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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | November 25, 2017

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(22.03.15) Bergamo. Conferenza di Organizzazione Prc: relazione introduttiva

Conferenza d’Organizzazione – Bergamo

Domenica 22 marzo 2015

LA FASE

La lunga crisi del capitale è oggi divenuta “crisi costituente” ha distrutto diritti e “stato sociale”, ha aumentato povertà, disuguaglianze, ha prodotto frammentazione sociale, passivizzazione, solitudine e senso di impotenza. Oggi siamo giunti alla disoccupazione strutturale di massa, alla totale precarizzazione del lavoro, alla distruzione del welfare, alla mercificazione dei bisogni, alla restrizione della democrazia sia nella sfera della rappresentanza che in quella dei diritti collettivi e individuali.

La rapidità e la violenza con cui questi processi vengono imposti prefigurano, se non sapremo interromperli, una vera e propria emergenza umanitaria come quella che è in atto in Grecia.

Per questo il governo greco rappresenta il punto più avanzato della lotta contro il neoliberismo e le politiche di austerità, il braccio di ferro che si gioca sulla Grecia ha quindi una valenza generale per tutti i popoli europei che vogliono rovesciare lo stato di cose presente.

Vi è una campagna di stampa che iniziata affermando che Tsipras e i greci erano dei pazzi irresponsabili e adesso, dopo il primo accordo, sta dipingendo il governo greco come uno sconfitto che ha perso e non ha attenuto nulla. Una campagna che tende a riaffermare che non vi è alternativa alle politiche neoliberiste, una campagna a cui demenzialmente hanno aggiunto la loro voce, insignificante per fortuna, anche gli esponenti della sinistra settaria italiana.

La proposta politica di Syriza, di costruire una Europa antiliberista viene aggredita dai poteri forti perché è chiaro che se l’alternativa di classe diviene possibile diventa per loro tanto più pericolosa. E infatti i poteri forti europei hanno eletto a loro opposizione gli antieuropeisti liberisti, come Salvini in Italia a cui concedono ampio spazio. Sono quelli che vogliono uscire dall’Euro ma confermare le politiche neoliberiste.

In questo contesto il compromesso raggiunto dai greci non è per nulla risolutivo ma rappresenta il risultato che i greci potevano ottenere e che apre possibilità di sviluppo. Sono quindi riusciti a avere quel minimo di margini che gli permette di “girare la macchina” e di cominciare in questi mesi a fare un percorso diverso da quello sin qui seguito.

Il nostro problema non è commentare cosa fanno i greci ma è di chiarire bene cosa facciamo noi. Infatti è evidente che ciò che manca è la costruzione di un movimento antiliberista su scala europea, che apra un problema politico e sociale, che rompa l’isolamento del governo greco. Non siamo chiamati a dare i voti a Syriza ma a costruire, qui in Italia, una consapevolezza popolare della posta in gioco e una azione di lotta conseguente.

LA SITUAZIONE POLITICA

In Italia il governo Renzi procede nell’azione delle riforme strutturali cioè continua nel perseguire il vero obiettivo delle politiche di austerità: l’austerità serve a distruggere il welfare e ad obbligare gli stati a distruggere la democrazia e i diritti dei lavoratori in cambio di un po’ di tregua.

Queste politiche di fatto creano malessere, ma non coagulano una vera opposizione dentro il PD. La minoranza pare incapace di darsi uno sbocco politico ed esercitare una vera azione di direzione politica.

In questo contesto il governo ha scelto Salvini come proprio “oppositore” e infatti Salvini impazza a reti unificate, sia in quelle dell’opposizione che del governo. Salvini ha occupato un ruolo decisivo nella ricostruzione di un finto bipolarismo a uso e consumo del teatrino politico che va in onda sul piano mediatico. Questo avviene per almeno due ragioni, una tattica e una strategica.

La ragione tattica è l’obiettivo di dividere il centro destra in questo momento di crisi di Berlusconi.

La ragione strategica è la scelta delle classi dominanti a livello europeo di eleggere ad opposizione riconosciuta  la destra nazionalista spartendo al contempo l’acqua della protesta tra la sinistra e la destra condannando entrambe al minoritarismo.

Questa investitura delle destre nazionaliste avviene in primo luogo perché sono in larga parte neoliberiste e cioè sono l’altra faccia della medaglia delle destre tecnocratiche ed europeiste. In secondo luogo perché la messa al centro della contraddizione nazionale permette di nascondere la contraddizione di classe. Con la contraddizione di classe viene ovviamente occultata anche la sinistra e la sua proposta dell’Europa dei popoli contrapposta all’Europa dei capitali.

