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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | December 18, 2017

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(26-28.8.2016) Vilminore di scalve. R@P: tesi per Carta Confederalità Sociale e democratica

(26-28.8.2016) Vilminore di scalve. R@P: tesi per Carta Confederalità Sociale e democratica

Il documento riassume il seminario organizzato dalla Rete per Autorganizzazione Popolare (R@P) tenutosi il 26, 27 e 28 agosto a Nona di Vilminore di Scalve (bg). E’ un contributo scritto da Andrea Viani che propone alle realtà dell’autorganizzazione (Gruppi di Acquisto Popolare, Comitati anti-sfratto, etc..) una Carta Comune della Confederalità Sociale.

La Confederalità sociale – Tesi per la definizione di una Carta della Confederalità Sociale/democratica
Nella seconda metà dell’800 oltre cento tra movimenti ed associazioni operaie, costruendo una forma di confederalità sociale che legava forni del pane, leghe operaie, case del popolo e circoli culturali e politici, si uniscono nel partito operaio belga che si dota di una propria carta di riferimento (Carta di Quaregnon) con cui indicava nelle pratiche sociali l’elemento centrale del suo fun-zionamento organizzativo.
Era la fase epocale in cui il modo di produzione capitalista era giunto, in Europa, alla sua maturità, alla costituzione strutturalmen-te stabile dello “Stato di cose del capitale” attuata dalla lotta di classe borghese nelle forme fenomeniche potere economico della “produzione disuguale con energia vapore da carbone” e potere statale dello “Stato pre-repubblicano” sostanzialmente ca-pitalista, formalmente monarchico costituzionale a democrazia parlamentare di censo.
Forma di produzione e Stato sono i mezzi realizzati per estrarre il massimo valore e plusvalore dal consumo di merce forza lavoro dei proletari e per gestirne la persistente opposizione di classe.
Di conseguenza questa era anche la fase in cui tale opposizione produceva il movimento delle differenti “nazioni” proletarie gene-rate dal capitalismo europeo. Un movimento che opponeva alle forme del potere economico e statale del capitale la lotta di clas-se proletaria nelle forme proprie di antieconomia e di antistato, articolando nei vari paesi la difesa economica di classe assieme all’azione politica neocomunarda indicata dall’“assalto al cielo” de La Comune di Parigi. Quell’assalto proletario che, condotto allo stesso livello di sviluppo dei poteri economico e statale dello “Stato di cose del capitale”, sperimentava concretamente l’altro mondo possibile di allora.
Allora per l’appunto, tali esperienze crearono strutture territoriali di vita sociale autonoma alternative allo “Stato di cose del capi-tale”. Ravenna, bassa padana, Piemonte, Toscana, ecc. erano, sul finire dell’800 il particolare laboratorio neocomunardo Italiano che metteva insieme il mutualismo con l’organizzazione del sindacalismo sociale dentro l’idea della presa del comune e della sua rivoluzione da istituzione storica sotto governo borghese a strumento di attuazione diretta dei principi socialisti (le camere del lavo-ro e il Partito Operaio Italiano; le cooperative di autoproduzione di beni sociali e il Partito socialista rivoluzionario di Romagna; for-ni del pane, leghe operaie, ecc. e il Partito Operaio Belga; ecc.).
Alla base del movimento proletario c’era un agire solidale che componeva in forma confederativa l’autodeterminazione e l’indipendenza di ogni pratica.
 Il modo di produzione sviluppandosi porta al limite la valorizzazione, ne causa le crisi epocali. Il capitale le fronteggia ciclica-mente distruggendo le condizioni di valorizzazione in atto e creandone di nuove, la cui efficacia è però temporanea. “Nelle crisi … viene regolarmente distrutta … parte dei prodotti ottenuti, (e) … gran parte delle forze produttive già create. Nelle crisi scoppia una epidemia sociale … : l’epidemia della sovraproduzione. … sembra che una guerra generale … abbia tagliato i mezzi di sussistenza; l’industria, il commercio sembrano distrutti. […] Con quali mezzi la borghesia supera le crisi? (Poiché la) … borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione, i rapporti di produzione, dunque tutti i rapporti sociali … (essa supera la crisi) da un lato, con la distruzione coatta di una massa di forze produttive; dall’altro, con la conquista di nuovi mercati e con lo sfruttamento più intenso dei vecchi (riproponendo una nuova rivoluzione degli) … strumenti di produzione, dei rapporti di produzione, … di tutti i rapporti sociali. Dunque, con quali mezzi? Me-diante la preparazione di future crisi più generali e più violente. (K. Marx, F. Engels, il Manifesto del Partito Comunista). Nelle due grandi depressioni di fine 800 e metà 900 il ciclo “crisi epocale/distruzione > nuova fase di rivoluzione borghe-se/mutamento” ha distrutto/mutato lo “Stato di cose del capitale” distruggendo/mutando di conseguenza le relative forme di potere economico e statale capitalista e di antieconomia e di antistato dei proletari.
