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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | August 3, 2020

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(12.07.20) Prc/Se Lombardia. SEMINARIO REGIONALE: LA RIFONDAZIONE COMUNISTA E LA FORMA PARTITO

(12.07.20) Prc/Se Lombardia. SEMINARIO REGIONALE: LA RIFONDAZIONE COMUNISTA E LA FORMA PARTITO

SEMINARIO REGIONALE: “LA RIFONDAZIONE COMUNISTA E LA FORMA PARTITO”.

Domenica 12 luglio, dalle ore 9:00 alle ore 14:00 si terrà, il seminario regionale “La Rifondazione Comunista e la Forma Partito“.

Il seminario, che si terrà in via telematica, sarà sulla piattaforma zoom e per accedervi sarà sufficiente cliccare il link di seguito: https://us02web.zoom.us/j/84963933317?pwd=YTBwbWlVMkJSR0M2RGVBYUV2SHdxQT09

DOCUMENTO POLITICO – BASE DI DISCUSSIONE:

La Rifondazione Comunista e la forma Partito

Il Socialismo è esondazione democratica, è socializzazione delle decisioni in mano a una società che si auto-organizza nei movimenti sociali. E’ il superamento della democrazia fossilizzata nella quale i governati eleggono solamente i governanti ma non parteciapano alle decisioni sugli affari pubblici. Il Socialismo è democrazia rappresentativa parlamentare, democrazia comunitaria nelle comunità contadine e urbane e democrazia diretta nelle strade e nelle fabbriche. ** Alvaro Garcia Linera

La pandemia e la crisi economica e sociale

I devastanti effetti sanitari, economici e sociali della pandemia da coronavirus mostrano ancora una volta il fallimento del capitalismo e la sua incapacità a garantire non solo il benessere delle persone, ma perfino la salute e la vita. Con questa emergenza sanitaria la crisi del sistema acquisisce un nuovo carattere evidenziando in modo incontrovertibile la sua dipendenza dal saccheggio indiscriminato delle risorse naturali, che ne conferma l’incapacità di garantire un futuro al pianeta e alla umanità tutta.

La pandemia ha fatto emergere potentemente contraddizioni preesistenti nell’economia italiana e nell’welfare depauperato da anni di tagli e privatizzazioni, da esternalizzazioni e da modalità aziendalistiche di gestione del pubblico e ha accelerato la crisi della globalizzazione neoliberista e il riassetto/ridislocazione delle filiere produttive, sta producendo e produrrà enormi sofferenze, aumento della povertà e delle disuguaglianze, saranno colpiti duramente i redditi, le produzioni, i diritti, l’occupazione, le attività economiche, l’insieme dell’organizzazione della vita sociale. Dalle scelte che si assumeranno per superare la crisi in atto dipenderà la qualità della vita degli abitanti del pianeta, se il futuro sia un avanzamento per tutti e tutte all’insegna della piena libertà e uguaglianza o un angosciante ritorno alla sistematica negazione della dignità umana, torna insomma d’attualità l’alternativa tra Socialismo e barbarie. Seguendo le prime mosse dei poteri economici e politici, specie in Italia il rischio è che si colga l’occasione della crisi per una violenta e rapida ristrutturazione economica e produttiva, a spese del pubblico, per intensificare lo sfruttamento e la precarietà, riducendo i diritti, deregolamentando tutto il possibile, eliminando le tutele dell’ambiente e del territorio, privatizzando ancora di più welfare, formazione e beni comuni.

Si può uscire dalla crisi :superamento della frammentazione e unificazione delle soggettività antiliberiste

La possibilità di un uscita da questa crisi in direzione di un’alternativa risiede nel modo in cui le lavoratrici e i lavoratori, i ceti popolari, i movimenti, tutte le forme autorganizzate di base e le forze politiche e sindacali che non si sono rassegnate alla fine della storia, sapranno organizzare la opposizione e la resistenza e interagire nei conflitti. Mentre la globalizzazione distrugge legami sociali e divide continuamente popoli, ceti sociali e comunità e poi si avvale della loro frantumazione e anche delle contraddizioni oggettive esistenti per sviluppare la guerra fra ultimi e penultimi, in modo che resti ben celato il comune interesse e l’avversario di classe, il punto è se nelle lotte e attraverso la loro convergenza in movimenti unitari sempre più vasti cresceranno forme via via più consapevoli di autonomia politica e culturale dal neoliberismo e dal capitalismo, si avvierà l’uscita del movimento operaio dalla lunga fase di sconfitte e arretramenti, si costruirà una nuova classe operaia e anche una sua nuova coscienza . Bisogna dunque sapere che questo processo passa non solo dalla esistenza e dalla forza del conflitto, ma dal fatto che i soggetti del conflitto assumano come compiti irrinunciabili, quelli del superamento della frammentazione verso forme via via più estese di unificazione.

