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RACCOLTA BENI DI PRIMA NECESSITA’ PER I MIGRANTI DEL MAGHREB Rispettiamo la dignità dei migranti sbarcati nell’isola e abbandonati a sè stessi dalle istituzioni. no alle bombe sì all’accoglienza


Mentre i paesi Europei giustificano la guerra per il petrolio in Libia con motivazioni umanitarie quali la protezione dei civili, nessuno di essi si sta muovendo adeguatamente per sostenere ed aiutare i migranti che stanno raggiungendo le nostre coste.

In queste settimane a Lampedusa sono arrivati migliaia di Tunisini, Maghrebini e Sub-Sahariani. L’isola vive una condizione di profonda difficoltà legata alla disorganizzazione del governo Berlusconi, che dopo avere dichiarato di essere pronto ad accogliere 50.000 profughi non è assolutamente in grado di gestire la situazione.
E’ facile creare emergenze rinchiudendo persone che fuggono da guerre e povertà in vere e proprie prigioni, che causano disagi e sofferenze e inaspriscono la tensione e il razzismo, puntando loro addosso le telecamere, conseguenza di un’ azione politica precisa volta ad alimentare la paura di un’invasione.

Per i Tunisini sbarcati a Lampedusa, l’Italia sarebbe solo un paese di passaggio mentre la reale meta è la Francia dove sono avvantaggiati dalla conoscenza della lingua, ma ne sono impossibilitati dalla recente chiusura delle frontiere Francesi.

Noi siamo contro la guerra in Libia perchè quelle bombe servono semplicemente a spegnere la rivolta per la giustizia sociale e la libertà che attraversa il medio oriente, e siamo per dare sostegno attivo ai nuovi venuti.

Per questo motivo I GIOVANI COMUNISTI in collaborazione con le BRIGATE DI SOLIDARIETA’ ATTIVA DI BERGAMO organizzano una raccolta per sostenere direttamente sul campo le associazioni che lavorano contro la guerra e per l’accoglienza umanitaria a Lampedusa e nelle regioni dove saranno smistati.

Prossimamente tutti i banchetti e i circoli dove poter portare i beni raccolti

I DIRITTI UMANI NON SI DIFENDONO CON LA GUERRA!

Siamo convinti che si debba mobilitare ogni risorsa politica disponibile a sostegno di chi si batte per la libertà e la democrazia contro i regimi dittatoriali. Ma una cosa è difendere i diritti umani, un’altra cosa è bombardare e scatenare una guerra così come si sta facendo in Libia.

La guerra non è mai un mezzo utilizzabile per difendere i diritti umani: ha sempre come unico risultato quello di produrre distruzione ed un’escalation della violenza.
Per questo chiediamo l’immediato cessate il fuoco, la fine della violenza contro i civili, nonché la promozione di un negoziato a tutti i livelli per trovare una soluzione pacifica e sostenibile.

Art. 11 della Costituzione: “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

SABATO 26 MARZO, IN OCCASIONE DELLA GIORNATA NAZIONALE PER L’ACQUA PUBBLICA E CONTRO IL NUCLEARE MANIFESTIAMO INSIEME CONTRO LA GUERRA

SABATO 26 MARZO, ORE 15, PIAZZA VITTORIO VENETO, BERGAMO

Prime adesioni: Arci, Donne in Nero, gruppo Emergency Bergamo, Tavola della pace-Circolo Peppino Impastato Valbrembana, Fiom-Cgil Bergamo, Ife Colletivo di Bergamo, Gruppo Sconfinate, Collettivo di Alzano Lombardo, Alternativa San Paolo d’Argon, Federazione della Sinistra (Prc, Pdci, Socialismo 2000 Lavoro e Solidarietà), Sinistra Ecologia Libertà

EZIO LOCATELLI (FDS): CONTRO LA GUERRA IN LIBIA MOBILITIAMOCI ANCHE A BERGAMO

Ezio Locatelli, portavoce provinciale della Federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Socialismo 2000, Lavoro e Società) ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Facciamo appello a tutte le forze pacifiste, a quanti hanno a cuore il ripudio della guerra sancito dalla nostra Costituzione per costruire insieme un percorso di mobilitazione contro la nuova guerra scatenata contro la Libia. La proposta che lanciamo è di una prima mobilitazione per sabato pomeriggio 26 marzo, ore 15, a Bergamo in piazza Vittorio Veneto.

Sia chiaro, non abbiamo alcuna simpatia per il regime dispotico di Gheddafi contrariamente a quanto dimostrato nei mesi scorsi dal governo italiano. Ma con altrettanta forza diciamo che l’intervento militare in Libia è un atto criminale. Ancora una volta si parla di protezione della popolazione civile, di imposizione della libertà e della democrazia a suon di bombardamenti, proprio come nel caso delle due guerre disastrose in Iraq e in Afghanistan. Menzogne allo stato puro per mascherare una strategia di potenza e di affermazione degli interessi economici di un ristretto club di superpotenze mondiali !

