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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | August 19, 2019

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(12.08.19) Torre B. (bg)/ Festa in Rosso. Incontro pubblico: NO all’autostrada Bergamo-Treviglio

(12.08.19) Torre B. (bg)/ Festa in Rosso. Incontro pubblico: NO all’autostrada Bergamo-Treviglio

Lunedì 12 agosto, spazio dibattiti, ore 21.00, della Festa in Rosso (Torre boldone – Viale Lombardia)

“Bergamo-Treviglio. Un’altra autostrada, un altro project financing? NO, grazie!”

Intervengono tra gli altri: CRISTIANO POLUZZI, della lista “Dalmine Bene Comune”, e FRANCESCO MACARIO, della lista “Bergamo in comune”.

Sono invitati le associazioni e i comitati territoriali impegnati contro il progetto di nuova autostrada.

***

Autostrada Bergamo-Treviglio. Alcune note

di  ing. Marco Brusa (“Bergamo in comune”)

La proposta di autostrada Bergamo-Treviglio origina una serie di considerazioni di cui non è possibile trovare traccia nelle cosiddetta informazioni che il sistema mediatico locale diffonde tra la popolazione residente.

La prima considerazione è relativa proprio alla campagna mediatica in atto.

Può darsi che alcuni ne sentano la necessità, ma è un po’ difficile sostenere che un collegamento autostradale tra Treviglio e Bergamo sia un bisogno primario della popolazione residente, tuttavia una campagna mediatica monocorde per suscitare consenso sull’argomento è in atto e non è prevista alcuna forma di dissenso: le “opinioni” riportate sono rigorosamente tutte entusiasticamente a favore.

Viene da chiedersi come mai sia presente questa concordanza, eccitata fino al fanatismo, e si riesce a trovare una sola risposta: coloro che trarranno degli utili dalla Bergamo-Treviglio sono gli stessi che gestiscono il sistema mediatico (ed infatti le varie unioni industriali sono sempre dichiaratamente molto più che favorevoli).

Purtroppo i discorsi sulla libertà di espressione all’interno di apparati a fini di lucro, quali sono i giornali, le televisioni ed i notiziari via internet, sono parole prive di significato: chi lavora in una azienda agisce secondo le prescrizioni aziendali, altrimenti viene messo fuori e ne consegue che il sistema di informazione riferisce quanto interessa ai suoi padroni e non il pensiero di un redattore. Quando si tratta come in questo caso di un investimento massiccio voluto da una finanziaria internazionale, allora le modalità di presentazione della notizia diventano tutte “a senso unico”, oltre che entusiaste, perché lo scopo non è il fornire informazioni, ma il suscitare emozioni e consenso intorno a quanto i padroni vogliono.

Crediamo che sia questo il motivo principale per cui il sistema mediatico bergamasco sia tutto acriticamente schierato a favore di questa grande opera: a fronte di un investimento massiccio che nell’immediato produrrà spartizione dei sub-appalti ed utili per i vari piccoli padroncini locali, coloro che effettueranno questo investimento hanno programmato di guadagnare molto di più nel lungo periodo.

Trattandosi di una autostrada gli utili possono venire non tanto dall’opera in quanto tale, ma dal suo utilizzo continuativo negli anni, vale a dire dai pedaggi e dalla vendita dei prodotti petroliferi che in essa saranno combusti sottraendo ossigeno all’atmosfera.

La seconda considerazione è relativa alla massimizzazione dei consumi.

Da anni stiamo assistendo a proclami continui che invitano a ridurre i consumi per evitare che le risorse del Pianeta si esauriscano.

Però nella vita quotidiana avviene l’esatto opposto: i consumi si incrementano continuativamente, indipendentemente dalla volontà dei singoli, e le spese fisse è da tempo che hanno sopravanzato le spese cosiddette voluttuarie.

Le spese per i prodotti petroliferi per autotrazione sono tra quelle che sono maggiormente aumentate negli ultimi tempi e nella Regione Lombardia è in corso un fenomeno contraddittorio ed ossimorico: le dichiarazioni sono tutte a favore dell’ambientalismo e della necessità di ridurre i consumi; le azioni invece vanno tutte nella direzione opposta, verso il continuo incremento dei consumi.