Questo obiettivo condiviso di un vasto e unitario movimento di lotte di massa antiliberista, è ciò che manca nel nostro paese ed è alla base, nelle condizioni imposte di un sistema elettorale maggioritario bipolare che funziona come una gabbia e un impedimento verso ogni tentativo elettorale alternativo ai poli esistenti e verso la costruzione di una sinistra di classe autonoma dalle socialdemocrazie e dai populismi. La ripresa di lotte su vasta scala e la loro unificazione è un passaggio ineliminabile per la nascita di un soggetto politico credibile non minoritario che dalle lotte tragga consenso e forza.

Le scorciatoie politiciste non possono in alcun modo sostituire i rapporti di forza nei rapporti sociali a partire da quelli nella produzione e riproduzione.

Nel rianalizzare criticamente il nostro agire politico non abbiamo preso pienamente atto delle condizioni dell’ immaturità in Italia dell’idea della costruzione necessaria di un soggetto politico autonomo antiliberista. Questa immaturità è figlia sia dei processi di parcellizzazione sociale indotti dal neoliberismo, dalla sua tendenza allo svuotamento democratico della rappresentanza e dei suoi istituti, alla disintermediazione , alla distruzione di quei luoghi della società dove in qualche modo si organizza una sorta di contropotere ( vedi riforma del terzo settore), sia dal fatto di essere stati travolti, anche per responsabilità nostre, dal discredito del sistema dei partiti, dalla sfiducia nell’iniziativa collettiva e nella politica come strumenti di cambiamento, dall’affidamento a leaders carismatici cui si delega la possibilità di veder risolti i propri problemi.

L’obiettivo della costruzione di un movimento politico e sociale per l’alternativa è strettamente connesso alla ricostruzione, nelle lotte, di un movimento di opposizione alle politiche neoliberiste radicalmente alternativo al centrosinistra e al Pd e coinvolgere in primo luogo i soggetti con cui si condividono questi percorsi e sperimentano forme di organizzazione e presenza sociale autonome, pur mantenendo l’apertura al campo vasto della sinistra che si definisce alternativa. Pensiamo che questo sia il momento, e che l’occasione non vada perduta e perseguita non in modo saltuario ed episodico, sia a livello nazionale con proposte e occasioni adeguate e costruite, sia in ogni territorio, una vera offensiva di medio periodo , oggetto di valutazioni e ritarature nel corso del processo.

Attraversiamo un momento in cui sempre più persone intravedono, forse in forma confusa, i limiti, le ingiustizie e anche le inefficienze reali di un sistema che pospone alla logica del profitto tutti i valori. La virulenza con cui è stata sconvolta la vita delle persone incrina la tenuta dei meccanismi ideologici e sociali del neoliberismo, il primato del privato del pubblico si rivela una falsa ideologia, l’ancora delle fughe individuali crolla di fronte a una crisi sanitaria che non risparmia nessuno, l’individuazione identitaria del nemico nell’altro, straniero o diverso non funziona. Persino le scelte dei funzionari europei del capitale, per far fronte alla necessità di salvare il sistema, mostrano che vincoli presentati come intangibili sono costruzioni politiche nella disponibilità delle frazioni dominanti del capitale.

Come i comunisti agiscono in questa fase!

In queste condizioni il compito dei comunisti è di essere all’altezza delle possibilità del momento sia sul piano politico, su quello teorico, dei programmi e delle competenze sia per quanto riguarda l’organizzazione.

Assumendo come fondante la centralità dei conflitti e quindi traducendo in pratiche reali quanto andiamo dicendo da anni sulla necessità assoluta di mettere al primo posto il radicamento sociale e l’internità alle lotte e alle forme di mutualismo come precondizioni indispensabili per ricostruire quella connessione sentimentale con le masse popolari venuta a mancare. Qui si gioca principalmente la capacità dei comunisti di contribuire alla diffusione di forme autorganizzate di base, di democrazia partecipativa e all’unificazione delle lotte, di proporre programmi che sappiano indicare percorsi concreti alternativi alle logiche del capitale mentre ne disvelano le mistificazioni ideologiche , di far crescere il bisogno e il desiderio del superamento del capitalismo in direzione di un altro modello di società.

