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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | August 19, 2019

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(30.07.19) CONTRO LA SECESSIONE- NO ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA

(30.07.19) CONTRO LA SECESSIONE- NO ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA

A cura di Vittorio Armanni – segreteria provinciale Prc/Se – Bergamo

E’ un disegno pericoloso e sottovalutato. E’ la battaglia della vita per il paese. E’ il veleno leghista che smonta letteralmente l’architettura istituzionale e costituzionale del paese.

Ma non è un disegno solo della Lega. E’ un disegno anche del PD, che lo ha iniziato con la cosiddetta 4 giorni prima delle elezioni politiche del 2018. E’ la preintesa concordata con Lombardia e Veneto per delega del presidente del consiglio Gentiloni.

E’ del PD anche il presidente della giunta emiliana Bonacini, che si è allineato a Lombardia e Veneto. Soprattutto è grave la posizione attuale del PD, che ipocritamente pensa ad una impossibile “secessione morbida”. Non dimentichiamo che la porta fu spalancata dall’assurda riforma del titolo V° della Costituzione, voluta dal centrosinistra (e osteggiato da noi di Rifondazione Comunista fin dal primo dibattito e voto in Parlamento). Cosa sarebbe accaduto nell’Italia se il progetto gialloverde fosse stato già applicabile? Il M5S ha accettato che il progetto di “autonomia differenziata” fosse inserito nel “contratto di governo”.

E’ facile capire perché sono tutti concordi. Perché è il progetto del capitale del Nord che guarda all’asse con Carinzia, Slovenia, Baviera, che si inserisce nelle dinamiche produttive mitteleuropee.

E’ la “secessione dei ricchi”. Non ne scaturisce nemmeno una confederazione labile (altro che federalismo solidale), ma un’Italia di “staterelli”, di podestà, che abbatte tutta la prima parte della Costituzione.

Se non c’è lo Stato disegnato dalla Costituzione non vi è, infatti, eguaglianza, solidarietà, sovranità. La Costituzione, a quasi tre anni dalla vittoria contro il referendum Boschi/Renzi del dicembre 2016, è di nuovo sotto il forsennato attacco liberista.

Del resto Zingaretti ha attribuito alla vittoria del “no” la pessima stagione attuale mentre la Lega, che oggi si finge nazionale, rispolvera il progetto di Miglio per tenere insieme il proprio blocco sociale.

E’ un progetto, che viene da lontano, di sovranismo regionale: le regioni rischiano di diventare piccoli stati, con una ulteriore centralizzazione burocratica e di potere contro le vere autonomie, i Comuni, la partecipazione popolare. E non vi è nessuna possibilità che la controriforma possa essere fatta senza costi. “O lo Stato aumenterà i debiti o diminuirà i servizi”.

Ma allora, di cosa stiamo parlando? Dello Stato nazionale che si dissolve! Non viene trasferita alle regioni solo qualche funzione amministrativa. Stiamo parlando, per le 23 principali materie dello Stato sociale, del trasferimento della quota massima di potestà legislativa statale di principio. Vi è un effetto automatico: per il numero e l’ampiezza delle materie coinvolte; lo Stato si priva della capacità di formulare obiettivi di politica economica e sociale. Con l’ovvio scenario futuro di una emarginazione del Centro Italia e di Roma e di un abbandono completo del Sud e di ogni politica euromediterranea.

Ma vediamo. Nel 1978 il Servizio Sanitario Nazionale non sarebbe nato. E’ gravissimo l’attacco alla scuola repubblicana, unitaria e plurale. L’istruzione, la formazione sono il fondamento della nazione. Inoltre: la regionalizzazione di larga parte del pubblico impiego e di materie come la tutela e sicurezza del lavoro, la retribuzione aggiuntiva, la previdenza integrativa, gli incentivi alle imprese darà un colpo mortale al sindacato nazionale e al contratto nazionale di lavoro. Diventerebbero istituzionalizzate le gabbie salariali. E non parliamo dell’ambiente o del ciclo dei rifiuti. Sarebbe, ovviamente, un processo globale di privatizzazioni. (a cura v.armanni, 30.07.19)

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