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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | November 17, 2018

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(05.02.18) “Sinistra per la Lombardia”. IL PROGRAMMA

(05.02.18) “Sinistra per la Lombardia”. IL PROGRAMMA

20 ANNI DI MALGOVERNO DELLE DESTRE

Un tempo punta avanzata dell’economia italiana, la Lombardia registra oggi un arretramento economico più rilevante che nel resto d’Italia, grazie a un governo regionale assolutamente inerte di fronte allo smantellamento e al declino del sistema produttivo lombardo, che perde capacità produttiva in tutti i comparti e in particolare in quelli ad alto contenuto di innovazione.

L’apparato industriale lombardo è ridotto a sistema contoterzista delle aziende del nord Europa, è eterodiretto. Il valore aggiunto per addetto delle imprese italiane è una frazione di quello delle concorrenti europee: prossimo a 60 mila euro, mentre in Germania (Wolfsburg, Boblingen, Ingolstadt) è al di sopra di 110 mila euro.

Le conseguenze di questa decadenza sono:

  • l’indice di disuguaglianza è il più alto tra le regioni del Nord Italia –

  • la disoccupazione aumenta in tutti i settori, specie quella giovanile, più che nel resto del paese: tra il 2007 e il 2013 aumenta del 141% mentre a livello nazionale del 100%

  • la quota di reddito che va al lavoro è diventata percentualmente più bassa che nel resto d’Italia: 35% contro una media nazionale del 42% ed europea del 48% -

  • la povertà cresce il doppio della media italiana, pur essendo inferiore: 6% a livello regionale, in certe province raggiunge il 10% -

  • la questione abitativa è uno scandalo con emergenza sfratti e case all’asta per morosità incolpevole, in cui coesistono come cause una grave carenza di alloggi, la svendita del patrimonio pubblico e l’incapacità di recuperare edifici e alloggi degradati

  • l’economia di rapina mercifica i beni comuni considerati solo occasione per gli affari e per la realizzazione di grandi e inutili opere (BREBEMI, Pedemontana, TEM) ha prodotto urbanizzazione selvaggia (+ 15% tra il 1999 e il 2012), impermeabilizzazione del territorio (11%), inquinamento, dissesto idrogeologico e marginalizzazione economica delle aree rurali e montane

  • lo smantellamento progressivo e la privatizzazione del welfare, servizi sociali di qualità sempre più bassa, aggravio dei costi per i cittadini –

  • la percentuale di morti sul lavoro più alte d’Italia, dietro alla quale sta il dramma del lavoro nero precario, interinale, sotto caporale.

PER UNA REGIA PUBBLICA DELL’ECONOMIA FINALIZZATA ALL’INNOVAZIONE E ALL’OCCUPAZIONE

Il lavoro al primo posto: lo dice la Costituzione, lo chiedono le cittadine e i cittadini, è l’unica risposta sensata alla crisi in atto.

La Regione deve assumere un ruolo attivo di indirizzo rispetto all’economia e alle produzioni, dotandosi di programmi operativi che consentano di intervenire nelle situazioni di crisi, con soluzioni che salvaguardino l’occupazione e favoriscano le produzioni di qualità, con la riconversione verso prodotti durevoli e produzioni innovative, orientando i nuovi investimenti verso la riduzione dei consumi energetici, l’utilizzo di fonti rinnovabili, lo sviluppo delle reti a banda larga, la mobilità elettrica, i servizi di manutenzione e le opere di tutela ambientale.

Le nostre proposte:

  • una regia diretta della Regione in ambito economico

  • l’attivazione di tre grandi opere necessarie per la tutela dell’ambiente, con ricadute positive anche per l’occupazione e per tutta l’economia regionale:

    • piano per il risanamento idrogeologico di ampio respiro

    • piano casa per ristrutturazione e recupero di alloggi pubblici

    • piano mobilità per trasferire trasporto merci da gomma a rotaia e per favorire l’infrastrutturazione per la diffusione dei mezzi a trazione elettrica

  • un diverso approccio sulla questione dei fondi europei (2 miliardi per gli anni 2014-2020) oggi poco e male utilizzati

  • un coinvolgimento dei centri di ricerca d’eccellenza (Cnr, Enea, Università) nell’individuazione di prodotti d’avanguardia e ad alto contenuto tecnologico industrializzabili.

PER LA TUTELA DEL LAVORO

A partire dalle aziende e settori in crisi è necessario avviare soluzioni che contemplino la riduzione dell’orario di lavoro, che deve diventare argomento decisivo nella lotta contro il modello neoliberista.

