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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | August 3, 2020

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(16.07.20) La scomparsa di TINO ZANETTI, presidente del Prc/Se di Bergamo e provincia

(16.07.20) La scomparsa di TINO ZANETTI, presidente del Prc/Se di Bergamo e provincia

Dopo breve ricovero in ospedale per sopraggiunte gravi complicazioni è venuto a mancare questa notte il compagno Ernestino (“Tino”) Zanetti, Presidente del Comitato Politico Provinciale delle Federazione di Bergamo del Partito della Rifondazione Comunista / Sinistra Europea.

 

Ernestino Zanetti, che tutti conosciamo come Tino, nato il 17 febbraio 1933, è stato una figura di primo piano nella storia della sinistra bergamasca.

Le sue prime esperienze risalgono agli anni cinquanta quando come lavoratore e delegato della Fiom fu uno dei promotori delle lotte sindacali e degli scioperi alla “Rumi” di Bergamo. A seguito di questi scioperi fu licenziato in modo discriminatorio dal padrone della Rumi. Per i lavoratori di quella azienda rimarrà per sempre “Tino il rosso” dalla parte degli oppressi. Dopo il licenziamento diventa Segretario della Fiom di Bergamo e per un periodo funzionario sindacale. Lavorativamente continuerà poi la sua attività professionale nel commercio aprendo una merceria.
Negli anni Sessanta per una decina di anni è stato segretario della sezione centro “Dante Paci e Ferruccio Dell’Orto” (il partigiano Paci era parente dell’amatissima moglie di Tino, la compagna Lidia) del Pci, la più grande sezione comunista di tutta  la bergamasca, e membro del Comitato federale.

Alla sezione centro, che aveva la sede in Via Zambonate n. 33, nello stesso edificio del Mutuo Soccorso, erano iscritti dirigenti quali Lucio Magri, Eliseo Milani, Vittorio Armanni, Giuseppe Chiarante e Carlo Leidi.

Nello stesso periodo era stato tra i promotori del “Circolino della Malpensata”, da allora luogo di incontro di tutta la sinistra di Bergamo.

Nel 1970, in polemica con la linea politica, lascia il Partito Comunista Italiano per “Il Manifesto” di cui fu tra i fondatori a Bergamo, per aderire successivamente nel Partito di Unità Proletaria.

Negli anni 90, dopo la svolta della “Bolognina” e lo scioglimento del Pci, è stato fra i promotori dell’”Associazione per il rinnovamento della Sinistra” e del “Centro Comunista di iniziativa politica e Culturale di Bergamo”.

Nel 1995 Tino, con altri compagni del “Centro comunista” (tra cui Eliseo Milani,  Vittorio Armanni, Giorgio e Stefano Zenoni e altri/e) aderì al Partito della Rifondazione Comunista di cui diviene membro del Comitato Politico Provinciale e instancabile militante.

Nel 2001 fu tra i compagni più attivamente impegnati nella promozione della partecipazione da Bergamo al contro-vertice del G8 a Genova e in particolare alla manifestazione del 21 luglio a cui parteciparono centinaia di compagne, compagni, tanti giovani e giovanissimi, distribuiti in oltre 10 pullman che si recarono nel capoluogo ligure.
Nel settembre del 2001, un grave lutto colpisce il compagno Tino Zanetti. Muore improvvisamente la sua compagna Lidia Pelliccioli, con la quale – sposati giovanissimi – aveva condiviso gioie, passioni, militanza e lotte. Il circolo centro del Prc verrà successivamente intitolato a Lidia.

Nel 2006, su proposta dell’allora segretario provinciale Marco Sironi, il Comitato Provinciale elegge Tino Zanetti Presidente del Comitato stesso, che nel 2013 – al compimento dei suoi 80 anni – gli conferirà una targa a ricordo per la sua lunga e infaticabile militanza comunista, sempre dalla parte degli oppressi e dei lavoratori.

