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Perché faccio politica nel 2017

Condividiamo l’intervista che Lucia Ghezzi a fatto al nostro Compagno Cristiano Poluzzi (26 anni, insegnante di storia) per Pequod.

Buona lettura!

 

 

Come e quando ti sei avvicinato alla politica?

La mia passione per la politica è nata a 17 anni, in quarta superiore, quando, per cultura personale, ho letto il Manifesto del Partito Comunista di Marx e Engels e i Manoscritti economico-filosofici del 1844 di Marx. Si è trattato quindi inizialmente di un avvicinamento per lo più a livello teorico. Nel giro di qualche mese, però, in concomitanza delle elezioni amministrative di Dalmine del 2009, sono venuto a sapere che il mio paese aveva un circolo di Rifondazione Comunista che si presentava con una sua propria lista. Nel corso della campagna elettorale mi sono quindi avvicinato al circolo, dove ho conosciuto i compagni grazie ai quali ho iniziato il mio percorso. Nel giro di un paio d’anni mi sono poi avvicinato anche alla federazione di Rifondazione Comunista di Bergamo, ma la presenza di un circolo locale all’interno del mio paese è stata sicuramente determinante perché io mi avvicinassi a questa realtà.
In seguito a questo avvicinamento, quali sono stati gli elementi che ti hanno poi convinto a rimanere e partecipare attivamente?

Gran parte del merito va sicuramente ai compagni del circolo di Dalmine, che hanno saputo valorizzare i giovani, tra cui io, che si erano appena avvicinati a Rifondazione, coinvolgendoci in diverse iniziative a livello locale e dandoci crescenti responsabilità. Sono loro che mi hanno aiutato a passare dalla mera teoria alla prassi, permettendomi di entrare a far parte di una vera e propria comunità attiva sul territorio che lotta in favore delle fasce della popolazione più colpite dalla crisi. Agli ideali dei classici marxisti seguivano quindi delle risposte concrete, per quanto semplici e a livello locale, per sostenere le classi sociali più deboli.

 
Ci puoi fare qualche esempio?

Ce ne sono diversi, Rifondazione Comunista e le sue sezioni locali danno sostegno alle cause più disparate. Nel 2012, ad esempio, abbiamo supportato la lotta degli operai dell’azienda metalmeccanica Fiber di Arcene (che aveva annunciato la chiusura di due stabilimenti e il conseguente licenziamento degli operai con l’obiettivo di delocalizzare la produzione in Romania, ndr) con dei banchetti di raccolta fondi in tutta la provincia a favore dei lavoratori. Sosteniamo, inoltre, la lotta alla casa delle famiglie più povere e a rischio di sfratto, anche in collaborazione con altre realtà locali quali Unione Inquilini, e forniamo supporto a specifiche iniziative nei singoli comuni, come ad esempio progetti portati avanti dai comitati per l’ambiente.

Quindi un elemento fondamentale per la tua passione politica è stato capire che in questo modo potevi fare una differenza reale nella società e nella vita delle persone?

Sicuramente comprendere che la politica è fatta di risposte concrete e di reali tentativi di cambiare le cose è stato determinante per la mia militanza. Ci tengo a precisare, però, che la forza del partito sta nel collettivo, non nel singolo. Non sono io a fare la differenza, perché il singolo da solo non può fare nulla, è la forza dell’unità che davvero aiuta a raggiungere gli obiettivi.

In passato, specialmente negli anni ‘70, avere una fede politica era piuttosto comune, in particolare tra i giovani, e il Partito Comunista Italiano contava moltissimi iscritti, mentre ora è l’anti-politica ad andare per la maggiore. Ti senti nostalgico di quel passato, pur non avendolo vissuto?