Agli Stati Uniti, all’Unione Europea, alle potenze coloniali non interessa nulla di nulla del popolo libico così come di altri popoli, per esempio di quello palestinese lasciato da sempre in balia delle aggressioni israeliane. La nuova guerra in corso, destinata a perpetrare distruzioni e morti, ha come obbiettivo di porre sotto controllo un’area del Mediterraneo ricca di petrolio e di risorse energetiche.

A fronte della nuova guerra che è iniziata a cui partecipa attivamente l’Italia in contrasto con lo spirito della nostra Costituzione bisogna tornare a scendere in piazza, a fare controinformazione, a mobilitarsi. A tutti quanti condividono l’impegno contro la guerra e la proposta di una prima mobilitazione per sabato prossimo, proponiamo un incontro all’Arci di Bergamo, in Via Quarenghi, 34 per giovedì 24 marzo alle ore 17”.

CONTRO LA GUERRA SENZA SE E SENZA MA

Documento del Dipartimento Esteri e Pace del Partito della Rifondazione Comunista

LA GUERRA “UMANITARIA” E’ CONTRO I POPOLI E PER IL PETROLIO

APPELLO ALLA MOBILITAZIONE PER LA PACE CONTRO LA PARTECIPAZIONE DELL’ITALIA ALLA GUERRA

Una nuova odiosa sporca guerra per il petrolio è cominciata in questi giorni contro la Libia. L’Italia è ridotta ad una portaerei e in violazione dell’art.11 della Costituzione decide – per dirla con l’indimenticato don Tonino Bello- di diventare “un arco di guerra proteso minaccioso nel Mediterraneo”. Di nuovo il parlamento è ridotto ad una caserma, con una votazione bipartisan a favore della guerra, e con una grottesca ed ingloriosa corsa a scavalcare a destra il governo come la disponibilità espressa da Di Pietro anche per l’intervento militare di terra.

L’Italia è la linea del fronte e non da adesso. L’unica preoccupazione dei nostri governanti è stata sempre e solo quella di contenere e respingere i profughi e di mantenere salde le mani sul petrolio e il gas libico. In tutti questi anni le aspirazioni alla libertà di quel popolo sono state frustrate, ignorate e derise per fino dai baciamani nei confronti del capo di quel regime oppressivo.
Per lungo tempo e anche nelle ultime settimane l’Europa e la comunità internazionale sono state prima complici dei regimi corrotti del Magrheb e poi mute davanti alle rivolte arabe per la giustizia sociale e la libertà. Non una politica di cooperazione è stata avanzata, non una revisione degli accordi economici neoliberisti che hanno affamato quei popoli è stata presa. Di nuovo silenzio e complicità accompagnano la sanguinosa repressione delle masse arabe nello Yemen e nel Bahrein.

Tutto il mondo sa che invece in Libia si interviene con la devastante forza dei bombardamenti non per sostenere le legittime aspirazioni di quel popolo all’autodeterminazione e alla democrazia, ma per arrivare a spartirsi quel paese tra le multinazionali del petrolio.

Con un copione ormai logoro si ripropone tutta la retorica ipocrita dell’interventismo democratico e della guerra umanitaria. Di nuovo tornano a braccetto alimentandosi l’un l’altra i due attori della guerra di civiltà: l’occidente capitalista da un lato e il fondamentalismo religioso dall’altro. Si vuole cioè far girare al contrario l’orologio della storia. Ogni cruise lanciato su Tripoli è nuovo odio che i fondamentalisti mettono in cascina in tutto il mondo arabo. Perché nemici di multinazionali e fondamentalisti religiosi, sono i popoli e la loro volontà di autodeterminarsi costruendo esperienze democratiche non più prigioniere del pensiero unico del mercato. Tutto deve tornare alla guerra al terrore perché il cambiamento del mondo arabo chiede una via diversa di risoluzione della crisi economica da quella prospettata dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale.

Respingiamo per questo l’inaccettabile ricatto “o stai con Gheddafi o stai con i bombardieri della Nato”. Noi siamo contro la guerra sempre, senza se e senza ma , perché tutte le “guerre umanitarie” hanno dimostrato il loro fallimento degli obiettivi dichiarati – tutelare i civili e promuovere la democrazia – mentre si sono tutti realizzati gli obiettivi nascosti e denunciati dal movimento per la pace (mettere le mani sulle risorse energetiche, ingrassare con le spese militari e con la corsa agli armamenti le lobby al potere, sostenere regimi fantoccio falsamente democratici).

Rifondazione Comunista non si arruola alla guerra, sostiene la lotta dei popoli per la liberazione e al contempo si oppone con forza all’intervento militare occidentale e all’uso delle basi poste sul nostro territorio. Ogni tentennamento della sinistra e delle organizzazioni sindacali su questo aprirebbe la strada alla definitiva cancellazione dell’art.11 della Costituzione e rappresenterebbe una gravissima regressione culturale in grado di sdoganare la guerra come strumento possibile ed accettabile della politica. Guerra e umanità sono incompatibili. Un’altra strada è possibile a cominciare dalla protezione umanitaria per i profughi e da una conferenza internazionale sul Mediterraneo e da una mediazione politica/diplomatica che porti all’immediato cessate il fuoco e ad una riconciliazione della Libia dentro un quadro unitario e democratico.

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