Le classi dominanti europee, sono incapaci ad individuare una via di uscita dalla crisi strutturale del capitale, ritengono meno pericolosa per la difesa dei loro interessi una destra neoliberista, razzista e xenofoba, che difficilmente è in grado di ottenere la maggioranza parlamentare, che non una sinistra antiliberista che con la sua proposta universalista prova a sviluppare in avanti le contraddizioni del sistema.

Il consenso alla destra grigio-verde è quindi garantito dall’enorme importanza che viene data dai media al tema dell’insicurezza: Il partito Le Penista si presenta come il paladino della sicurezza del cittadino solo e spaventato, proponendo un universo di capri espiatori contro cui scaricare le proprie angosce (l’immigrato, lo zingaro, il ladro, l’Unione Europea) e proponendo una immaginaria comunità in cui tutti sarebbero sicuri e tra simili. Un’operazione in qualche maniera simile a quanto fecero le destre estreme negli anni trenta. La Lega rigenera la destra usando l’insicurezza personale e sociale sfruttando il clima sociale che le politiche neoliberiste alimentano.

E’ necessario che noi rispondiamo al tema dell’insicurezza sociale da sinistra. Dobbiamo proporre politiche antiliberiste concrete e la costruzione di un mutualismo sociale, che è il cuore della proposta della nostra conferenza d’organizzazione, una azione politica capace di dare concretamente una risposta a solitudini e disperazione. La strada per combattere efficacemente il governo e la Lega passa per la costruzione di un efficace ampio schieramento antiliberista che si candidi a costruire l’alternativa sociale e di governo partendo dalle pratiche concrete che la gente sviluppa spontaneamente nella quotidianità.

Da questo punto di vista è l’idea di realizzare alleanze con coloro che le politiche neoliberiste le stanno praticando e gestendo è semplicemente privo di ogni logica. Allearsi con il PD – che non solo pratica politiche neoliberiste ma che sta smontando la costituzione repubblicana – in nome della difesa della democrazia, spianerebbe definitivamente la strada alla Lega. Allearsi con i liberisti per combattere gli effetti devastanti del liberismo è semplicemente una contraddizione in termini priva di ogni prospettiva. Questo è certamente vero a livello nazionale, ma oggi lo è sempre di più anche sui territori: solo politiche chiaramente in rotta di collisione con le politiche di austerità del governo possono giustificare alleanze locali.

Oggi nel paese vi è un percorso unitario a sinistra che trova, oltre alle volontà soggettive in campo, grandi elementi oggettivi che determinano una situazione positiva.

  • La ripresa della conflittualità sociale espressasi con lo sciopero generale contro il governo. Non è veramente seguita la necessaria continuità, ma ha rappresentato un punto di rottura tra lavoratori e il PD.

  • La vittoria di Syriza in Grecia, che trova nella coalizione tra popolari e socialisti l’avversario, ha tolto ogni credibilità a chi, a sinistra, ancora alle recenti europee pensava di vedere nel socialismo europeo un possibile punto di riferimento.

  • L’ipotesi che prevede il premio di maggioranza sulla lista e non sulla coalizione elimina ogni possibile spazio di alleanza con il PD.

  • Renzi si presenta così chiaramente di “destra” da aver sciolto ogni ambiguità sulla natura e la linea politica del PD.

Sono elementi oggettivi che determinano un contesto positivo in cui il tema della costruzione della sinistra di alternativa diviene non più un’aspirazione, ma un fatto concreto.

E infatti a sinistra fioriscono le proposte su questo terreno a partire dall’assemblea di Bologna dell’Altra Europa che è stata un momento significativo e dal documento “siamo ad un bivio” – su cui vanno raccolte adesioni in un lavoro esterno e di massa – che rappresenta una buona base di partenza per un processo unitario che avrà un primo momento costituente nella prossima assemblea nazionale dell’Altra Europa prevista in aprile a Roma.

In questo contesto va valutato positivamente il progetto lanciato da Landini di costruzione di una “coalizione sociale”. Oggi più che mai vi è la necessità di aggregare forze ed allargare il perimetro della lotta contro le politiche liberiste: la costruzione di una ampia coalizione sociale e la costruzione unitaria della sinistra politica  - a cui siamo impegnati come Rifondazione Comunista – costituiscono due processi necessari e che possono positivamente rafforzarsi a vicenda.

Molti compagni si chiedono come le scarse forze soggettive che organizziamo possono coprire tutti questi fronti dall’Altra Europa alla Coalizione Sociale sino al lavoro sociale che il partito ha deciso di percorrere. Anche a questo dovremo rispondere nei prossimi mesi.

IL RUOLO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Il PRC ha puntato sin da prima delle elezioni europee sull’Altra Europa che rappresenta ad oggi il solo luogo unitario in cui ritrovano le diverse anime della sinistra e che contemporaneamente intreccia al suo interno diverse militanze, sociali e politiche.

