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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 18, 2017

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(10.07.17) UNESCO o non UNESCO? Dichiarazione di F. Macario, già assessore al Comune di Bergamo

(10.07.17) UNESCO o non UNESCO? Dichiarazione di F. Macario, già assessore al Comune di Bergamo

Dopo il riconoscimento delle Mura di Bergamo, Peschiera, Palmanova, Sebenico, Zara e Cattaro come “Patrimonio dell’Umanità”

Ora molti tra i politici bergamaschi che mai hanno alzato un dito per ottenere il risultato commentano entusiasti l’avvenuto inserimento del sito proposto da Bergamo nel patrimonio mondiale dell’umanità e qualcuno si accolla anche meriti che non ha. Basti leggere il commento del segretario cittadino della Lega Nord di Bergamo e capogruppo in Consiglio comunale Alberto Ribolla che rivendica il merito della “lunghissima battaglia iniziata dal 1995 a livello parlamentare (??) e cittadino dalla Lega Nord”, battaglia di cui francamente, a parte quattro battute propagandistiche, nessuno si è accorto. E che se anche ci fosse stata non ha inciso per nulla al raggiungimento del risultato. Affermo questo senza nulla togliere all’impegno positivo di singoli esponenti leghisti che pur hanno dato, come molti altri di opposti colori politici, il loro contributo personale al progetto. come la consigliera Frosio Roncalli, l’ing. Meani e altri.

Ma guardiamo avanti. Vorrei ricordare che in realtà il prestigioso riconoscimento è andato a un sito seriale denominato “Opere di Difesa Veneziane tra XVI e XVII secolo. Stato de Terra – Stato de Mar”, di cui Bergamo è stata capofila: si tratta di una candidatura seriale e transnazionale che comprende un territorio che comprende le fortificazioni veneziane di Bergamo, Peschiera, Palmanova, Sebenico e Zara in Croazia e Cattaro in Montenegro. E sì: è un sito in partenariato con i famosi Slavi che nel progetto iniziale comprendeva i Greci, i Ciprioti e anche i Turchi.
Senza questa impostazione transnazionale nemmeno la straordinaria qualità delle Mura bergamasche ci avrebbe mai consentito di ottenere il prestigioso riconoscimento. Riconoscimento che appunto deve qualificarsi per essere un fatto importante per l’intera umanità e che, come giustamente ha fatto osservare un cittadino bergamasco, deve confrontarsi con le “mura di Troia e la grande muraglia cinese”.

L’avere impostato la “pratica” avanzando un progetto transnazionale e seriale che ha coinvolto altri paesi così diversi da noi è stata a mio parere l’idea vincente, anche se non siamo stati capaci di realizzarla a pieno. Un’idea comunque valida che ha superato visioni localistiche e provinciali, tipiche di una certa classe politica locale anche di diverso colore. Atteggiamenti culturali e visioni che avevano arenato e quasi ucciso il progetto di candidatura UNESCO sino al 2007 quando il sindaco Roberto Bruni ha deciso coraggiosamente (direi quasi temerariamente) di cambiare strada. Molti non erano convinti di questa nuova impostazione, la storia ha dato loro torto.
D’altro canto una visione provinciale del mondo non è mai stata nella storia tipica dei bergamaschi. Le Mura di Città Alta erano sorvegliate anche dai Cappelletti, la cavalleria leggera che Venezia arruolava in Slavonia (le attuali Istria e Dalmazia), e molte delle fortificazioni veneziane del mediterraneo erano progettate, edificate e vigilate da bergamaschi.

In questo contesto mi stupisce il commento del senatore Roberto Calderoli (vicepresidente del Senato e responsabile organizzazione e territorio della Lega Nord) che ha affermato: “Da bergamasco sono orgoglioso, e felice, per la notizia che finalmente, con qualche anno di ritardo, l’Unesco abbia riconosciuto le mura veneziane di Città Alta, dove sono nato e cresciuto, come patrimonio mondiale dell’umanità. Bene, ora bisognerebbe che l’Unesco riconosca tutta la nostra meravigliosa Città Alta, e tutta Bergamo, come un patrimonio dell’umanità”.

