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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | November 23, 2017

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(28.02.17) Prc-bergamo. NO al G7 a Taormina e NO al G7 agricolo a Bergamo

(28.02.17) Prc-bergamo. NO al G7 a Taormina e NO al G7 agricolo a Bergamo

di Francesco Macario, segretario provinciale Rifondazione Comunista

Il 26/27 maggio prossimo nella bellissima cittadina della Sicilia orientale si incontreranno i 7 capi di Stato in carica dei Paesi più ricchi. Un appuntamento fortemente voluto dal precedente governo Renzi e per il quale saranno mobilitati non meno di seimila agenti delle forze dell’ordine per garantire la sicurezza del meeting, in un territorio come quello siciliano già pesantemente militarizzato visto il ruolo che è stato riservato alla nostra più grande isola come avamposto della guerra contro i poveri e contro i migranti.

Dopo Genova 2001 non risulta per niente diminuita fra chi guida o ha guidato il nostro Paese la voglia di ospitare – costi quel che costi – eventi che costituiscono una teatrale ostentazione del potere (economico, politico, militare, mediatico) dei più ricchi contro tutti gli altri.

Una ostentazione di potere ingiustificata e fine a se stessa (nessuno è così sciocco da ritenere che tali meeting servano davvero a prendere decisioni di fronte a tutti) che pertanto indigna coloro che quel potere lo devono subire inermi sulla loro pelle e nei loro corpi, tanto nel Sud quanto nel Nord del pianeta.

Il “mega” G7 di Taormina, dove presenzieranno Donald Trump, Justin  Trudeau, Theresa May, François Hollande, Angela Merkel,  Shinzo Abe e Paolo Gentiloni nonché i vertici della Ue, sarà preceduto e seguito da altri dieci G7 tematici, in formato mignon, che si svolgeranno in altrettante città italiane.

Comincerà Firenze il 30-31 marzo sul tema della cultura con i rispettivi 7 ministri, poi Roma il 9-10 aprile con i 7 ministri dell’energia e via di seguito. Il penultimo appuntamento, il 14-15 ottobre, sarà dedicato all’agricoltura con i ministri dell’agricoltura e si terrà nella nostra città.

Bergamo è certamente una città bellissima, ma in passato più nota per la fame e le malattie derivanti dalla scarsa e inappropriata alimentazione (pensiamo al gozzo che caratterizza molte maschere bergamasche), per la scarsità e in generale scarsa qualità dei suoi prodotti agricoli e per una agricoltura e una cucina quindi particolarmente povere. Questo appuntamento pubblico si configura del tutto fuori luogo e come un vero schiaffo alla storia di questo territorio.

E’ quindi evidente che il G7 dedicato all’agricoltura si terrà a Bergamo solo in omaggio al fatto che la bergamasca ha dato i natali dell’attuale Ministro dell’Agricoltura in carica Maurizio Martina, e per via delle speciali relazioni che legano l’attuale sindaco il renziano Gori (a cui l’evento garantirà una visibilità internazionale) alle forze che dominano il governo. Il che spiega meglio di mille parole il significato reale di questa costosissima manifestazione: non sarebbe meglio impiegare questi soldi nel sostenere le aziende agricole falcidiate dalla crisi?

Ma già è cominciata a trapelare nello streaming locale l’interesse verso questo “evento” come occasione da non farsi sfuggire per dare lustro alla città, e magari anche agli affari, “in continuità con Expo 2015” (il che è tutto dire), e già si stanno mobilitando i corvi che si nutrono di tali eventi (gli addetti ai lavori della politica, dell’economia e dei media).

Che proprio nella nostra città in autunno i sette ministri che operano con il massimo di sintonia con le multinazionali agro-alimentari responsabili delle mostruose distorsioni del primario da cui scaturiscono fame, cattiva alimentazione, distruzione ambientale e sociale praticamente ovunque, in nome del cosiddetto ordo-liberismo e delle sue neo-varianti forse perfino peggiori di quelle note (vedi Trump), non può non inquietare quella parte della società e dell’associazionismo bergamasco che maggiormente ha a cuore i temi dell’ambiente, della qualità delle produzioni agricole, della bio-diversità, della sovranità alimentare e che più è impegnata per contrastare le storture del mercato, su cui grava anche la spada di Damocle dei Ceta e Ttip in itinere.

Come Rifondazione Comunista, sosteniamo e siamo già parte attiva del movimento “No G7 a Taormina”, che proprio in questi stessi giorni a partire della Sicilia ha già dato vita ad importanti momenti di confronto e di mobilitazione dove sono stati protagonisti i precari e gli studenti.

Quanto al G7 “agricolo” a Bergamo il nostro intento non è né quello di interloquire o accettare costoro (sarebbe del tutto inutile in questa fase storica) e neppure di subire passivamente che la nostra città abbia fra i suoi tanti lustri quello di aver ospitato, plaudente, i 7 ministri più direttamente responsabili delle mostruose aberrazioni in cui opera l’agro-industria a livello globale.

Ciò presuppone per noi impegni a cui non intendiamo sottrarci, nella certezza – dato il deteriorarsi progressivo delle condizioni economiche, sociali, ambientali anche nel nostro contesto – di non essere i soli a pensarla così. (28.02.17, Francesco Macario – Rifondazione Comunista Bergamo)

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