Torre Boldone, minacce contro Saverio Ferrari

Ieri sera si è svolto l’incontro da noi organizzato con Saverio Ferrari nella sezione del PRC di Torre Boldone.

Una serata di formazione importante, come ce ne dovrebbero essere molte, molte di più, sia per i militanti antifascisti sia per il pubblico più distante dal dibattito politico.
Ringraziamo davvero Saverio per la disponibilità e per la precisione storica e politica con cui ha esposto la situazione attuale, non mancando di chiarire, soprattutto ai più giovani, il processo storico che fin dal secondo dopoguerra, passando attraverso gli “anni di piombo” a portato alla nascita dei gruppi neofascisti e neonazisti nella nostra Penisola.

Ps.
Nella notte precendente all’incontro, qualche vile quanto infame fascista ha imbrattato un muro poco distante dalla sezione del PRC con una scritta di minaccia a Saverio. A lui tutta la nostra solidarietà e la nostra stima per il prezioso lavoro che da anni porta avanti.
Ai fascisti il nostro odio e il nostro disprezzo.
Si sapeva sia l’ora che il luogo dell’iniziativa, il/i “cuor di leone” poteva/no presentarsi tranquillamente ma sappiamo bene che per i fascisti la vigliaccheria è tratto distintivo a meno di non trovarsi dietro lo schermo di un computer oppure ben protetti da numerosi cordoni di polizia.
Ce ne faremo una ragione, noi in strada, nelle piazze, nei cortei, alle iniziative ci siamo e ci saremo sempre, alla luce del sole, testa alta e bandiere rosse al vento.

Antifascisti sempre.

I/le Giovani Comunisti/e di Bergamo.

DONNE, DISUGUAGLIANZE ED EMANCIPAZIONE NEL 2017

 

 

Il 6 di maggio avrà luogo la prima di 4 iniziative (QUI l’evento FB) che, come giovani comunisti/e abbiamo deciso di proporre per provare a stimolare e approfondire su un tema, quello della parità di genere, che troppo spesso viene messo da parte per poi tirarlo fuori a scadenza annuale con solfe trite e ritrite, ipocrite e vuote, l’8 marzo e il 25 novembre (rispettivamente la Giornata Internazionale della donna e la Giornata contro la violenza sulle donne). Condividiamo qui una nostra riflessione sulla quella che è condizione della donna, tra oppressione e emancipazione, in Italia e nel mondo oggi, e vi invitiamo a partecipare attivamente alle iniziative, per poterne discutere assieme perchè l’oppressione di genere è un problema di tutti e attraverso la liberazione della donna, dal patriarcato e dal capitalismo, passa anche la liberazione della società tutta.

Ad una prima, superficiale, osservazione sembrerebbe che oggi, in Italia, la questione di genere, cioè della parità di diritti tra uomo e donna, sia cosa superata dalla ormai raggiunta uguaglianza. Purtroppo basta una rapida ricerca in tutti i contesti quotidiani,  dal lavoro, all’ambito domestico, al diritto di controllo sul proprio corpo, per rendersi conto che ancora oggi le donne sono vittime di gravi ed inaccettabili discriminazioni, in Italia come in tutto il mondo.
La violenza sulle donne non è solamente fisica, ma assume molte sfumature.

Può essere medica, se si pensa che in questi ultimi anni negli ospedali italiani il numero dei medici e paramedici obiettori è aumentato costantemente: oggi, in Italia, 7 ginecologi su 10 si oppongono alla legge 194 approvata nel 1978.
Questo comporta che su 94 ospedali con un reparto di ostetricia e ginecologia, solo 62 (cioè il 65,5%) effettuano interruzioni volontarie di gravidanza.
La drammatica situazione non è di certo migliore in Spagna e in Irlanda, dove il diritto all’aborto è spesso sotto attacco e troppo spesso impedito.
Non va meglio con i consultori, che in questi ultimi anni sono stati chiusi per mancanza di fondi e personale medico ginecologo ed ostetrico, o semplicemente ridotti a meri ambulatori a vantaggio dell’apertura di quelli privati prevalentemente cattolici. Tutto ciò mentre è in forte ripresa il drammatico fenomeno degli aborti clandestini( in Italia sono circa 20.000, 70.000 se si sommano quelli “mascherati”) rischiosi per le donne e vantaggiosi per le strutture che li praticano con la logica del massimo profitto e dell’assoluta noncuranza sanitaria.

