(21.11.2014) COS’È IL TTIP (Trattato transatlantico Usa-Europa)? Assemblea pubblica a Bergamo

VENERDì 21 NOVEMBRE ORE 20,45

BERGAMO, Sala del Mutuo soccorso (via Zambonate, 33)

COS’È IL #TTIP? Cerchiamo di capire cos’è il Trattato transatlantico Usa-Europa e perché è tenuto volutamente segreto

Intervengono:
FILIPPO PIZZOLATO (Docente di Diritto pubblico presso l’Università degli studi di Milano-Bicocca)

MARCO NORIS (Saggista, attivista commercio equo-solidale e della finanza etica)

CLEMENTINA GABANELLI  (Docente di economia e diritto)

Durante la serata verrà proiettato il filmato: “Ttip secret – No al trattato di Troya”

Organizza: il Comitato bergamasco de L’Altra Europa con Tsipras

MANIFESTAZIONE NAZIONALE – NO A RENZI E ALLA TROIKA: ROMA, sabato 29 novembre, ore 14.30, Piazza Farnese. Durante l’assemblea raccoglieremo le prenotazioni per il pullman per andare a Roma.  Per info: 3494588095 (Laura)


(26.11.14) CASTELLI CALEPIO (bg). ASSEMBLEA DE “L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS”

Un’Altra Italia è possibile.

* Per continuare il lavoro iniziato con “L’altra Europa con TSIPRAS”
* Per costruire anche sul nostro territorio una rete tra tutti i soggetti, le associazioni, le forze politiche e sociali che si oppongono alle politiche neoliberiste e di austerità
* Per mettere al primo posto le persone, il lavoro, la solidarietà

Mercoledì 26 Novembre, ore 21:00
Sala polivalente nel centro storico di Calepio
(Via Fra’ Ambrogio da Calepio – Castelli Calepio)

Intervengono:

DINO GRECO già segretario Camera del Lavoro di Brescia e direttore di Liberazione

MICHELE MONTELEONE assemblea per le riforme costituzionali de “L’Altra Europa”

A cura del Coordinamento Valcalepio “L’ALTRA EUROPA con TSIPRAS” (in formazione)
Info: Andrea 333-5926883 – Claudio 333-8737525

*** Sabato 29 Novembre a Roma: manifestazione nazionale “L’Altra Europa con Tsipras” – pullman in partenza anche da Bergamo (per info c/o Prc-bg: tel. 035.225034 ore 1500/19.00 da lunedì a venerdì)

Locandina: qui


(17.11.14) Alexis Tsipras – Incontro internazionale Transform! Italia – seconda sessione


(17.11.14) Paolo Ferrero – L’Altra Europa con Tsipras – L’agenda neo liberista e le socialdemocrazie europee


(16.11.14) Ferrero: “Preparare la manifestazione del 29 novembre”

di Paolo Ferrero

 Il Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista, convocato il giorno dopo dello sciopero generale della Fiom per valutare la nuova fase che si è aperta con la ripresa del conflitto sociale, per sottolineare la necessità di organizzare con cura la manifestazione nazionale del 29 novembre organizzata da “l’Altra Europa con Tsipras” e lo sciopero generale del 5 dicembre, si è oggi chiuso senza l’approvazione di alcun documento politico generale.
In una situazione che vedeva una cinquantina di assenti, le diverse minoranze, alla fine del dibattito, hanno ritirato i loro 3 documenti per unire i voti e respingere 54 a 50 il documento presentato dalla segreteria nazionale. Siamo quindi nella situazione in cui minoranze che hanno progetti politici opposti si sono unite al solo fine di impedire al Partito di precisare la linea politica già decisa in congresso: siamo passati dal centralismo democratico alle imboscate parlamentari.
Detto questo, la linea politica del partito rimane quella decisa a larga maggioranza dal congresso nazionale e ribadita nel documento varato dall’ultima Direzione Nazionale.
Non sono state infatti avanzate in Comitato Politico Nazionale altre proposte politiche: quando lo saranno verranno discusse e votate dagli organismi dirigenti, a partire dalla prossima Direzione Nazionale.
Confidando che chi ha a cuore l’esistenza del Partito della Rifondazione Comunista eviti di avere pratiche puramente distruttive e prive di proposta politica, invito tutti i compagni e le compagne a lavorare pancia a terra per la buona riuscita della manifestazione nazionale del 29 novembre.

