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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | April 24, 2018

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(10.04.18) Prc-Se/Bergamo. Attivo generale iscritte/i della Federazione di Bergamo

(10.04.18) Prc-Se/Bergamo. Attivo generale iscritte/i della Federazione di Bergamo

Martedì 10 aprile, ore 20.45. Sala del Mutuo Soccorso – Via Zambonate 33 – Bergamo

Costruire l’opposizione alle politiche liberiste

Trasformare “Potere al popolo” in movimento politico e sociale

Rafforzare Rifondazione Comunista

Attivo Generale iscritte/i della Federazione di Bergamo,

con il contributo del segretario regionale Nello Patta

Martedi 10 aprile 2018, ore 20,45 – Sala del Mutuo Soccorso

Bergamo, via Zambonate 33

NOTE INTRODUTTIVE

Dopo le recenti elezioni e lo sconfortante quadro istituzionale che ne è emerso si è aperto un dibattito sulle sorti della sinistra nel nostro paese. Marco Revelli ha scritto sul manifesto che “la sinistra se n’è andata da sé”, ma Favilli gli ha replicato che per andarsene da sé ha dovuto prima “andarsene da sé stessa”.

La sconfitta del PD a trazione renziana, prima nel referendum del dicembre 2016 e poi nelle elezioni del 2018, ci parla della fine di un ciclo durato qualche decennio, un ciclo apertosi con il ripudio dei principi solidaristici, passato per la terza via blairiana (la via di un liberismo moderato) sostenuta da Bersani e D’Alema per poi giungere alla esiziale fase renziana in cui la metamorfosi ha trasformato gli ex oppositori in alfieri del liberismo. Lo stesso insuccesso di LeU ci parla del fallimento di ogni ipotesi istituzionalista. Fallimento determinato dalla scelta di giocare sulla crisi del PD imbarcando personaggi che sino a qualche giorno prima hanno votato da esponenti del PD ogni nefandezza liberista

E’ stata una fase trasformativa lunghissima in cui la maggioranza della «sinistra» (perché così si è definita, è stata chiamata e soprattutto è stata percepita dai cittadini) ha svolto progressivamente un ruolo opposto rispetto a quello che aveva che l’aveva generata. Nelle ultime elezioni politiche le aree di consenso elettorale del PD e di LeU sono state i quartieri borghesi e non le periferie urbane. Un fatto che sancisce un fallimento che oggi coinvolge anche noi, che pure dentro la sinistra siamo stati contrari a questa deriva, ma che oggi veniamo assimilati al resto della sinistra e che quindi rischiamo di rimanere travolti dalle macerie causate da altri.

Dobbiamo dircelo, siamo in una fase critica. Siamo come gli esuli antifascisti degli anni ’30 estranei nel nostro paese, con la differenza che quelli emigravano, mentre noi siamo esuli restando a casa nostra. Si apre per noi oggi una complessa fase di reinsediamento sociale e politico.

Dentro questo scenario generale l’esperienza di Potere al Popolo (PaP) organizzata su base assembleare e sul principio democratico “una testa un voto”, pur con un risultato elettorale insufficiente, ha almeno il pregio di avere tenuto in campo, prima di tutto nella società, le forze residue della sinistra e anche di avere unito sulla base antiliberista un inedito schieramento.

In sintesi, mentre la sinistra moderata nelle sue diverse accezioni subisce una sconfitta strategica, il risultato di Potere al Popolo segnala una potenzialità da inverare attraverso un suo deciso miglioramento in termini di democratizzazione, allargamento, valorizzazione dell’elemento plurale che è alla base della sua costruzione. Dobbiamo quindi porci il problema di rilanciare con forza il progetto politico e sociale di una sinistra radicale, popolare, antiliberista e anticapitalista, alternativa rispetto a tutti i poli esistenti.

Rimangono però aperte alcune questioni relativamente al percorso che è stato intrapreso, per brevità elenchiamo le principali:

  • La questione del rapporto tra sinistra continentale e sinistra italiana e dell’irrisolto rapporto tra i due livelli. Oggi esistono in Italia analisi sul liberismo e l’Europa simili, ma che giungono a proporre sbocchi politici assai diversi. La pretesa che sta emergendo di imporre PaP come esperienza elettorale obbligatoriamente replicabile, anche nelle prossime elezioni amministrative, evidenza tendenze latenti a forzature politicistiche e organizzativistiche. Questo pesa su PaP che il PRC considera come una larga coalizione (non elettorale) antiliberista, da altri evidentemente come l’ennesimo partitino a cui si vogliono imporre i propri contenuti e modalità politiche. La necessità di mantenere in PaP una larga presenza plurale, sulla base della discriminante antiliberista, è per il PRC un obiettivo irrinunciabile.