La violenza sulle donne si manifesta anche nell’ambito lavorativo: dai colloqui, dove il mobbing per maternità colpisce mezzo milione di lavoratrici ogni anno, agli stipendi che vedono la paga per le donne, a parità di ruolo, essere più bassa del 10,9% rispetto a quella dei colleghi uomini, senza dimenticare le quotidiane molestie fisiche e verbali sul posto di lavoro.

Ma, con un preoccupante incremento in questi ultimi anni, la violenza sulla donna è ad oggi fisica. Nel 2015 il 35% delle donne nel mondo ha subito una violenza e la matrice può essere rintracciata ancora oggi nella disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne. In Italia 6 milioni e 788 mila donne hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, mentre il 62,7% degli stupri viene commesso da un partner attuale o precedente.

Anche i dati relativi ai femminicidi sono allarmanti: dal 2006 al 2016 le donne uccise in Italia sono state 1.740 , di queste il 71,95 in famiglia, il 67,6% all’interno della coppia e il 26,5% per mano di un ex compagno o marito.  Nonostante la crescita di questi dati allarmanti, è ancora molto frequente ricercare la colpa della violenza nella donna stessa, troppo volte incolpata di essersela cercata, a testimonianza del fatto di come la sua indipendenza ancora oggi non sia accettata agli occhi del mondo.

Proprio per questo non dobbiamo più accontentarci di parlarne solo in vicinanza del  25 novembre e dell’8 marzo, giornate in cui i temi della violenza sulle donne e della disparità di genere vengono sfruttati mediaticamente e politicamente, senza essere realmente approfonditi e per poi essere dimenticati nel giro di pochi giorni.  Non dobbiamo più accontentarci perché a giudicare dal sempre più ristretto diritto all’aborto, dai drastici tagli ai consultori, dalla differenza salariale tra uomo e donna e dalla mancanza di tutele per chi subisce violenze, è chiaro che il problema non è più solo  ignorato ma è destinato a peggiorare, soprattutto per le donne in maggiore difficoltà economiche e sociali, motivo, questo, per cui non si può separare la questione di genere dalla questione di classe.

Una società alternativa è più che possibile, come dimostra la parità e l’uguaglianza di genere del confederalismo democratico di cui ha parlato e scritto Ocalan e di cui si hanno esempi nelle comunità curde che ad oggi sono impegnate nella lotta contro il governo turco e contro l’Isis; o come dimostra Cuba , dove le donne non solo sono pari agli uomini ma spesso svolgono ruoli di prima importanza all’interno della società stessa e della politica.

Dalla manifestazione del 26 novembre scorso “Non una di meno”, alla quale hanno partecipato nelle varie piazze d’Italia migliaia di donne e di uomini, è nato un percorso tematico politico ed organizzativo che ha dato vita ad una nuova e fresca volontà di conquista dei diritti delle donne, sfociato in un 8 marzo vissuto all’insegna della lotta e non più solo della festa, che speriamo possa portare a concreti miglioramenti nella condizione della donna nella società che, di conseguenza, siamo sicuri, renderebbero migliore la società stessa.

Oggi più che mai è necessario affrontare in modo più approfondito e sincero le condizioni sociali delle donne in Italia e nel resto del mondo, analizzando e risolvendo quelle problematiche che per molti anni non solo sono state messe in secondo piano, ma spesse volte sono state volontariamente manipolate in nome di un controllo sulle opportunità, sul corpo e sui diritti delle donne stesse.
Superare le enormi disuguaglianze provocate dalla tradizionale visione dei ruoli di genere all’interno della società non significa solamente essere in grado di informarsi, ma anche saper fornire gli strumenti e le argomentazioni necessarie per creare coscienza collettiva contro una discriminazione ancora oggi affrontata superficialmente.
Siamo consapevoli che l’organizzazione di dibattiti pubblici o di presentazioni di libri sul tema siano in realtà piccoli passi, ma siamo altrettanto convinti che il primo fattore a generare disuguaglianza sia l’ignoranza, nel senso stretto di non conoscenza del problema, e creare occasioni di approfondimento è sicuramente un buon inizio. D’altronde, come diceva Rosa Luxemburg “Chi non si muove non può rendersi conto delle proprie catene”, e anche la presentazione di un libro può essere un buon incentivo per iniziare a muoversi e reagire.