Hasta la victoria!

PAOLO FERRERO


(15.11.2014) Zogno. La manifestazione in solidarietà ai lavoratori della M.V.B.

Sabato 15 Novembre 2014 si è tenuta la manifestazione per portare solidarietà ai 300 dipendenti che hanno perso il lavoro a causa della chiusura della MVB (Manifattura val Brembana) e per accendere i riflettori sulla grave emegenza sociale della valle. L’iniziativa è stata indetta  dai sindacati confederali cgil-Cisl-Uil. Rifondazione Comunista ha partecipato con uno striscione e un grande numero di militanti e simpatizzanti.

La manifestazione si è svolta in un clima di rassegnazione e di rabbia per la chiusura della storica azienda. Un triste epilogo di una vicenda complessa e dolorosa.
Abbiamo sfilato a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori per chiedere l’immediato reintegro nel tessuto produttivo territoriale, anche se la Valle Brembana versa in una situazione drammatica.
Non abbiamo partecipato alla assemblea tenutasi al termine del corteo. Questo per prendere le distanze dai soggetti che hanno contribuito all’attuale situazione e che all’interno della assemblea hanno dispensato ricette di risanamento, proponendo di continuare la strada delle politiche neo-liberiste che hanno portato al dissesto economico e sociale dell’intera valle e si sono rivelate inutili e dannose.
La Valle Brembana ha subìto, negli ultimi 20 anni, un impoverimento produttivo e sociale incredibile mostrando tutte le contraddizioni delle politiche portate avanti dalla Regione Lombardia di Formigoni e di Maroni.
Quello della disoccupazione è solo uno dei problemi (quello più grave) che affliggono la valle brembana. Un’altra emergenza è quella del dissesto del territorio e della mancanza di politiche del trasporto pubblico. Nell’ultimo anno, le frane e gli smottamenti che hanno provocato la chiusura di importanti strade di collegamento evidenziano la mancanza di una politica di abbandono del territorio.
Un esempio è rappresentato dalla variante di Zogno, da sempre indicata come opera indispensabile per il rilancio del territorio, che viene ignorata. Infatti apprendiamo che: “La Regione Lombardia non ha ancora trovato le risorse economiche necessarie per coprire gli extra costi emersi a fine Settembre…”.
Il problema della valle è da ricercare nella cattiva gestione, da decenni affidata ad una classe politica inadeguata e dannosa, complice di imprenditori, di dubbia morale e capacità, che hanno imposto politiche produttive funzionali al rapido arricchimento.
Auspichiamo che questa manifestazione diventi il punto di partenza per la costruzione di una opposizione sociale alle politiche neo-liberiste che hanno caratterizzato la gestione della valle. I cittadini devono prendere coscienza di chi sono i  responsabili della grave condizione in cui versa l’intero territorio. (Zogno, 15.11.14, Gianpiero Bonvicino – segretario PRC-SE – Valli Brembana e Imagna)

Vedi le foto della manifestazione: qui


(13.11.14) Valsusa – Locatelli (PRC): LTF minaccia denunce a seguito visita Notav. Non ci faremo intimidire

Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc di Torino, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

La Lyon Turin Ferroviare (LTF), società transnazionale committente dei lavori  per la linea di Alta Velocità Torino-Lione, riferendosi alla visita effettuata dall’europarlamentare Eleonora Forenza de “L’Altra Europa con Tsipras”  al cantiere de “La Maddalena” di Chiomonte il 20 settembre scorso, ha annunciato una valutazione in corso circa “l’opportunità di agire in sede civile nei confronti dei signori Nicoletta Dosio, Marisa Mayer, Ezio Locatelli e Mario Cavargna  al fine di ottenere il risarcimento dei danni tutti subiti”, indipendentemente dagli eventuali sviluppi della vicenda in sede penale. La comunicazione, oltre ai diretti interessati, è stata inviata a Paolo Ferrero, segretario nazionale Prc.

