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DONNE, DISUGUAGLIANZE ED EMANCIPAZIONE NEL 2017

 

 

Il 6 di maggio avrà luogo la prima di 4 iniziative (QUI l’evento FB) che, come giovani comunisti/e abbiamo deciso di proporre per provare a stimolare e approfondire su un tema, quello della parità di genere, che troppo spesso viene messo da parte per poi tirarlo fuori a scadenza annuale con solfe trite e ritrite, ipocrite e vuote, l’8 marzo e il 25 novembre (rispettivamente la Giornata Internazionale della donna e la Giornata contro la violenza sulle donne). Condividiamo qui una nostra riflessione sulla quella che è condizione della donna, tra oppressione e emancipazione, in Italia e nel mondo oggi, e vi invitiamo a partecipare attivamente alle iniziative, per poterne discutere assieme perchè l’oppressione di genere è un problema di tutti e attraverso la liberazione della donna, dal patriarcato e dal capitalismo, passa anche la liberazione della società tutta.

Ad una prima, superficiale, osservazione sembrerebbe che oggi, in Italia, la questione di genere, cioè della parità di diritti tra uomo e donna, sia cosa superata dalla ormai raggiunta uguaglianza. Purtroppo basta una rapida ricerca in tutti i contesti quotidiani,  dal lavoro, all’ambito domestico, al diritto di controllo sul proprio corpo, per rendersi conto che ancora oggi le donne sono vittime di gravi ed inaccettabili discriminazioni, in Italia come in tutto il mondo.
La violenza sulle donne non è solamente fisica, ma assume molte sfumature.

Può essere medica, se si pensa che in questi ultimi anni negli ospedali italiani il numero dei medici e paramedici obiettori è aumentato costantemente: oggi, in Italia, 7 ginecologi su 10 si oppongono alla legge 194 approvata nel 1978.
Questo comporta che su 94 ospedali con un reparto di ostetricia e ginecologia, solo 62 (cioè il 65,5%) effettuano interruzioni volontarie di gravidanza.
La drammatica situazione non è di certo migliore in Spagna e in Irlanda, dove il diritto all’aborto è spesso sotto attacco e troppo spesso impedito.
Non va meglio con i consultori, che in questi ultimi anni sono stati chiusi per mancanza di fondi e personale medico ginecologo ed ostetrico, o semplicemente ridotti a meri ambulatori a vantaggio dell’apertura di quelli privati prevalentemente cattolici. Tutto ciò mentre è in forte ripresa il drammatico fenomeno degli aborti clandestini( in Italia sono circa 20.000, 70.000 se si sommano quelli “mascherati”) rischiosi per le donne e vantaggiosi per le strutture che li praticano con la logica del massimo profitto e dell’assoluta noncuranza sanitaria.

La violenza sulle donne si manifesta anche nell’ambito lavorativo: dai colloqui, dove il mobbing per maternità colpisce mezzo milione di lavoratrici ogni anno, agli stipendi che vedono la paga per le donne, a parità di ruolo, essere più bassa del 10,9% rispetto a quella dei colleghi uomini, senza dimenticare le quotidiane molestie fisiche e verbali sul posto di lavoro.

Ma, con un preoccupante incremento in questi ultimi anni, la violenza sulla donna è ad oggi fisica. Nel 2015 il 35% delle donne nel mondo ha subito una violenza e la matrice può essere rintracciata ancora oggi nella disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne. In Italia 6 milioni e 788 mila donne hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, mentre il 62,7% degli stupri viene commesso da un partner attuale o precedente.

Anche i dati relativi ai femminicidi sono allarmanti: dal 2006 al 2016 le donne uccise in Italia sono state 1.740 , di queste il 71,95 in famiglia, il 67,6% all’interno della coppia e il 26,5% per mano di un ex compagno o marito.  Nonostante la crescita di questi dati allarmanti, è ancora molto frequente ricercare la colpa della violenza nella donna stessa, troppo volte incolpata di essersela cercata, a testimonianza del fatto di come la sua indipendenza ancora oggi non sia accettata agli occhi del mondo.

Proprio per questo non dobbiamo più accontentarci di parlarne solo in vicinanza del  25 novembre e dell’8 marzo, giornate in cui i temi della violenza sulle donne e della disparità di genere vengono sfruttati mediaticamente e politicamente, senza essere realmente approfonditi e per poi essere dimenticati nel giro di pochi giorni.  Non dobbiamo più accontentarci perché a giudicare dal sempre più ristretto diritto all’aborto, dai drastici tagli ai consultori, dalla differenza salariale tra uomo e donna e dalla mancanza di tutele per chi subisce violenze, è chiaro che il problema non è più solo  ignorato ma è destinato a peggiorare, soprattutto per le donne in maggiore difficoltà economiche e sociali, motivo, questo, per cui non si può separare la questione di genere dalla questione di classe.