* Per l’ultimo saluto al compagno Tino, ci troviamo sabato 18 luglio alle ore 10.00 presso il forno crematorio del cimitero di Bergamo (non ci sono restrizioni nei partecipanti ma ciascuno deve avere la mascherina e tenere il distanziamento sociale). I figli Rossella e Sergio, ai quali abbiamo trasmesso le nostre condoglianze, ci hanno chiesto di presenziare alla breve cerimonia – secondo le volontà di Tino – con le bandiere del nostro partito.

Bergamo, 16 luglio 2020

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IN RICORDO DEL COMPAGNO TINO…

CONFESSO CHE TI HO VOLUTO BENE, UN BENE IMMENSO”

«Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili». (Bertolt Brecht, In morte di Lenin)

Mi piaceva chiamarti in modo affettuoso Tinaccio per quella tua vita avventurosa e affascinante soprattutto sul piano politico, per la tua lunga esperienza. Il mio Tinaccio con la sua dolcezza unica e un amore enorme per le persone, per la tua amata  Lidia, che se ne è andata troppo presto, per i tuoi figli Rossella e Sergio e i tuoi/e nipoti e per noi,  i tuoi compagni e le tue compagne con cui hai condiviso l’impegno e le lotte per cambiare il mondo, nella costruzione di una società più giusta che noi chiamiamo ancora “Comunismo”.

Spesso mi dicevi che il partito era tutto per te, era la tua vita. Nel partito hai conosciuto Lidia, hai cresciuto i tuoi figli, hai coltivato gli affetti più cari. Hai vissuto il partito come una comunità, una casa, dove si litiga ma dove ci si vuole bene e si lavora tutti per un fine comune. E so quanto provavi pena perché la vecchiaia ti aveva tolto le forze per venire tutti i giorni in sede per dare il tuo contributo materiale ed intellettuale. Perché molti compagni non lo ricordano ma se a Genova in quel luglio del 2001 abbiamo portato 11 pullman pieni di gente è merito specialmente tuo, che ti eri impegnato al massimo delle forze arrivando perfino a romperti due costole a causa di una rovinosa caduta.

Ricordo la felicità che provasti quando Fausto Bertinotti ti disse che si ricordava della mitica sezione centro del Pci che tu hai guidato da Segretario per 10 anni, avendo sotto di te figure come Lucio Magri, Vittorio Armanni, Carlo Leidi e Giuseppe Chiarante.

Mi rimane ancora nella mente con immensa dolcezza quando ti ho accompagnato a votare per quella che non sapevo sarebbe stata la tua ultima volta, la tua ultima croce su un simbolo sostenuto dal Partito della Rifondazione Comunista. Eri felicissimo di compiere ancora il tuo diritto/dovere di cittadino, di uomo libero. Per mesi ad ogni telefonata mi ricordavi che dovevo portarti a votare, di non mancare, perché non me l’avresti mai perdonato, e manco io me lo sarei mai perdonato…

Per altri, come mio suocero a cui tu facesti la prima tessera della Fiom/Cgil alla Rumi, prima di venire licenziato dal padrone per motivi politici e sindacali, tu sarai sempre “Tino il rosso” che stava dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici, dalla parte degli oppressi, contro le angherie padronali…