Anche se potrebbe sembrare, non siamo su “scherzi a parte”. Ciò che viene contestato è nientedimeno che l’azione pacifica e simbolica messa in atto, a conclusione della visita, per protestare contro la distruttività e lo spreco dei lavori in corso per l’Alta Velocità. Stando alla lettera della LTF tale comportamento  avrebbe “arrecato un grave danno per la Società”. Danni immaginari ma tant’è. La lettera della LTF ha il sapore di una ritorsione, di una manifestazione di intolleranza nei confronti di un dissenso, di una protesta, quand’anche espressi in forme del tutto pacifiche.

Di sicuro non ci faremo intimidire. Capiamo benissimo l’interesse della LTF a proseguire i lavori in santa pace. Per parte nostra continueremo ad esprimere e a manifestare le ragioni della nostra contrarietà alla realizzazione della inutile linea di Alta Velocità Torino-Lione, tanto più in presenza di una situazione, ormai acclarata, di costi incerti e insostenibili. Ragioni, le nostre, ispirate alla difesa di un interesse pubblico. Siamo sicuri che alla fine queste ragioni, non quelle affaristiche, prevarranno grazie anche e soprattutto all’opposizione e alla mobilitazione di grandissima parte  della popolazione, di esperti  e di opinione pubblica”. (Ezio Locatelli, Torino, 13 novembre 2014)

 


(15.11.14) Zogno. Manifestazione dei lavoratori “Manifattura Valle Brembana”

La procedura fallimentare della Manifattura Valle Brembana e la chiusura dello stabilimento di Zogno sta facendo vivere ai 300 lavoratrici e lavoratori il dramma della mancanza di lavoro e di certezze per l’avvenire.

Il Circolo del Partito della Rifondazione Comunista della Valle Brembana e Imagna, aderisce e partecipa alla manifestazione indetta dalle organizzazioni sindacali per la difesa e la tutela del lavoro in Valle Brembana.

L’ ultima vicenda relativa al fallimento della MVB, è solo l’ ultima maglia di una lunga catena di chiusure e fallimenti di numerose e importanti aziende della Valle Brembana. Chiusure che hanno portato ad uno spopolamento e impoverimento di tutto il tessuto sociale della valle, nella totale indifferenza delle amministrazioni e delle istituzioni che in questi anni si sono succedute, facendo il gioco di improbabili e furbi imprenditori.

Parteciperemo con un nostro spezzone per portare solidarietà ai lavoratori che in questi anni hanno perso il lavoro e per sostenere i giovani nella difficile condizione di precariato.

Auspichiamo che questa manifestazione diventi il punto di partenza per la costruzione di una opposizione di massa alle politiche inefficienti che hanno caratterizzato la gestione dell’intera valle e contro le politiche di austerità e di smantellamento dei diritti dei lavoratori del governo Renzi.

Prendiamo le distanze e denunciamo chi, con il pretesto della crisi e del disagio sociale, fomenta guerre tra poveri con trovate razziste e xenofobe, dimenticando che per anni ha appoggiato e promosso le politiche che ancora oggi alimentano la crisi.

Invitiamo tutti i lavoratori a partecipare e far sentire la propria voce in difesa del lavoro, dei diritti sociali, nel rispetto della costituzione fondata sull’antifascismo.

MANIFESTAZIONE PER LA MVB: ZOGNO (BG), Sabato 15 Novembre 2014, partenza dalla MVB di Zogno ore 9,00.

Per info: Gianpiero Bonvicino (segretario circolo PRC Valli Brembana e Imagna): 392.4795635


(14.11.14) Prc-Bergamo. Sulla giornata di mobilitazione di oggi

COMUNICATO STAMPA

Una grande giornata di lotta quella odierna, con centinaia di migliaia le persone mobilitate. A Milano stamattina si è tenuta la grande e bellissima manifestazione indetta dalla FIOM-CGIL a cui hanno partecipato anche molti militanti del Partito della Rifondazione Comunista

Le immagini provenienti da tutta Italia raccontano di un paese unito nella lotta contro le politiche di Renzi: tute blu e precari, giovani, studenti e disoccupati, pensionati e migranti sono scesi in piazza oggi per mandare un messaggio chiaro al governo: reddito e lavoro per tutti!