La Regione deve dotarsi di strumenti normativi per impedire le delocalizzazioni

  • attraverso forti disincentivi e indennizzi ai lavoratori colpiti

  • vincolando le imprese alla restituzione di eventuali finanziamenti e contributi ottenuti in precedenza, prevedendo modalità di intervento sostitutivo per favorire la prosecuzione dell’attività produttiva e procedure che consentano ai Comuni di procedere al sequestro cautelativo di immobili e impianti.

L’attuale fase di trasformazione tecnologica costituisce una sfida alla sostenibilità sociale, con il rischio di espansione illimitata della flessibilità e di distruzione di mansioni medio-alte.

Le nostre proposte:

  • rappresentare gli interessi dei nuovi lavori autonomi e delle piattaforme informatiche

  • controllare i finanziamenti per Industria 4.0 per finalizzarli alla nuova e buona occupazione, in alternativa ai finanziamenti a pioggia di questi anni, anche attraverso l’adozione di specifici piani di formazione, utili per evitare il deperimento delle competenze dei lavoratori espulsi e favorirne la ricollocazione in nuovi settori o nuove mansioni

  • lavorare a una redistribuzione dell’orario di lavoro, riducendo l’impatto delle ore lavorate per singolo lavoratore in modo da ampliare la base occupazionale

  • sostenere le battaglie a difesa del lavoro, soprattutto in quei casi in cui la riduzione/cessazione dell’attività non dipende né da crisi del settore, né da contrazione del fatturato, ma solo dalla volontà dell’imprenditore di aumentare il proprio profitto.

PER UN REDDITO MINIMO GARANTITO

La Regione e i Comuni si dotino di strumenti e risorse che garantiscano un reddito minimo di 600 euro mensili (soglia di povertà relativa) per permettere a chi ha perso il lavoro il godimento dei minimi diritti di cittadinanza nel rispetto della dignità della persona umana.

A questo reddito vanno affiancate forme indirette di sostegno come l’accesso gratuito a una serie di servizi (mense scolastiche, rette nidi) ed esenzione dal pagamento delle tasse locali, già adottate da diversi Comuni.

PER UN SERVIZIO SANITARIO PUBBLICO UNIVERSALE E GRATUITO

Il risultato di più di vent’anni di politiche di privatizzazioni (Formigoni e Maroni) è un aumento dei costi della sanità, difficoltà di curarsi, aggravio e dequalificazione del lavoro del personale sanitario. Le politiche sanitarie nazionali e regionali si occupano di malattie, ma ignorano la prevenzione, termine pressoché scomparso nelle voci del bilancio regionale. Non a caso in Lombardia sono stati chiusi o stanno per essere chiusi quasi tutti i presidi sanitari sul territorio: consultori, poliambulatori, centri di igiene mentale, cioè tutte le strutture con funzioni sociosanitarie. Ci si limita ad intervenire dopo l’insorgenza della malattia. Il lavoro di cura, nel senso reale e pieno implica attenzione all’ambiente, all’organizzazione dei lavori, alle condizioni sociali e di vita. Rimettere al centro la salute cioè il benessere di ogni persona garantito come diritto costituzionale, significa puntare principalmente sulla prevenzione sia individuale che collettiva. Innanzitutto la prevenzione primaria nel territorio e negli ambienti di vita e di lavoro, per rimuovere tutte le cause che aumentano la nocività e il rischio di produrre malattia (la disuguaglianza sociale, la povertà, la precarietà, gli sfratti).

Noi vogliamo per la Lombardia una sanità pubblica universalistica e solidale, finanziata dalla tassazione generale e progressiva, finalizzata alla promozione dell’equità. Vogliamo combattere la corruzione, i veri sprechi, le vere inefficienze e rilanciare la sanità territoriale, una politica sanitaria basata innanzi tutto sulla prevenzione e l’integrazione socio-sanitaria.