Mi stupisce non per il cattivo gusto (di cui il personaggio ci ha già in passato abituati) implicito nella recriminazione (da piagnone) sul ritardo, sottintendendo che l’UNESCO avrebbe dovuto (??) riconoscere subito le mura di Bergamo; non perché una così alta autorità politica bergamasca evidentemente ignora che si tratta di un riconoscimento a un sito seriale e non alle “Mura veneziane di Città Alta” (cosa che tra l’altro potrebbe anche sollevare l’irritazione dei nostri partner e della stessa UNESCO), ma per la provincialità e l’arroganza con cui intima all’UNESCO la necessità di riconoscere “tutta la nostra meravigliosa Città Alta, e tutta Bergamo, come un patrimonio dell’umanità”, dando tra l’altro prova provata di non sapere nulla del percorso che ha portato al successo e a cui evidentemente è stato del tutto estraneo.

A parte la considerazione che il senatore Calderoli è evidentemente privo del senso del ridicolo, questo è l’atteggiamento più sbagliato possibile. Significa essere incapaci di trarre un utile insegnamento da questa vicenda, di essere incapaci di pensare alla nostra realtà nel nuovo contesto culturale e politico mondiale che si sta definendo e con cui anche Bergamo dovrà fare, volente o nolente, i conti. Le sue sono considerazioni che postulano il teorema che non siamo noi a doverci confrontare alle circostanze del mondo (accettandole o anche, se se ne ha la capacità, contestandole), ma che è il mondo che deve adattarsi alle nostra piccola realtà. Con questo atteggiamento provinciale e irrealistico non avremmo mai e poi mai ottenuto il risultato positivo che tanto scalda il suo animo d’orgoglio, ma dubito che il senatore Calderoli se ne possa rendere conto.

Ora fatto il primo passo si dovrebbero, come da più parti si auspica, senza ulteriori provincialismi, fare coraggiosamente i prossimi. Lasciando da parte la nobile arte della difesa del proprio orticello, in cui qualcuno già oggi sui giornali ha incredibilmente iniziato a cimentarsi, e dedicandoci al bene comune. Applicare il massimo rigore nella conservazione dei caratteri del bene sottoponendo a un vaglio critico i progetti (pubblici e privati in corso nell’ambito di città alta), porsi il problema delle manutenzioni e delle risorse per farle, pensare a un decente piano di comunicazione del sito, sviluppare studi e ricerche perché ancora molto deve essere studiato e valorizzato e non ultimo pensare allo sviluppo pianificato e ordinato delle attività compatibili con questo pezzo di città. Tutte attività che richiedono la regia pubblica, il dibattito con i cittadini e la buona volontà dei privati.
Serve insomma una grande visione e una capacità alta di pensare al futuro, anche solo perché il solo fatto di essere entrati nella lista dell’UNESCO decuplicherà i flussi turistici in un ambiente delicato e limitato come quello di città alta. Se il processo non sarà gestito si possono verificare drammatiche conseguenze con il totale stravolgimento di questo contesto così delicato, pensiamo solo ai problemi che l’aumento dei flussi turistici stanno determinando a Venezia (dalle grandi navi al degrado dei monumenti). Se non si avrà la lungimiranza di farlo sappiamo per certo che poi ci sarà un Calderoli di turno che ci parlerà di numeri chiusi e di biglietti d’accesso.
Lo sappiamo, quindi agiamo adesso, è questo il momento di prendere l’iniziativa, è questo il momento di essere i degni successori dei nostri antenati, se no ci rimarrà in poco tempo solo la nostalgia del bel tempo dell’albero degli zoccoli… (Bergamo, 10.07.17, Francesco Macario)

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