 Secondo Lenin e Gramsci, con il ciclo “distruzione/mutamento” di fine 800, il Capitale, portando i mezzi anti crisi al livello ne-cessario per superare la prima grande depressione, passa dalla fase epocale della maturità alla fase epocale “suprema” e conclu-siva e pone oggettivamente il problema della transizione.
Il potere economico della “produzione disuguale con energia vapore da carbone” di metà 800 è eliminato e concorrenzialmente mutato/spinto al livello superiore dalla “produzione standardizzata a stock con energia elettrica da carbone”.
Il potere economico di nuovo livello, Economicamente:
- ha gestito l’aumento di produttività della forza lavoro e la relativa riduzione di valore dell’unità di merce;
- questa riduzione ha, a sua volta, disfatto le date condizioni di scambio rivoluzionandole nel nuovo mercato;
- promosso/accettato/subito la trasformazione del mercato del lavoro rivendicata dalle organizzazioni sindacali del nuovo proleta-riato industriale mediante la contrattazione salariale collettiva.
Socialmente:
- ha accresciuto per legge il livello di civilizzazione della società (vedi le disposizioni parlamentari su salario sociale e differito), con effetti positivi sul valore della merce forza lavoro.
Di conseguenza il potere statale di “Stato pre-repubblicano”, più volte realmente riformato dai parlamentari borghesi, è per sem-pre superato anche formalmente col primo conflitto mondiale imperialista e mutato/spinto al livello superiore di “Stato repubbli-cano nazionale” a democrazia parlamentare di popolo con costituzioni borghesi e relativi organismi politici (parlamento, governo, magistratura, ecc.) e amministrativi (prefetto, consiglio, giunta, sindaco).
A loro volta le esperienze proletarie di antieconomia (cooperazione, mutualismo) e antistato (municipalismo neocomunardo) so-no distrutte dalla produzione standardizzata e le loro funzioni sono sostituite da strutture neobismarchiane facenti parte del potere economico e statale di nuovo livello.
Riguardo all’antieconomia:
1. Come abbiamo visto, la riduzione di valore dell’unità di merce disfa le date condizioni di scambio e le rivoluziona nel nuovo mercato. Il nuovo mercato, mentre rende sterili le cooperative di autoproduzione di beni sociali, le trasforma e le spinge verso la produzione/distribuzione di merci in nicchie limitate del nuovo mercato.
2. L’aumento quantitativo della nuova merce forza lavoro e la diversa composizione del suo valore (il valore di pura sopravviven-za cala con il valore dell’unità di merce; il valore sociale cresce con il livello di cultura e civilizzazione della società) strutturano con la contrattazione collettiva/sindacale del salario il mercato della forza lavoro.
Il mercato stabile della merce forza lavoro svuota mutualismo e sindacalismo sociale delle loro funzioni (infortuni, malattia, disoc-cupazione, cassa di resistenza, ecc.) che prendono, per via contrattuale collettiva, differenti forme di salario.
Mentre il mutualismo era costituito da particolari produzioni autonome di difesa economica e sociale, il mercato della merce forza lavoro creava, su base contrattuale a validità nazionale, l’assicurazione obbligatoria con prestazioni standardizzate amministrate da strutture assicurative bi o tripartite (capitalisti e lavoratori senza o con lo Stato).