E’ sufficiente pensare alla abissale differenza che esiste tra il trasporto su gomma ed il trasporto su ferro. Le cifre parlano da sole: in un anno in Lombardia si consumano dieci miliardi (dieci miliardi!) di euro di prodotti petroliferi per autotrazione, contro un bilancio di TreNord che è pari a poco più di un quindicesimo di questa cifra ottocento milioni di euro.

Inoltre dei dieci miliardi di euro la maggior parte costituisce utile puro: il 60% circa va allo Stato come tassazione e, per lo Stato medesimo, non ci sono investimenti da ammortizzare e spese da inserire a bilancio; il restante 40% va alle compagnie petrolifere, ai distributori ed ai benzinai e su questa parte le spese sono presenti ed aumentano mano a mano che si scende verso il basso, le compagnie petrolifere guadagnano molto ed i benzinai meno.

TreNord ha invece un utile assolutamente marginale: meno di dieci milioni di euro su ottocento, una miseria.

Si spiega così il motivo per cui nella Regione Lombardia si asfalta come dei dannati mentre il servizio pubblico, vale a dire TreNord, è semplicemente una schifezza: chi di dovere guadagna sulla massimizzazione dei consumi petroliferi, non certo sui risparmi della popolazione in conseguenza di strutture pubbliche efficienti.

La terza considerazione è relativa a coloro che guadagnano dalla massimizzazione dei consumi.

Quando i consumi aumentano a popolazione residente non ci guadagna di sicuro, ma è obbligata a spendere di più.

Non occorre essere dei grandi economisti per comprendere che il guadagno è di coloro che vendono i beni di consumo; costoro sono, in ordine crescente: i costruttori delle Grandi Opere, i fabbricanti dei mezzi che le utilizzeranno (case automobilistiche) e, soprattutto, i petrolieri.

Non ci sarebbe da stupirsi se costoro organizzassero un bel cartello, magari senza dirlo a nessuno.

Non ci sarebbe da stupirsi se costoro gestissero il sistema mediatico di loro proprietà per suscitare emozioni favorevoli nella parte più facilmente influenzabile (eterodiretta) della popolazione.

Non ci sarebbe da stupirsi se costoro facessero forti pressioni sulle strutture pubbliche e magari se ne impossessassero, anche in questo caso senza dirlo a nessuno.

Quanto sopra non costituisce fantapolitica, ma è la descrizione di fenomeni in atto: i nuovi poteri del capitale stanno trasformando la democrazia elettiva in oligarchia e questo fenomeno è particolarmente virulento proprio qui da noi.

Le varie finanziarie ed i vari fondi di investimento tendono sempre più a trasferire gli investimenti dalla produzione industriale (dal lavoro insomma, più o meno mal pagato ma pur sempre produttore di ricchezza reale) ai servizi e ai titoli garantiti dallo Stato.

Nel primo caso non solo i servizi sono erogati a caro prezzo e con utili altissimi, ma si esercitano tutte le pressioni possibili, lecite e meno lecite, per fare sì che la struttura pubblica non solo privatizzi i servizi, ma addirittura favorisca l’incremento dei consumi.

Nel secondo caso si agisce per fare piazzare i titoli di Stato sul libero mercato non più a tassi stabiliti dal Ministero, ma a tassi di usura che creano la cosiddetta crisi del debito.

Parliamo solo del primo caso.

Constatiamo come la Regione Lombardia stia attuando la politica della massimizzazione dei consumi costruendo autostrade in tutto il territorio, mentre TreNord stia facendo semplicemente schifo e puzza (non ci credete? Provate a prendere un treno qualsiasi dalla stazione di Bergamo e poi diteci se davvero non sentite olezzi…).

Constatiamo pure come un ente pubblico, la Provincia, non sia più democratico ma sia diventato istituzionalmente oligarchico: le elezioni del Presidente e del Consiglio non sono più a suffragio universale, ma sono effettuate unicamente dagli “eletti”.

Il risultato è che una struttura pubblica non è più democraticamente eletta dal popolo, ma è diventata oligarchica e, guarda caso questa struttura è quella più fanaticamente entusiasta per la realizzazione di nuove autostrade e per la conseguente massimizzazione dei consumi.

Delle ferrovie bergamasche che vanno in malora questa struttura “pubblica” non parla, così come è totalmente indifferente all’essere fuori servizio il ponte di Paderno.

Chissà come mai?… (Bergamo, 22.06.19, ing. Marco Brusa)

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