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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | December 15, 2017

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(12.11.15) Bergamo. Sulla cittadinanza di Mussolini e le improvvide esternazioni del sindaco di Bergamo, Giorgio Gori

(12.11.15) Bergamo. Sulla cittadinanza di Mussolini e le improvvide esternazioni del sindaco di Bergamo, Giorgio Gori

Dichiarazione di Francesco Macario, segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

I fatti sono noti. l’Isrec ha richiesto di procedere (finalmente) alla cancellazione della cittadinanza onoraria di Bergamo a Benito Mussolini, il sindaco di centro/sinistra Giorgio Gori si è dichiarato contrario.

Solo due osservazioni.

La prima di metodo. Spiace che il sindaco esprima così improvvidamente un giudizio così secco senza nemmeno aver consultato i cittadini e nemmeno la propria maggioranza. Forse al sindaco sfugge che lui non è un podestà di mussoliniana memoria, ma un sindaco espressione di forze politiche e sociali democratiche e che del parere di chi lo ha eletto e di chi dovrebbe rappresentare dovrebbe in qualche maniera farsi carico. Una concezione del suo ruolo veramente preoccupante di cui coloro che si reputano di sinistra e che siedono nella maggioranza che lo sostiene in consiglio comunale dovrebbero tenere conto e trarne le dovute conseguenze.

La seconda di merito. Secondo il sindaco la cittadinanza sarebbe stata concessa come “prodotto di una situazione storica determinata” e che quindi non può essere giudicata con criteri posteriori “forzando” la storia nell’attualità. Ma che cosa è la storia se non un’interpretazione a posteriori dei fatti? La concezione, idealistica, della storia posta dal sindaco alla base della sua presa di posizione non coglie che non esiste la “Storia” oggettiva e immutabile, ma che la storia è un campo di battaglia politica e interpretativa, infatti si dice che la storia è sempre scritta dei vincitori. Dichiarandosi contrario alla cancellazione della cittadinanza onoraria di Bergamo a Benito Mussolini il sindaco Gori paradossalmente, ma concretamente, attua proprio una riscrittura politica della storia, tra l’altro per motivi squisitamente politici e d’attualità che secondo me attengono al processo di raccolta di un blocco sociale attorno al futuro cosiddetto “Partito della Nazione”. Insomma anche non togliere la cittadinanza a Mussolini è un fatto politico che riscrive la storia e lui se ne assume la responsabilità politica e storica.

Inoltre per quanto attiene il PD bergamasco sarà interessante osservare se concorderà con le posizione del Sindaco Gori sul fatto che in fondo la cancellazione della cittadinanza onoraria comporterebbe “una mancanza della necessaria distanza dai fatti della storia, quasi una sorta di rivincita a posteriori che però non cambierebbe nulla”. Infatti esiste un precedente preciso la cancellazione da parte di una amministrazione di destra dell’intitolazione a Lenin di una via a Mapello. In quel caso il Pd e accoliti non sostennero la necessità di prendere la “necessaria distanza dai fatti della storia” e lasciarono che la destra compisse impunemente la propria “rivincita a posteriori”. Rivincita che, guarda caso, ebbe rilevanza sui media nazionali e fu lanciata come un’incudine a dimostrazione postuma del fallimento della sinistra. Hanno cambiato idea?

In fine concordo con quanto dichiarato dal consigliere della lista Gori Roberto Amadeo sull’inutilità di schiaffeggiare le statue; infatti a ogni reale cambiamento sociale le statue dei dittatori e dei regimi precedenti non le schiaffeggiano: le abbattono. Ci sarà un motivo, no? (12.11.15 – Francesco Macario, segretario provinciale di Bergamo del PRC-SE)

 

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