Le nostre proposte:

  • abbattere le liste di attesa, limitando la pratica dell’intramoenia con l’obbiettivo di assi curare le stesse prestazioni nel pubblico, negli stessi tempi e nelle stesse località, di quelle che vengono erogate attraverso l’intramoenia

  • eliminazione dei ticket

  • eliminazione della figura del gestore per i malati cronici

  • creazione di un osservatorio sulla situazione delle aziende ospedaliere

  • rilancio dei presidi sanitari sul territorio

  • verifica puntuale sulle cliniche private-convenzionate

  • politiche tese a eliminare le esposizioni a inquinanti ambientali che influenzano direttamente la salute (rumore, qualità dell’aria, qualità delle acque, siti inquinanti, discariche, antenne, qualità del paesaggio), attraverso un’efficace pianificazione urbanistica e la regolamentazione delle immissioni degli inquinanti nell’ambiente ▪

  • misure per migliorare la salute nei luoghi di lavoro affrontando il tema della ricomposizione, anche organizzativa e istituzionale, degli attori che intervengono in materia di salute e lavoro 4

  • eliminazione dei macrodistretti previsti da Maroni per riportare il numero dei comuni dei distretti socio-sanitari ad un livello di gestione fattibile per una reale politica territoriale

  • riattivare organismi di partecipazione diretta di cittadini e associazioni per garantire il controllo popolare su scelte che ricadono sulla vita delle persone

  • piena applicazione della legge 194: obbligo per ogni presidio ospedaliero, con reparti di ostetricia e ginecologia, di garantire l’interruzione volontaria di gravidanza (medici non obiettori di coscienza per almeno il 70% dell’organico) e rilancio della rete dei consultori pubblici

  • aumento delle risorse per l’assistenza domiciliare e per tutti gli interventi per la cura e l’assistenza delle persone non autosufficienti.

PER LA CENTRALITÀ DELLA SCUOLA PUBBLICA. PER IL DIRITTO ALLO STUDIO E LA MESSA A NORMA DELL’EDILIZIA SCOLASTICA

La scuola pubblica è investita da una deriva liberista, che nega la sua funzione istituzionale di rimozione della disuguaglianza, di inclusione delle differenze, di promozione della cittadinanza responsabile e dell’autodeterminazione degli individui. Questa disarticolazione della scuola della Costituzione dura da 20 anni ed ha visto come ultimo atto l’approvazione della legge 107, la cosiddetta “buona scuola”.

I governi di centro destra della Lombardia con Formigoni e Maroni hanno precorso la legislazione nazionale con il finanziamento diretto e indiretto alle scuole paritarie contro il principio Costituzionale dell’art. 33, tentando di costruire un sistema scolastico regionale e localista, con forti venature di tipo razzista, clericale e misogino.

Le nostre proposte:

  • rafforzamento delle iniziative per il diritto allo studio, con adeguate risorse per i singoli (gratuità dei libri e dei trasporti) e per le scuole, aumentando a favore delle scuole pubbliche e comunali i finanziamenti regionali

  • sostegno ai meno abbienti e ai ragazzi disabili, togliendo i fondi indebitamente elargiti per la copertura delle rette di iscrizione alle paritarie e per i libri di testo degli iscritti a quelle scuole, azioni efficaci di contrasto alla dispersione e all’abbandono scolastico

  • ampie risorse per l’integrazione dei figli degli immigrati dalle scuole dell’infanzia alle superiori, nei territori che operano nelle realtà a più forte presenza di stranieri, attraverso il finanziamento dei corsi di Italiano e l’impiego di mediatori culturali

  • forti investimenti per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, per la manutenzione ordinaria e straordinaria

  • garantire la presenza della scuola pubblica su tutto il territorio regionale a partire dalle zone montane, contrastando i tagli dei piani di dimensionamento

  • riordino del sistema della formazione professionale, sottratto alla gestione clientelare e privatistica nella direzione della formazione permanente e del reimpiego dei lavoratori disoccupati. Per qualificare la formazione dei giovani apprendisti vanno previsti percorsi formativi vincolanti esterni alle aziende, nei Centri di Formazione Professionale e nelle Istituzioni scolastiche

  • interrompere il finanziamento alle università private

  • investire nel diritto allo studio universitario eliminando la figura dell’idoneo non assegnatario, adeguando il numero di posti disponibili nelle Case dello studente a quello della popolazione studentesca e valorizzando le intelligenze presenti nell’Università e nell’Alta formazione della Lombardia.

PER IL RILANCIO DELL’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA. PER RISPONDERE AL BISOGNO ABITATIVO SENZA CONSUMO DI SUOLO

I governi di centro destra in Lombardia non hanno affrontato il fabbisogno abitativo, in crescita drammatica negli anni della crisi, con politiche e piani all’altezza della situazione, lasciando la risposta alle dinamiche di mercato e riducendo drasticamente gli investimenti per la realizzazione, la ristrutturazione di case di edilizia sociale e il fondo di sostegno agli affitti.

