Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 29, 2020

Scroll to top

Top

No Comments

(16.10.2020) Bergamo. Intervento introduttivo all’incontro degli attivisti pratiche mutualistiche: “Come fare solidarietà ai tempi di Covid?”

(16.10.2020) Bergamo. Intervento introduttivo all’incontro degli attivisti pratiche mutualistiche: “Come fare solidarietà ai tempi di Covid?”

Intervento introduttivo dell’incontro degli attivisti delle pratiche mutualistiche. 

La pandemia, l’impreparazione con cui è stata affrontata e la stessa attuale gestione dell’emergenza sanitaria che sta nuovamente crescendo, rappresentano una chiara prova del fallimento del modello economico e sociale neo-liberista. Anzi forse questa pandemia rappresenta il segnale più forte e immediato del raggiunto limite, sanitario, sociale e ambientale di questo modello.

In Italia quindi la crisi provocata dalla pandemia costringe il governo ad un aumento fortissimo della spesa pubblica. Ma il dibattito aperto sull’utilizzo dei fondi dell’Unione Europea sta a dimostrare che non c’è un reale cambiamento delle politiche dominanti. In una fase come questa, infatti, è interesse del capitale che gli stati si facciano carico di un intervento pubblico per salvare l’economia. Ma non cambiano gli indirizzi di fondo.

Le politiche di rilancio economico appaiono così inadeguate ed evidentemente condizionate dalla subalternità, dell’intero quadro politico, a Confindustria. Viene riproposta la centralità della grande impresa, verso la quale si ritiene dovuto un “assistenzialismo” senza condizionalità che invece si nega ai soggetti più deboli ed indigenti.

Però un elemento negativo, di cui tener conto, è che, dal risultato delle ultime elezioni, chi governa (sia a livello nazionale che a livello locale) raccoglie consenso nel paese sia perché dà l’impressione di un impegno serio, infatti in un momento così travagliato l’elettorato è alla ricerca di sicurezze e continuità, o perché utilizza le risorse economiche stanziate contro la crisi economica per conquistare, in forma clientelare, consenso.

Una parte della sinistra e dei movimenti propone la difesa del “meno peggio”stringendosi intorno ad un governo “centrista”. Ma questo rischia di produrre passivizzazione e non contrasta adeguatamente la destra che trova continuo alimento nel crescere del malcontento sociale. Oggi le persone comuni considerano “ceti dominanti” gli esponenti del centro-sinistra (quella che in effetti potremmo definire “destra economica”, responsabile del progressivo impoverimento e dell’aumento delle diseguaglianza sociali) e si sentono quindi più rappresentate dal centro-destra (la “destra politica”, che cavalcando il populismo, propone ricette simili ma dandogli la parvenza di essere a vantaggio dei ceti popolari. Es. il taglio delle tasse). Pensare di fare fronte comune con la destra economica per fermare la destra politica non solo è sbagliato e ci condannerebbe alla subalternità, ma è anche palesemente inefficace.

Proprio la drammaticità della crisi sanitaria, sociale ed economica imporrebbe lo sviluppo di un’opposizione sociale che per ora è ancora da venire. Non possiamo lasciare l’opposizione contro il neo-liberismo alla destra, mentre il padronato pratica con grande determinazione il conflitto ed impone il proprio punto di vista di classe dominante (spesso con il supporto concreto e ideologico proprio del centro-sinistra).

Si sta preparando uno scenario in cui il costo della crisi ricadrà sulle classi popolari, sul lavoro dipendente ed autonomo. Per affrontare la crisi bisogna fare il contrario di quel che propone Confindustria e lavorare per il cambiamento attraverso la costruzione di un movimento sociale anti-liberista.

In un panorama sociale, nel quale i ceti popolari sono frammentati e le lotte, quando ci sono, sono divise in gruppi di interesse corporativi, lo svilupparsi di un movimento sociale anti-liberista non è un processo naturale. Ma richiede una lenta e costante costruzione soggettiva.

Il partito e le forze antagoniste devono impegnarsi in questi mesi nella costruzione del movimento. Questo impegno passa anche attraverso la prosecuzione e approfondimento delle pratiche di resistenza e mutualismo e la la loro unificazione.

Nella riunione di questa sera dobbiamo innazitutto ragionare quali sono gli elementi per lavorare all’obbiettivo della costruzione del “movimento” attraverso la costruzione di una coscienza nei ceti popolari che rilanci il conflitto di classe. Questa è la necessaria premessa per giungere in Italia alla costituzione di un reale fronte politico di classe.