L’introduzione dell’assicurazione obbligatoria per:
 malattia: Germania ( 1883 ), Austria ( 1888 ), Belgio ( 1894 ), Gran Bretagna ( 1911 );
 infortuni sul lavoro: Germania ( 1884 ), Austria ( 1887 ), Finlandia (1895), Italia ( 1898), Regno Unito (1906);
 vecchiaia: Germania ( 1889 ), Danimarca ( 1891 ), Belgio ( 1900), Gran Bretagna ( 1908 ), Italia ( 1919 );
 disoccupazione: Francia ( 1905 ), Danimarca ( 1907 ), Gran Bretagna ( 1911), Italia ( 1919 ), Germania ( 1927 ).
Riguardo all’antistato:
I sistemi antistato municipali neocomunardi (comunalismo socialista), che ordinavano politicamente la lotta economica di coopera-tive alternative e pratiche mutualistiche locali o al più territoriali, sono svuotati tanto sostanzialmente con la fine della cooperazione alternativa e del mutualismo, quanto formalmente con il completo rivoluzionamento dei residui precapitalistici di “comune popola-re” ancora presenti nelle amministrazioni pre-repubblicane e con l’adozione di ordinamenti amministrativi sottoposti al principio di centralità del potere esecutivo caratteristico della forma stato repubblicana.
Sulla base di questi ordinamenti sono assunte frequenti decisioni governative di scioglimento delle amministrazioni comunali di stampo comunardo (emblematico il caso italiano dello scioglimento governativo/prefettizio dei comuni emilano-romagnoli guidati dal Partito socialista rivoluzionario di Romagna).
 Dal ciclo “crisi epocale/distruzione > nuova fase di rivoluzione borghese/mutamento” di fine 800 è sortito un più alto livello pro-duttivo (la produzione standardizzata a stock) e di poteri economico e statale: un nuovo “Stato di cose del capitale” dove la bor-ghesia ha dato impulso alla sua lotta di classe aprendo il fronte della “ideologia dello Stato repubblicano nazionale”.
- come luogo della cittadinanza nazionale: il luogo fisico e politico del popolo appartenente alla medesima “nazione” (dal latino natio=nascita, una comunità di individui con caratteristiche comuni: lingua, storia, tradizioni, cultura, etnia);
- come soggetto risolutore degli interessi particolari delle classi negli interessi generali del paese: quelli della società di mercato privato (patrimoniali, territoriali, monetari, militari, ecc.) relativi al potere economico; quelli della società civile (popolari, culturali, religiosi, etnici, ecc.) relativi al potere statale
Il filtro di questa ideologia è la democrazia parlamentare (la dittatura borghese teoricamente definita e analiticamente storicizzata da Marx, Engels, Lenin, Gramsci) opposta alla lotta di classe proletaria per provare che la risposta concreta ai bisogni proletari non si ottiene con l’antieconomia e l’antistato della lotta di classe proletaria appunto, ma al contrario si realizza mediante la colla-borazione/partecipazione di classe proletaria coi poteri economico e statale sul mercato nazionale delle forme di salario diretto, sociale e differito. La lotta di classe proletaria economica (l’antieconomia) e politica (l’antistato) deve essere all’altezza del nuo-vo “Stato di cose del capitale” ossia della lotta di classe condotta dalla borghesia sui fronti economico e statale nella forma della “ideologia dello Stato repubblicano nazionale”.
A fine 800 inizio 900 la lotta di classe proletaria deve quindi abbattere realmente l’organizzazione e l’ideologia dello Stato naziona-le moderno. Per questo deve sviluppare le seguenti pratiche 1) organizzarsi in partito; 2) entrare in parlamento per smascherarne il carattere dittatoriale borghese; 3) agire sul mercato nazionale del lavoro lottando col sindacalismo di classe per la contrattazione dell’organizzazione del lavoro (durata, tempi, metodi), delle forme di salario diretto, sociale, differito fino al loro limite; 4) nel con-tempo sostenere la costruzione delle pratiche di antieconomia a partire dal limite raggiunto su organizzazione del lavoro, salario diretto, sociale e differito e ordinarle in pratiche di antistato.
