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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 22, 2017

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(25.03.17) Congresso provinciale di Rifondazione Comunista. La mozione politica conclusiva approvata all’unanimità

(25.03.17) Congresso provinciale di Rifondazione Comunista. La mozione politica conclusiva approvata all’unanimità

MOZIONE POLITICA APPROVATA ALL’UNANIMITA’ DAL CONGRESSO PROVINCIALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA TENUTOSI A SERIATE SABATO 25 MARZO 2017

Il decimo congresso del Partito della Rifondazione Comunista della Federazione di Bergamo approva la relazione del Segretario e le conclusioni della garante nazionale e del compagno Andrea Viani. Fa suo l’ampio e positivo dibattito sviluppatosi nei congressi di circolo e di federazione.

1. Il neoliberismo ha peggiorato pesantemente le condizioni di vita e di lavoro di interi popoli. Con la crisi epocale del sistema, il Capitale si ristruttura su base continentale trasformando lo “Stato dei diritti” nella “Stato di mercato” garante del debito globale e per far questo muove un attacco su tutti i fronti. Sul piano economico, trasferisce nel circuito della finanziarizzazione la ricchezza creata dal lavoro abbassando i salari (il prezzo della forza lavoro) e il livello sociale e di civiltà dei lavoratori (il valore della forza lavoro). Sul piano sociale, dà valore ineluttabile all’interesse privato individuale destrutturando ogni organizzazione dell’azione collettiva. Sul piano democratico, muta la forma popolare della sovranità nella forma della lex mercatoria. In pratica toglie sovranità alle istituzioni parlamentari, e le centralizza nella governance nazionale totalmente prona ai dettati del mercato continentale.

2. In questo mondo l’1% più ricco della popolazione mondiale possiede un patrimonio maggiore del restante 99% e pochissimi nababbi hanno la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di esseri umani. L’economia predatoria impone guerre e miseria crescente che costringono masse intere di disperati/e a migrare per cercare una vita migliore. Migranti che sfuggono dalle guerre e dalla miseria costruite dal capitalismo e che trovano, in questa Europa dei capitali, muri e veri e propri campi di concentramento ad attenderli. In assenza di un reale progetto alternativo di trasformazione sociale, prosperano i nuovi imprenditori della paura, forze xenofobe senza scrupoli che alimentano il razzismo facendo sfogare contro i migranti la rabbia di molti europei impoveriti dalla crisi. Il conflitto da verticale si trasforma così in orizzontale creando una guerra tra poveri che permette ai grandi possessori di capitale, veri responsabili della situazione, di prosperare.

In questo contesto, in Europa le istituzioni sono chiamate a svolgere il ruolo di gabellieri per l’alta finanza. Il patto di stabilità è il processo usato dal regime finanziario per imporre la sua lex mercatoria comune per comune trasformando il territorio nel luogo principale dello scontro tra lo Stato di mercato e la resistenza delle classi popolari che vivono direttamente sulla propria pelle gli effetti dell’austerità. È un attacco che in Europa impone la nuova povertà ai proletari e la progressiva proletarizzazione del ceto medio. Per questo è necessario oggi, a 60 anni dai trattati di Roma e a 25 anni da quello di Maastricht (che vide l’opposizione solitaria del nostro partito), opporsi a questa Europa dei capitali, disobbedire e smantellare i trattati e costruire un’Europa diversa, democratica, dei popoli e solidale.

3. La crisi epocale in cui siamo precipitati da ormai 10 anni non è una crisi di scarsità bensì una crisi di sovrapproduzione determinata dalla fortissima concentrazione della ricchezza in pochissime mani e dalla sua mancata redistribuzione. In tutto il mondo, Italia compresa, la forbice tra ricchi e poveri, tra rendite e salari, è cresciuta a dismisura. Di fronte a questo attacco portato alle condizioni materiali della classe, abbiamo visto crescere le prime forme di resistenza sociale di base, ma la durata della crisi, la disoccupazione di massa, l’ondata migratoria generata da guerre, miseria e scontro geopolitico rendono però necessaria una nuova risposta e la costruzione di una nuova visione del mondo. È dunque necessario rafforzare, estendere le lotte ma anche sostenere i processi della confederalità sociale e democratica connettendo nuove sperimentazioni di partecipazione con le azioni di mutualità ed autorganizzazione portate avanti in questi anni.