Certamente un tempo c’era maggiore fiducia nei partiti, in quanto era opinione comune che la politica potesse davvero cambiare le cose. In seguito, l’adozione a livello internazionale di politiche neo-liberiste ha spostato il focus della politica, che è passata dal dare risposte ai bisogni concreti delle persone a tutelare gli interessi del capitale. Ciò ha svuotato i partiti di senso, facendo sì che diventassero il fine e non il mezzo. Tale processo ha avuto come conseguenza che i cittadini che vanno a votare sono sempre meno, mentre cresce il sentimento di anti-politica nella popolazione. Questi sono senza dubbio fenomeni gravi e preoccupanti che prima non c’erano e che dobbiamo cercare di contrastare, ma nonostante ciò non mi definirei nostalgico. Sebbene non condanni il passato e il mio giudizio nei confronti del socialismo reale non sia liquidatorio, credo che ciò che conta sia andare avanti e cercare di rinnovarsi.
(link all’articolo originale http://www.pequodrivista.com/2017/10/21/perche-faccio-politica-nel-2017/)

10 ottobre, “Giornata nazionale sfratti zero”. I dati peggiori in provincia. Renderli noti significherebbe far saltare i piani casa del governo

Ottobre è il mese delle “Giornate Mondiali Sfratti Zero”. La presente campagna è nata con l’obiettivo di far rispettare integralmente il diritto alla casa iscritto nell’art. 11 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, ratificato dall’Italia con Legge n. 881/77. Quest’anno l’Unione Inquilini con numerose realtà locali si presenta con una proposta interessante: ottobre dovrà essere il mese straordinario dedicato alla campagna nazionale contro gli sfratti e, in modo particolare, proprio il 10 ottobre è stato scelto come la Giornata Nazionale Coordinata, indipendente e unitaria, di azioni contro gli sfratti.

Intervista a Massimo Pasquini dell’Unione Inquilini

 

 

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Tutti lo chiamano Pulce, ma lui non ha amici.

di Aaron Paradiso, Periferia Sociale

Sono passate 62 ore dal suo ingresso nel carcere minorile Beccaria, e già le cronache parlano di lui, uno che le tappe della vita le ha sempre bruciate.

Quando l’ho conosciuto aveva 7 anni, lo trovai mentre armeggiava con un motorino che qualcuno aveva rubato e aveva lasciato dietro il nostro spazio sociale in attesa di venderlo, il rumore del pedalino che dava a vuoto mi aveva spinto a guardare sul retro di Spazio Baluardo per imbattermi in un bambino indiano moccioloso che rubava il suo primo cavallo.

Ricordo che mi disse «è tuo?», con i toni ingenui dei bambini che fanno una marachella e vogliono sembrare innocenti. Gli risposi che era sicuramente di qualcuno, ma che il vero padrone di quel motorino non era certo la persona che l’aveva nascosto li.

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Parlano di noi: La Libera Repubblica di Fossoli, dove gli sfollati si autogestiscono.

Tratto da: http://www.modenaqui.it/124402

«Ogni sera alle 22 facciamo un’assemblea pubblica durante la quale discutiamo e decidiamo. Non caliamo mai nulla dall’alto».
Alcuni ospiti del campo lo chiamano scherzosamente il sindaco, anche se Andrea Ferroni ci tiene a ribadire che il modello di gestione non prevede nessuna forma di gerarchia. «Il nostro modello è diverso da quello della Protezione civile perché noi non facciamo assistenzialismo. Noi diamo una mano alle persone ad organizzarsi. Facciamo solidarietà dal basso verso il basso».
I sette volontari che dal 29 maggio si turnano a Fossoli, nella zona del campo sportivo, dove hanno dato vita alla ‘Libera Repubblica di Fossoli’, hanno maturato la loro esperienza in vari scenari d’emergenza: sono nati come Brigate della solidarietà attiva nel 2009 all’Aquila e poi hanno continuato a mettere a frutto quelle competenze in altre circostanze. I campi autogestiti sono una realtà importante dell’emergenza post terremoto nel cratere sismico.  Leggi il resto di questo articolo »

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