L’Altra Europa ha espresso nel manifesto “siamo ad un bivio” un progetto politico che positivamente indica l’apertura di una fase costituente per una sinistra antiliberista. Riteniamo che l’Altra Europa debba svilupparsi e crescere, arrivando ad una strutturazione “aperta” che gli permetta di essere sia un luogo di aggregazione, sia un soggetto portatore di una proposta politica costituente che si rivolge anche all’esterno di essa. Per questo siamo impegni alla costruzione dei comitati dell’altra Europa e alla sottoscrizione del manifesto “siamo ad un bivio”.

Il nostro progetto politico di costruzione di una sinistra unitaria antiliberista ritiene necessaria l’unità delle forze di sinistra come condizione facilitatrice di un processo costituente allargato rivolto a tutti coloro che non sono iscritti ai partiti. L’unità come facilitatrice dell’allargamento che va costruito su basi chiare: una sinistra antiliberista autonoma dal centro sinistra ed alternativa dal suo progetto politico, costruita su basi democratiche e partecipate che abbiamo esemplificato con lo slogan “una testa un voto”.

Ma mentre lavoriamo per la costruzione di una sinistra unitaria antiliberista, dobbiamo operare per il rafforzamento e il rilancio del partito ed è per questo che teniamo la Conferenza di Organizzazione che costituisce il passaggio decisivo in questa fase.

Dobbiamo infatti definire più chiaramente il ruolo del partito nel contesto di costruzione di una sinistra antiliberista, il rapporto tra pratiche sociali, battaglia culturale e rappresentanza politica, in generale il ruolo di un partito comunista all’interno della crisi del capitalismo neoliberista.  

Nella Conferenza di organizzazione stiamo tentando di ridefinire il nostro modo di funzionare – a tutti i livelli – al fine di aumentare significativamente il nostro lavoro politico a partire dai principali nodi politici a partire dalla questione del lavoro e quella del debito.

Il documento preparatorio della conferenza propone di prendere atto del fatto che la forma che assume il Partito riflette la fase della storia del movimento operaio in cui agisce a partire dalla diversa configurazione che la classe assume. La forma-partito non è dunque immutabile, sta alla nostra capacità orientare il necessario cambiamento del nostro partito verso la struttura più adeguata alle necessità della fase.

Nella fase del capitalismo fordista, che riuniva per le sue stesse necessità produttive migliaia di lavoratori in uno stesso luogo, con gli stessi orari (e gli stessi salari), e’stato forgiato il Partito Comunista (e le sue alternative a sinistra) così come le abbiamo conosciute oggi dobbiamo ripensarlo dentro la sconfitta e una situazione estrema di frammentazione della classe frutto delle politiche liberiste e della loro crisi. In sostanza se il partito era necessario ai tempi del Fordismo nell’attuale capitalismo post-fordista, tale momento soggettivo di coscienza e di organizzazione è mille volte più necessario.

Costruire il radicamento del partito significa oggi far dialogare ed incontrare i diversi spezzoni e le diverse soggettività costruendo una lettura del mondo e una cultura politica in grado di operare per l’unificazione. La diversità comunista non significa esporre ed esibire la nostra differenza,rendere visibile un frammento tra gli altri. La nostra differenza deve essere tesa a ricomporre e far dialogare frammenti oggi divisi. Questo ci richiama alla formazione di un militante comunista che sia in grado di connettere linguaggi ed esperienze diverse all’interno di un discorso unitario, che sia in grado di svolgere una funzione di “traduttore sociale”, cogliendo gli obiettivi e gli elementi unificanti in una situazione di grande frantumazione.

Il radicamento non è solo la partecipazione o il sostegno del nostro Partito alle mobilitazioni e alle iniziative di movimenti di protesta, di opposizione o di lotta; questo rappresenta sicuramente un passo in avanti rispetto alla pura azione di denuncia e propaganda, ma non basta per essere percepiti come interni, partecipi di percorsi di lotta condivisi.

E’ necessario stare dentro i movimenti e le lotte ed eventualmente promuoverli. Si tratta di passare dal sostegno alle lotte alla costruzione di un nostro contributo attivo e diretto alla loro organizzazione. La nostra internità ai movimenti è decisiva anche per superare il carattere episodico, d’opinione, esterno ai luoghi in cui si articola la struttura economica e sociale del paese riducendosi talvolta a organizzare più spezzoni di sinistra politica che non i soggetti sociali che vivono quotidianamente le contraddizioni. Infatti il punto decisivo per chi voglia andare nella direzione della trasformazione del modello sociale è sempre l’auto-organizzazione dei soggetti sociali.