Innazitutto il contesto in cui ci muoviamo è quello in cui esiste una percezione di massa di inefficacia della sinistra di alternativa nella difesa degli interessi dei ceti popolari. Infatti, in questa fase, la sinistra propone grandi ideali (solidarietà, egualianza, antirazzismo, ecc..) a cui però non fa corrispondere una concreta contestazione delle condizioni di vita di chi sta peggio. La destra, al contrario, appare più realistica e concreta perché, mentre accetta completamente l’ideologia dominante della concorrenza e del libero mercato, però, attraverso il razzismo e il nazionalismo, si propone come difesa spicciola ma comprensibile, nei confronti della concorrenza stessa e delle conseguenze dell’internazionalizzazione dei mercati. La forza della destra è “sindacale” prima che politica.

Se la sinsitra non fa un salto di qualità gli strati sociali più deboli rischiano di essere “egemonizzati” dalle prospettive dei fascisti e dei razzisti: cioè, di fronte alla crescita del disagio sociale, si sta affermando del diritto a prendersela con i soggetti più deboli, di mettere i penultimi contro gli ultimi.

Per costruire una soggettività antagonista al neo-liberismo servono innazitutto pratiche sociali conflittuali che permettano alle persone di cogliere i nessi tra la propria condizione di sfruttamento e quella di tutti gli altri.

Dobbiamo lavorare per sconfiggere l’atomizzazione sociale che produce solitudine e impotenza attraverso pratiche di lotta e di mutualismo che ci permettano di difendere concretamente le condizioni di lavoro e di vita dei ceti popolari.

Proponiamo un metodo che, in questo momento, è molto più efficace della propaganda generalista che è centrale in una prospettiva politica elettoralistica. Un metodo che si concentra sulla costruzione di esperienze che fungano da esempio e che, quindi, parlino alle altre situazioni di disagio.

L’altro elemento per costruiore movimento è rompere la condizione di solitudine attraverso la costruzione di comunità. Nel movimento operaio degli anni ‘70 la rottura della solitudine partiva dalla fabbrica. Ma nella situazione di un capitalismo che attacca in modo totalizzante e distruttivo le condizioni di vita dei proletari esistono una pluralità di terreni di aggregazione, oltre la fabbrica, a partire dal territorio nelle sue articolazioni di: città, quartiere, caseggiato. La complessità degli ambiti in cui i proletari vengono colpiti dall’attacco del capitale può dar luogo a forme comunitarie, caratterizzate da pratiche di solidarietà attiva e nel contempo conflittuali nei confronti del potere e delle relazioni sociali dominanti: difesa del diritto alla casa, al cibo, alla salute, all’istruzione, alla mobilità, ecc..

Quello che abbiamo chiamato “partito sociale” (è il doppio movimento tra politico che si socializza e esociale che si politicizza) è la generalizzazione di pratiche mutualistiche che da una parte operino per la difesa delle condizioni di vità e dei problemi che le persone incontrano concretamente e dall’altra aggreghino in forme comunitarie solidali e conflittuali.

La modalità per alimentare la lotta di classe del basso contro l’alto si basa sulla costruzione di comunità solidali fondate sul mutuo-aiuto che lavorino a superare l’individualismo e la guerra tra poveri.

A Bergamo da anni stiamo costruendo esperienze di questo tipo: il sindacato Unione Inquilini (a Bergamo, Treviglio e Castelli calepio) che fa consulenza ma anche vertenza in difesa del diritto alla casa; sportelli sociali (Seriate, Castelli calepio, Bergamo) che offrono consulenza e aiuto su diversi temi: non solo la casa, ma anche il lavoro e i permessi di soggiorno per i migranti, alla assistenza fiscale; il Gruppo di Acquisto Popolare che distribuisce generi alimentari a costi popolari; la distribuzione di alimenti e vestiario operata dal Comitato inquilini case popolari e dallo Seriate per Tutti; lo Psicologo sociale che opera grazie all’attività di Piero Jamoletti.

Questa sera vorremmo, oltre a una discussione generale sull’importanza strategica del fare mutualismo, cercare di organizzarci meglio costruendo una rete di coordinamento e mutuo-sostegno tra le pratiche che, se isolate, rischiano di esaurirsi.

Inanzitutto vorremmo sviluppare l’esperienza dello Sportello “Sos Diritti”, nato durante il lockdown come strumento consulenza telefonica su diveri temi (difesa legale lavoro, tutela salute, sostegno pscologico, tutela fiscale), che vorremmo trasformare in una struttura stabile e fisicamente raggiungibile e magari coordinata in più sportelli provinciali. Inoltre vorremmo sostenere e allargare l’esperienza della distribuzione di alimenti, in forma gratuita, che, se la crisi economica e sanitaria dovesse agravarsi, darebbe una risposta a un bisogno sempre più in crescita.

 

Submit a Comment


− 2 = sei

взять кредитзаймы на карту онлайн