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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | June 27, 2017

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(06.10.16) CARAVAGGIO. ASSEMBLEA: RAGIONI del NO al REFERENDUM COSTITUZIONALE

(06.10.16) CARAVAGGIO. ASSEMBLEA: RAGIONI del NO al REFERENDUM COSTITUZIONALE

GIOVEDI 6 OTTOBRE, ORE 21.00 – CENTRO CIVICO SAN BERNARDINO (saletta primo piano)

 

ATTUARE LA COSTITUZIONE NON DEFORMARLA
CONOSCERE PER CAPIRE CAPIRE PER DECIDERE
LE RAGIONI DEL NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE

INCONTRO PUBBLICO
GIOVEDI 6 OTTOBRE, ORE 21.00
CARAVAGGIO – CENTRO CIVICO SAN BERNARDINO (saletta primo piano)

Intervengono: Filippo PIZZOLATO – Docente di Istituzioni di Diritto pubblico-Bicocca; Mauro MAGISTRATI – Presidente ANPI provinciale Bergamo

promuove: COMITATO PER IL NO – Caravaggio Aderiscono: ANPI, SINISTRA per CARAVAGGIO, RIFONDAZIONE COMUNISTA

DICIAMO NO ALLA RIFORMA perché:

Il suo vero obiettivo è mettere il potere nelle mani di pochi per fare gli interessi di pochi ( finanza e multinazionali) distruggendo i diritti.

Crea un monocameralismo imperfetto e confuso. Il Senato resta, ma non dà la fiducia al governo. Può fare alcune leggi e cambiare la Costituzione. Ma non verrà più eletto dai cittadini. Al contrario, la Costituzione ( art. 1 e 48) e la Corte Costituzionale (sent. 1/2014) prescrivono il voto diretto per comporre le Assemblee che fanno le leggi.

Moltiplica fino a 10 i modi per fare le leggi, attribuiti, in base all’argomento, alla Camera, al Senato o ad ambedue (la famosa navetta tra Camera e Senato rimane). Un pasticcio che crea incertezza, probabili conflitti di competenza, prevedibili ricorsi alla Corte per incostituzionalità, allungando i tempi.

v Diminuisce i costi della politica? Non scherziamo.
Il Bilancio 2015 del Senato, su 540 totali, certifica una spesa di 80 milioni per stipendi e rimborsi spese dei 315 Senatori. Il nuovo Senato non avrà stipendi; ma avrà comunque rimborsi spese. Se è per risparmiare soldi, è possibile una riduzione proporzionale anche dei membri della Camera (ora 630) senza creare disfunzioni. Ma il vero obiettivo non è di ridurre stipendi e abolire privilegi e vitalizi. E’ ridimensionare il Senato in favore di una Camera in mano a una minoranza, trasformata in maggioranza dal “ premio elettorale”. Meno rappresentanza, meno democrazia !

v E’ una riforma illegittima. Infatti :
- non è una “revisione” della Costituzione. E’ un’altra Costituzione ! Non a caso cambiano 47 art. su 139. Ma il potere di fare la Costituzione spetta solo al “popolo sovrano”, tramite un’Assemblea, che ne rappresenti tutte le posizioni politiche e ideali e che deve essere eletta direttamente dal popolo con voto personale, libero, ed eguale (come peso e valore), art.1 e 48 Costituzione – sent. 1/2014 Corte C. Il potere di “revisione” invece deve limitarsi a modifiche singole, puntuali, omogenee su ciascuna delle quali l’elettore possa pronunciarsi con l’unico SI o NO a sua disposizione. Ma non è questo il caso.

- Al contrario la riforma è stata proposta e gestita dal Governo, con grandi forzature, fino a trasformare indebitamente il voto del Referendum in un SI o un NO alla propria sopravvivenza.

– E’ stata approvata da una maggioranza (361 su 630 deputati), in realtà da una minoranza, trasformata in fittizia maggioranza assoluta dal “premio” in seggi assegnato dalla legge elettorale Porcellum, dichiarata incostituzionale dalla Corte.

– Eppure la Costituzione è “il Patto di convivenza” , deve garantire tutti, avere tendenzialmente il consenso generale. Unire, non dividere.

v Non garantisce la “sovranità popolare”. In forza del diseguale valore del voto e del premio di maggioranza introdotti dalla nuova legge elettorale (Italicum), simile al Porcellum, la “riforma” consegna la “sovranità popolare” a una minoranza che controlla il Parlamento e il Governo e ha un ruolo determinante nell’ elezione degli Organi di Garanzia e Controllo (Presidente della Repubblica e membri di sua competenza della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura). Ne escono stravolte insieme la rappresentatività del Parlamento, la democrazia parlamentare e costituzionale, l’attuale forma di governo parlamentare.

v Indebolisce fortemente le Regioni e l’assetto regionale della Repubblicain contrasto con l’art. 5 della Costituzione. Rafforza il potere centrale dello Stato. Infatti toglie alle Regioni quasi ogni potere di fare le leggi, anche su materie che sono il cuore dell’ autonomia legislativa regionale. Di più. Lo Stato centrale può comunque sostituire le Regioni nel fare le leggi, senza limiti di materia, quando lo richiede l’ “unità giuridica ed economica della Repubblica” e “l’interesse nazionale”, anche ignorando le proposte del Senato che dovrebbe rappresentarle.

v Non garantisce l’equilibrio tra i poteri costituzionali perché mette gli Organi di Garanzia (Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale) in mano alla falsa maggioranza prodotta dal “premio”.

v Amplia il potere di intervento del Governo nella formazione delle leggi a scapito del Parlamento, al quale il Governo può “proporre” disegni di legge da approvare in tempi fissi, quando sono, a sua discrezione, “attuativi del programma di governo”. Questo riduce ulteriormente il tempo utilizzabile per le iniziative del Parlamento, già ora limitato al 20% del totale disponibile.

v Non amplia la partecipazione diretta dei cittadini. Triplica subito, da 50 a 150 mila, le firme necessarie per le proposte di legge di iniziativa popolare, rimandando a dopo la fissazione di tempi, modi, limiti di attuazione. Come per il referendum abrogativo, nulla si dice sui costi e le difficoltà burocratiche legati alla raccolta firme, la scarsità degli autenticatori, la raccolta telematica. Il nuovo “referendum propositivo e di indirizzo” è semplicemente demandato a futura legge costituzionale.

v Altera a fondo l’attuale “forma di Governo” parlamentare. Anche se non lo scrive.
Nell’attuale Repubblica parlamentare l’esistenza del Governo, nominato dal Presidente della Repubblica, è affidata al voto di un Parlamento “rappresentativo” della sovranità popolare, cioè eletto con voto personale, diretto, eguale. La “riforma”, intrecciata all’ Italicum, consegna il controllo dell’unica Camera, che vota la fiducia (ed è eleggibile dai cittadini) , a una lista minoritaria alle elezioni, trasformata in falsa maggioranza dal premio elettorale. Condiziona il Presidente della Repubblica a scegliere come Presidente del Consiglio “il capo della forza politica” vincente, indicato nel programma elettorale e oggetto di fatto di una “investitura popolare”. Trasforma surrettiziamente l’elezione del Parlamento in elezione del Governo e del suo “capo”, di cui rafforza fortemente il ruolo. Questi controlla la Camera che vota la fiducia. Può fare un governo monocolore di partito, di cui controlla i ministri e “pretendere” di far sciogliere la Camera quando vuole.

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