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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | July 28, 2017

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(29.10.2016) Bergamo. Sintesi dell’incontro nazionale della R@P: costruire Confederalismo sociale

(29.10.2016) Bergamo. Sintesi dell’incontro nazionale della R@P: costruire Confederalismo sociale

(29.10.2016) Bergamo. Costruire il Confederalismo sociale: sintesi dell’incontro nazionale della R@P

La crisi economica mondiale del 2007-2008 ha distrutto capitale reale e fittizio in enorme quantità ma non è riuscita a rilanciare l’accumulazione di capitale su scala globale. Questo sistema per effetto della ristrutturazione capitalista imposta dalla crisi è oggi in piena trasformazione. Stiamo infatti assistendo alla strutturazione di “nuova statualità di mercato” su base continentale. L’attacco capitalista che stiamo subendo infatti ha l’effetto di riportarci in una fase in cui il ruolo dello STATO è completamente asservito al comando capitalista senza possibilità di mediazione alcuna. E’ un attacco democratico che tende ad espropriare i parlamenti della propria sovranità, è un attacco sociale perchè tende a destrutturare ogni organizzazione dell’azione collettiva, è un attacco economico perchè tende a trasferire la ricchezza che crea il basso verso l’alto. Il capitalismo finanziario sta trasformando lo Stato nel garante principale del debito globale e per far questo muove un attacco su tutti i fronti. Il proletariato deve difendersi da questo irriducibile attacco capitalistico: 1) agendo con propri strumenti di auto-organizzazione che unificano in un’unica lotta sociale/solidale tutte le particolari lotte economiche opposte all’attacco del capitale sul lavoro (casse di resistenza e lavoro), sugli alimenti (GAP, ecc.), sulla salute (dentista sociale, ecc.), sull’istruzione (scuole popolari), ecc.. e che si muovono nella prospettiva del COMUNE SOLIDALE auto-organizzato; 2) agendo sull’istituzionale ente locale comunale (il COMUNE SOLIDALE) perché si muova sulla linea e sul programma della SOLIDARIETà, in modo che il Consiglio Comunale, i suoi organismi di partecipazione, insieme con gli strumenti di autorganizzazione (casse di resistenza e lavoro, GAP, ecc.; casa del popolo, ecc.), resistono all’attacco del Capitale