Landini da Milano rilancia: “Non ci fermiamo”. La lotta, così ampia, partecipata e trasversale, deve continuare: da oggi allo sciopero generale del 5 dicembre facciamo crescere la piazza e le mobilitazioni.

Basta repressione: ogni manifestazione di protesta sociale si trasforma da quando c’è il governo Renzi in cariche e tafferugli, come è successo agli operai delle acciaierie di Terni a Roma. Scontri che si potrebbero evitare se solo non si considerasse la protesta un mero problema di ordine pubblico, ma l’espressione di gravi disagi sociali e si ascoltassero coloro che protestano.

In questo contesto l’esasperazione ha portato, anche nel corso della manifestazione che si è svolta a Bergamo nell’ambito dello sciopero sociale, ad azioni inappropriate come gli imbrattamenti, in particolare della sede della CGIL. Sono sfoghi inutili e che prestano il fianco a coloro che sperano di avere il pretesto di risolvere i problemi sociali attraverso l’uso del manganello e a coloro che vogliono distogliere l’attenzione dalle cause del profondo disagio sociale che agita il paese.

E’ il caso del noto leghista orobico Alberto Ribolla che in un comunicato accusa i “’bravi ragazzi’ dei centri sociali e di Rifondazione Comunista anche questa volta non hanno perso l’occasione per mettere in scena il solito siparietto fatto di violenza”. Se imbrattare un muro è una forma di violenza ricordo solo – come ogni bergamasco ben sa – che la Lega ha passato decenni a scrivere slogan a caratteri cubitali sui muri della bergamasca. A meno che non si riferisca all’episodio della protesta alla sede del Pd, che però non ci risulta abbia assunto caratteri violenti. Pd che oggi è stato oggetto della protesta popolare assieme al governo Renzi, con Ribolla che dimentica stranamente in questa circostanza di esserne un fiero oppositore per diventare un apprezzabile sostenitore.

In ogni caso una cosa è partecipare democraticamente a una legittima manifestazione, un’altra eccedere nelle proteste e un’altra ancora compiere atti di violenza. Quanto a Ribolla, che indica tra i violenti specificatamente esponenti di Rifondazione Comunista, lo invitiamo a indicare sui giornali e alla magistratura i nomi degli esponenti del PRC che abbiano materialmente compiuto atti di violenza. Restiamo quindi in attesa che faccia questi nomi oppure che taccia per sempre. (Bergamo, 14.11.14 – Francesco Macario – segretario provinciale di Bergamo del Partito della Rifondazione Comunista)


(11.11.14) I comuni dentro la crisi. Un contributo di “Sinistra per Caravaggio”

NON ESISTONO UOMINI DELLA PROVVIDENZA O “MOSSE” SALVIFICHE.

ESISTONO I POPOLI CHE FANNO LA STORIA, SE “SANNO DOVE VOGLIONO ANDARE”.

L’Amministrazione comunale ha approvato di recente un ulteriore aumento dell’addizionale IRPEF, del servizio di assistenza domiciliare, del trasporto alunni, un aumento complessivo della tassazione (TARI, TASI, IMU). Ha di fatto privatizzato il servizio pubblico Asilo nido. Lamenta ristrettezze economiche e finanziarie e impossibilità di spesa, imputate al taglio di trasferimenti di risorse dallo Stato e al Patto di Stabilità. Mentre per la crisi diminuiscono gli incassi da oneri di urbanizzazione e costruzione, il Comune cerca di recuperare soldi vendendo il patrimonio. Non finirà qui. Certo in capo agli amministratori locali ricade la responsabilità delle loro scelte.

E’ però questa la condizione lamentata dalla generalità dei comuni, che viene giustificata con la necessità di contenere il debito dello Stato. Ma occorre saper vedere anche al di là di quello che appare.

