Il Giorno della Memoria corta.

Non possiamo dimenticare, non dobbiamo dimenticare.
Il Giorno della Memoria ha questa, precisa, funzione: sono passati più di 70 anni da quel 27 gennaio 1945, quando l’Armata Rossa liberava Auschwitz, rivelando al mondo l’orrore della barbarie nazifascista. Oggi più che mai, in un mondo in cui neofascismi e movimenti xenofobi crescono sulla paura e sull’odio di chi è diverso, fomentando una terribile guerra fra poveri, chiunque abbia davvero a cuore la costruzione di un futuro di pace, tolleranza, democrazia, ha il dovere della memoria. Che sia però una memoria completa, comprensiva di tutte le atrocità commesse ieri ed oggi, e non la memoria selettiva di cui si sono mostrati dotati i governanti dell’occidente “democratico”.
Ricordiamo quindi tutte le vittime della follia nazifascista, non solo una parte come troppo spesso accade, ma tutti i milioni di esseri umani uccisi nei campi di concentramento e nella guerra al mostro nazista, a partire dai 23 milioni (tra civili e militari) di sovietici, un tributo di sangue enorme che l’URSS ha pagato per la libertà di tutta l’Europa.
Ricordiamo le milioni di vittime morte nei campi di sterminio nazifascisti, tra oppositori politici (antifascisti, comunisti e anarchici) i disabili, i testimoni di geova, gli omosessuali e le lesbiche, i rom e i sinti, gli slavi, gli ebrei.

Il ricordo non deve però ridursi a mero cerimoniale, vuoto e spento.
Ricordare le tragedie di ieri non basta, ancora più importante è saper riconoscere e combattere le atrocità, i genocidi e i massacri che oggi, in tutto il mondo vengono commessi, spesso e volentieri con il sostengo e l’appoggio (economico e militare) di coloro che nella narrazione comune sono considerati governi “democratici”.  Oggi l’Europa è nuovamente attraversata da fermenti xenofobi, razzisti e fascisti: in Austria il leader del partito neonazista ha mancato la presidenza del Paese per pochi voti, in Francia il Front National raccoglie sempre più consensi, in Ungheria il neonazista Orban è già al governo.

Anche in Ucraina, col beneplacito del Parlamento Europeo, i nazisti sono apertamente al governo, mentre nulla viene detto della lotta che gli antifascisti e i democratici del Donbass stanno portando avanti contro il neofascismo ormai dal 2013.
In Palestina da oltre 60 anni è in atto una sistematica pulizia etnica nei confronti del popolo Palestinese costretto ad abbandonare la propria terra, oppure a vivere in quella prigione a cielo aperto che è la Striscia di Gaza e nei territori limitrofi sotto il costante controllo e le quotidiane violenze di Israele che agisce nella più completa impunità con il sostegno dell’occidente, States in testa.
In Turchia la guerra di Erdogan al popolo curdo si fa sempre più violenta, tra attentati, stragi, arresti ingiustificati, la chiusura dei giornali e il licenziamento di chiunque sostenga la causa curda e fino poco tempo fa l’incessante finanziamento ai fondamentalisti islamici dell’IS e affini contro cui il PKK insieme alle altre forze internazionaliste è stato uno dei maggiori e più importanti argini.

Per questo noi tutti dobbiamo, oggi più che mai, ribadire che l’antifascismo deve essere il valore fondante della nostra società affinché ogni forma di razzismo, fascismo e neonazismo possa mai più avere spazio e agibilità politica nei giorni a venire, altrimenti saremo destinati a continuare a vivere in un mondo in cui atrocità e massacri sono all’ordine del giorno.”

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