In questo modo Andrea Viani, portavoce della R@P, ha concluso l’introduzione all’incontro nazionale della Rete per l’Autorganizzazione Popolare (R@P) tenutosi a Bergamo sabato 29 ottobre (presso la sede di Rifondazione Comunista).
Durante il suo intervento Viani ha prima esaminato “come attacca il capitale nella crisi” (ovvero come il Capitale fa la “sua” lotta di classe ) e come rispondono i proletari. Viani, iniziando il suo intervento, ha sostenuto la tesi che la crisi del Capitale è “epocale”; un termine questo usato per ribadire che questo processo non è transitorio in quanto investe in profondità i meccanismi di accumulazione e riproduzione capitalistica. Una crisi nella quale l’Europa diventa il luogo di scontro tra capitalismi nel quale prevale il “blocco dominante” (le multinazionali che competono nello scenario globale situate principalmente nell’area franco-tedesca) e dove ai paesi periferici (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna) spetta un ruolo marginale (esempio: in Italia risiedono il 6% di tutte le società multinazionali presenti in Europa, mentre nell’area franco-tedesca hanno sede più del 50% di esse). Un lungo percorso, quello esposto dal relatore, nel quale viene ricostruito passaggio dopo passaggio l’intero processo che porterà, da qui a qualche tempo, alla nascita degli Stati Uniti d’Europa: nuova entità geopolitica che riconfigura il ruolo dello stato nazione che viene “scomposto” e “ricomposto” nella sua funzione in un nuovo stato continentale della macro area europea. L’approfondimento teorico presentato permette di cogliere il ruolo che hanno assunto nel corso del tempo i processi lobbistici nel nuovo sistema giuridico che il liberismo si è dato nel vecchio continente. Un lavoro descrittivo che ha evidenziato come il livello decisionale sia ora in mano a pochi organismi (UE-BCE) che impongono le politiche in Europa per nome e per conto del blocco del capitalismo finanziario dominante. Un centro d’interessi che ha fatto della Lex Mercatoria il fondamento dell’intero sistema della Governance, dove contano più i portatori d’interessi (le lobbies,ndr) che i diritti esigibili (istruzione, salute, casa, lavoro) la cui tutela da parte dello Statoviene progressivamente dismessa.
L’evoluzione del capitalismo continentale viene poi calata nello specifico italiano, che spiega la realtà della crisi che vediamo ogni giorno. Se esiste una parte del capitalismo italiano che prospera dentro la crisi, divenendo impresa globale (quarto capitalismo), un’altra parte sopravvive de-localizzando nell’area P.e.c.o. (Paesi dell’Europa Centrale e Orientale) che è diventata il bacino di sub-fornitura a basso costo per le mutinazionali europee; un’altra parte ancora (del capitalismo nazionale) soccombe, adattandosi ad una economia che tende a spingerla sempre più nel segmento più basso dei processi produttivi. Per Viani i distretti industriali sono evaporati così come lo è in gran parte il sistema paese che ora è internazionalizzato.
Ma la lettura del capitale è entrata anche dentro il meccanismo finanziario, ripercorrendo come il blocco capitalista dominante abbia costruito, per restare in piedi nella crisi che lui stesso produce, un meccanismo istituzionale che tende a spostare la ricchezza delle classi popolari a favore dei processi finanziari attraverso i trattati internazionali, utilizzando il debito pubblico per trasferire risorse dal basso (salari e pensioni) verso l’alto (mercato finanziario).
In questa scenario non c’è più spazio per la mediazione politica, per la contrattazione. Infatti il Capitale sta eliminando le Costituzioni democratico-parlamentari  (vedi la vicenda attuale dello stravolgimento della Costituzione italiana operato del governo Renzi). Il destino di ogni ipotesi riformista è segnato dalla necessità che il sistema capitalista ha di immettere la ricchezza sociale nel circuito finanziario.
Nella seconda parte dell’intervento si è analizzato il terreno della risposta delle classi popolari alla crisi economica nel tentativo di difendere le proprie condizioni materiali di vita dall’attacco del Capitale. Andrea Viani ha citato le analisi di Gramsci per fare capire come la forma di questa difesa abbia diversi livelli.
Esiste una prima risposta che Gramsci chiama “corporativa-elementare”, basata sulla solidarietà famigliare o di piccolo gruppo, sulle forme di resistenze spontanee nei luoghi lavoro; quando questa esaurisce la sua efficacia, può evolvere in una difesa “sociale organizzata”, basata su una solidarietà di classe e sulla capacità di agire una lotta economica (sindacale); infine, il proletariato esprime una difesa “politica organizzata” che è data dalla capacità di far evolvere e connettere i due precedenti livelli su un piano politico generale (che Gramsci chiama: rivoluzionario).
In questo schema di analisi è stato evidenziato come, data la particolare composizione del blocco sociale, il proletariato italiano si difenda spontaneamente dall’attacco capitalista, utilizzando le risorse accumulate (negli anni ’60 e ’70 del ‘900) dalla famiglia fordista. L’analisi della composizione sociale del proletariato che Andrea Viani propone, spiega il motivo (perché) della mancata ribellione popolare alle politiche di austerità dei governi di questi ultimi 10 anni. Infatti la resistenza ai processi di impoverimento è stata possibile in questi anni grazie al risparmio, accumulato nei decenni passati ma in rapido esaurimento. La pensione, la casa di propietà, gli investimenti finanziari dei genitori, sono gli unici strumenti che hanno permesso alle famiglie proletarie di resistere alla povertà.
Sul piano sociale organizzato incide negativamente il fatto che le organizzazioni sindacali, siano state coinvolte dai governi nelle politiche di austerità (taglio dei salari, del welfare state, riduzione delle pensioni), ingannati dalla fasulla contrattazione di un’“equa” distribuzione dei sacrifici. Anche i sindacati conflittuali non sono stati in grado di resistere efficacemente all’attacco, a causa della incapacità di identificare l’avversario e saper “spiegare” i meccanismi della crisi; si caduti nell’errore di aver favorito la separazione delle singole lotte, invece che unificarle in un processo di lotta di classe generalizzato contro il capitalismo in crisi.
Riassumendo Viani sostiene che la risposta “corporativa elementare” della famiglia fordista operaia e la difesa “sociale organizzata” agita in questi anni dai sindacati, non funzionano più. Inoltre è sicuro che, con l’avanzare della crisi economica, la massa salariale e occupazione crollerà sempre più, e lo Stato sociale (Welfare state) verrà progressivamente smantellato dalle politiche di austerità dei governi.
Per intervenire in questa dinamica è quindi necessario costruire forme di organizzazione che siano in grado in primis di fare evolvere la solidarietà elementare dei proletari attraverso pratiche mutualistiche autorganizzate: Gruppi di acquisto popolari, Casse di resistenza operaia, associazioni di mutuo soccorso, resistenza agli sfratti, occupazione di case, ambulatori popolari, autoproduzione orticola. Unificare le pratiche in strutture permanenti di autorganizzazione. Costruire qualcosa di simile alle Case del popolo di fine ‘800 che siano in grado di operare sul livello elementare di difesa, cercando di creare spazi pubblici per aprire una vertenzialità economica, territorio per territorio, comune per comune. Viani ha infine citato l’esempio della municipalità di Marinaleda in Spagna per analizzare il ruolo ambivalente dell’ente locale Comune: punto di massima contraddizione/conflitto tra interessi del capitale (Comune che diviene gabelliere funzionale alla ristrutturazione capitalista) e luogo dove si concentra la domanda dei bisogni sociali proletari. Questi ultimi possono, agendo sull’ente locale comunale, costruire quello che Viani definisce “COMUNE SOLIDALE”: una pressione perché il Comune si muova sulla linea e sul programma della solidarità, in modo che il Consiglio Comunale, i suoi organismi di partecipazione, insieme con gli strumenti di autorganizzazione (casse di resistenza e lavoro, GAP, ecc.; casa del popolo, ecc.), resistono all’attacco del Capitale.
Gli interventi delle realtà provenienti da tutta Italia, hanno poi dimostrato concretamente come un tale percorso oltre che possibile si stia già praticando e come sia necessario organizzare a livello nazionale la R@P (Rete per l’Autorganizzazione Popolare), una Confederazione delle pratiche mutualistiche all’interno della quale sia possibile far emergere un progetto alternativo di società praticabile ed al tempo stesso rivoluzionario a partire dal rifiuto del patto di stabilità e dei processi di austerity.

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