Per promuovere tutto questo è necessario sviluppare la linea del “partito sociale” superando la tendenza del partito a ridurre la propria azione quasi esclusivamente in ambito istituzionale. Costruire il partito sociale vuol dire ricostruire con la classe di riferimento quella “connessione sentimentale” venuta meno negli anni scorsi per dare risposte concrete e immediate alle necessità dei proletari e delle proletarie. Ciò va di pari passo con la lotta per la difesa e il rilancio di ciò che resta dello stato sociale e dei diritti conquistati negli anni 60/70. Va di pari passo con la lotta contro la precarietà, per la reintroduzione e l’ampliamento dell’articolo 18 e l’estensione dello statuto dei lavoratori e delle lavoratrici a tutti e tutte.

4. Per rilanciare un percorso di trasformazione in grado di parlare e di convincere la gente (“un altro mondo possibile” gridavamo nelle vie di Genova), come Comunisti/e è necessario sempre più costruire un programma alternativo di un’uscita a sinistra della crisi basato sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, sul reddito di cittadinanza, su un nuovo intervento in economia dello stato nella messa in sicurezza delle zone terremotate, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio artistico, la tutela del patrimonio ambientale, la ristrutturazione delle scuole, la riduzione drastica delle spese militari. Ciò vuol dire anche battersi con forza contro le politiche di smantellamento dei diritti del lavoro e di precarizzazione approvate dai governi precedenti ed in particolare contro il Jobs Act. Le donne oggi subiscono più degli altri la crisi, dovendo sopperire con il lavoro di cura ai tagli subiti dallo stato sociale. La lotta femminista contro il patriarcato e la violenza sulle donne è una lotta fondante del nostro partito, della nostra cultura comunista e libertaria. Lo sciopero internazionale delle donne denominato “Lotto marzo” ha visto anche nella nostra regione e provincia un’amplissima partecipazione, che fa ben sperare per il futuro. Così come riteniamo che le battaglie per i diritti civili, contro l’omofobia, a sostegno delle battaglie Lgtb, per il pieno riconoscimento delle unioni civili e per il testamento biologico vadano di pari passo con le battaglie per i diritti sociali e per il lavoro. Noi lottiamo per una società socialista in cui i diritti sociali e i diritti civili siano conquiste di pari dignità e grado per l’emancipazione e liberazione dell’umanità dallo sfruttamento capitalistico.

5. Le politiche neoliberiste finalizzate allo sviluppo estremo della concorrenza tra gli individui sono state presentate come necessarie per affrontare il tema della scarsità, presentata come oggettiva, ma in realtà costruita. Infatti, di fronte all’aumento delle diseguaglianze e delle difficoltà a costruire un efficace conflitto sociale, crescono in Italia – come nel nostro territorio – l’imbarbarimento sociale, la guerra tra i poveri con i migranti posti come capro espiatorio. La lotta contro il razzismo è tutt’uno con la ripresa della lotta per l’eguaglianza e la giustizia sociale, con la ripresa del conflitto di classe dal basso contro l’alto. Noi pensiamo che ricostruire una coalizione tra i vari soggetti sia decisivo per dare al conflitto efficacia, ma anche per costruire un immaginario alternativo a quello dominante. E’ necessario, cioè, riaprire una lotta sul piano culturale, per dirla con Gramsci, una lotta per l’egemonia, che ricostruisca un “pensiero altro” in grado di contrapporsi all’ideologia unica neoliberista.

