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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | November 22, 2019

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(17.08.19) Bergamo-Ospedale. I VENT’ANNI DI ELENA

(17.08.19) Bergamo-Ospedale. I VENT’ANNI DI ELENA

di Pia Panseri – Rifondazione C./bg

La tragica vicenda della ragazza di 19 anni morta carbonizzata nella camera del reparto di psichiatria dell’ospedale di Bergamo apre uno squarcio inquietante sulla situazione dell’assistenza psichiatrica in Italia e dell’eccellentissima Sanità Lombarda.
Le “giustificazioni” fornite fino ad ora dalla direzione sanitaria , riprese e sostenute dalla stampa locale, sono alquanto confuse e sollevano molti dubbi.
Ci risulta che lenzuola, materassi e suppellettili vari delle camere di degenza della psichiatria dovrebbero essere costruiti con materiale ignifugo, ma a quanto pare in quella camera non era così. Ci si chiede anche come mai non abbia funzionato il sistema antincendio oppure addirittura se esista un sistema antincendio in quella struttura. In qualsiasi luogo pubblico, a partire dai centri commerciali, esiste un tale impianto con i così detti “sprinkler” che rilasciano acqua e sostanze atte a spegnere il fuoco, al minimo accenno di fumo. Come mai in un reparto a così alto rischio, di un ospedale pubblico non ci sono, o non hanno funzionato?
Le indagini, in questo senso, faranno il proprio corso, ma quello che ci preme di sottolineare e denunciare a gran voce è la tragica realtà dei reparti psichiatrici dove ancora oggi, a circa 50 anni dalla legge Basaglia, si adottano sistemi di contenzione corporali che in questo terribile caso, hanno portato ad una morte terribile una ragazza di vent’anni.
Impossibile non ricordare, tra gli altri, il maestro Franco Mastrogiovanni, morto atrocemente il 4 agosto del 2009, dopo 82 ore di contenzione all’ospedale di Vallo della Lucania .

L’omerta’ che vige sui reparti di psichiatria dei nostri ospedali pubblici, traspare dalla scarsa risonanza che questa notizia ha avuto sui media nazionali, mentre sui mezzi di informazione locali si leggono giustappunto le scarne dichiarazioni della direzione sanitaria, senza alcun accenno critico o dubbioso o semplicemente di vicinanza alla ragazza ed ai suoi famigliari.Questa vicenda sottolinea ancora una volta la drammaticità della contenzione delle persone nelle istituzioni psichiatriche e delle sue possibili conseguenze. C’è poi un problema di compatibilità con l’articolo 13 della Costituzione, molto ben chiaro e prescrittivo per quanto riguarda le limitazioni della libertà personale e l’autorità che ha il potere di consentirle. Non solo rispetto all’ambito psichiatrico, ma anche a quello, meno oggetto di attenzione, della gestione in residenze di anziani o disabili.
L’assenza poi di monitoraggio dei pazienti, si inserisce purtroppo all’interno di una realtà lavorativa fatta di blocco del turnover, mancanza di medici e impossibilità di nuove assunzioni e che costringe il personale a turni massacranti.
La ricerca della verità su questo fatto gravissimo deve essere portata avanti con rigore e senza alcun scrupolo o timidezza nei confronti di nessuno.
Se ci si affaccia sul pozzo nero della psichiatria, la vertigine è assicurata. In Italia la contenzione fisica è purtroppo praticata in gran misura e sono una minoranza gli ospedali pubblici che hanno detto no a questa misura medioevale di restrizione della libertà individuale. Bisogna attivarsi affinché questa misura, che anche la cassazione ha definito una Non Cura, non sia mai più praticata in nessun luogo,ma anzi diventi un reato.
Un abbraccio solidale alla famiglia di questa ragazza che, ricordiamolo, aveva solo vent’anni ed era in un luogo che avrebbe dovuto proteggerla e curarla in una città benestante a nord e che vanta una sanità all’avanguardia.
Nel 2019.

(16.08.2019 – Pia Panseri – Rifondazione Comunista-Bergamo)


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