Queste pratiche e i soggetti che le realizzano: consigli operai e partiti consigliari di concezione Leniniana (“tutto il potere ai consigli degli operai, dei contadini e dei soldati”), sorgono, si sviluppano e si generalizzano oggettivamente in parallelo ai tempi in cui il nuovo “Stato di cose del capitale” evidenzia, sviluppa e generalizza i limiti specifici del potere economico (la produzione stan-dardizzata produce una valorizzazione insufficiente) e del potere statale (lo Stato repubblicano nazionale non è in grado di risolve-re gli interessi particolari delle classi nei cosiddetti interessi generali nazionali). Esse hanno formato il movimento comunista che si è opposto alla socialdemocrazia della collaborazione di classe proletaria coi poteri economico e statale e che ha condotto la lotta di classe proletaria verso la “abolizione” del nuovo “Stato di cose del capitale” replicando, con la rivoluzione d’ottobre, l’“assalto al cielo” de La Comune di Parigi e realizzando lo Stato Socialista orientato al comunismo, alla “estinzione” della forma Stato.
 A metà 900 (durante la seconda grande depressione e seconda guerra mondiale) il capitale passa ad un secondo periodo del-la sua fase epocale “suprema” e conclusiva.
Il potere economico della “produzione standardizzata a stock con energia elettrica da carbone” è eliminato e concorrenzialmente mutato/spinto al livello superiore dalla “produzione standardizzata a flusso con energia elettrica da idrocarburi” (la produzione for-dista).
La produzione a flusso di massima intensità (col suo forte aumento della produttività della forza lavoro) richiede e impone che il potere economico garantisca il funzionamento di un mercato sempre in grado di valorizzare l’insieme delle merci. Il mercato as-sume così la forma di una matrice input-output di tutta la produzione e di tutti i fattori produttivi operanti in un’area ben definita os-sia: il “mercato nazionale regolato”. La regolazione del mercato nazionale implica:
- la costituzione del capitale di stato (pubblico) e la sua integrazione con il capitale privato tramite la programmazione della doman-da aggregata per realizzare il pieno impiego di tutti i fattori, merce forza lavoro compresa.
- il patto di “mercato nazionale regolato” tra i soggetti di contrattazione di tutte le forme salariali: governo e organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei padroni (denominate parti sociali) con la funzione neocorporativa di garanti sociali del Welfare State
il potere statale di “Stato repubblicano nazionale” è superato, mutato/spinto al livello superiore di “Stato repubblicano nazio-nale sociale” dove la democrazia parlamentare, le costituzioni borghesi, gli organismi costituzionali politici e amministrativi sono appunto riformati socialmente.
Contemporaneamente il movimento comunista è sconfitto: lo Stato Socialista abbandona l’orientamento alla “estinzione” della forma Stato e si arrocca burocraticamente, giungendo, in sostanza, a praticare la forma capitalista “Stato repubblicano naziona-le sociale” sia pure nel modo particolare del socialismo reale.
In questo contesto le esperienze proletarie di antieconomia (consigli di operai, contadini, soldati) e antistato (tentativi di organiz-zazione rivoluzionaria come ad esempio le repubbliche partigiane) sono letteralmente cancellate.
L’antieconomia appare assurda e irragionevole poiché il suo orizzonte di senso è sussunto appieno nella programmazione “pub-blica” dell’economia. Infatti le linee politiche strategiche dei partiti proletari sono ridotte a: 1- la compartecipazione (posizione di “destra”); 2- la rivendicazione (posizione di “sinistra”) ai tavoli di programma parlamentari e sociali.
Lo stesso vale per l’antistato il cui orizzonte di senso è ugualmente sussunto nello “Stato repubblicano nazionale sociale”. Qui i partiti proletari presentano un’unica linea politica strategica: vincere le elezioni per andare al governo da gestire secondo due tat-tiche: 1- la programmazione “pubblica” ottimale dell’economia e dello Stato sociale (posizione di “destra”); 2- la trasformazione di tale programmazione in una forma nazionale particolare di pianificazione socialista (posizione di “sinistra”).
 Con la cancellazione di antieconomia e antistato e la sussunzione del loro orizzonte di senso nello sviluppo permanente am-ministrato democraticamente mediante la tecnica programmatoria keynesiana, si rigenera forza egemonica della
ideologia di Stato
nei suoi caratteri di luogo della cittadinanza sociale e di soggetto costitutore di un interesse generale il cui fondamento propriamen-te sociale è sovraordinato agli interessi particolari. Così la prassi democratica parlamentare che prima componeva i differenti inte-ressi presenti nella società, viene considerata superflua e diventa pura e semplice tecnica attuativa dello Stato sociale, diventa par-lamentarismo.