Ribadiamo inoltre che il nostro obiettivo massimo, come comunisti e comuniste, rimane il superamento del sistema capitalistico e dei rapporti di produzione esistenti.

6. La vittoria del No al referendum costituzionale del 4 dicembre scorso ha una portata storica. Siamo riusciti a mettere in salvo la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, “la più grande conquista che la classe operaia e il nostro popolo abbiano realizzato”. E’ una vittoria della democrazia contro il neoliberismo. Il referendum doveva essere il plebiscito per una leadership politica bonapartista sostenuta dal capitalismo italiano, dalla finanza internazionale, dalla troika, da tutti i poteri forti, e da un coro mediatico mai visto. Si è trasformato in una sconfitta clamorosa di Renzi e del renzismo, ma soprattutto in una vittoria popolare che ha impedito una svolta autoritaria che avrebbe segnato negativamente i prossimi decenni. La campagna per il No, a cui ha contribuito in modo rilevante l’impegno dei compagni e delle compagne di Rifondazione Comunista, ha prodotto a sinistra e nella società una diffusa riattivazione di energie, passione civile, militanza coinvolgendo tante cittadine e cittadini, intellettuali, associazioni, movimenti, in ogni territorio. Questo patrimonio democratico non va disperso perché c’è bisogno in questo paese – rilanciando e rafforzando l’esperienza unitaria dei comitati per il No – di un movimento unitario per l’attuazione della Costituzione.

7. E’ necessario costruire un soggetto unitario e plurale della sinistra antiliberista che, senza chiedere scioglimenti a chicchessia (e dove sia riconoscibile anche il nostro partito), sia in grado di sviluppare iniziativa su tutti i nodi politici e sociali. Riteniamo che questo progetto vada costruito a partire dalla valorizzazione piena di tutte le esperienze unitarie sorte in questi anni sul territorio coinvolgendo tutte le forze politiche e sociali della sinistra, coniugando governo della città e costruzione di un processo di partecipazione conflittuale sul modello dell’esperienza di Barcellona. Nessuno dei partiti esistenti o in formazione può pensare di rinchiudere nel proprio perimetro la proposta unitaria e non è possibile ridurre nelle forme del partito il pluralismo di culture politiche e pratiche concrete. Pensiamo ad un soggetto governato dal principio “una testa un voto” e che declini concretamente un programma di attuazione alla Costituzione Repubblicana, di rottura con il neoliberismo, di difesa di beni comuni e diritti, di rinnovamento autentico del paese. Un soggetto che si riconosca nell’antimilitarismo, l’antirazzismo e l’antifascismo, nella alternativa al PD , e nell’immediato, all’attuale governo Gentiloni. Vogliamo una sinistra che si rigeneri nelle lotte, nel rapporto con i conflitti sociali, nella ricostruzione di una connessione sentimentale profonda con la propria classe, con i proletari e le proletarie in carne d’ossa del XXI secolo.

8. Ciò vale anche nella nostra città e provincia, dove le esperienze de l’Altra Europa, del comitato del no al referendum costituzionale e, per quanto riguarda Bergamo, della lista AltraBergamo, e di altre realtà e mobilitazioni unitarie costruite sui vari territori (Seriate, Valcavallina, Lovere, Treviglio), vanno rafforzate e interconnesse contro l’attacco allo stato sociale, per la difesa del lavoro, contro il razzismo e il risorgere di nuovi fascismi. Nel caso dovessero svolgersi, dobbiamo sostenere, anche a livello locale, i referendum contro i voucher e sugli appalti per riaprire una nuova stagione di lotta nel mondo del lavoro. Dobbiamo inoltre vigilare sulle proposte che il governo e le organizzazioni padronali metteranno in atto per sostituire i voucher e sugli appalti. A livello locale il nostro partito, seppure a macchia di leopardo, è stato attivo in importanti lotte e iniziative di carattere sociale (lotta per il diritto alla casa, contro gli sfratti, sportelli sociali, Gap e altro), di carattere ambientale (opposizione alle centrali idroelettriche della Val Vertova) nel mondo del lavoro, contro il razzismo, contro il fascismo (mobilitazione a Lovere e Rovetta, per esempio). Siamo stati motori delle principali lotte contro le discriminazioni e il razzismo (come a Seriate contro l’aumento dei costi dei certificati di idoneità abitativa o a Dalmine per l’accoglimento dei profughi). I nostri compagni e le nostre compagne sono attivamente presenti, anche con ruoli dirigenti, nell’Anpi (associazione a cui va tutta la nostra solidarietà e ringraziamento per l’impegno profuso nel referendum costituzionale). Sono tutte esperienze parziali ma importanti che dimostrano da una parte la vivacità e utilità di una forza comunista come la nostra e dall’altra la presenza anche sul nostro territorio, di una conflittualità sociale che ha sempre più bisogno di trovare a sinistra sbocco e rappresentanza politica.