Questo stato di cose risponde in realtà a un preciso disegno: 1) Svuotare i comuni del loro compito e capacità di offrire servizi pubblici ai cittadini. Costringere i comuni a privatizzarli  e a metterli sul mercato. Costringerli, con l’austerità e in nome del debito, a svendere, per finanziarsi, territorio e servizi, immobili, partecipazioni in società di gestione di servizi pubblici.  2) Svuotarli di funzioni, renderli inutili, distruggerne il ruolo di luogo primario della partecipazione democratica, il più vicino al cittadino.

La Deutsche Bank calcola in 500 miliardi di Euro il valore complessivo di codesto patrimonio pubblico. Esso è a disposizione del grande capitale finanziario internazionale; è pronto per gli investimenti dei mercati finanziari, inondati in questi anni di denaro, a costo zero o quasi, dalle Banche centrali degli Stati (americana, giapponese, inglese).

Questa spoliazione dei comuni continuerà. Un esempio. Lo “sblocca Italia” e la “Legge di stabilità” di Renzi, oltre a prevedere ulteriori tagli agli enti locali, costringe alla fusione le società partecipate dai comuni che gestiscono servizi pubblici locali (rifiuti, trasporti, acqua). Le costringe alla quotazione in borsa. Costringe i comuni  a vendere ai privati le azioni di loro proprietà. Li ricatta con il permesso di usare nei bilanci i proventi della vendita volontaria delle azioni, sottraendo queste entrate ai vincoli del Patto di stabilità. E al contrario penalizza  i comuni che li vogliono gestire in proprio. Gli obiettivi sono chiari: la valorizzazione finanziaria e la privatizzazione di beni comuni e aziende pubbliche,  con conseguente aumento dei costi e peggiore qualità del servizio per l’utente, come esperienza insegna; l’annichilimento dei comuni;  il tentativo di metterli in difficoltà economiche crescenti nello svolgimento delle loro funzioni per costringerli a regalare il loro patrimonio e i servizi che gestiscono ( di sicuro e stabile rendimento)  alle disponibilità di investimento del capitale e della speculazione finanziaria.  Oltre a contenere il salario e precarizzare il lavoro, come è nei programmi del governo, si vuole  tagliare la spesa sociale (sanità, assistenza, istruzione, casa),  privatizzare i servizi e svendere il patrimonio per offrire al capitalismo neoliberista, in difficoltà nel fare profitti, nuove occasioni di guadagno, togliendo spazio al pubblico.

Si dice: “ lo esige il Patto di stabilità; servono austerità e sacrifici per sanare il debito; bisogna tagliare la spesa pubblica”.

In realtà il debito non è il frutto di un eccesso di spesa sociale da rimediare con l’austerità, i sacrifici e il taglio della spesa pubblica, che peraltro aggravano la crisi. Non abbiamo vissuto sopra i nostri mezzi, sperperando denaro. L’enorme debito pubblico è il prodotto della speculazione della finanza privata. Prima del 1981 non esisteva. Il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia concordavano  il tasso di interesse dei  titoli di stato da emettere per finanziare la spesa pubblica, che era sempre inferiore al tasso di inflazione. La Banca d’Italia ritirava i titoli invenduti. Si evitava così la speculazione; e il debito, crescendo meno dell’inflazione, tendeva a sgonfiarsi da solo. Nel 1981 il ministro Andreatta (governo Craxi) propose a Ciampi, governatore di BankItalia, che accettò, l’indipendenza della Banca Centrale. Le conseguenze ovvie della separazione furono le seguenti. La Banca d’Italia non fu più obbligata a ritirare i titoli invenduti. Il prezzo dei titoli di stato in vendita, e quindi i tassi di interesse, non vennero più fissati dallo Stato, ma dalla maggiore o minore richiesta dei compratori (finanza speculativa e banche). Va da sé che i tassi di interesse imposti dai compratori a libero mercato risultarono sempre superiori al tasso di inflazione. Il debito cominciò allora a gonfiarsi fino a raggiungere oggi oltre il 130% del PIL, più di 2.000 miliardi di Euro. In questo modo lo Stato ha ceduto la sua sovranità monetaria alle banche private e agli speculatori. Dal 1981 al 2007 ha pagato interessi medi sui titoli del 4,2% in più del tasso di inflazione. Nello stesso periodo,  invece di usarli per i propri cittadini, ha regalato alla speculazione almeno 780 miliardi di Euro,  pari a più della metà del debito pubblico accumulato. E oggi, per il divieto di attingere risorse presso la Banca Centrale Europea (BCE) ,  al tasso di interesse concesso a qualsiasi banca, è costretto a  reperirle sul mercato, regalando alla speculazione 75 miliardi di Euro di interesse all’anno.

