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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | June 28, 2017

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(10.05.15) CHE DIRE DOPO LE ELEZIONI NELLA ”PERFIDA ALBIONE”?

A urne chiuse a risultati certi, ora Renzi tuona contro i laburisti inglesi: “Quando un partito di sinistra sceglie di non giocare la sfida riformista, ma sceglie l’estremismo, perde le elezioni”. Antonio Polito dalle pagine (anglosasoni e neutrali?) del Corriere della Sera rafforza il “ragionamento” Renziano e osserva che “dopo sette anni di sventure del capitalismo, la sua più grave crisi dal crollo del ’29 è alla destra liberale e conservatore, non alla sinistra, che si rivolgono gli elettori dei più grandi paesi europei.” Politi poi prosegue riproponendo il solito teorema, tanto caro alla borghesia benestante, istruita e per bene, che è la destra moderata che sembra “più in grado di arginare l’ondata populista dei Farage, dei Le Pen e dei movimenti antieuropei” (in cui certamente include Matteo Salvini).

Ora evidentemente essendoci al governo in Italia il PD di Renzi, Polito però assume implicitamente il concetto che il PD non sia altro che un’espressione politica di quella che lui definisce la destra moderata, e scusate se è poco.

Ma il laburista Milliband che programma ha presentato? Il Labour è un partito neoliberista (è il partito erede di Tony Blear quello che per non autodefinirsi di “Sinistra” definiva il suo partito “left of center”) sostanzialmente allineato alle posizioni del fronte Socialdemocratico Europeo, gli alleati della signora Merkel e soci. Programmaticamente ha proposto agli inglesi un po’ meno austerità e un po’ più di tassazione per i più ricchi e ha tenuto in politica estera posizioni favorevoli all’intervento militare in Libia e in Siria. In sostanza ha presentato un programma centrista (in Italia potremmo definirlo neo-democristiano), che appare però pericolosamente ”estremista” agli occhi di Matteo Renzi.

C’è sicuramente da parte del comunicatore Renzi la necessità di annettersi tutte le vittorie e di attribuire ai suoi avversari tutte le sconfitte (cosa che però già dice molto dell’uomo), ma a ben guardare alla fine un fondo di verità questa balla la svela. Cioè che per Renzi il Labour avendo un programma che non fa pagare la crisi ai lavoratori e’ estremista. Una cosetta che dovrebbe fare riflettere tutti quelli che, rincoglioniti dalle fabulazioni del guitto di Firenze e accoliti, ancora credono che il PD sia un partito che abbia ancora a che fare con la sinistra.

La controprova la si ha considerando che un partito con un programma antiliberista si è presentato alle elezioni in Gran Bretagna ed è il Scottish National Party (SNP).

L’SNP si è ha presentato un programma chiaramente antiliberista che prevede: aumento della spesa pubblica dello 0,5% all’anno per finanziare nuovi investimenti pubblici per 140 miliardi di sterline; obiettivo annuo di 100mila abitazioni a costi sostenibili per le famiglie di reddito basso e medio; aumento della paga oraria minima a 8,7 sterline (il Labour si ferma a 8) entro il 2020; reintroduzione dell’aliquota fiscale massima del 50% per i redditi superiori alle 150mila sterline; nuove tasse sugli immobili di lusso e sui bonus pagati ai supermanager della City; opposizione al rinnovo del programma di difesa nucleare Trident. 

In Scozia lo SNP ha preso 56 collegi su 59 (quindi spazzando via il Labour) e avrà ora un gruppo di ben 56 deputati alla Camera dei Comuni (erano 6 alla scorsa legislatura). Renzi dovrebbe quindi spiegarci come mai gli elettori hanno votato in Scozia un programma, che non dubito giudicherà più che di sinistra, anzi populista? E come mai invece hanno severamente punito il presunto “populismo di sinistra” del Labour?

I conti non tornano…..Infatti guardando con occhio neutrale i risultati elettorali si osserva che gli scozzesi si sono stancati di minchiate liberiste e avendo sottomano un’alternativa credibile antiliberista hanno semplicemente, con concretezza, scelto di votarla.

Le riflessioni dell’ardito Polito sul Corriere sono ancora più stravaganti. La tesi è la solita “nemmeno al culmine di un lungo periodo di disoccupazione e di impoverimento, nemmeno di fronte a quella che ci è stata dipinta come la crisi finale del liberismo, la sinistra socialdemocratica riesce a trarre forza dalla sua promessa neo-Keynesiana di giustizia sociale e di difesa del welfare”. Lo sfotto giullaresco completa l’opera e Polito dichiara lapidariamente “Thomas Piketty avrà anche riempito le librerie e Podemos le piazze, ma è un discendente di Margaret Thatcher a riempire le urne”. La conclusione e la ricetta sono a questo punto ovvie “I partiti eredi della sinistra riformista non basta cambiare pelle, devono cambiare elettorato. Cio che (udite, udite) ha fatto il PD renziano” Insomma un po’ di gente di sinistra se ne andrà, ma certamente arriverà “gente nuova di centro e di destra, come già avvenuto alle elezioni europee”, e infatti conclude non a caso i renziani ”festeggiano come propria la vittoria di David Cameron”, più chiaro di così?

Peccato che Polito si dimentica (casualmente?) di commentare due elementi fondamentali.