Ciò ha prodotto la drammatica situazione attuale:

  • 60 mila famiglie in graduatoria in attesa di una casa popolare

  • 20 mila alloggi di edilizia sociale vuoti non ristrutturati e lasciati al degrado

  • 11 mila famiglie sfrattate nel 2016, nel 90% dei casi per morosità incolpevole

  • migliaia di famiglie, colpite da licenziamenti, hanno perso la casa non riuscendo più a pagare il mutuo 6

  • migliaia di lavoratori e lavoratrici precari, o con redditi ridotti, non riescono a pagare gli affitti

  • 165 mila alloggi di edilizia residenziale pubblica a fronte di un fabbisogno di 400 mila per il 2018.

Le nostre proposte:

  • abolire la legge regionale che privatizza la gestione dell’edilizia residenziale pubblica che non dà una risposta al fabbisogno abitativo e colpisce i ceti sociali più disagiati

  • varare un piano organico con cui affrontare la precarietà abitativa resa ormai strutturale dalla crisi economica che ha colpito la Lombardia

  • innalzare la quota di case di edilizia sociale sul totale degli affitti, con interventi pubblici adeguati, anche attraverso un piano di ristrutturazione e recupero delle aree dismesse, senza consumo di suolo

  • ristabilire l’assegnazione sulla base della composizione del nucleo familiare, della situazione economica e della precarietà abitativa, senza pesanti discriminazioni tra vecchi e nuovi residenti, con attenzione a quei nuclei con minori, anziani e disabili a carico

  • graduare l’esecuzione degli sfratti, con proroghe adeguate, e garantire il passaggio da casa a casa per chi ha fatto domanda di casa popolare

  • fermare gli sfratti indiscriminati e la criminalizzazione del disagio abitativo abolendo il decreto Lupi

  • costituire un fondo regionale per il sostegno alle famiglie a rischio di insolvenza del mutuo o in stato di morosità incolpevole per la perdita del posto di lavoro o la riduzione del reddito

  • destinare il 2% del bilancio regionale all’edilizia sociale

  • uso efficiente dei fondi sociali europei (tra il 2007 e il 2013 l’Italia non ha utilizzato ben 5,3 miliardi)

  • prelievo aggiuntivo sull’IMU di immobili di proprietà di banche, enti immobiliari e multiproprietari (escludendo i piccoli proprietari).

PER UNA NUOVA ECONOMIA AGRICOLA ECOLOGICA

Le politiche agricole del centrodestra in Lombardia sostengono un’agricoltura basata in larghissima prevalenza basata sul modello agroindustriale, fatto di monocolture e allevamenti intensivi che fanno uso 7 massiccio di concimi chimici. pesticidi, sementi ibride, con alti consumi di energia.

Le conseguenze sono:

  • impoverimento dei suoli che richiedono dosi sempre più massicce di prodotti chimici – inquinamento della falda acquifera

  • alta emissione di gas come co2 e metano responsabili dei mutamenti climatici – forte riduzione della biodiversità

  • cibo di scarsa qualità

  • bassi livelli occupazionali

Le nostre proposte:

  • riforma dell’agricoltura per una nuova economia agricola ecologica che restituisca ai cittadini il controllo del cibo e il diritto a una alimentazione sana in un rinnovato rapporto con l’ambiente e col rilancio dell’agricoltura contadina

  • incentivi e facilitazioni per creare nuova occupazione e agricoltura di qualità nel recupero di terre incolte o abbandonate specie in zone di montagna

  • incentivi all’agricoltura di qualità che ripristina la naturale fertilità dei terreni e produce cibo genuino

  • sostegno alla piccola agricoltura di montagna con incentivi ai prodotti e alle produzioni tipiche tradizionali

  • sostegno alle filiere corte, alla vendita diretta in rapporto con l’agricoltura di prossimità

  • stimoli al consumo di prodotti di qualità in rapporto con l’agricoltura biologica, vendita diretta alle mense scolastiche e ospedaliere

  • totale dismissione della pratica di utilizzo dei fanghi in agricoltura.

PER LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO, DEI BENI COMUNI. PER UN MODELLO ECONOMICO A BASSO IMPATTO ENERGETICO E AMBIENTALE

In Lombardia anni di gestione irresponsabile del territorio, di cementificazione selvaggia, di grandi opere inutili, di abbandono del trasporto pubblico ed espansione della mobilità su gomma, di sostegni 8 all’agricoltura industriale, di abbandono delle aree montane, di assenza di politiche di risparmio energetico e riduzione dei rifiuti hanno prodotto danni gravissimi all’ambiente e alla salute dei cittadini.