- Le Iniziative -

1) Incontro con Antonella Selva autrice della graphic novel “Femministe.Una storia di oggi” il sabato 06 maggio, ore 17.30 presso Libreria “@Incrocio Quarenghi” (via Quarenghi 32, BG)
EVENTO FB: https://www.facebook.com/events/1170180196417480/

2) Incontro con l’ Associazione fiordiloto contro la violenza sulle donne presso lo “spazio Polaresco” – mercoledì 24 maggio dalle ore 19 alle 21
EVENTO FB: https://www.facebook.com/events/779526512210992/

3) Incontro con Ezel, Compagna curda, sull’esperienza ed il ruolo delle donne nella rivoluzione in Rojava, – sabato 3 giugno ore 18 – presso la sede di Rifondazione Comunista – Circolo Città di Bergamo “Lidia Pelliccioli” (via Borgo Palazzo 84/G)

4) Incontro e discussione con Paola Guazzo , autrice di “Orgoglio e Pregiudizio, Le lesbiche in Italia nel 2010″ il sabato 10 giugno, ore 17.30, presso Libreria “Incrocio Quarenghi” (via Quarenghi 32, BG)

10 Febbraio, NOI RICORDIAMO TUTTO.

La “giornata del Ricordo” (istituita con la legge 30 marzo 2004 n. 92) è un regalo ai fascisti, una sorta di “Giorno della Memoria” su misura per fare da contraltare al “27 gennaio” giornata dedicata alle vittime del nazifascismo, un abile tentativo di revisionismo storico per equiparare le vittime ai carnefici, per considerare uguali le vittime partigiane e quelle fasciste.

Pura propaganda, appunto, che si dissolve davanti ad un accurato lavoro di ricostruzione storica, portato avanti da diversi studiosi, italiani e jugoslavi, nell’arco di anni di ricerche, studi e documentazioni che hanno dimostrato come non sia esistito alcun massacro di “innocenti italiani” ad opera dei Comunisti jugoslavi, anzi, molti erano i partigiani Italiani che hanno combattuto contro l’occupante fascista, al fianco dei fratelli e Compagni Jugoslavi.

“La vicenda delle foibe” è una costruzione tutta mass mediatica, manipolata e gonfiata a sproposito dalla propaganda fascista per tentare di equiparare le vittime (antifascisti, libertari, comunisti, slavi ed italiani) ai carnefici fascisti (anch’essi sia slavi che italiani). L’unica pulizia etnica in quelle terre fu portata avanti dai fascisti nei vent’anni di oppressione politica,etnica e culturale delle minoranze slave. Durante la guerra di Liberazione non ci fu nessuna guerra nè “etnica” nè “nazionalista”, vi fu una guerra come quella Italiana, che contrapposte gli antifascisti, (qui jugoslavi ed italiani fianco a fianco) alle forze fasciste (slave ed italiane.) Volete la giornata del ricordo?
Ebbene, noi ricordiamo TUTTO.

QUI un po’ di pagine FB e siti utili per approfondire:
70 Resistenza e Liberazione – Kosmosdoc.org – Idmis
La Nuova Alabarda
Dieci Febbraio
Crimini italiani perpetrati nei confronti degli sloveni
Mostra “Testa per dente” crimini fascisti in Jugoslavia 1941/1945
Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ONLUS
Partigiani jugoslavi nella Resistenza italiana

SITI:
http://www.diecifebbraio.info/
http://www.nuovaalabarda.org/dossier.php
http://www.campifascisti.it/
http://www.wumingfoundation.com/giap/?s=foibe
http://www.ecommerce.kappavu.it/chi-siamo

Smrt fašizmu, sloboda narodu! Morte al fascismo, libertà al popolo!

Il Giorno della Memoria corta.

Non possiamo dimenticare, non dobbiamo dimenticare.
Il Giorno della Memoria ha questa, precisa, funzione: sono passati più di 70 anni da quel 27 gennaio 1945, quando l’Armata Rossa liberava Auschwitz, rivelando al mondo l’orrore della barbarie nazifascista. Oggi più che mai, in un mondo in cui neofascismi e movimenti xenofobi crescono sulla paura e sull’odio di chi è diverso, fomentando una terribile guerra fra poveri, chiunque abbia davvero a cuore la costruzione di un futuro di pace, tolleranza, democrazia, ha il dovere della memoria. Che sia però una memoria completa, comprensiva di tutte le atrocità commesse ieri ed oggi, e non la memoria selettiva di cui si sono mostrati dotati i governanti dell’occidente “democratico”.
Ricordiamo quindi tutte le vittime della follia nazifascista, non solo una parte come troppo spesso accade, ma tutti i milioni di esseri umani uccisi nei campi di concentramento e nella guerra al mostro nazista, a partire dai 23 milioni (tra civili e militari) di sovietici, un tributo di sangue enorme che l’URSS ha pagato per la libertà di tutta l’Europa.
Ricordiamo le milioni di vittime morte nei campi di sterminio nazifascisti, tra oppositori politici (antifascisti, comunisti e anarchici) i disabili, i testimoni di geova, gli omosessuali e le lesbiche, i rom e i sinti, gli slavi, gli ebrei.

