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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | August 19, 2019

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(18.08.18) Prc/Se: Dopo la tragedia di Genova, ripubblicizziamo le autostrade

(18.08.18) Prc/Se: Dopo la tragedia di Genova, ripubblicizziamo le autostrade

di Ezio Locatelli, segreteria nazionale Prc/Se

Dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova e la morte di 41 persone si parla di revoca della concessione ad “Autostrade per L’Italia”.

Sia chiaro: la rescissione del contratto con un concessionario che non ha saputo garantire la funzionalità e la sicurezza delle infrastrutture in gestione è il minimo che si possa e si debba fare.

Ma questo non basta ancora. Come suggerito da alcuni legali delle vittime nei processi per alcuni grandi disastri si deve porre sotto sequestro i beni di “Benetton” concessionaria di fatto, tramite propria affiliata, di un servizio il cui espletamento non è stato garantito in termini di sicurezza.

Più in generale bisogna farla finita con le privatizzazioni autostradali e di grandissima parte del sistema di mobilità (autostrade, ferrovie, aeroporti, autolinee, interporti, ecc.). Privatizzazioni il cui unico risultato è stato quello di legittimare un uso improprio di denaro pubblico, di foraggiare interessi privati colossali, di fomentare la realizzazione di grandi opere affaristiche, spesso inutili. Il tutto a discapito del sistema dei controlli, della manutenzione, della sicurezza nella gestione dei servizi, più in generale del diritto pubblico alla mobilità.

Dopo la tragedia di Genova non ci sono più alibi. La rete autostradale e più in generale il sistema della mobilità, al pari dei servizi pubblici essenziali, devono essere riportati in mano pubblica e/o sotto il controllo di comunità di lavoratori e di utenti come prescrive l’art. 43 della Costituzione. Questo principio basilare è stato più volte violato come ci ricorda l’insigne giurista Paolo Maddalena.

Va detto per chiarezza. Rifondazione Comunista è l’unico partito che in questi anni si è battuto contro le privatizzazioni, le grandi opere speculative, lo spreco di risorse pubbliche, contro un sistema di mobilità che uccide e infortuna decine di migliaia di persone all’anno disconoscendo al tempo stesso il diritto alla mobilità per milioni di persone.

Una battaglia che va portata avanti più che mai contro una classe dirigente che ha fatto delle privatizzazioni, dei profitti e delle grandi opere affaristiche un modello di sviluppo che una volta in più si è dimostrato del tutto fallimentare e, ciò che è ancora più grave, incurante della sicurezza e della vita umana. (e.l.)

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