Una società alternativa è più che possibile, come dimostra la parità e l’uguaglianza di genere del confederalismo democratico di cui ha parlato e scritto Ocalan e di cui si hanno esempi nelle comunità curde che ad oggi sono impegnate nella lotta contro il governo turco e contro l’Isis; o come dimostra Cuba , dove le donne non solo sono pari agli uomini ma spesso svolgono ruoli di prima importanza all’interno della società stessa e della politica.

Dalla manifestazione del 26 novembre scorso “Non una di meno”, alla quale hanno partecipato nelle varie piazze d’Italia migliaia di donne e di uomini, è nato un percorso tematico politico ed organizzativo che ha dato vita ad una nuova e fresca volontà di conquista dei diritti delle donne, sfociato in un 8 marzo vissuto all’insegna della lotta e non più solo della festa, che speriamo possa portare a concreti miglioramenti nella condizione della donna nella società che, di conseguenza, siamo sicuri, renderebbero migliore la società stessa.

Oggi più che mai è necessario affrontare in modo più approfondito e sincero le condizioni sociali delle donne in Italia e nel resto del mondo, analizzando e risolvendo quelle problematiche che per molti anni non solo sono state messe in secondo piano, ma spesse volte sono state volontariamente manipolate in nome di un controllo sulle opportunità, sul corpo e sui diritti delle donne stesse.
Superare le enormi disuguaglianze provocate dalla tradizionale visione dei ruoli di genere all’interno della società non significa solamente essere in grado di informarsi, ma anche saper fornire gli strumenti e le argomentazioni necessarie per creare coscienza collettiva contro una discriminazione ancora oggi affrontata superficialmente.
Siamo consapevoli che l’organizzazione di dibattiti pubblici o di presentazioni di libri sul tema siano in realtà piccoli passi, ma siamo altrettanto convinti che il primo fattore a generare disuguaglianza sia l’ignoranza, nel senso stretto di non conoscenza del problema, e creare occasioni di approfondimento è sicuramente un buon inizio. D’altronde, come diceva Rosa Luxemburg “Chi non si muove non può rendersi conto delle proprie catene”, e anche la presentazione di un libro può essere un buon incentivo per iniziare a muoversi e reagire.

- Le Iniziative -

1) Incontro con Antonella Selva autrice della graphic novel “Femministe.Una storia di oggi” il sabato 06 maggio, ore 17.30 presso Libreria “@Incrocio Quarenghi” (via Quarenghi 32, BG)
EVENTO FB: https://www.facebook.com/events/1170180196417480/

2) Incontro con l’ Associazione fiordiloto contro la violenza sulle donne presso lo “spazio Polaresco” – mercoledì 24 maggio dalle ore 19 alle 21
EVENTO FB: https://www.facebook.com/events/779526512210992/

3) Incontro con Ezel, Compagna curda, sull’esperienza ed il ruolo delle donne nella rivoluzione in Rojava, – sabato 3 giugno ore 18 – presso la sede di Rifondazione Comunista – Circolo Città di Bergamo “Lidia Pelliccioli” (via Borgo Palazzo 84/G)

4) Incontro e discussione con Paola Guazzo , autrice di “Orgoglio e Pregiudizio, Le lesbiche in Italia nel 2010″ il sabato 10 giugno, ore 17.30, presso Libreria “Incrocio Quarenghi” (via Quarenghi 32, BG)

Appello di sostegno per la campagna crowfounding AMARO PARTIGIANO dei/lle lavoratori/rici Ri-Maflow.

Come giovani comunisti/e di Bergamo abbiamo deciso di sostenere attivamente la campagna AMARO PARTIGIANO promossa dei lavoratori e dalle lavoratrici della Ri-Maflow l’aziende milanese che, dopo aver chiuso nel 2012, è stato recuperata ed ora è autogestita. (QUI il loro sito: http://www.rimaflow.it/index.php/chi-siamo/)

Come collettivo abbiamo deciso di sostenerli con l’acquisto di 3 bottiglie (15€ l’una), una piccola quantita ma è quanto ci è possibile al momento. Mettendoci però a disposizione per andare a ritare direttamente l’ordine (e quindi evitando tempi lunghi di consegna e ulteriori spese) invitiamo i/le Compagne della bergamasca (sia come singoli, sia come i circoli) ad aderire alla campagna e acquistare anche loro una o più bottiglie, così da poter fare un ordine collettivo più sostanzioso.