9. Costruire la sinistra d’alternativa va di pari passo con il rafforzamento del nostro partito e del processo di rifondazione di una pratica e di un pensiero comunista. Per il bene del Paese, dei lavoratori e delle lavoratrici oggi più di ieri c’è estremo bisogno della nostra presenza, della nostra intelligenza, della nostra pratica politica.

Il Congresso indica pertanto alcune linee di intervento in cui impegnare per i prossimi anni la Federazione e i Circoli:

  • Collegamento alle vertenze e battaglie delle lavoratrici e dei lavoratori, del sindacalismo di base, della Fiom, della CGIL, per il diritto al lavoro e i diritti del lavoro, con pieno sostegno ai conflitti in essere; costruzione e rafforzamento di un nostro intervento nel mondo del lavoro.

  • Rafforzamento del radicamento sociale e territoriale.

  • Diffusione di sportelli sociali anche nei territori, come naturale sbocco del partito sociale, che siano punti informativi, di indagine e sviluppo del conflitto; sportelli con un ruolo non di sostituzione delle istituzioni ma di auto-organizzazione, mutualismo e solidarietà-lotta dei soggetti colpiti dalla crisi e dall’offensiva capitalista.

  • Rafforzamento dell’intervento del Partito sui temi della sanità, scuola pubblica, del diritto alla casa, contro la privatizzazione e le smantellamento dei servizi.

  • Lotta contro il patriarcato e per i diritti civili.

  • Lotta contro il razzismo e i vecchi e nuovi fascismi.

  • Impegno nelle battaglie ambientali, come quella della Val Vertova

10. Il congresso infine impegna la federazione e tutti i circoli a costruire la più ampia mobilitazione, preparazione e partecipazione in vista alle prossime scadenze particolarmente rilevanti sul piano locale:

  • 22 aprile, manifestazione antirazzista promossa a Pontida dai Centri sociali della città di Napoli;

  • 25 Aprile, Festa della Liberazione, manifestazione contro il fascismo e contro il razzismo, per l’attuazione della Costituzione antifascista riaffermata nel referendum del 4 dicembre;

  • 1 Maggio, giornata di lotta contro il Jobs Act e la precarietà;

  • 27 maggio, manifestazione a Lovere per fermare le provocazioni neo-fasciste;

  • 28 maggio, manifestazione a Rovetta per fermare le provocazioni neo-fasciste;

  • Estate e autunno prossimi, iniziative nel territorio sui temi della sovranità alimentare, del diritto al cibo e all’ambiente, in vista della mobilitazione contro il G7 “agricolo” previsto a Bergamo il 14-15 ottobre;

  • Mobilitazione di tutto il partito per la realizzazione e la riuscita della festa di Torre Boldone che si svolgerà dall’11 al 20 agosto.

La commissione politica del congresso all’unanimità ha approvato la mozione.

La mozione è stata votata all’unanimità dal Congresso provinciale del partito della Rifondazione Comunista.

Seriate (bg), 25 marzo 2017

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