci sono le forze curde (PKK, YPJ, YPG), le forze internazionaliste a loro unitesi, il governo Siriano, la Russia e le forze dei comunisti siriani e libanesi. Dall’altro lato troviamo chi, come USA, Turchia e Arabia Saudita li hanno sostenuti attraverso finanziamenti, campi di addestramento e la vendita di armi.
Tutto ciò è innegabile, dallo stesso governo USA ne è venuta la conferma quando, in seguito all’inizio delle attività militari russe in Siria (agosto-sett 2015), arrivarono lamentele secondo cui le forze russe bombardavano i “ribelli” addestrati dalla CIA.
L’US PEACE COUNCIL, insieme ad altri coraggiosi ma solitari giornalisti, tra cui Fulvio Scaglione (ex-direttore Fam.Cristiana) e EVA BARLETT, hanno denunciato le menzogne della propaganda governativa USA e alleata su ciò che avviene in Siria che definisce come “guerra civile” quella che in realtà è una lotta del popolo siriano contro milizie mercenarie fondamentaliste (Wahabite, Jihadiste…), che chiamano “ribelli” i fondamentalisti e denunciano violenze e massacri senza però mai darne prova se non attraverso ONG quantomeno di dubbia credibilità.
Oggi si parla della necessità di una tregua, che però non è mai stata chiesta durante i precedenti 4 anni di conflitto durante i quali i bombardamenti di USA, Francia e Giordania sulla Siria si sono rivelati inutili e l’IS avanzava ovunque tranne dove incontrava la resistenza curda. Chiedere ad oggi una tregua serve solo a dare possibilità ai fondamentalisti di riorganizzarsi e rilanciare il conflitto, portando altra violenza in Siria.
Se vogliamo davvero la pace dobbiamo avere il coraggio di chiedere al governo, al PD,
- di smetterla di fare affari con l’Arabia Saudita, oltretutto in maniera illegale (perché la legge 185 del 90 vieta l’esportazione di armi non solo ai paesi sotto embargo ma anche a quelli impegnati in una guerra e le cui politiche vanno contro l’articolo 11 della nostra Costituzione),
- di tagliare le spese militari (che per il 2017 saranno di 23,4mld – 26mln al giorno),
- di opporsi ai finanziamenti UE alla Turchia (3mld)
- chiedere che il PKK venga rimosso dall’elenco delle organizzazioni terroristiche
- di uscire dalla NATO, l’organizzazione principale responsabile delle guerre dagli anni ’90 ad oggi, in Europa e nel mondo.
Lottare per la pace è difficile e richiede coraggio, lo slogan “Né con gli uni né con gli altri” altrimenti è, solo nel migliore dei casi, una scusa per lavarsi la coscienza e sentirsi a posto con se stessi; nel peggiore rappresenta la precisa volontà di stare dalla parte del più forte a scapito del più debole, mentre le guerre proseguono e la situazione globale peggiora.
Noi sappiamo da che parte stare, ed è la parte della solidarietà internazionalista, dell’autodeterminazione popolare, a fianco e a sostegno di chi lotta per la pace, la giustizia sociale e la libertà dei popoli.
Contro ogni guerra, contro ogni imperialismo e fondamentalismo,
Socialismo o Barbarie, l’unica alternativa oggi più che mai.
Giovani Comuniste-i Bergamo.”

 

Incontro di approfondimento: “La Libia, il movimento pacifista e le guerra per il saccheggio del petrolio”


Sabato 16 Aprile, ore 15.00 Sede di Rifondazione Comunista – Via Borgo Palazzo 84/G Bergamo

Intervengono: Fabrizio Eva (docente di geografia politica), Roberto Giudici (FIOM Milano), Francesco Macario (Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra Bergamo)

Perché fino ad ora il movimento per la pace fatica a prendere voce di fronte alla guerra contro la Libia? Perché la “storia” raccontata dai mass media occidentali, di un intervento militare in Libia per difendere il diritti di un popolo che chiede democrazia e liberta, è risultata cosi efficace? Perchè il governo italiano strumentalizzando l’emergenza rinchiude i profughi in nuovi campi di detenzione?

Sia chiaro, non abbiamo alcuna simpatia per il regime dispotico di Gheddafi contrariamente a quanto dimostrato nei mesi scorsi dal governo italiano. Ma con altrettanta forza diciamo che l’intervento militare in Libia è un atto criminale. Ancora una volta si parla di protezione della popolazione civile, di imposizione della libertà e della democrazia attraverso i bombardamenti, proprio come nel caso delle due guerre disastrose in Iraq e in Afghanistan. Menzogne per mascherare una strategia di potenza e di affermazione degli interessi economici delle superpotenze mondiali!

Agli Stati Uniti, all’Unione Europea, alle potenze coloniali non interessa nulla del popolo libico così come degli altri popoli, per esempio di quello palestinese lasciato da sempre in balia delle aggressioni israeliane. La nuova guerra in corso ha come unico obbiettivo il controllo del petrolio e delle risorse energetiche.

