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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | December 19, 2018

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(19.11.18) Bergamo Città. “Democrazia partecipativa”

(19.11.18) Bergamo Città. “Democrazia partecipativa”

Contributo di Vittorio Armanni, segreteria provinciale Prc/Se di Bergamo.

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In una fase di post democrazia che ha scavato una distanza fra istituzioni politiche e società civile si pone il quesito di come ricercare e trovare nuove forme di partecipazione. Chi lo può fare? Da un lato i movimenti sembrano assorbiti da una sorta di neo anarchismo autoreferenziale più o meno consapevole. Dall’altro le istituzioni rappresentative sono pessime, luoghi in cui le forze che ne fanno parte appaiono sempre più comitati d’affari, svuotati di potere decisionale, esecutori di decisioni della finanza e dal mercato globale.

Il Parlamento, la regione, le giunte ed i consiglieri comunali sono sempre più lontani dal territorio , dalla città reale e sempre più rappresentano solo loro stessi, i loro specifici interessi . Non a caso l’opinione pubblica percepisce la loro superfluità.

Questo dato richiede un grande cambiamento della cosiddetta democrazia rappresentativa sia in senso proporzionale, sia per essere arricchita da nuove forme di democrazia partecipativa.

In coerenza con una visione ecologica del mondo incentrata sui beni comuni, occorre coniugare i doveri e i diritti per costruire relazioni equilibrate per l’insieme della collettività. Siamo stanchi delle clientele che imperversano, dell’appiattimento della politica urlata e smentita il giorno dopo.

A Bergamo Palazzo Frizzoni non rappresenta parti intere della città; le giovani e i giovani non trovano sbocco ai loro sogni, ai loro percorsi educativi; le lavoratrici e lavoratori sono minacciati nei loro diritti nei posti di lavoro; la solitudine delle persone anziane è sempre più drammatica ; le commesse e i commessi sono intrappolati nella catena della distribuzione; le lavoratrici ed i lavoratori del pubblico impiego, della scuola e della sanità, sono tartassati e disprezzati; troppe case restano vuote per mesi e anni e troppe persone sono senza casa; le giovani ed i giovani precari ,spesso super-qualificati, sono vittime di una flessibilità selvaggia neoliberista, ideata dalla destra e introdotta dal centro sinistra che ha tolto loro dignità e futuro; la rete dei micro produttori e del lavoro autonomo è entrata in crisi con la recessione.

Tutti questi elementi hanno trovato nel Palazzo un muro di gomma e un ascolto distratto.

Bisogna spezzare questi meccanismi perversi in percorsi nei quali le cittadine e i cittadini si appropriano del potere di contare e decidere attraverso reali processi democratici.

Oggi le decisioni sono sempre prese altrove. Il nostro compito è quello di fermare questa fuga decisionale verso l’alto. Bisogna innescare un processo che destituisca, ceda, decentri, abbassi, distribuisca e diffonda il potere decisionale.

Bisogna affermare la validità della dimensione territoriale locale espandendo quegli spazi in cui il governo della città e il cittadino sono vicini l’uno all’altro.

La rete dei Comuni per i beni comuni deve puntare in direzione della valorizzazione profonda dei diritti fondamentali ad essi collegati e punta ad agire dal basso verso l’alto.

In questo modo il potere locale riesce ad aggregarsi, a contare ai livelli superiori e a diventare forza per l’attuazione di un indirizzo politico espresso dalla cittadinanza attiva.

Il Consiglio Comunale deve interagire con le forze ed i movimenti della società civile, deve coniugare fra loro i livelli della democrazia, rappresentativa e partecipativa.

La democrazia si allarga e diventa più inclusiva se forme di partecipazione , della gestione dei beni comuni, della società civile ,interagiscono con una sfera politica che si apre alla cittadinanza invece di chiudersi a riccio.

Se è vero che il sistema rappresentativo garantisce la partecipazione di tutti con il voto segreto , per affrontare l’attuale crisi deve essere associata alla democrazia partecipativa in quanto alimento ,garanzia, stimolo e controllo della qualità delle scelte politiche.

Negli ultimi anni hanno prevalso le diseguaglianze del consumismo, della chiusura nell’interesse personale, dell’evasione fiscale , della solitudine, della frammentazione e dell’esclusione.

E’ ora di riattivare e riapplicare l’intuizione del movimento delle donne dove “il personale è politico”.

Nei rapporti tra i generi l’uguaglianza non può limitarsi alle pari opportunità, ma deve proporsi come processo in grado di sovvertire l’esistente. Chi vive una situazione di ineguaglianza non può limitarsi a voler essere uguale a chi si ritiene superiore e più potente, ma al contrario deve aspirare al superamento dei vecchi modelli.

Le persone , donne e uomini , devono riflettere sul loro privato, sui loro valori, sui loro consumi, sulle strategie individuali e famigliari, sulla visione ecologica del mondo incentrata sulla trasformazione qualitativa e relazionale del rapporto tra spazi pubblici e privati per perseguire la giustizia sociale e ambientale

I destini della città non possono essere affidati esclusivamente ad interessi individuali guidati dal tasso di profitto e dalla negazione della dignità del lavoro e della vita sociale.

Tra i cittadini e le cittadine è sempre più diffuso il desiderio di riappropriarsi di ciò che è il bene comune e la partecipazione. Questo non può essere uno sfogatoio. Deve invece ambire a ridurre la discrezionalità delle scelte politiche e amministrative di una città, affinchè l’istituzione Comune prenda in considerazione le istanze partecipative in maniera circostanziata.

L’informazione deve costituire il presupposto per una reale partecipazione.

Il processo partecipato può essere normato, ma la sua violazione deve poter determinare l’annullamento degli atti amministrativi. Questo rende certo il processo partecipativo, evita forme fasulle e si pone come esempio del necessario connubio tra rappresentanza e partecipazione.

Un altro esempio di partecipazione per la consultazione di un grande numero di cittadini può essere il referendum propositivo che preceduto dalla necessaria dispensa di informazioni può portare a decisioni responsabili e trasparenti.

Vogliamo affermare l’interpretazione autentica dell’espressione del metodo democratico e inclusivo.

Vogliamo mettere in connessione le diversità culturali, etniche e costruire forme di convivenza in una città in cui quello che è distante e separato tende a intrecciarsi ed a convergere.

Vogliamo dare vita ad una proposta politica ed elettorale che sia in grado di esprimere con forza nella sfera pubblica , il bisogno di democratizzazione della vita pubblica per non lasciare le cittadine e i cittadini in balia delle menzogne neoliberiste e populiste .

Vogliamo dare forza ad un movimento che muove dalla Costituzione nata dalla Resistenza Antifascista per creare modelli di partecipazione fondati sulla passione, sulla trasparenza e l’altruismo e che prende le decisioni nella ricerca prioritaria del massimo consenso. (Vittorio Armanni – 19.11.2018)

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