L’invito è ovviamente aperto anche a tutti-e coloro che come singoli cittadini volessero sostenere i/le lavoratori/rici Ri-Maflow, basterà contattarci o sulla nostra pagina facebook o ai numeri di telefono qui sotto. Entro e non oltre il 5 febbraio.

La solidarietà è un’arma, usiamola!
Giovani Comunisti/e Bergamo.”

Per gli ordini contattare:
Alessandro: 3481238509
Marta 3467875732

Comunicato GC – Presidio per la Siria

Bergamo, 23/12/2016

Ieri abbiamo assistito al presidio per la Siria convocato dal Tavolo della Pace Bergamo e dal Comune di Bergamo. Un presidio molto breve in cui ha avuto spazio solo il Sindaco Gori (Pd) che ha letto il comunicato ufficiale con cui è stato chiamato il presidio e 3 esponenti di due associazioni (“Support Syria Children” e “Insieme per mano Onlus”) che hanno riportato le loro testimonianze sulla loro esperienza in Siria.
Durante il breve intervento Gori ha paragonato Aleppo a Sarajevo distrutte dalla guerra, un ottimo paragone in effetti, visto che entrambe le città (ed i Paesi) sono stati distrutti a seguito di guerre scoppiate sull’onda del fondamentalismo politico e religioso, in cui le responsabilità dei paesi occidentali sono tante quante quelle di oggi in Siria e ad Aleppo. Ma tutto questo Gori ovviamente si è guardato bene dal sottolinearlo.
Nel comunicato di convocazione e nel presidio stesso, non ha trovato spazio alcuna richiesta e-o proposta sostanziale e concreta che possa portare ad un miglioramento delle situazione in Siria ma solo una richiesta alle alte istituzioni di intervenire per una tregua e la realizzazione di canali umanitari: richieste blande e tardive che non sono certo ciò che è necessario per costruire davvero una pace seria e duratura; lasciando l’impressione di un presidio convocato più come vetrina per le istituzioni e per la cittadinanza di Bergamo.
Da evidenziare, inoltre, la presenza in piazza di due o tre bandiere simbolo dei “ribelli” siriani (le FSA), quantomeno di dubbio gusto ad un presidio per la pace, visto che queste ultime – finanziate da USA e paesi europei e Arabia Saudita – si sono spesso rese colpevoli di alcune delle peggiori nefandezze della guerra, denunciate persino da Human Watch Right (tutt’altro che un osservatorio filo-governativo).
IL NOSTRO COMUNICATO SULLA QUESTIONE SIRIANA.
“Dopo oltre 5 anni sembra, forse, intravedersi la fine del devastante conflitto che ha messo in ginocchio la Siria, visto morire migliaia di civili e distrutto un immenso patrimonio artistico millenario.Se è vero che la guerra è sempre un orrore ed errore, è altrettanto vero che le parti in causa non sono tutte uguali, saper distinguere aggrediti ed aggressore è importante. Anzitutto ci sono delle responsabilità chiare e definite, che dividono chi, aldilà delle diverse motivazioni, il fondamentalismo e l’isis li ha combattuti (e li combatte) e chi invece li ha armati, finanziati e sostenuti.
Tra i primi ci sono le forze curde (PKK, YPJ, YPG), le forze internazionaliste a loro unitesi, il governo Siriano, la Russia e le forze dei comunisti siriani e libanesi. Dall’altro lato troviamo chi, come USA, Turchia e Arabia Saudita li hanno sostenuti attraverso finanziamenti, campi di addestramento e la vendita di armi.
Tutto ciò è innegabile, dallo stesso governo USA ne è venuta la conferma quando, in seguito all’inizio delle attività militari russe in Siria (agosto-sett 2015), arrivarono lamentele secondo cui le forze russe bombardavano i “ribelli” addestrati dalla CIA.
L’US PEACE COUNCIL, insieme ad altri coraggiosi ma solitari giornalisti, tra cui Fulvio Scaglione (ex-direttore Fam.Cristiana) e EVA BARLETT, hanno denunciato le menzogne della propaganda governativa USA e alleata su ciò che avviene in Siria che definisce come “guerra civile” quella che in realtà è una lotta del popolo siriano contro milizie mercenarie fondamentaliste (Wahabite, Jihadiste…), che chiamano “ribelli” i fondamentalisti e denunciano violenze e massacri senza però mai darne prova se non attraverso ONG quantomeno di dubbia credibilità.
Oggi si parla della necessità di una tregua, che però non è mai stata chiesta durante i precedenti 4 anni di conflitto durante i quali i bombardamenti di USA, Francia e Giordania sulla Siria si sono rivelati inutili e l’IS avanzava ovunque tranne dove incontrava la resistenza curda. Chiedere ad oggi una tregua serve solo a dare possibilità ai fondamentalisti di riorganizzarsi e rilanciare il conflitto, portando altra violenza in Siria.
Se vogliamo davvero la pace dobbiamo avere il coraggio di chiedere al governo, al PD,
- di smetterla di fare affari con l’Arabia Saudita, oltretutto in maniera illegale (perché la legge 185 del 90 vieta l’esportazione di armi non solo ai paesi sotto embargo ma anche a quelli impegnati in una guerra e le cui politiche vanno contro l’articolo 11 della nostra Costituzione),
- di tagliare le spese militari (che per il 2017 saranno di 23,4mld – 26mln al giorno),
- di opporsi ai finanziamenti UE alla Turchia (3mld)
- chiedere che il PKK venga rimosso dall’elenco delle organizzazioni terroristiche
- di uscire dalla NATO, l’organizzazione principale responsabile delle guerre dagli anni ’90 ad oggi, in Europa e nel mondo.
Lottare per la pace è difficile e richiede coraggio, lo slogan “Né con gli uni né con gli altri” altrimenti è, solo nel migliore dei casi, una scusa per lavarsi la coscienza e sentirsi a posto con se stessi; nel peggiore rappresenta la precisa volontà di stare dalla parte del più forte a scapito del più debole, mentre le guerre proseguono e la situazione globale peggiora.
Noi sappiamo da che parte stare, ed è la parte della solidarietà internazionalista, dell’autodeterminazione popolare, a fianco e a sostegno di chi lotta per la pace, la giustizia sociale e la libertà dei popoli.
Contro ogni guerra, contro ogni imperialismo e fondamentalismo,
Socialismo o Barbarie, l’unica alternativa oggi più che mai.
Giovani Comuniste-i Bergamo.”

