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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | June 28, 2017

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(03.05.12) Bologna. Contestazione a Renzi, la nostra versione dei fatti

(03.05.12) Bologna. Contestazione a Renzi, la nostra versione dei fatti

A cura Giovani Comunisti – Bologna

La violenza, la repressione e lo squadrismo del PD che  giornali non raccontano

“Non ci facciamo certo spaventare da tre fischi”…e allora perché il Parco della Montagnola, location della Festa Nazionale dell’Unità, era circondato e presidiato da svariate centinaia di forze dell’ordine?

Nella giornata di oggi, 3 Maggio 2015, Rifondazione Comunista Bologna ha aderito insieme ai Giovani Comunisti e ai suoi Studenti Medi al presidio di protesta organizzato in Piazza VIII Agosto dagli insegnanti precari e da Cobas Scuola; impossibilitati a protestare dinanzi al “nostro” presidente dai consistenti muri di poliziotti davanti all’ingresso del parco, abbiamo battuto all’unisono sulle nostre pentole e intonato insieme “Bella Ciao”, il canto della Liberazione: tanto è bastato perché gli agenti si infilassero i caschi e la tenuta antisommossa.

Una volta sopraggiunti i compagni dei collettivi e dei sindacati di base, che hanno chiesto di poter accedere al comizio di Renzi, le forze dell’ordine hanno fatto partire le cariche: una repressione sconsiderata, nessuno aveva devastato, imbrattato, rotto nulla, solo violenza gratuita. Un ordine solo insomma: caricare tutti e indistintamente, fossero studenti, insegnanti oppure passanti.

Sono tristi e commoventi le immagini di una ragazza che piange disperata, ricoperta di sangue dopo essere stata calpestata e manganellata da un poliziotto: il suo primo piano – un volto distrutto, coperto da lacrime e sangue –, insieme a quello dell’anziana signora a cui un celerino ha rotto senza motivo un braccio e una spalla, mettono in luce una contraddizione assurda e paradossale: la polizia non interviene contro i black bloc ma usa la violenza contro cittadini pacifici e innocui?

Ma non è tutto, come è noto, come si addice ad una vera festa “democratica”, gli agenti di polizia perquisivano e controllavano i documenti di chi voleva entrare alla convention. Nonostante i controlli sistematici, sono riuscito ad “infiltrarmi” all’interno della zona presidiata dalla polizia insieme ad altri compagni dei Giovani Comunisti. Ci siamo recati subito presso il palco principale, presso la rotonda dei Caduti di Nassiriya, dove si stava svolgendo il comizio del Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Abbiamo dato vita a una agguerrita contestazione al premier, toccando i temi del lavoro, della legalità e della scuola che Renzi vorrebbe “riformare” e deteriorare.

In un istante ci è piombato addosso il servizio d’ordine del PD, che spingendoci via in malo modo ci ha intimato di allontanarci dal comizio; al nostro rifiuto, circondati e provocati dalle guardie di Renzi, è nato un feroce diverbio fra noi e il manipolo dei “no pasaràn” del premier. Ci hanno insultati, sgomitati, vezzeggiati con eleganti e rispettosi epiteti (da sottolineare la matrice sessista e fascista di certi slogan, anch’essi tipici stilemi di un partito che si afferma “democratico”, gridati alle compagne che erano con noi, fra cui l’epico “troia frustrata, da quanto non scopi?” [sic]).

Candeloro e GC contestano Renzi in MontagnolaA poche ore dagli avvenimenti di oggi, non possiamo far altro che constatare alcune cose:

  1. che Renzi, esattamente come Berlusconi, non accetta alcun dissenso, controparte o pubblica opposizione;
  2. che, per fare ciò ed evitare un pubblico confronto, non esita a disporre delle forze di polizia in modo sconsiderato e brutalmente repressivo;
  3. che anche un partito di massa come il PD, erede infedele di una tradizione che, nonostante il suo spiccato centrismo, guardava (o meglio si diceva) a sinistra (o meglio, al centro-sinistra dei moderati), oggi ha definitivamente fatto sue istanze reazionarie e metodi repressivi fascistoidi.

E pensare che, qualche giorno fa, il Ministro Giannini aveva definito la contestazione di noi studenti e insegnanti “un gesto da squadristi”…insomma stiamo assistendo a uno spettacolo, al teatro dell’assurdo. A fronte di argomentazioni ragionate e scientifiche, basate sullo studio e sull’analisi teorica dei testi di legge delle riforme, abbiamo ricevuto dal PD accuse insensate e balorde come il fatto che “lo sciopero del 5 Maggio è stato programmato dai sindacati per fare il ponte lungo” (sic, affermato da un giornalista durante una delle interviste che ci hanno fatto e che ovviamente non sono state mandate in onda).

“Bisogna essere generosi e altruisti, bisogna rinunciare in prima persona ad alcuni diritti per darli anche agli altri” (sic); prendiamo, per esempio, l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: come può un lavoratore essere più generoso coi suoi padroni, se non dando loro la possibilità di assumerlo con contratti schifosamente sfruttatori e di licenziarlo senza una giusta causa?

Bisogna inoltre sottolineare come i media di regime, asserviti al potere di Renzi dai grandi gruppi industriali che li posseggono (e che hanno tutto l’interesse a screditare le istanze del movimento), abbiano già avviato la “macchina del fango” diffondendo unicamente le foto generiche degli scontri, spostando l’attenzione dei lettori alle consuete scene di violenza e cercando di far passare le proteste di oggi, pacifiche, legittime e fondate, come il proseguimento ideale dell’azione dei Black Bloc a Milano.

La violenza poliziesca, la falsificazione mediatica, la distorsione delle vere dinamiche degli eventi ci ricordano paurosamente i tempi in cui le camicie nere mettevano a tacere le opposizioni con la violenza e col discredito operato dall’alto; un tempo in cui chi dissentiva veniva isolato e messo al confino, emarginato dalla stampa e impossibilitato ad esprimere la propria voce.

È forse per questo che la giusta conclusione a questo comunicata l’ha pronunciata lo stesso Renzi, dicendo di non voler “mollare, e non molleremo”: insomma, “Boia chi molla!”.

Rifondazione Comunista, i Giovani Comunisti e gli studenti medi si schierano dalla parte di tutti i cittadini e contestatori che oggi hanno affermato il proprio diritto a far sentire la propria voce nei luoghi del potere. (Guglielmo Migliori - Giovani Comuniste-i Bologna) 

 

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