  • La questione della democrazia. Non è solo una questione terminologica, la democrazia consiliare è una modalità di funzionamento fondamentale. Si ha invece l’impressione che passata una comprensibile fase emergenziale, che ha corrisposto alla fase elettorale, le modalità assembleari abbiano imboccato la scorciatoia dei gruppi di gestione ristretti, nella forma della “riunione degli attivisti”. Dentro queste modalità PaP tende in alcune situazioni a ridursi o alla riunione diretta dagli entusiasti degli autoproclamati “capi” o all’intergruppi di mefitica memoria (cioè sostanzialmente degli arcobaleni in do minore). Ora è evidente che la cristallizzazione su queste due modalità di PaP sarebbe esiziale. Nel primo caso si rischia il minoritarismo politico, nel secondo un fallimento politico. In ogni caso, per lo meno sul piano della democrazia, un fallimento certo. Bisogna quindi rilanciare le assemblee territoriali, discutere apertamente le forme di coordinamento provinciale e nazionale (secondo il principio della possibile revoca dei mandati ai delegati delle istanze territoriali) e il loro rapporto con i territori, stabilire la sovranità assoluta delle assemblee che decidono sugli indirizzi generali e gli orientamenti cruciali secondo il principio della più ampia condivisione possibile e col metodo di “una testa un voto”. Per quanto riguarda il PRC rimane fermo il principio che l’antiliberismo che accomuna i vari soggetti che costituisco PaP sia il minimo comune denominatore necessario, ma che nel PRC si organizzano coloro che, per storia e cultura politica pregressa, sono coscienti che solo l’anticapitalismo sia sufficiente a cambiare lo stato delle cose presenti. Ciò non significa che dentro PaP si debba agire come comunisti in forma organizzata per “pilotarlo”, significa che ogni comunista aderendo individualmente a PaP si fa promotore, con la sua personale autonomia, lì come in ogni altro ambito di massa, dei contenuti e dei valori che ci contraddistinguono. Non si tratta di usare nessuno, ma di contribuire con il nostro punto di vista, a costruire una reale rete, su base democratica, di opposizione al liberismo dilagante. Per queste ragioni il PRC deve mantenere la propria identità e autonomia politica, organizzativa e anche di azione, lavorando contemporaneamente per trasformare la lista Potere al Popolo in un reale movimento politico e sociale.

  • A chi ci ha ripetuto mille volte che lo scioglimento di Rifondazione Comunista, e di ogni forma organizzata, sarebbe la condizione per ricostruire la sinistra possiamo con orgoglio rispondere che senza la nostra organizzazione e la tenacia delle sue e dei suoi militanti non ci sarebbe stata la presentazione di una lista della sinistra alternativa a livello nazionale come nelle regionali di Lazio e Lombardia. La struttura organizzativa, il tessuto militante e la cultura politica di Rifondazione Comunista si sono confermati, pur con tutti i nostri limiti, come strumento fondamentale per la costruzione di una proposta politica antiliberista e anticapitalista nel paese. Per approfondire la discussione su di noi è stata, a livello nazionale, avviata una proposta di riflessione articolata su tre punti: In primo luogo la ridefinizione del ruolo storico di un partito comunista nel nostro paese. Decidiamo quindi di aprire una fase di riflessione politico – teorica sui “fondamentali” anche a partire da alcune intuizioni già avanzate in sede congressuale. Si tratta di aprire un percorso di riflessione che coinvolga il corpo del partito come l’intellettualità marxista anche utilizzando il fatto che nel 2018 cade il bicentenario della nascita di Karl Marx. Vogliamo usare questa scadenza per una riflessione non rituale. In secondo luogo dobbiamo definire meglio gli obiettivi ed il ruolo politico del partito nel nuovo contesto politico e sociale che ci consegnano le elezioni, sia sul piano generale che nel nuovo contesto dato dalla nostra partecipazione a Potere al Popolo. In terzo luogo dobbiamo porre mano ad una profonda rivisitazione della nostra organizzazione per razionalizzarne il funzionamento, migliorarla e renderla pienamente fungibile

  • La questione dell’insediamento nella società. Le esperienze mutualistiche sembrano indicare la via per rientrare in sintonia con i soggetti sociali dentro la crisi. L’esperienza diretta sembra confermarlo, ma le forme mutualistiche spesso sono episodi pregevoli, ma limitati e minoritari, e qualche volta non prive di difetti. E anche nei rari casi dove sono pratiche di massa non divengono automaticamente consenso politico né tanto meno elettorale. E’ comunque la strada giusta, ma va ampliata, diffusa, razionalizzata e vanno introdotti gli elementi politici correttivi necessari.

Su queste questioni la segreteria del PRC di Bergamo ritiene opportuno dopo la pur ampia discussione avvenuta nel Comitato Politico Provinciale, di tenere uno specifico attivo su queste questioni aperto a tutti gli iscritti del partito e a cui darà il suo contributo il segretario regionale Nello Patta. (Per la segreteria del PRC di Bergamo, Francesco Coco Macario)   – Scarica PDF


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