 

CENA A SOSTEGNO DELLA LOTTA PER LA CASA

GIOVANICOMUNISTIBERGAMO per UNIONEINQUILINIBERGAMO
cena di sostegno alla lotta alla casa:

doopo la giornata di seminario sulla casa, che si terrà presso la Biblioteca Popolare Peppino Impastato di colognola, in via Fermi 3C- – Bergamo, organizziamo una cena per sostenere la lotta agli sfratti che sempre più stanno colpendo la popolazione della Bergamasca, schiacciata dalla crisi, dalla disoccupazione e dall’assenza di reali politiche sulla casa.

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I GIOVANI COMUNISTI DI BERGAMO ADERISCONO ALL’APPELLO: SOSPENDERE GLI SFRATTI! PRESIDIO 10 OTTOBRE DAVANTI ALLA PREFETTURA

 

I Giovani Comunisti di Bergamo aderiscono all’appello e invitano tutti gli iscritti e i simpatizzanti a partecipare al presidio che si terrà a Bergamo davanti alla prefettura, Mercoledi 10 ottobre alle 17.30 in concomitanza della giornata nazionale contro gli sfratti.

NON PAGHEREMO LA VOSTRA CRISI! BASTA SFARTTI!

 

di seguito l’appello.

SOSPENDERE GLI SFRATTI
* Mercoledì 10 ottobre a Bergamo (e in altre 200 città)

In questo periodo di crisi economica migliaia di persone stanno perdendo il lavoro o sono disoccupate. Tante famiglie non riescono più a sopportare le spese quotidiane in crescita (affitto, gas, luce, benzina, alimentari, ecc…).

La conseguenza è l’aumento degli sfratti perché le persone e le famiglie non ce la fanno a pagare l’affitto.

Le istituzioni di governo (Regione, Provincia e Comuni) non si interessano a questo dramma sociale. Il risultato è che centinaia di famiglie vengono buttate fuori casa, anche con l’intervento della polizia, senza risolvere il problema.

Gli sfratti non sono la soluzione alla crisi economica.

Chiediamo al Prefetto di Bergamo di:
* sospendere l’esecuzione degli sfratti per tutto l’inverno
* garantire il passaggio da casa a casa per le persone che rischiano di essere sfrattate

ASSEMBLEA DEGLI INQUILINI
Sabato 6 ottobre, ore 15, presso Centro “La Porta”
- viale Papa Giovanni XXIII nr. 30 (vicino alla fontana di Porta Nuova)

MANIFESTAZIONE+TENDATA
Mercoledì 10 Ottobre, dalle ore 17.30 fino a notte fonda. Pianteremo le tende davanti alla Prefettura di Bergamo, via Torquato Tasso nr. 8, e passeremo la notte tra musica e cena autogestita.

Prime adesioni: Unione Inquilini, ASIA-Usb, SUNIA-Cgil, SICET-Cisl, ecc…
Per info e adesioni: alternainsieme@yahoo.it

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