Dunque il debito pubblico è prodotto da una vera e propria truffa legalizzata, cominciata con la lira, continuata con l’Euro e la BCE, che presta denaro a bassissimo prezzo non agli Stati, come dovrebbe essere nella logica dell’interesse pubblico, ma alle banche che poi li usano per speculare sul debito degli Stati.

Così pure, non è affatto vero che la spesa pubblica sia la causa del deficit e del debito. Infatti, escludendo la spesa per interessi sul debito, dal 1992 il bilancio dello stato è in attivo, la spesa pubblica (ruberie comprese) è inferiore alle entrate prelevate con le tasse e i tributi. Lo stato spende meno di quanto incassa. Vediamo perché. E’ accaduto nel 1992 che il governo Amato, usando lo spauracchio del debito, concordò l’abolizione della Scala mobile. Portò la Lira fuori dallo SME; la svalutò del 20-25%, facendo pagare la svalutazione ai salari non più difesi dalla scala mobile. Iniziò la serie di stangate “lacrime e sangue”, fatte di aumenti di tasse e tariffe e di tagli ai servizi pubblici e alle prestazioni sociali. Modificò il sistema di calcolo delle pensioni, riducendo  il tasso di copertura delle pensioni in rapporto ai salari. Con l’accordo sulla concertazione del ’93, inchiodò per sempre le richieste salariali all’inflazione programmata, più bassa di quella reale. Nel 1994 il governo Dini riformò le pensioni e, introducendo il sistema contributivo nel calcolo, pose le basi per le future pensioni da fame. Il risultato di tutto questo fu una pesantissima riduzione della spesa sociale e quindi della spesa pubblica. Di conseguenza si formò e consolidò nei bilanci dello Stato  un enorme avanzo, al netto degli interessi sul debito, di decine e decine di miliardi, mentre il deficit continuò a prodursi ogni anno unicamente per gli interessi usurai pagati dallo Stato. Questo avanzo non è stato usato per alimentare la domanda interna e quindi aiutare l’ economia. E’ servito anch’esso per finanziare la speculazione. Il trasferimento di soldi dalle tasche dei cittadini agli speculatori è proseguito e aumentato, senza che il debito si gonfiasse ulteriormente, sotto controllo, ma abbastanza grande per servire da spauracchio utilizzabile per giustificare il contenimento della spesa pubblica.

Si può uscire da questa situazione? Si può e il “come” sarà oggetto di un’altra riflessione. E’ preliminare invece “decolonizzare i cervelli”, non lasciarsi intimorire e paralizzare dallo spauracchio del debito, capire perché e come, e per iniziativa e responsabilità di chi, si è arrivati fin qui. Occorre capire e convincersi che i dettati del capitalismo neoliberista, che ispirano il governo dell’economia (e cioè la mano libera sulla prestazione di lavoro, la libera concorrenza e il libero mercato, senza regole), non sono  un dato di natura, non sono immodificabili.  Sono l’armamentario ideologico che orienta la guerra contro i popoli, condotta dai pochi che controllano e dirigono l’economia globale in nome dell’ interesse proprio e del capitale internazionale (imprese multinazionali, istituti finanziari, banche e finanza speculativa internazionali, personale politico e burocrati al loro servizio). Sono la stessa ideologia e gli stessi principi che fondano questa Europa neoliberista, costruita dai Governi nazionali, alla quale i Parlamenti hanno ceduto il potere di decisione in materia economica. Sono alla base dei Trattati che la fondano (Maastricht, Lisbona), del Fiscal compact e del Pareggio di bilancio che lo traduce nella Costituzione, che succhieranno agli italiani  per i prossimi 20 anni 50 miliardi di Euro all’anno in tasse, tagli dei servizi, svendita di patrimonio pubblico ed eternizzeranno l’austerità. Questi Trattati e provvedimenti sono stati votati da Centrodestra e Centrosinistra,  Centristi e Lega ( PdL, PD,Forza Italia, Lega, UdC, Nuovo Centro Destra, Fratelli d’Italia, Scelta Civica, IdV…). Tutti ne condividono gli indirizzi neoliberisti. Tutti quanti hanno costruito questa Europa non dei popoli, ma del capitalismo neoliberista.