Negli ultimi mesi Tino, per non farti soffrire, non ho avuto il coraggio di dirti alcune cose. L’ho fatto per proteggerti, per non darti un ulteriore dolore. Eppure, almeno le mie vicissitudini e sofferenze personali avrei desiderato tanto dirtele, per avere da te un conforto, come sempre hai fatto quando ne avevo bisogno nei tanti anni di nostra assidua e quasi filiale frequentazione. Sentivo però che qualcosa si stava compiendo, che il tuo percorso stava giungendo alla fine. Non ti ho detto della morte di compagni a cui hai voluto bene come Bruno Codenotti e Giulio Bonomi. Non ti ho detto delle mie questioni familiari, perché so quanto hai amato la tua Lidia e quanto avresti sofferto a vedere che altri amori finivano. Per te, uomo di sinistra, profondamente laico e progressista, l’amore di coppia era inconsciamente per sempre, era un sentimento che portavi dentro, perché così hai amato Lidia, così la piangevi in quei maledetti anniversari di settembre dove le portavi da solo una rosa rossa al cimitero. Sapevo che per te quel giorno era così, tragico, triste e osservavo verso di te un pudore che mi portava a far finta di ignorarlo per non ferirti, per non farti ulteriormente sanguinare il cuore. Ma io, caro Tino, lo sapevo che Lidia era morta in quel tragico giorno di settembre, perché li ricordo ancora i tuoi occhi pieni di lacrime durante quel funerale, il tuo sentirti smarrito perché la cosa più bella della tua vita, la tua compagna, se n’era improvvisamente andata. Ricordo ancora come mi abbracciasti forte e le parole di affetto nei miei confronti che mi sussurrasti nell’orecchio per ringraziarmi del ricordo che avevo pronunciato per la tua Lidia. Sono abbracci e parole che ti segnano dentro, che conserverò sempre nel profondo del mio cuore.

Come rimarranno in me i tuoi capelli bianchi, il tuo sorriso quasi fanciullesco quando ti davo una bella notizia, la tua enorme sensibilità, che si esprimeva anche in cose semplici come il ricordare anche le mie date personali. Non puoi sapere quanta gioia ho trovato quando  anche  quest’anno, in un momento molto difficile per me, sei stato il primo a ricordarti e a  farmi gli auguri per il mio compleanno. Addirittura te lo sei ricordato il giorno prima dicendomi “domani compi gli anni Marco, domani di prima mattina ti chiamo”. E così è stato, di prima mattina mi hai chiamato per farmi gli auguri e per mandarmi il tuo abbraccio virtuale. Perché come te anche io tengo tantissimo alle date e alle storie di ognuno di noi.  Sono cose piccole, ma che in un rapporto profondo di amicizia fanno immenso piacere, segnano la vicinanza umana, il calore di un affetto.
Mi mancheranno i nostri 25 Aprile e Primo Maggio insieme alle mie fanciulle Marta e Sofia. Mi mancherà portarti la prima tessera del Partito, di Rifondazione Comunista.
Mi mancherà chiamarti ogni sera, venirti a prendere per il Comitato Politico Provinciale, che fino all’ultimo hai presieduto con grande dedizione, o per portarti alle feste di Torre Boldone e di Castelli Calepio.

Mi mancherai soprattutto tu, la tua bella persona, quel compagno che nella nostra storica sede di Borgo Palazzo n. 84/g, quando ero Segretario, dopo una giornata di dura militanza politica, era capace di venire nel mio ufficio chiudere la porta e  dirmi a muso duro ma con occhi lucenti d’amore “Marco stai sbagliando”. Me lo dicevi perché mi volevi bene, perché ci tenevi a me e io capivo che dovevo cambiare strada e porre rimedio all’errore.
Perché con te veramente ho capito cosa significa il termine “COMPAGNO”, perché con te il pane della vita l’ho condiviso veramente…
Il tuo partito, Rifondazione Comunista, ti piange, la Sinistra bergamasca ti piange, ti piangono compagni come Vittorio, Ezio, Coco, Maurizio e tanti altri/e. Ti onoreremo nel migliore dei modi come si deve ad un combattente per la libertà e la giustizia sociale…

Riposa in pace Tino, mio “Tinaccio”, perché io ti ho voluto bene come un figlio vuole bene ad un padre e te ne vorrò per sempre. Non posso crederci che non ci sei più, ma dovrò farmene una ragione perché nulla è eterno e dovrò, come diceva Gramsci alla madre, conservarti per sempre “nel Paradiso del mio cuore”…ma oggi c’è l’infinita tristezza di comprendere che un pezzo importante di me se ne va…

Ti saluto con le parole Bertold Brecht perché tu sei tra i compagni, tra i Comunisti  che lottando per tutta la vita “sono gli indispensabili”. (Bergamo, 16.07.20 – Marco Sironi)

 

 

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