Gli effetti drammatici di questa guerra sono immediatamente visibili, da una parte nuove distruzioni e morti, dall’altra nuovi flussi di profughi alla ricerca di pace e libertà. Il governo italiano non si è attrezzato per dare alcuna accoglienza ma, con la solita scusa dell’emergenza, sta rinchiudendo persone che fuggono da guerre e povertà in vere e proprie prigioni, che causano disagi e sofferenze e inaspriscono la tensione e il razzismo.

A fronte della nuova guerra che è iniziata a cui partecipa attivamente l’Italia, in contrasto con lo spirito della nostra Costituzione, bisogna tornare a scendere in piazza, a fare controinformazione, a mobilitarsi. Contro le politiche di detenzione ai danni dei profughi arrivati dal Magherb dobbiamo avviare una campagna di solidarietà attiva e accoglienza.

A tutti quanti condividono questo impegno, la proposta è quella di incontrarci per discutere ed approfondire la complicata situazione del conflitto in Libia e le strategie del movimento pacifista e antirazzista.

Giovani Comunisti
Movimento Studentesco

Per informazioni e adesioni: 349.5120487 (Giudi)

Stefano GALIENI: RIFONDAZIONE CON I LAMPEDUSANI CONTRO I GOVERNI DELLE BOMBE

I DIRITTI UMANI NON SI DIFENDONO CON LA GUERRA!

Siamo convinti che si debba mobilitare ogni risorsa politica disponibile a sostegno di chi si batte per la libertà e la democrazia contro i regimi dittatoriali. Ma una cosa è difendere i diritti umani, un’altra cosa è bombardare e scatenare una guerra così come si sta facendo in Libia.

La guerra non è mai un mezzo utilizzabile per difendere i diritti umani: ha sempre come unico risultato quello di produrre distruzione ed un’escalation della violenza.
Per questo chiediamo l’immediato cessate il fuoco, la fine della violenza contro i civili, nonché la promozione di un negoziato a tutti i livelli per trovare una soluzione pacifica e sostenibile.

Art. 11 della Costituzione: “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

SABATO 26 MARZO, IN OCCASIONE DELLA GIORNATA NAZIONALE PER L’ACQUA PUBBLICA E CONTRO IL NUCLEARE MANIFESTIAMO INSIEME CONTRO LA GUERRA

SABATO 26 MARZO, ORE 15, PIAZZA VITTORIO VENETO, BERGAMO

Prime adesioni: Arci, Donne in Nero, gruppo Emergency Bergamo, Tavola della pace-Circolo Peppino Impastato Valbrembana, Fiom-Cgil Bergamo, Ife Colletivo di Bergamo, Gruppo Sconfinate, Collettivo di Alzano Lombardo, Alternativa San Paolo d’Argon, Federazione della Sinistra (Prc, Pdci, Socialismo 2000 Lavoro e Solidarietà), Sinistra Ecologia Libertà

EZIO LOCATELLI (FDS): CONTRO LA GUERRA IN LIBIA MOBILITIAMOCI ANCHE A BERGAMO

Ezio Locatelli, portavoce provinciale della Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Socialismo 2000, Lavoro e Società) ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Facciamo appello a tutte le forze pacifiste, a quanti hanno a cuore il ripudio della guerra sancito dalla nostra Costituzione per costruire insieme un percorso di mobilitazione contro la nuova guerra scatenata contro la Libia. La proposta che lanciamo è di una prima mobilitazione per sabato pomeriggio 26 marzo, ore 15, a Bergamo in piazza Vittorio Veneto.

Sia chiaro, non abbiamo alcuna simpatia per il regime dispotico di Gheddafi contrariamente a quanto dimostrato nei mesi scorsi dal governo italiano. Ma con altrettanta forza diciamo che l’intervento militare in Libia è un atto criminale. Ancora una volta si parla di protezione della popolazione civile, di imposizione della libertà e della democrazia a suon di bombardamenti, proprio come nel caso delle due guerre disastrose in Iraq e in Afghanistan. Menzogne allo stato puro per mascherare una strategia di potenza e di affermazione degli interessi economici di un ristretto club di superpotenze mondiali !

Agli Stati Uniti, all’Unione Europea, alle potenze coloniali non interessa nulla di nulla del popolo libico così come di altri popoli, per esempio di quello palestinese lasciato da sempre in balia delle aggressioni israeliane. La nuova guerra in corso, destinata a perpetrare distruzioni e morti, ha come obbiettivo di porre sotto controllo un’area del Mediterraneo ricca di petrolio e di risorse energetiche.

A fronte della nuova guerra che è iniziata a cui partecipa attivamente l’Italia in contrasto con lo spirito della nostra Costituzione bisogna tornare a scendere in piazza, a fare controinformazione, a mobilitarsi. A tutti quanti condividono l’impegno contro la guerra e la proposta di una prima mobilitazione per sabato prossimo, proponiamo un incontro all’Arci di Bergamo, in Via Quarenghi, 34 per giovedì 24 marzo alle ore 17”.

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