Occorre capire come e perché si è arrivati qui, cominciando dal 1981, da quando, con la separazione della Banca d’Italia dal Ministero del Tesoro, si iniziò l’applicazione delle dottrine neoliberiste in Italia , proseguendo con le stangate di Amato, i Trattati europei….(Il primo paese a sperimentarle fu il Cile di Pinochet alla fine degli anni 70). Sapendo che il problema non è “Europa sì o no”, “euro sì o no”, ma è : “liberismo sì o no”, in Italia come in Europa.

Intanto USA ed Europa stanno negoziando, in tutta segretezza, un Trattato di Libero Scambio (TTIP) che abolisca i dazi doganali e uniformi i rispettivi regolamenti nazionali per eliminare ogni ostacolo alla libera circolazione delle merci, alla libertà di investimento e di gestione dei servizi, per creare un unico mercato che vale il 45% del PIL mondiale. La trattativa riguarda tutti gli aspetti e i campi della vita, esclusi, per ora, i prodotti culturali e audiovisivi. Ogni impresa potrà ricorrere a un apposito Tribunale Internazionale privato per verificare se una legge statale o regionale, o un regolamento comunale limitano la libertà di commercio e di investimento con conseguenti multe pesantissime e obbligo di modifica delle norme per gli enti pubblici portati in tribunale. Non porterà crescita economica, né dell’occupazione e dei redditi. La concorrenza al ribasso sui costi determinerà infatti una riduzione complessiva del PIL e dei posti di lavoro e un livellamento al ribasso delle regole e delle tutele dei cittadini (ad es. la scomparsa delle tutele del lavoro, leggasi contratti o Statuto dei lavoratori, per altro già in corso; la scomparsa dei prodotti DOC come i vini o il parmigiano reggiano, ecc…). Favorirà l’economia più forte (gli USA) e affosserà le economie più deboli in Europa. Servirà a creare nuove gerarchie e nuove aree di influenza e di egemonia economica e commerciale. Schiererà e subordinerà l’Europa agli USA: una NATO economica. Metterà in discussione salute e ambiente, diritti del lavoro, democrazia. Un popolo non avrà più infatti il potere di decidere le proprie leggi. I Parlamenti potranno legiferare solo rispettando i principi della libera concorrenza nel commercio e negli investimenti. Verrà dunque messo in discussione il cardine della democrazia moderna, acquisito con la Rivoluzione francese dalla borghesia in ascesa, secondo cui i popoli sono sovrani. Metterà davanti ai diritti dell’umanità il diritto dell’impresa a fare profitti ; avremo la certezza della guerra commerciale e i germi della guerra guerreggiata. E allora il cerchio si chiuderebbe ancora una volta.

La responsabilità e la ragione vera dell’aumento delle tasse locali, dell’assalto ai bilanci e ai patrimoni dei comuni, dell’erosione scientificamente condotta al ruolo dell’ente locale forse, senza forse, stanno qui: nella fame insaziabile del capitalismo neoliberista, condiviso anche da quasi tutte le forze politiche. Questo  al netto dell’operazione di colpevolizzazione gestita  da media e politici, imbevuti convintamente di questa ideologia, che agitano quotidianamente  i fantasmi del debito e della spesa pubblica, del presunto egoismo delle vecchie generazioni rispetto ai giovani, dei diritti da eliminare per non estenderli a tutti, dei servizi da comprare perché i soldi scarseggiano.

Ai cittadini e agli eletti ad amministrare la responsabilità e il compito di strappare le maschere, produrre consapevolezza per poi cambiare direzione agli eventi.

Sinistra per Caravaggio

Novembre 2014


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