La forza egemonica dell’ideologia di Stato giunge al massimo livello col welfare state che attua l’utopia Beveridgiana. (Il 20 novembre 1942 William Beveridge, presentava il “Rapporto Beveridge“. Si tratta del primo e più sistematico sforzo intellet-tuale di immaginare le politiche di benessere sociale come un insieme coerente e integrato compatibile con un’economia di mercato. Il testo, che influenzerà l’approccio capitalistico alla protezione sociale particolarmente in Europa, darà inizio alla storia contemporanea del welfare state. Individuati i cinque grandi mali dell’umanità (miseria, malattia, ignoranza, squallore, o-zio) Beveridge prospetta, per combatterli, un sistema fondato sulla corrispondenza tra il dovere di contribuzione e il diritto alle prestazioni, facendo irrompere nel dibattito politico e accademico l’idea che tutti i cittadini siano titolari di un diritto a un livello minino di sussistenza che deve essere garantito dallo Stato. Per proteggere gli individui dalle conseguenze negative dell’economia di mercato, egli propone una impostazione universalistica e assicurativa del sistema di welfare.)
 Tutto funziona fino a quando (fine anni 60) sopraggiungono i limiti della “produzione standardizzata a flusso con energia elet-trica da idrocarburi” e si verifica una nuova crisi epocale di capitale. È la terza grande depressione che prosegue dai primi anni 70.
La valorizzazione fordista/keynesiana cede progressivamente e, dopo che i tentativi di resistere tramite l’espansione della liquidità si risolvono nell’inflazione a due cifre, non funziona più. Il sistema capitalistico comincia con la distruzione: distruggere tutti i capi-tali incapaci di realizzare un profitto adeguato, contemporaneamente mette in campo la causa antagonistica classica della ridu-zione del valore e del prezzo della merce forza lavoro e, dalla pratica di questa azioni (anni 75-85), ricava ciò che si ritiene possa portare al mutamento e al rilancio permanente del sistema: l’istituzionalizzazione della lex mercatoria e in particolare riguardo alla libertà di produrre liquidità monetaria privata.
Nella fase negativa del ciclo “crisi epocale/distruzione > nuova fase di rivoluzione borghese/mutamento” si riaprono gli spazi di an-tieconomia e di antistato che sono variamente occupati da lotte proletarie in tutto il mondo. Nei paesi del grande capitalismo si sviluppano: – lotte economiche su salario, organizzazione del lavoro, salute, sicurezza in fabbrica, ecc. in forza del potere contrat-tuale derivante dal controllo proletario dell’organizzazione informale del lavoro, – il ciclo conflittuale dei movimenti antistato contro la guerra, contro la scuola/cultura di classe, contro la psichiatria di clase.
Nei paesi cosiddetti in via di sviluppo si sperimenta l’autorganizzazione produttiva sociale (le comuni della rivoluzione culturale ci-nese,le esperienze Guevariste in Sudamerica, ecc.
In Italia si sviluppa una nuova pratica consigliare (consigli di fabbrica, consigli unitari di zona (1965-1980).
 Il capitale reagisce negli anni 1980-2007 opponendo alla caduta del saggio di profitto la causa antagonistica della finanziariz-zazione, ossia il “capitale produttivo d’interesse”. Questo ha prodotto un parziale recupero di crescita nei paesi capitalistici avanzati con la crescita di debito pubblico e asset finan-ziari (“financial depth” debito finanziario privato) che in poco meno di 30 anni sono passati dal 119% del pil mondiale (1980) al 356% (2007) consentendo: a) la messa in produzione di milioni di contadini in Asia e Sudamerica, con il conseguente enorme aumento del plusvalore globale ripartito tra i capitalisti asiatici (BRICS) e i capitalisti occidentali (USA,UE, ecc.) b) il mantenimento di una buona propensione al consumo da parte della classe lavoratrice in USA, UE e Giappone, nonostante salari reali calanti dall’inizio degli anni Settanta: questo grazie alla speculazione di borsa che ha permesso la patrimonializzazione finanziaria e abitativa del proletariato americano sviluppando il credito al consumo e all’acquisto dell’abitazione; c) la conseguente sconfitta dei tentativi di antieconomia e di antistato del periodo1965-1980 d) la possibilità, per il settore manifatturiero, di fare profitti tramite la speculazione di borsa, la finanza proprietaria, il trading, ecc.
