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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | September 28, 2020

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(10.08.20) Endine (bg). Per ricordare il partigiano “Brach”, On. Giuseppe Brighenti, a 24 anni dalla scomparsa

(10.08.20) Endine (bg). Per ricordare il partigiano “Brach”, On. Giuseppe Brighenti, a 24 anni dalla scomparsa

Lunedì 10 agosto, ore 10.00 presso il cimitero di Endine

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Nel 24° anniversario della scomparsa partecipiamo e invitiamo a partecipare alla cerimonia promossa dalla Sezione Anpi di Endine Gaiano.

Riportiamo – per le compagne e i compagni che non l’hanno conosciuto – una breve scheda biografica di Giuseppe Brighenti, nonché uno dei suoi ultimi articoli, uscito nel dicembre del 1995 su “L’AltraBergamo”, periodico della nostra Federazione provinciale, un documento di straordinaria attualità.

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* Giuseppe Brighenti (1924-1996)

Nato nel 1924 a Endine, operaio, l’8 settembre 1943 viene catturato dai tedeschi, ma risce a fuggire e a prendere la via della montagna. Con il nome di battaglia di Brach (con il quale tutti lo abbiamo sempre chiamato) entra nella 53a Brigata Garibaldi, diventandone una delle figure di spicco in qualità di comandante di distaccamento.

La vicenda resistenziale di Giuseppe Brighenti, che segnerà in profondità tutta la sua vita di antifascista e di comunista, è stata scritta nelle pagine autobiogrfaiche de “Il Partigiano Bibi” (1983) e “Dopo il mese di aprile” (1987).

Nei mesi successivi alla Liberazione è nominato Sindaco di Endine in seguito all’acclamazione popolare quando non aveva ancora 21 anni.

E’ stato funzionario della Cgil e della Federazione bergamasca del Pci. Vice segretario della Camera del Lavoro di Bergamo tra il 1949 e il 1952 e segretario responsabile dal 1958 al 1963, è stato più volte consigliere comunale e provinciale e deputato dal 1958 al 1968 (cfr. III legislatura e IV legislatura)

Tra i fondatori dell’Anpi di Bergamo, ne è stato prima segretario, poi presidente e vice presidente. Vice presidente dal 1971 dell’Istituto Bergamasco per la Storia del Movimento di Liberazione (oggi Isrec); nel 1975 è stato tra i promotori e l’animatore del Comitato antifascista bergamasco.

Nel 1991, dopo lo scioglimento del Pci, Brighenti è stato tra i fondatori del Partito della Rifondazione Comunista.

Da comunista ho lottato, – dichiarava nel febbraio dello stesso anno – qualche battaglia l’ho vinta, altre le ho perse. Insomma, da comunista ho vissuto e da comunista voglio morire”. Ha fatto parte ininterrottamente del Comitato politico nazionale del Prc, ricoprendo a Bergamo il ruolo prima di segretario e poi di presidente della Federazione provinciale.

E’morto a Bergamo il 10 agosto 1996.

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** “Allarme per la democrazia” (Giuseppe Brighenti, 1995)

Oggi avvertiamo forti pericoli per la democrazia. Gli elementi di preoccupazione sono molti e vanno dal revisionismo storico sul fascismo fino ad arrivare alla proposta del presidenzialismo e alla revisione della Costituzione. In questa corsa ognuno ha il suo compito da svolgere. Lo storico De Felice, per esempio, impegnato da sempre nella rivalutazione del fascismo e nella demolizione della Resistenza, vuole dimostrare che la Resistenza, secondo lui sostenuta da minoranze avulse dalla grande massa degli italiani, era la stessa cosa della fascista repubblichetta di Salò.

Con ciò che cosa si vuole ottenere? Si vuole fare dimenticare alla gente e non far ai giovani che la Resistenza, nella sua globalità, rappresenta il futuro morale e politico dell’Italia ed era perciò sostenuta dalla parte più cosciente del popolo che voleva il cambiamento. A queste e altre picconate alla storia contemporanea tanta parte della sinistra non è mai stata in grado di dare risposte adeguate. Di fatto, da Craxi a D’Alema, a tanti intellettuali, si è accettato lo spirito della “conciliazione”. Nella rincorsa del centro e dei moderati, si è perso di vista la natura, i valori dello scontro di ieri e di oggi, tra fascismo e antifascismo, lasciando spazio alle forze di destra e reazionarie. E si va ripetendo che l’antifascismo è morto perché il fascismo è finito 50 anni fa e questo di oggi si sarebbe democratizzato trasformandosi in AN. Pertanto non vi sarebbe ragione di allarmarsi.

Brecht diceva che “la madre del fascismo è sempre incinta”. La gestazione si nutre di intolleranza, dell’autoritarismo, del razzismo. Questi sono elementi presenti anche nella nostra società dove si sta preparando un futuro con poteri forti e incontrollabili.

Il fascismo di ieri nella conquista del potere ha operato attraverso la ricerca del consenso e il ricorso alla repressione. Ora, si persegue la stessa strada, ma con una differenza: il consenso si ottiene più facilmente con le tecniche moderne i cui strumenti sono nella mani dle grande capitale. E di coloro ch elavorano per ampliare i poteri dell’esecutivo a scapito degli istituti di democrazia o che vogliono cambiare la Costituzione in quanto è stata una conquista del’antifascismo e perché in essa sono ricompresi i valori del lavoro, della giustizia sociale.

La repressione è in atto. Si attacca la Magistratura per restringere la sua indipendenza. Lo stato sociale viene sempre più inglobato nello stato impresa. La ristrutturazione della scuola in senso capitalistico va avanti. In tutti i modi si tenta di ridurre la rappresentanza sindacale (anche per la debolezza delle confederazioni, per diminuire la resistenza dei lavoratori. Di fronti ai pericoli in atto, l’antifascismo è un potente antidoto. Bisogna vigilare contro i pericoli per la democrazia. Non è questione di allarmismo, di nostalgia o di lavare la coscienza facendo fede antifascista una volta all’anno. L’antifascismo, la democrazia, la giustizia sociale sono legati strettamente. L’antifascismo può essere compreso ed efficace deve essere attuale, memoria storica e insieme cultura del presente: Le lotte per i salario, contro il razzismo, per il rispetto dei diritti, devono recuperare gli elementi culturali, sociali e ideali che l’antifascismo e la Resistenza hanno prodotto. Non è lecito avere dubbi o ripensamenti. Queste sono le basi, se vogliamo costruire l’unità della sinistra, le stesse basi sulle quali dare forza alla lotta contro la destra, se si vuole veramente costruire un futuro diverso. Rifondazione Comunista segue questa strada. (Giuseppe Brighenti, “L’AltraBergamo”, dicembre 1995)

 

 

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