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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | July 21, 2019

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(15.02.19) Campagna contro l’autonomia differenziata regionale

(15.02.19) Campagna contro l’autonomia differenziata regionale

Il Partito della Rifondazione Comunista lancia una campagna nazionale contro l’ Autonomia Differenziata, richiesta dalle tre Regioni Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, e che vede altre regioni interessate ad intraprendere la stessa strada.
Il governo giallo – verde nel suo furore contro la democrazia costituzionale, porta avanti la linea della secessione,a cui si aggiunge in larga parte il PD, stiamo, così, giungendo ad un passaggio che costituisce, se non lo blocchiamo, una mutazione definitiva della nostra architettura istituzionale.
Tenendo finora il tema sotto traccia, la Lega vuol chiudere la trattativa a breve, evitando una necessaria discussione politica diffusa, una consultazione di massa, una decisionalità di popolo, l’espressione di una “sovranità popolare” prevista dall’art. 1 della Costituzione.
L’autonomia in discussione prevede il trasferimento di una serie di competenze ma soprattutto di risorse per la loro gestione dallo Stato alle Regioni (per Veneto e Lombardia sono 23 le materie, dalla scuola alla protezione civile; più poteri su 15 materie invece è la richiesta della regione Emilia).
Il Veneto chiede che le risorse siano proporzionate e calcolate in base al loro proprio gettito fiscale. Quindi – seguendo questo principio – significa che le regioni più ricche, dovrebbero avere diritto a più soldi dallo Stato Centrale.
Se la regione Veneto la spunterà sul principio di calcolo delle risorse in base al Pil i 9/10 del gettito fiscale andranno al Nord; al resto del Paese resterà solo un decimo.
Il primo atto politico nella direzione del riconoscimento dell’autonomia differenziata è stato fatto il 28 febbraio del 2018, quattro giorni prima delle elezioni politiche, dal governo Gentiloni con un pre – accordo con Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, oggi con il nuovo governo in carica, è la ministra degli Affari Regionali e delle Autonomie Erika Stefani ad occuparsi della materia “autonomia differenziata”, delineando il disegno di legge sull’autonomia del Veneto, un disegno di cui non si conosce nulla, alcune informazioni trapelano solo dalle dichiarazioni stampa dei leader politici del Nord che bramano per portare a casa l’autonomia il più presto possibile.
Non sfugge a tutt* noi l’importanza di una campagna nazionale , tesa a bloccare un processo che porterebbe ad una vera e propria distruzione dell’impianto costituzionale di garanzia dei diritti universali.
Il percorso avviato dal Governo si avvale della sciagurata modifica del Titolo V della Costituzione, al comma 3 dell’art 116, inoltre, si sfrutta un vuoto normativo denunciato più volte dalla Corte costituzionale: dal 2001, infatti, nessun Governo ha trovato il tempo di definire i LEP, i livelli essenziali delle prestazioni sociali e civili da garantire in misura omogenea a tutti i cittadini italiani, ovunque residenti.
Livelli che vanno definiti dal governo centrale per assicurare a tutte/i le/i cittadin* (dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia) la stessa qualità e quantità di servizi garantiti dalla Costituzione, poi ci sono i Lea – livelli essenziali di assistenza – cioè quelli che stabiliscono le prestazioni e i servizi che il SSN è tenuto a fornire a tutt* i/le cittadin*, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket) in qualsiasi regione, senza distinzione tra Nord, Centro e Sud.
In questo quadro vi sarebbe una ricaduta negativa prioritariamente sulle regioni del Sud e sugli abitanti non ricchi di tutt’ Italia con la progressiva privatizzazione dei servizi.

Nei prossimi giorni il presidente del Consiglio G. Conte ed i presidenti delle Regioni interessate dovrebbero tenere un incontro, durante il quale sarà illustrata la proposta di autonomia del Governo, che in caso di un’intesa diventerà un disegno di legge che, secondo il dettato costituzionale, per passare dovrà ottenere la maggioranza assoluta di Camera e Senato.
E’ chiaro che Veneto e Lombardia avanzano richiesta di una maggiore autonomia fiscale, con l’acquisizione di risorse pubbliche maggiori rispetto a quelle oggi spese dallo Stato per loro, un argomento decisivo nella campagna referendaria in entrambe le regioni, esplicitato nel disegno di legge approvato in Veneto nel novembre 2017 , che quantificava nei 9/10 i tributi riscossi da trattenere in regione, a scapito dei principi costituzionali di eguaglianza fra tutt* i/le cittadin* e di un rilancio dell’economia di tutto il paese, infatti la perdita diffusa di potere d’acquisto, determinata dalle misure di austerità, ha creato problemi sociali non solo nel Centro-Sud, ma anche al Nord e le misure di austerità hanno inciso pesantemente sulle risorse destinate alle Regioni e agli Enti Locali, sulle dotazioni del Fondo Sanitario Nazionale e sul sistema d’istruzione.
Con l’autonomia differenziata siamo di fronte alla “secessione dei ricchi”: poiché le risorse nazionali legate ai fabbisogni standard, saranno calcolate sul gettito fiscale regionale, dimensionando i finanziamenti dei servizi sullo stesso gettito, quindi i diritti di cittadinanza, a cominciare da istruzione e salute, saranno diversi fra i cittadini da regione in regione; ovvero maggiori dove il reddito pro-capite è più alto.

Dentro il tema del federalismo differenziato da un lato viene meno la concezione costituzionale della solidarietà e della coesione, del diritto di cittadinanza uguale per tutte/i che garantiscono l’unità giuridica ed economica del paese, e dall’altro si articola il nodo della nuova “questione meridionale” di un Mezzogiorno condannato ad essere privo di pari riconoscimento di cittadinanza, luogo di maggiore desertificazione degli investimenti e sempre più debole economia.
Di fronte a tutto questo, vi sono le nostre ragioni, l’esigenza di un’opposizione e di una lotta politica e sociale in difesa dell’universalità dei diritti e di coesione e solidarietà nazionale, abbiamo perciò creato un gruppo di lavoro sul tema, per avviare una campagna nazionale sul no alla “secessione dei ricchi”, ne fanno parte Giovanni Russo Spena, Rosa Rinaldi, Loredana Fraleone e coordinato da Loredana Marino.

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