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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | September 20, 2017

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(24.06.16) Brexit. L’opinione del Prc di Bergamo

(24.06.16) Brexit. L’opinione del Prc di Bergamo

… e il tweet di Giorgio Gori, sindaco di Bergamo

Brexit: l’opinione del Prc di Bergamo

Giorgio Gori @giorgio_gori
Elettori disinformati producono disastri epocali.
Per votare servirebbe l’esame di cittadinanza #‎Brexit

Il premier inglese Cameron ha compiuto il capolavoro di andare a verificare con una candela accesa se nella polveriera c’era polvere da sparo. Il risultato cercato era quello di salvarsi a fronte dell’emergere di una destra antieuropea, rinsaldandosi ricattando l’Europa e cavalcando lui la tigre del risentimento popolare. Un ricatto a cui indecentemente l’Europa, dopo aver massacrato la povera Grecia, ha risposto calando indecentemente le braghe. Di fronte al risultato della Brexit e a coloro che piangono lacrime di coccodrillo, è bene chiarire che Brexit, nazionalismi e guerra tra i poveri sono il frutto delle politiche liberiste dell’Unione Europea, di Draghi e della Merkel. Sono le politiche di austerità che determinando una scarsità artificiale hanno prodotto un grande disagio sociale che si esprime oggi nell’illusione nazionalista. Nella Gran Bretagna della Brexit ora bisognerà affrontare ancora l’austerità, la povertà e la disuguaglianza estrema frutto delle scelte liberiste sapendo che la Brexit non porterà affatto a un allentamento dei vincoli del neoliberismo, come molti hanno sperato. E invece probabile una nuova combinazione, non mitigata, delle stesse politiche da parte della nuova classe dirigente nazionalista britannica. Le diseguaglianze aumenteranno perché questi non sanno proporre nulla per uscire dalla crisi del liberismo di diverso da quello che hanno proposto i dirigenti europei. In questa situazione ora il rischio in Europa è di venire schiacciati tra il tentativo del tecnocrati europei a rinforzare le sciagurate politiche neoliberiste che ci hanno portato a 30 milioni di disoccupati e alla privatizzazione dei beni comuni, e i neo sovranisti che alimenteranno gli scontri tra opposti nazionalismi, con corredo di guerra ai migranti, muri alle frontiere, razzismo, guerre commerciali fino al rischio di veri e propri scontri militari. L’alternativa è l’investimento pubblico, statale ed europeo, la rottura con le politiche di austerità praticate finora per creare occupazione risanando l’ambiente, tutelando i beni comuni, riducendo l’orario di lavoro. L’alternativa, oggi più che mai, è tra il socialismo o la barbarie. Questi sono i prevedibili risultati delle furbizie di Camerun e le fiamme si vedono anche dalla bergamasca.

Ora che dire del tweet del sindaco di Bergamo Gori?

A me pare del tutto allineato ai media nazionali che paiono solo preoccupati dell’andamento delle borse e dell’euro e che ci  dicono che il popolo è bue e non può scegliere. In fin dei conti lo stesso discorso lo hanno fatto per settimane sul referendum greco di un anno fa. Alla crisi della democrazia vorrebbero rispondere con una ulteriore contrazione della democrazia. Tutto andrebbe bene se si abolissero le elezioni o le consultazioni popolari. Ma andrebbe tutto bene per chi?

Dal tono del tweet di Giorgio Gori si deduce che se i cittadini non hanno le idee del nostro sindaco sarebbero disinformati? Servirebbe l’esame di cittadinanza? E chi decide se gli elettori sono informati o disinformati? E sulla base di quale parametro si stabilisce che uno e cittadino o non lo è? Credo che l’abitudine a manipolare il consenso al posto di guadagnarselo sia la vera ragione dei disastri peggiori (in Europa in Italia e anche a Bergamo), quelli che hanno archiviato la democrazia sostanziale in nome della governabilità. Una via che in Europa scatena i populismi più feroci, resuscita le destre estreme e ne gonfia i consensi col risentimento degli esclusi e degli impoveriti. Il problema è che per ovviare a questi errori madornali in Italia si insiste sulla stessa ricetta e si stanno per approvare le riforme costituzionali e maggioritarie, il cui senso è ben espresso nell’Italicum. Se il cittadino non beve l’amara medicina (di montiana memoria) spontaneamente gliela si fa ingollare truffaldinamente. Un atteggiamento che parte da una considerazione di fondo errata, che il governo e la governabilità (presunte neutrali) sono tutto; infatti su questa via si è spesso dimenticato di precisare sulla base di quali interessi (o mediazioni) si intende governare. Gli elettori saranno disinformati, ma loro detengono il potere. I cittadini tutti e non i tecnocrati, gli affaristi o i banchieri (o meglio gli interessi economici che rappresentano). L’autoproclamata oligarchia (presunta illuminata) può pensare di togliere il potere al popolo (ignorante?), si può pensare in democrazia di non tenere conto degli interessi della maggioranza (o di non mediare quelli dei poteri forti con quelli dei più)?. Si può immaginare che un’elite, magari selezionata tramite qualche improbabile esame di cittadinanza, decida per tutti in nome di presunte superiorità di classe, istruzione o informazione? A me sembra solo la proposta (che olezza decisamente di autoritarismo) di coloro che sentendosi parte della nuova oligarchia dominante sono ora caduti nella disperazione, di coloro che saliti sul carro del vincitore ora vedono la prospettiva di essere parcheggiato nella discarica della storia.

Io penso che l’uscita dall’Europa e dall’euro sia una stupidaggine, anzi un grave errore, certo però l’ Europa della Merkel, dei Cameron, di Holand e di Renzi non mi piace (come non piace ai democratici e a tutte le persone di buon senso). Dopo questo referendum ci attendono tempi durissimi, ma consoliamoci: sappiamo già, a partire dal furbastro involontario artificiere Cameron, che ci sarà qualche folle aspirante stregone in meno in giro per l’Europa.

E scusate se è poco! (Francesco Macario, segretario provinciale Prc, Bergamo, 24.06.16)

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