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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 13, 2019

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(14.09.19) Netanyahu e le colonie: boutade elettorale o progetto politico?

(14.09.19) Netanyahu e le colonie: boutade elettorale o progetto politico?

Netanyahu e le colonie: boutade elettorale o progetto

 

 

MENAHEM KAHANA via Getty Images

Durante la campagna elettorale per le imminenti elezioni politiche in Israele, il premier uscente Benjamin Netanyahu ha dichiarato la propria intenzione di annettere a Israele le colonie edificate nei territori palestinesi della Cisgiordania.

Questa dichiarazione ha il sapore della boutade elettorale. Non è tuttavia implausibile, visto che oggi la maggior parte delle colonie israeliane è già, sotto molti punti di vista, parte integrante del territorio israeliano. Ecco perché.

Le colonie israeliane sono costituite talvolta da piccoli agglomerati residenziali, talvolta da vere e proprie cittadine autonome che possono raggiungere una popolazione di alcune decine di migliaia di residenti (Modi’in Illit ne conta per esempio 70.000). La loro costruzione da parte di Israele è cominciata immediatamente dopo la guerra del 1967 sui territori palestinesi occupati e, nonostante le ripetute condanne delle Nazioni Unite, non si è mai interrotta.

Complessivamente si tratta di circa 130 insediamenti (esclusi quelli ubicati a Gerusalemme Est), riconosciuti come legittimi soltanto dallo stato di Israele e considerati da quest’ultimo, di fatto, parte integrante del proprio territorio. Si devono poi aggiungere 130 “avamposti”, agglomerati più piccoli, formalmente illegali anche in base alle leggi israeliani, ma, nonostante ciò, supportati in vari modi dalle autorità pubbliche.

Nelle colonie abitano oggi circa 620.000 persone (circa 200.000 delle quali a Gerusalemme est). Si tratta di una popolazione eterogenea. Molti sono veri e propri “fanatici”, nazionalisti o religiosi iper-radicali che scelgono di vivere nelle colonie come un atto politico (o religioso): la rivendicazione della sovranità israeliana ed ebraica sui territori palestinesi.

Sono questi fanatici che di solito creano gli “avamposti”: si tratta inizialmente piccoli assembramenti di caravan, localizzati nel bel mezzo del territorio palestinese, per lo più sulla cima di un’altura; i loro abitanti vi vivono asserragliati e armati, senza servizi e infrastrutture, nel tentativo – solitamente di successo – che l’avamposto venga in breve tempo stabilizzato, grazie all’arrivo dell’esercito israeliano a proteggerlo, di altri coloni a popolarlo, delle autorità pubbliche a fornire servizi e infrastrutture.

Le colonie sono tuttavia abitate anche da persone che vi si trasferiscono per ragioni di carattere meramente materiale. L’attrattiva principale è rappresentata dal basso costo delle abitazioni. Per fare un esempio, una casa che a Gerusalemme costerebbe 500,000 dollari, ne costa 230,000 a Betar Illit, una colonia a ridosso dei confini della Città Santa, che si può raggiungere in una manciata di minuti d’auto.

Il motivo principale di prezzi così bassi è che questi insediamenti sono edificati su terreno che, ai coloni, solitamente non costa nulla, essendo stato da loro occupato illegalmente o requisito dall’esercito israeliano ai legittimi proprietari palestinesi. L’attrattività materiale di queste colonie è legata anche all’elevata qualità urbana e agli ottimi servizi pubblici (garantiti dagli abbondanti finanziamenti statali), a cui si aggiunge il fatto che tutte le colonie sono perfettamente collegate al resto di Israele.

Ciò avviene grazie a un denso sistema di strade dedicate al solo traffico veicolare israeliano, su cui si può viaggiare velocemente e in piena sicurezza – e senza incrociare alcun palestinese, a cui l’accesso a queste strade, le cosiddettebypassroads, è proibito.

Questi insediamenti sono la gramigna dell’occupazione: appena seminati hanno cominciato a espandersi e, nel corso di cinque decenni, hanno creato una maglia fitta, difficilmente estirpabile – non a caso rappresentano uno dei principali scogli per una soluzione pacifica e condivisa del conflitto israelo-palestinese.

Quando cominciarono a essere costruite, le prime colonie erano come isole all’interno del mare alieno del territorio palestinese; pian piano si sono ramificate, trasformandosi in un arcipelago grazie alla costruzione del denso reticolo delle bypass roads; negli ultimi anni, la loro progressiva crescita e la costruzione del Muro di Separazione le hanno trasformate spesso in porzioni contigue al resto del territorio israeliano.

E a fronte di questo stato di fatto che la dichiarazione di Netanyahu è inquietante: nasce probabilmente come una boutade elettorale, ma può rapidamente trasformarsi in un progetto politico – facilmente realizzabile nell’attuale panorama politico internazionale molto tollerante verso Israele, ma dagli esiti drammatici per i diritti dei palestinesi, la sicurezza degli israeliani, la stabilità del Medio Oriente.

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