Il ricordo non deve però ridursi a mero cerimoniale, vuoto e spento.
Ricordare le tragedie di ieri non basta, ancora più importante è saper riconoscere e combattere le atrocità, i genocidi e i massacri che oggi, in tutto il mondo vengono commessi, spesso e volentieri con il sostengo e l’appoggio (economico e militare) di coloro che nella narrazione comune sono considerati governi “democratici”.  Oggi l’Europa è nuovamente attraversata da fermenti xenofobi, razzisti e fascisti: in Austria il leader del partito neonazista ha mancato la presidenza del Paese per pochi voti, in Francia il Front National raccoglie sempre più consensi, in Ungheria il neonazista Orban è già al governo.

Anche in Ucraina, col beneplacito del Parlamento Europeo, i nazisti sono apertamente al governo, mentre nulla viene detto della lotta che gli antifascisti e i democratici del Donbass stanno portando avanti contro il neofascismo ormai dal 2013.
In Palestina da oltre 60 anni è in atto una sistematica pulizia etnica nei confronti del popolo Palestinese costretto ad abbandonare la propria terra, oppure a vivere in quella prigione a cielo aperto che è la Striscia di Gaza e nei territori limitrofi sotto il costante controllo e le quotidiane violenze di Israele che agisce nella più completa impunità con il sostegno dell’occidente, States in testa.
In Turchia la guerra di Erdogan al popolo curdo si fa sempre più violenta, tra attentati, stragi, arresti ingiustificati, la chiusura dei giornali e il licenziamento di chiunque sostenga la causa curda e fino poco tempo fa l’incessante finanziamento ai fondamentalisti islamici dell’IS e affini contro cui il PKK insieme alle altre forze internazionaliste è stato uno dei maggiori e più importanti argini.

Per questo noi tutti dobbiamo, oggi più che mai, ribadire che l’antifascismo deve essere il valore fondante della nostra società affinché ogni forma di razzismo, fascismo e neonazismo possa mai più avere spazio e agibilità politica nei giorni a venire, altrimenti saremo destinati a continuare a vivere in un mondo in cui atrocità e massacri sono all’ordine del giorno.”

Appello di sostegno per la campagna crowfounding AMARO PARTIGIANO dei/lle lavoratori/rici Ri-Maflow.

Come giovani comunisti/e di Bergamo abbiamo deciso di sostenere attivamente la campagna AMARO PARTIGIANO promossa dei lavoratori e dalle lavoratrici della Ri-Maflow l’aziende milanese che, dopo aver chiuso nel 2012, è stato recuperata ed ora è autogestita. (QUI il loro sito: http://www.rimaflow.it/index.php/chi-siamo/)

Come collettivo abbiamo deciso di sostenerli con l’acquisto di 3 bottiglie (15€ l’una), una piccola quantita ma è quanto ci è possibile al momento. Mettendoci però a disposizione per andare a ritare direttamente l’ordine (e quindi evitando tempi lunghi di consegna e ulteriori spese) invitiamo i/le Compagne della bergamasca (sia come singoli, sia come i circoli) ad aderire alla campagna e acquistare anche loro una o più bottiglie, così da poter fare un ordine collettivo più sostanzioso.

L’invito è ovviamente aperto anche a tutti-e coloro che come singoli cittadini volessero sostenere i/le lavoratori/rici Ri-Maflow, basterà contattarci o sulla nostra pagina facebook o ai numeri di telefono qui sotto. Entro e non oltre il 5 febbraio.

La solidarietà è un’arma, usiamola!
Giovani Comunisti/e Bergamo.”

Per gli ordini contattare:
Alessandro: 3481238509
Marta 3467875732

SOSTIENI I LAVORATORI RI-MAFLOW.
CLICCA SUL BANNER PER SOSTENERLI
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