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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | May 21, 2019

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(13.03.19) Bergamo. Sul disconoscimento della cittadinanza onoraria di Bergamo a Mussolini

(13.03.19) Bergamo. Sul disconoscimento della cittadinanza onoraria di Bergamo a Mussolini
Comunicato stampa


La federazione provinciale di Rifondazione Comunista esprime viva soddisfazione per il disconoscimento della cittadinanza onoraria di Bergamo a Mussolini da parte del Consiglio Comunale di Bergamo. E’ stato l’epilogo di una vicenda iniziata con una petizione che chiedeva di togliere la cittadinanza onoraria a Mussolini e che è poi diventata una mozione presentata dai consiglieri Luciano Ongaro e Emilia Magni del gruppo consiliare “Sinistra unita”, che ringraziamo per la loro tenacia.

Un risultato importante che premia la mobilitazione di molte cittadine e cittadini.
Nel mentre festeggiamo per questo risultato, non possiamo però esimerci dal criticare duramente il voto di astensione del sindaco Gori e della sua lista. Le motivazioni addotte dal sindaco alla sua astensione ci sembrano principalmente attente a non scontentare un certo tipo di elettorato “moderato”.

Di fatto il sindaco dichiara che l’avvento del fascismo sarebbe giustificato dai timori suscitati dalle “violenze” del “biennio rosso”, disconoscendo così che le diffuse agitazioni operaie e contadine del 1919-20 esprimevano invece il bisogno profondo di cambiamento di fronte a quella che tutti gli storici chiamano la crisi dello stato liberale, divenuta non più eludibile dopo i quattro anni di oscena carneficina a cui le classi dirigenti avevano costretto i ceti popolari.

Altro che opposti estremismi! Semmai negli anni Venti in Italia e anche a Bergamo si manifestò la grettezza delle classi dirigenti, prima gli agrari e poi gli industriali, che scelsero di affidare allo squadrismo il compito di sopprimere ogni aspirazione al cambiamento e consegnare nelle mani di Mussolini nel 1922 il compito di stravolgere stato e società in senso autoritario.

Così giustificare ancora oggi la deliberazione commissariale del 1924 sulla cittadinanza a Mussolini, avvenuta quando ormai di “violenze rosse” non ce n’era da anni nemmeno l’ombra e da anni imperversavano invece solo squadrismo e repressione; non condividere la proposta di revocare una cittadinanza onoraria decisa poche settimane prima (si badi bene) dell’assassinio di Giacomo Matteotti (che avrebbe denunciato – nove giorni dopo – in parlamento i brogli e le violenze fasciste accadute nelle elezioni di aprile), ci pare un atteggiamento pilatesco che va contro il sentimento democratico ed antifascista della maggioranza dei/e cittadini/e bergamaschi.

Bergamo “Città dei Mille”, terra di uomini e donne che si sono battuti per gli ideali di libertà e giustizia sociale, ha comunque messo in discussione la cittadinanza a colui che precipitò il Paese nella barbarie fascista fino alla catastrofe.

Certo si poteva fare decisamente di più e con meno ambiguità. (Bergamo, 13.03.19, Il segretario provinciale Francesco Macario)

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