 La crisi mondiale 2007/2008 ha rotto questo modello di recupero. Ha distrutto capitale reale e fittizio in enorme quantità. Ma non è riuscita a rilanciare l’accumulazione di capitale su scala globale (Stati Uniti, Giappone e Unione Europea si trovano molto al di sotto della crescita potenziale stimata prima della crisi). Ha messo in soffitta nel giro di poco tempo non soltanto le forme di or-ganizzazione classica del secondo dopoguerra, ma anche la rappresentanza istituzionale stessa che li aveva alimentati e il patto sociale che li aveva legittimati. L’attacco capitalista che stiamo subendo infatti ha l’effetto di riportarci in una fase in cui il ruolo del-lo STATO è completamente asservito al comando capitalista senza possibilità di mediazione alcuna. E’ un attacco democratico che tende ad espropriare i parlamenti della propria sovranità, è un attacco sociale perchè tende a destrutturare ogni organizzazio-ne dell’azione collettiva, è un attacco economico perchè tende a trasferire la ricchezza che crea il basso verso l’alto. Il capitalismo finanziario sta trasformando lo Stato nel garante principale del debito globale e per far questo muove un attacco su tutti i fronti. La profondità della ristrutturazione capitalista risolve in modo autoritario l’antagonismo di classe , imponendo nel giro di pochissimo tempo una proletarizzazione progressiva del ceto medio che era riuscito a garantirsi durante la seconda metà del secolo scorso un tenore di vita dignitoso. La ristrutturazione che il capitale sta portando avanti su base continentale però non è lineare, incontra elementi di contrasto che generano fasi di controtendenza che alimentano crisi e conflitti, sia all’interno delle classi dominanti, che una competizione crescente tra le classi subalterne per l’accesso al welfare ed al mercato del lavoro. Nonostante gli elementi di contraddizione che viviamo in questa epoca un elemento sembra comunque ritornare a dare forza al modello della confederalità sociale e del “municipalismo sovversivo”. Questo avviene perché, se è chiusa qualsiasi possibilità di riformismo sul livello dello stato continentale, è altrettanto vero che i territori e le loro istituzioni sono chiamati a svolgere il ruolo di gabellieri per l’alta finanza. Lo Stato in poche parole non può fare a meno dei comuni, sia rispetto alla privatizzazione dei servizi che per l’aumento della tas-sazione delle imposte. L’istituzione Municipio diviene quindi uno strumento di azione diretta dei processi di austerity, ma è anche quella più esposta al conflitto sociale e ai processi di azione democratica. Il patto di stabilità è il processo più evidente di come il regime finanziario impone la sua lex mercatoria comune per comune facendo diventare il territorio il luogo principale dello scontro antagonistico tra lo Stato di mercato e la comunità locale che vive direttamente sulla propria pelle gli effetti dell’austerity.
Sperimentando, senza successo, il superamento della crisi/depressione con la ristrutturazione del potere economico: con la sua distruzione (distruzione del sistema di gestione sociale della finanza pubblica a sostegno della cosiddetta “domanda aggregata”) e il suo mutamento (gestione privatistica di una finanza pubblica compiutamente integrata nel capitale finanziario), l’attacco del capi-tale ha comunque imposto nel conflitto sul lavoro e sulla democrazia parlamentare la sua lex mercatoria. Austerity nel fronte inter-no e guerra, globale e permanente nel suo fronte esterno sono la tenaglia dentro le quale siamo ora inseriti da più di un ventennio, una tenaglia che ha il solo compito di trasferire nel limite del possibile valore dal basso (dalla massa salariale della razza dei ven-ditori di forza lavoro e dalla massa patrimoniale dei ceti medi) verso l’alto (verso i profitti del capitale finanziario).
