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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | July 28, 2017

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(21.10.15) M. Sironi (Prc-Bergamo). L’inequivocabile segno di destra delle politiche di Renzi

(21.10.15) M. Sironi (Prc-Bergamo). L’inequivocabile segno di destra delle politiche di Renzi

DEMOCRAZIA, WELFARE, DIRITTI DEI LAVORATORI: L’INEQUIVOCABILE SEGNO DI DESTRA DELLE POLITICHE DI RENZI…..

Ormai è chiaro anche ai ciechi il disegno di destra del governo Renzi. Tale disegno riguarda tre aspetti fondamentali: la democrazia, il welfare e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Andrò per punti:
1) Democrazia. La controriforma costituzionale con l’abolizione del Senato elettivo e la sua sostituzione con una camera di nominati, espressione del partito più forte, va letta insieme alla nuova legge elettorale (Italicum). Tale legge garantendo alla Camera dei Deputati un premio di maggioranza abnorme e anticostituzionale ad un sola forza politica, permetterà a questo partito pur essendo una minoranza reale nel Paese, di controllare tutte due le camere e di eleggere di conseguenza praticamente da solo il Presidente della Repubblica, i membri della Corte Costituzionale e, cosa ancora più grave, di modificare a suo piacimento la Costituzione. Cadono così tutte le guarantigie e tutti i pesi e i contrappesi voluti dai Costituenti per mettere al riparo la carta costituzionale dai tentativi di stravolgerla. Ci troviamo di fronte ad vulnus democratico estremamente pericoloso, che fa venir meno la rigidità delle norme costituzionali. Il disegno del banchiere Jp Morgan di superare la Costituzioni “sovietiche” per permettere alle lobby economiche di avere istituzioni prone ai suoi voleri, trova così piena attuazione.

2) Welfare. La legge di stabilità presentata dal governo porta un attacco allo stato sociale senza precedenti. Da una parte abolendo l’Imu sulle case di lusso (verrà detassata anche la “villetta” di Arcore di Silvio in quanto sua prima abitazione) sposta ingenti risorse dai ceti popolari ai ricchi. Non sono i Comunisti o quelli della Fiom a dirlo, ma gli artigiani della Cgia di Mestre che conti alla mano hanno dimostrato come l’abolizione tout court dell’Imu e dell Tasi determinerà per i ricchi possessori di ville di lusso e di castelli un risparmio di alcune migliaia di euro. Per coprire questi tagli dove si vanno a prendere i soldi? Semplice dallo stato sociale e dalla sanità. Non solo, ma per le imprese l’ometto di Rignano d’Arno ha pensato anche a tutta una serie di detassazioni mentre nulla viene fatto per diminuire il peso fiscale sui lavoratori, contravvenendo perfino agli inviti posti in tal senso dall’Europa. Inoltre si favoriscono gli evasori fiscali elevando il limite di pagamento in contanti da 1.000 a 3.000 euro (una provvedimento assurdo e pericoloso anche sul piano del messaggio che lancia, in un Paese che ha uno dei più alti tassi di evasione fiscale al mondo).

3) Diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. A chiudere il cerchio dopo il Jobs Act, che ha abolito l’articolo 18 e reso ancor più precario il lavoro, il governo Renzi, in combutta con il signor Squinzi, pensa di cancellare il contratto nazionale attraverso l’introduzione del reddito minimo. Il reddito minimo se pensato per tutelare i lavoratori e le lavoratrici senza contratto, i precari e i disoccupati è sicuramente uno strumento importante e necessario. Peccato che Renzi e Squinzi non lo concepiscano in questo modo ma come un grimaldello legale per far saltare il contratto nazionale come strumento di tutela e di crescita dei salari e di miglioramento delle condizioni di lavoro. L’obiettivo è pertanto un reddito minimo al di sotto del quale non si può andare e poi lasciare tutto il resto alla contrattazione aziendale in un Paese, l’Italia, dove la maggioranza delle aziende sono composte da pochi addetti e pertanto la forza contrattuale dei lavoratori e delle lavoratrici è pressoché nulla.

Questo progetto renziano si coniuga con un forte restringimento degli spazi democratici, dell’agibilità politica e con la criminalizzazione del dissenso e del conflitto sociale come dimostrano i fatti di oggi a Bologna.

Di fronte a un tale disegno di stampo piduista credo che la Sinistra radicale non possa stare zitta e la debba smettere di stare alla finestra a guardare. Al posto di attardarsi in defatiganti e inconcludenti discussioni sulle prossime elezioni amministrative (dichiaro, a scanso di equivoci, di considerare ormai impossibile qualunque alleanza con il Pd di Renzi), ritengo assolutamente prioritario che il nuovo soggetto politico della Sinistra radicale, la cui gestazione sta ormai superando ogni limite di umana sopportazione, nasca immediatamente (in forma federata e rispettosa delle diverse sensibilità) e inizi da subito una campagna sul territorio di denuncia del progetto renziano. Insomma compagni e compagne, torniamo davanti alle fabbriche e nei territori con volantini, gazebo e manifesti, usiamo tutti gli strumenti che abbiamo (compresi quelli informatici), per dire chiaramente alla gente, ai lavoratori e ai pensionati, cosa sta succedendo e quali sono le nostre proposte alternative. Lanciamo campagne referendarie e proposte politiche sulle grandi questioni della democrazia, del welfare, dei diritti, usciamo insomma dalle nostre grigie e stanche stanze. Se ci attardiamo ancora, se continuiamo con le masturbazioni celebrali, a trarre profitto sarà solo il Movimento 5 stelle che capitalizzerà quel voto di sinistra deluso che non va all’astensionismo. Recentemente, il compagno Oscar Lafiontaine, con una lettera al quotidiano comunista “Il Manifesto”, ci ha detto chiaramente della necessità impellente anche per le altre sinistre europee, della nascita della sinistra italiana. Ci ha indicato la luna, evitiamo di attardarci sul dito. La mia cara mamma Italia quando mi vedeva preda dello sconforto mi esortava con la frase “sveglia e coraggio che dopo aprile viene maggio”. Sveglia e coraggio compagni e compagne… (21.10.15, Contributo di Marco Sironi – Rifondazione Comunista/Bergamo)

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