La Lombardia è una delle regioni più inquinate d’Europa quanto ad aria, acque, suolo. La salute dei cittadini è sempre più a rischio, aumentano le malattie e la mortalità da inquinamento. Il consumo di suolo fertile ha raggiunto livelli allarmanti con perdita di permeabilità, biodiversità, aumento delle emissioni di co2, con grave aumento del dissesto idrogeologico. Il tempo necessario per spostarsi incide fortemente sul tempo di vita.

Occorre investire su un modello economico, sociale e di consumi fondato sulla salvaguardia dei beni Comuni, suolo e acqua, sul risparmio energetico e l’utilizzo di fonti di energia pulita, sul consumo intelligente, il rispetto dell’ambiente. Regione Lombardia ha competenze e capacità di intervento per agire in questa direzione, tramite due azioni sinergiche: conversione energetica e risparmio energetico.

Le nostre proposte:

  • stop alla cementificazione e al consumo di suolo, recupero delle aree dismesse stop alle grandi opere e sostegno alla mobilità sostenibile, pubblica, elettrica e su ferro

  • piano di recupero del dissesto idrogeologico, della qualità delle acque di superficie e sotterranee

  • bonifica dei grandi siti inquinati

  • fine dell’uso dei combustibili fossili

  • una mobilità locale che disincentivi l’uso dell’auto e del trasporto su gomma a fronte di un potenziamento dei trasporti pubblici

  • sostegno e incentivo all’utilizzo adeguato dell’energia solare (sistemi fotovoltaici e termici)

  • potenziamento della raccolta differenziata di rifiuti e dismissione contestuale degli impianti di incenerimento

  • una normativa finalizzata a impedire l’utilizzo dei fanghi in agricoltura

  • disincentivi a produzioni industriali energivore e inquinanti

  • stop ai nulla osta alla ricerca, alla estrazione, allo stoccaggio dei combustibili fossili sul territorio lombardo

  • incentivare la riqualificazione energetica negli edifici pubblici

  • promuovere piani dei Comuni finalizzati a guadagnare almeno due classi energetiche per edifici residenziali, commerciali e produttivi

  • pianificare la integrale realizzazione a LED di tutta l’illuminazione pubblica nel territorio regionale

  • favorire innovazione tecnologica e organizzativa per ridurre i consumi di impianti produttivi e centri commerciali

  • privilegiare il trasporto merci ferroviario e scoraggiare il trasporto su gomma;

  • sviluppare e ammodernare linee ferroviarie e dismettere progetti di nuova viabilità stradale

  • favorire la progressiva sostituzione dei mezzi commerciali e privati con modelli a trazione elettrica

  • favorire la mobilità condivisa (bike, car e moto sharing)

  • una politica culturale che incoraggi la riduzione dei consumi e l’eliminazione degli sprechi.

PER UNA LOMBARDIA DENUCLEARIZZATA E PER IL CONTROLLO DELL’ESPORTAZIONE DI ARMI DA GUERRA

Le esportazioni di armi e munizioni italiane, la gran parte delle quali prodotte in Lombardia, in 20 anni hanno quadruplicato il loro giro di affari. Ma ciò che i segnali più recenti evidenziano, è che oltre al vastissimo mercato statunitense delle prestigiose armi italiane, le forniture negli ultimi anni si stanno incanalando soprattutto verso i paesi del Medio Oriente, dove l’export italiano è aumentato dal 2014 al 2016 addirittura del 63%.

Si pone con urgenza il tema della lotta concreta per la pace e quindi il tema di un controllo e di una limitazione della esportazione di armi da guerra nella chiara prospettiva di una riconversione etica degli impianti che producono armi e armamenti, per tener fede all’art 11 della Costituzione.

È anche il momento di porre al centro delle politiche regionali il problema dello smantellamento delle basi militari e della loro denuclearizzazione.