Questo richiede al partito uno sforzo teorico sulla teoria e la pratica e della trasformazione sulla necessità e praticabilità concreta dell’alternativa al capitalismo senza cui prevarrebbero ancora una volta i ripiegamenti nell’esistente.( In questo senso è gran bel segnale la nascita della rivista) Richiede la costruzione di quadri militanti formati in una connessione continua tra lavoro di inchiesta e studio incessante dei processi reali, in grado di contribuire alla diffusione di forme di autorganizzazione di base, di soggettività sociali e di movimento nell’intreccio tra conflitto e mutualismo che intendano il proprio ruolo non come pura rappresentazione autoreferenziale di una storia e di programmi slegati dai processi reali, non come funzione di pura rappresentanza monocratica, ma di una messa a disposizione di una esperienza storica e di una teoria alla costruzione di questo movimento .Ciò significa più partito , più partito utile, più partito riconoscibile a livello nazionale e locale, più partito promotore della connessione delle lotte, più interno ai movimenti, più capace di solidarietà e di pratiche di mutuo soccorso.

La riforma del Partito

0ccorre dunque una profonda autoriforma del partito sia sul piano delle pratiche e del modo di intendere la militanza, sia su quello delle strutture, del loro funzionamento e dei loro rapporti, sia sul modo di concepire i ruoli dirigenti.

Il Prc è storicamente strutturato per circoli territoriali , federazioni, coordinamenti regionali. In passato queste strutture erano affiancate da commissioni con funzioni di analisi tematiche e/o settoriali e non d’intervento diretto. Una simile strutturazione, ricalcata in sedicesimi sulla struttura dello stato, era ed è funzionale alla conquista, ma anche al mantenimento delle strutture dello stato borghese con la priorità alla presentazione elettorale e alle campagne d’opinione o comunque alla diffusione delle idee del partito ( di critica, denuncia. etc). La conseguenza è spesso un corpo militante che ragiona per campagne, volantinaggi e non in funzione del radicamento sociale, della costruzione di relazioni, la messa in relazione di soggetti sociali, la costruzione di forme di autorganizzazione sociale: una scuola popolare, una attività mutualistica, una lotta ambientale, un nucleo di lavoratori per una inchiesta o per questioni irrisolte dalle lotte sindacali.

Una simile impostazione corrisponde a una sorta di sottovalutazione e scarsa o nulla considerazione del ruolo dei movimenti ( sindacati a parte), ritenuti spesso incidenti transeunti. A corollario di questa impostazione di tipo elettoralistico il ruolo statutario del regionale ridotto al coordinamento sulle elezioni regionali e sul programma elettorale regionale, mentre come dimostra la vicenda coronavirus, specie in alcune regioni, sarebbe stato indispensabile un ruolo di vera e propria direzione politica delle iniziative sul territorio e di costruzione di relazioni e percorsi comuni con i soggetti presenti nella regione finalizzati all’unificazione delle lotte per una maggiore efficacia delle stesse. Lo stesso vale e varrà sempre più nel futuro per le altre emergenze a partire da quelle ambientali, il consumo di suolo, la mobilità, la gestione dell’acqua. E’ assurdo che nel momento in cui molti poteri si concentrano sulle regioni, il partito non si doti degli strumenti per contrastarne efficacemente le politiche a partire dal sociale.

Il percorso

Primo passaggio: riposizionare come partito il baricentro sull’iniziativa sociale come mezzo necessario del radicamento sociale e della diversità/ alterità dei comunisti e delle comuniste.

Ciò non significa affatto rinchiudersi nel sociale sottovalutando i temi della rappresentanza e della cultura e della teoria della trasformazione. Anzi! Significa acquisire consapevolezza del fatto che ognuno di questi aspetti senza gli altri è monco. Non può esistere una politica comunista avulsa dalla trasformazione sociale come troppo spesso traspare nel modo di operare e concepire la nostra iniziativa molto centrata sulla “politique politicienne” delle relazioni fra forze politiche, così intensificata da essere percepibile all’esterno solo in occasione delle scadenze elettorali.

Baricentro sull’iniziativa sociale significa anche una politica della rappresentanza coerente con la costruzione delle condizioni e delle forze della trasformazione sociale e con una teoria della trasformazione sociale nel contesto attuale.

Secondo passaggio: ripensare la forma partito, per renderla rispondente agli obiettivi della costruzione di forme sociali autorganizzate , per affrontare, per tappe di ricerca e di approssimazione, il problema della democrazia di genere e del superamento della struttura monosessuata non solo dal punto di vista ideologico e culturale, ma nel concreto agire quotidiano del Partito e nella formazione delle decisioni, e riflettere sul rapporto coi linguaggi e la vita delle giovani generazioni e come essere punto di attrazione, di interesse , di riferimento per i giovani e le giovani, sia durante il periodo dello studio e della formazione , sia in quello della ricerca del lavoro, del precariato, della spinta alla autonomia.