 In questo contesto di crisi generato dall’attacco capitalista abbiamo però visto come, nonostante la difficoltà della fase, siano cresciute le prime forme di resistenza sociale di base. In particolar modo negli stati del Sud Europa si è notato che queste struttu-re siano intervenute a fronte del fatto che, le strutture sociali di base classiche, come la famiglia , le reti sociali o le strutture carita-tevoli non sono riuscite più a far fronte all’aumento dei bisogni generato dalla crisi. Altrettanto interessante in questo quadro è l’e-sperienza confederativa democratica della Rojava che apre ed approfondisce in maniera ancora più netta il tema dello scontro tra autogoverno municipale e Stato, cercando al tempo stesso di costruire una nuova economia dando ruolo centrale al lavoro coope-rativo. La durata della crisi, la disoccupazione a due cifre, l’ondata migratoria generata in gran parte da guerre e miseria crescente e dallo scontro geopolitico, rendono però necessaria una nuova risposta e la costruzione di una nuova visione del mondo. Il nostro lavoro, da comunisti, cerca di dare una risposta questo quesito.
Non pensiamo sia un caso che il tema della confederalità sociale oggi intrecci il percorso delle città ribelli fino alla Rivoluzione del-la Rojava. Non è un caso perchè è proprio dove è più forte l’attacco del capitale sul livello economico o della guerra che esso ge-nera che si trovano le risposte più interessanti da analizzare. E’ dove lo Stato lascia spazio, per la crisi o per la guerra che genera, che possiamo infatti costruire la città che verrà. Pratiche sociali di autorganizzazione, autoproduzione e mutualismo per i migranti, sindacati conflittuali che lavorano nel tentativo di confederare i lavoratori classici con il popolo dei quartieri metropolitani, occupa-zioni di case, gruppi di acquisto contro il caro vita, pratiche di controllo popolare lavorano sullo stesso terreno da anni, ma è solo negli ultimi tempi che assistiamo ad un tentativo di formalizzare il processo che queste soggettività sociali hanno costruito e sedi-mentato nel tempo. Le esperienze di Barcellona, Madrid, Napoli, con tutti i limiti e le contraddizioni di cui sono attraversate aprono da questo punto di vista uno spazio pubblico ed un’occasione per contribuire alla crescita delle attuali esperienze di antieconomia e antistato.
 Se il comune diventa il luogo primario di conflitto contro lo stato gabelliere ed al tempo stesso di verifica concreta del livello dei rapporti di forza è su questo schema territoriale che occorre investire come spazio di proposta politica. Così come la confedera-zione sociale belga si diede una propria carta comune per organizzare la rete dell’iniziativa sociale in forma stabile altrettanto pen-siamo che dovremmo fare noi, a partire dal livello comunale, usando il territorio come luogo principale nel quale ricostruire prati-che sociali tra soggetti autonomi ed indipendenti. Elaborare in forma condivisa una carta fondativa della confederialità sociale ter-ritoriale, praticando sistemi di democrazia consiliare, darebbe la possibilità a molte esperienze autonome ed indipendenti di rico-noscersi in piena libertà in uno spazio politico che valorizza le pratiche sociali come elemento centrale di un processo che tende ad approfondire il conflitto tra lo Stato di Mercato e le città ribelli. Noi chiamiamo “Comune Sociale” questo spazio di pratiche so-ciali di tipo mutualistico e di confllitto che si confederano per resistere alla crisi e per sostenere le amministrazioni comunali ribelli che decidono di disobbedire al patto di stabilità. Lanciamo questa proposta non soltanto in Italia ma in tutto lo spazio del Mediter-raneo, ed oltre la frontiera del sud. Come generare processi di mutualità in grado di resistere all’attacco capitalista, come resistere alla disobbedienza ai trattati come generare nuove pratiche di antieconomia e antistato in rapporto con le forme di democrazia consiliare è l’obbiettivo che vogliamo portare avanti. Ciò vuol dire secondo noi riprendere in mano il tema della trasformazione nel qui ed ora. Aprire il conflitto su produzione, redistribuzione e sul’uso del territorio combattendo le elite finanziarie che ne succhiano la ricchezza devastandolo. Oggi è arrivato il momento secondo noi di formalizzare una carta che sia in grado di connettere nuovi elementi di democrazia diretta e pratiche di mutualità ed autorganizzazione, autoproduzione contro i processi di sfruttamento che il comando capitalista oggi ci impone.
Su queste primi elementi di riflessione vogliamo costruire insieme un appuntamento a Napoli per il mese di novembre che riesca a produrre una carta dei principi della confederalità sociale territoriale

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