PER UNA FISCALITÀ SECONDO COSTITUZIONE

La Regione Lombardia ha finora utilizzato le aliquote dell’addizionale IRPEF facendo poche distinzioni per ammontare e per tipologia di reddito: per la parte di reddito superiore a 28 mila euro si paga sempre l’1,73%. Bisogna differenziare maggiormente l’aliquota, facendo pagare di più i redditi alti ma riducendo il carico fiscale sui redditi bassi. Per evitare che ciò vada anche a beneficio degli evasori, può essere utilizzato lo strumento dell’aumento regionale delle detrazioni come previsto dall’articolo 6 del decreto legislativo 68/2011. Inoltre, la Regione deve avere un ruolo maggiore nella definizione e nell’attuazione delle politiche anti-evasione.

LIMITARE IL CENTRALISMO REGIONALE

La Lombardia ha bisogno più di tutte le altre regioni, per questioni di dimensione demografica, numerosità dei comuni e complessità del territorio, di enti intermedi efficaci, preso atto che l’elevatissimo frazionamento amministrativo dei comuni è destinato a permanere. La legge Delrio confligge con la vigente Costituzione, e dunque andrebbe abrogata. Nel frattempo la Lombardia può decentrare nuovamente in capo alla Città metropolitana e alle Province i poteri di recente accentrati e gestire tramite Città metropolitana, Provincie e Comuni gli interventi attuativi di un governo lungimirante del territorio regionale.

DAL BILANCIO TRASPARENTE E PARTECIPATO AL CONTROLLO POPOLARE

È ora di innovare radicalmente sia il metodo sia il merito delle decisioni. Per quanto riguarda il metodo:

  • la procedura di bilancio deve essere aperta rendendo chiari ed espliciti gli obiettivi da conseguire e i vincoli a cui si è sottoposti

  • obiettivi e vincoli vanno discussi e condivisi sul territorio attraverso riunioni pubbliche di informazione e di acquisizione di conoscenze portate dai soggetti sociali, individuali ed organizzati

  • deve essere garantita la corretta informazione sull’evoluzione della discussione in Consiglio regionale e sulle scelte principali adottate

  • la Regione deve utilizzare le strutture di cui dispone per verificare se gli obiettivi sono stati raggiunti e riportare alla discussione pubblica le ragioni del successo/fallimento.

La pratica del bilancio trasparente e partecipato può essere il punto di partenza per organizzare e costruire gli strumenti del controllo popolare, i luoghi e le forme con cui le classi popolari si abituano a esercitare il loro potere di decidere, di far sentire la loro voce, di autodeterminarsi anche in conflitto con le istituzioni e le regole che attualmente le governano.

PER L’AUTODETERMINAZIONE DELLE DONNE

Le donne sono tra le più colpite dalla crisi economica: diversi sono i servizi destinati alle donne che vengono ridimensionati, svuotati e attaccati limitando molte delle loro libertà. Siamo per un’incondizionata difesa della legge 194 e dei consultori, sia attraverso un potenziamento della rete e sia impedendo l’accesso in queste strutture a tutti i “movimenti per la vita”, per permettere alle donne una scelta libera e consapevole di maternità. Siamo per l’incentivazione di politiche che destinino fondi alla costruzione di nidi e asili pubblici in modo che le donne possano coniugare la scelta di diventare madri con quella di lavorare. Sono tantissime le donne che vivono il dramma della violenza: sono necessarie politiche di tutela che permettano alle donne di potersi ricostruire un futuro. Siamo perciò per il potenziamento dei centri antiviolenza e di strutture sanitarie destinate ad accogliere donne vittime di violenza sia attraverso fondi destinati ad hoc che attraverso l’assunzione di personale qualificato, prevedendo anche nuove case rifugio. Al fine di promuovere una cultura del rispetto e della non violenza, altri fondi devono essere destinati a corsi da tenersi nelle scuole e nei quartieri per promuovere pratiche indirizzate alla costruzione di relazioni positive fra i generi.

PER I DIRITTI DI TUTTE E TUTTI

Vogliamo batterci per la laicità delle istituzioni, per i diritti delle coppie di fatto sia etero che omosessuali, per la libertà di pensiero e di espressione. Siamo contro ogni forma di discriminazione e di razzismo, contro le leggi che ne sono espressione, a cominciare dalla Bossi-Fini e il decreto Minniti. Siamo per politiche migratorie accoglienti, per il diritto d’asilo e per l’accesso alla cittadinanza per tutti i nati in Italia. Siamo per il rispetto dei diritti degli animali domestici e siamo contro la vivisezione e contro gli esperimenti condotti sugli animali. Siamo per l’introduzione del referendum propositivo e consultivo regionale, per una diversa legge elettorale regionale, che garantisca la democrazia.

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