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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | November 23, 2017

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(07.06.15) Storie di lavoro, storie nostre…

(07.06.15) Storie di lavoro, storie nostre…

 …storie di vita di persone in carne e ossa (a cura di Vittorio Armanni) (non si evidenziano i nomi, per motivi facilmente intuibili)

N. ha 21 anni, è diplomata, conosce tre lingue e vive nella “ricca” Lombardia. Ha lavorato per un anno all’estero in una pizzeria . Costretta a tornare in Italia, è in cerca di un lavoro che non trova. Tra le offerte dell’ultima settimana: uno “stage” che richiede l’ottima conoscenza del tedesco per svolgere un lavoro amministrativo. Compenso previsto: un rimborso spese pari a 350 euro.

La madre di N. F, cinquantenne, lavora come dipendente a tempo indeterminato in un mini-market . Lei fa ancora parte dei “privilegiati”: un lavoro fisso ce l’ha. Peccato che debba lavorare di sabato e domenica, modulare la richiesta di ferie alle esigenze del datore di lavoro pur avendo 52 giorni di ferie arretrate e, di fronte alla necessità di fare una settimana di vacanze a giugno, abbia ricevuto un secco no.

Fil. ha la fortuna di avere un rapporto di lavoro dipendente presso una multinazionale che opera nel settore informatico. Ma lavora da alcuni mesi con il contratto di solidarietà, “conquistato” dai sindacati per evitare che ai licenziamenti di 60 lavoratori avvenuti due anni fa se ne aggiungessero altri 20. La “conquista” ha questa conseguenza: l’azienda chiede a Fil e ai suoi colleghi di lavorare come se la solidarietà non esistesse, facendo turni serali, di sabato e domenica, naturalmente non pagati.

L. invece è giornalista, 25 anni di lavoro nella redazione di uno storico quotidiano della sinistra (che non si sa se riaprirà e se potrà ancora definirsi di sinistra), in cassa integrazione a zero ore, è in attesa di sapere cosa succederà. Intanto fa volontariato.

F. dipendente da oltre 20 anni in una impresa che ha avuto in appalto lavori per Expo. Da oltre un anno ha un arretrato di stipendio di 4 mesi. Eppure il ”datore di lavoro”richiede prestazioni straordinarie.

M. lavora per una “coperativa”(?!) dalle 5 del mattino alle 8 di sera con orari spezzettati e spostamenti con veicolo proprio , a 3 euro,50 all’ora. “Sviluppo” e “progresso” tecnologico non hanno liberato le nostre esistenze dalla alienazione del lavoro sempre più incerto, intermittente, precario o, al contrario, intensivo e pesante. In ogni caso ricattabile. Insicurezza e precarietà non escludono nessuno. Il Jobs Act e le riforme ,sono ricette che rafforzano il potere delle imprese: libertà di licenziare, estensione del lavoro usa e getta, demansionamento, mantenimento di tutte le tipologie contrattuali esistenti(46).

In materia di lavoro, c’è in gioco un modello di società che mette letteralmente nelle mani delle imprese, piccole o grandi che siano, le nostre vite. Anche quelle di chi un lavoro “fisso” ce l’ha (o meglio lo aveva). Se la mercificazione estrema del lavoro diventa legittima, non c’è garanzia acquisita che tenga. I lavoratori sono costretti a rinunciare alle ferie, sono spinti a lavorare anche in cattive condizioni di salute, l’orario di lavoro non terrà minimamente conto delle loro esigenze di vita e familiari. Pena la minaccia e il rischio di perdere il posto di lavoro. Fil. sarà costretto ad accettare di lavorare fingendo di non farlo, “per solidarietà”.

La competizione tra lavoratori precari e dipendenti, giovani e adulti, qualificati e non, è un artificio ingegnoso dei governi e delle imprese: stare al loro gioco significa rassegnarci tutti a una vita peggiore, alla perdita progressiva di diritti e di tutele.

Tutto ciò non può essere un destino inevitabile. Ribellarsi è giusto

(giugno 2015. Vittorio Armanni, Comitato politico provinciale Rifondazione Comunista Bergamo)

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