  • Il primo è la distorsione generata del sistema dei collegi uninominali inglesi, infatti i risultati in termini di seggi delle elezioni inglesi sono frutto non dalla volontà espressa dal voto reale dei cittadini, ma da un sistema elettorale maggioritario che ne falsa la volontà. Se valutiamo infatti il voto in termini di voti realmente espressi troviamo delle sorprese.

In realtà alla destra sono andati questi consensi: Conservatori +0,8 (ossia sono passati dal 36,1% al 36,9%). Liberali democratici -15,2 (crollati dal 23% al 7,9%) UKIP +9,5, British National Party -1,9, English Democrats -0,2. Per un totale di -7 punti percentuali.

A sinistra sono andati questi consensi: Laburisti +1,5, Verdi +2,8, SNP + 3,1. Per un totale di +7,4 punti percentuali.

In sostanza è avvenuto l’opposto di quanto Polito ci presenta come oro colato: cioè c’è stata una perdita di consensi a destra e un aumento a sinistra (in particolare perla sinistra più radicale). E questo fatto da solo basterebbe per mettere i suoi fini ragionamenti dove meritano: nella spazzatura.

  • In secondo luogo si dimentica di spiegare il successo dello Scottish National Party e del suo programma sociale. Il buon Polito liquida la questione con una battutina. Secondo lui li la sinistra “identitaria e più radicale” si è semplicemente “camuffata (…) sotto le sembianze del nazionalismo Scozzese”. Un po’ come Landini che tenterebbe in Italia di “fare rivivere la sinistra sottola forma del pan-sindacalismo”. Nel merito delle proposte avanzate e del risultato ottenuto, zero. Rimane il postulato la sinistra non ha nulla da dire. Ma evidentemente da un fautore del Partito (liberista) della Nazione nulla di più ci si poteva aspettare.

Sul piano politico generale, al netto delle strumentalizzazioni della stampa e media, nel voto in Gran Bretagna è stata centrale la questione dell’Europa. Dopo il voto britannico, come direbbero gli inglesi, “il continente è isolato”.

La schiacciante (in termini di seggi) e non prevista (in queste proporzioni) vittoria di David Cameron rafforza l’offensiva di Londra contro Bruxelles, apre un periodo di grande incertezza nella Ue, ormai messa a confronto non solo più con la minaccia di un Grexit, ma con quella – per alcuni ancora più grave, a cominciare dal mondo degli affari – di un Brexit.

David Cameron ha confermato che manterrà la promessa elettorale di indire un “in/out referendum sul nostro futuro in Europa”, entro la fine del 2017. Nel programma elettorale, il partito Tory aveva promesso un “processo di rinegoziazione” dei termini di adesione della Gran Bretagna, sottolineando in particolare la volontà di arrivare a dei “limiti” per l’accesso al welfare dei cittadini Ue nei primi due anni di residenza in Gran Bretagna, per lottare contro quello che viene definito con disprezzo il “turismo sociale”, di cui sarebbero adepti in particolare i migranti dall’est europeo (ma non solo). Cameron vuole ottenere una limitazione nella libera circolazione dei cittadini nella Ue, per frenare l’immigrazione (in campagna elettorale ha rifiutato categoricamente di accettare dei naufraghi degli sbarchi in Italia). Londra vuole anche un’accelerazione del mercato interno, l’unico aspetto della Ue che interessa la City. E vorrà ottenere un maggiore potere dei parlamenti nazionali, per poter bloccare iniziative di Bruxelles, considerate troppo intrusive per la sovranità nazionale.

Né la Germania né la Francia, che nel 2017 andranno anch’esse alle urne, possono permettersi di aprire il vaso di Pandora di una discussione sul contenuto dei Trattati, mentre anche in questi paesi cresce l’euroscetticismo. Ma Cameron arriva oggi più forte in Europa, grazie alla chiara vittoria elettorale. E’ facile immaginare che Cameron negozierà con decisione anche perché, in patria, è preso nella morsa degli euroscettici: una ampia fetta del partito Tory, che non gli perdonerà cedimenti, e la pressione esterna dell’Ukip, ormai il terzo partito con il 13% dei voti, la cui ragion d’essere è la lotta contro l’Ue in base all’equivalenza “Europa = immigrazione”. Bisognerà vedere come agirà la City, a cui interessa solo una parte della costruzione europea, quella che liberalizza il mondo degli affari. Un freno a una troppo forte intransigenza potrebbe venire però proprio dal successo elettorale dello Scottish National Party, che minaccia un nuovo referendum sull’indipendenza della Scozia – più a sinistra e più filoeuropea — in caso di Brexit, per poter rientrare poi nella Ue.

In tutto questo il Labour è stato semplicemente spazzato via, gli elettori conservatori alla brutta copia hanno comunque scelto l’originale. A dimostrazione che su quel terreno li come afferma Polito o assumi in toto le politiche liberiste come fa Renzi in Italia, e fai politiche di destra magari chiamandole di sinistra (sin che dura l’equivoco), o non c’è semplicemente storia.

E dall’altra parte gli elettori alle politiche moderatamente liberiste del Labour hanno scelto, dove potevano cioè in Scozia, quelle chiaramente antiliberiste dello Scottish National Party e del suo programma sociale.

Quindi al netto della propaganda per imbecilli di Renzi e delle storielle del Corriere, c’è di che riflettere anche per noi sinistra italiana. (Francesco Coco Macario - Borgo di Terzo,10 Maggio 2015)

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