Terzo passaggio: che è la condizione per realizzare i primi due. Cambiare da subito lo statuto dandogli una forma non rigida.

Alcune linee guida per il cambiamento statutario.

1 Se l’obiettivo centrale del partito diventa la costruzione di forme di autorganizzazione sociale autonome, le strutture del partito vanno ripensate e ridefinite a tal fine. Selezionando anche aree e settori sociali da privilegiare: lavoro, istruzione, sanità, casa, ambiente. Bisogna passare dal partito tuttologo che segue gli accadimenti al partito che sceglie le priorità e dunque il profilo politico con cui vuole essere riconosciuto. Bisogna passare dal partito che dice la sua su tutto al partito che sceglie e fa, agisce con i soggetti sociali che ritiene gli interlocutori principali.

2 Si propone quindi di strutturare il partito in cellule (il nome non è importante) di base che funzionino come nuclei d’intervento in settori specifici. Anche dove non è immediatamente possibile costituire una cellula occorre assumere l’obiettivo di dotarsi di un nucleo che abbia il compito di costruire o ricostruire la presenza del partito all’interno un settore e dei soggetti sociali che ne fanno parte: lavoro, scuola, sanità, casa……..

3) Ogni federazione dovrebbe strutturare le proprie forze in modo da seguire, con cellule dedicate , i settori/movimenti più importanti della città/territorio di riferimento, selezionando i più significativi in relazione alle forze disponibili.

Il partito lavora per obiettivi e progetti e procede per verifiche, valutazioni e aggiustamenti successivi, capace di ottimizzare le forze disponibili commisurando ad esse le pratiche ed evitandone l’utilizzo improduttivo in una generica attività di rappresentanza del partito sul territorio, da attivare solo in rare campagne di propaganda. In funzione di quanto detto non si può non assumere come centrale il ruolo della formazione, dedicarle l’importanza che finora non ha avuto e soprattutto definirne le finalità. Nel ragionamento che proponiamo è implicita la finalizzazione della formazione quadri alla costruzione di dirigenti sociali di massa, riconoscibili non solo per la capacità di demistificare le logiche dell’avversario, ma anche per la conoscenza dei fattori e dei processi implicati nei settori in cui intervengono e per la capacità di proposta alternativa.

4) Le sedi serviranno come luogo di riunione di una o più cellule e molte dovranno diventare sedi di attività sociale, (gas, gap, biblioteche, case della sinistra, doposcuola, sportelli sociali, luoghi di ritrovo e di socialità popolare. Una organizzazione capillare con un ottimo sistema di comunicazione orizzontale e verticale. Il ruolo politico complessivo del circolo, quello che realizza la formazione politica dei quadri, può essere sostituito da coordinamenti orizzontali di comune, zona, territorio. In molte città questa funzione può essere svolta da un comitato federale rinnovato e attivi periodici di zona. La definizione di questi ambiti dovrà avvenire prevedendo una consistenza numerica in grado di consentire un livello adeguato di dibattito politico.

Infinealtre due questioni non rinviabili.

a) Va ripensato il ruolo de Regionale, pena lo sfaldamento del partito anche nelle poche regioni dove a oggi si registra ancora una tenuta.

Dove il partito ha una presenza, ridotta rispetto al passato, con federazioni fragili, ma con un quadro militante e dirigente regionale importante, è necessario che ciò si traduca in un rafforzamento delle strutture dirigenti regionali, attribuendo loro compiti di direzione politica considerati ormai indispensabili. In generale le strutture regionali devono essere ridefinite in modo flessibile, eventualmente pensando forme diverse per regioni diverse. In qualche regione è inutile, per forze disponibili, mantenere in vita regionali statutariamente senza ruolo e si deve puntare alla massima efficacia strutturando il partito come un’unica federazione.

b). E’ oggi assolutamente urgente la costruzione di gruppi di lavoro nazionali che superino le attuali responsabilità monocratiche, dipartimenti, commissioni, li si chiami come si vuole, ma dobbiamo dotarci di organismi collettivi in grado di connettere l’elaborazione con l’intervento nei settori individuati come prioritari, organismi di lavoro che riuniscano le compagne e i compagni impegnati nei territori e nelle lotte, funzionali dunque allo sviluppo della linea e dell’intervento politico.

La Segreteria Regionale Prc/SE Lombardia

(**) da “Socialismo Comunitario del viver bien” , intervento pronunciato dal Vice Presidente alla Sorbona di Parigi in occasione del simposio internazionale sull’opera di Nicos Poulantzas il 16/01/2015

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