Al tempo stesso il Partito non si deve “sciogliere” nei movimenti, ma svolgere un proprio ruolo di proposta e prospettiva politica, in coerenza con gli obiettivi delle lotte (un ruolo egemonico nel senso gramsciano del termine), senza ledere l’autonomia dei movimenti e dei sindacati.

Il liberismo ha creato una vasta area di disperazione sociale. Il Partito si deve misurare con questa situazione, anche sostenendo nell’immediato la lotta popolare per la sopravvivenza. Le pratiche solidaristiche e mutualistiche: forme di auto-organizzazione del comune oltre il mercato.

Il “partito sociale” non è un settore di lavoro, ma è la forma che tutto il PRC deve assumere, perché è il modello di partito che corrisponde alla situazione attuale della nostra classe di riferimento.

Più in generale la pratica del partito sociale deve porsi l’obiettivo di produrre esperienze di auto-organizzazione concreta alternative alla distruzione dello stato sociale e di avviare processi di crescita della coscienza collettiva. Si tratta insomma di costruire nella società, nel vivo dei conflitti, forme permanentemente auto organizzate e autogestite (consiliari, si sarebbe tentati di dire), embrioni reali della democrazia diretta e partecipativa, che sole possono contrastare le logiche pervasive dell’impresa. Per un partito comunista tutto ciò significa socializzare la politica nella consapevolezza che anche il compito di riannodare i fili disgregati dall’offensiva neoliberista passa per una riappropriazione della politica da parte delle soggettività sociali popolari, come snodo decisivo per la ripresa del cammino verso il socialismo.

Girando nei circoli per le riunioni della conferenza ho notato che permangono anche a Bergamo sacche di scetticismo e passività verso questa proposta. Alcuni compagni ancora non colgono il carattere pienamente rifondante del partito delle pratiche sociali, confondano il mutualismo con il solidarismo cattolico o con la carità, pratiche a cui contrappongono l’azione politica, che tradotto si declina oggi in pura propaganda o in azione esclusivamente istituzionale. Sono retaggi della nostra storia grandiosa e importante, ma sembrano oggi atteggiamenti e proposte completamente inefficaci ad aggredire la realtà. Eppure abbiamo a Bergamo l’esempio dell’Unione Inquilini che bene esprime lo stile e le potenzialità del lavoro sociale.

Molti però anche a Bergamo, dopo le troppe sconfitte, si nascondono delusi dietro a questa contrapposizione tra lavoro sociale e lavoro politico per scuotere la testa e dire siamo sconfitti, siamo troppo pochi siamo inadeguati (tutte cose tra l’altro vere).

Ma oggi si è aperta un’altra storia che ci interroga. I comunisti hanno la possibilità di avere un ruolo in questa fase di crisi radicale della società, è una nuova impresa difficile, ma possibile. Ogni compagno deve decidere se relegarsi al ruolo di reduce di una gloriosa sconfitta o soggetto di una nuova battaglia. E per condurre questa battaglia abbiamo bisogno di un partito credibilmente adeguato allo scopo sia sul piano teorico che politico organizzativo.

I DIVERSI LIVELI DEL PARTITO E LE FUNZIONI

Il documento di indizione della conferenza assume il fatto che non sembra razionale, né corrispondente ai nostri attuali mezzi, che ogni istanza del partito presenti, più o meno in miniatura, le medesime responsabilità di tutte le altre senza legami con l’intervento e la presenza nel conflitto. E quindi prende atto che è meglio concentrarsi su alcune priorità e indirizzare su queste in modo strutturato le nostre forze.

Conseguentemente propone l’abbandono definitivo dalla logica burocratica dei Dipartimenti e Commissioni (per giunta virtuali) passando alla logica politica e rivoluzionaria del “lavorare per progetti”.

La parola chiave dei progetti è la “verifica” del lavoro svolto.

I Comitati Politici devono recuperare un ruolo di reale direzione politica del partito, coinvolgere tutte le energie per una effettiva gestione collegiale,discutere e decidere su questioni concrete, fare il bilancio del lavoro svolto, verificare le responsabilità e il lavoro del gruppo dirigente, insomma saper attivare il lavoro collettivo ed una proficua dialettica in tutto il Partito.

Al contempo i compagni devono essere forniti degli strumenti culturali che gli consentono di comprendere e leggere la realtà. In questo senso si è mosso il regionale Lombardo con i corsi quadri sia stanziali che diluiti, e egualmente si sono mossi alcuni circoli della nostra provincia (Treviglio e Dalmine). Questa necessita sorge perché, positivamente, molti compagni colgono che la battaglia delle idee è per noi comunisti un terreno che rimane centrale.

Il regionale ha già sviluppato in una sua Assemblea organizzativa i temi su cui intende lavorare e chiedere alle federazioni lombarde di impegnarsi: il lavoro, la sanità, la scuola, la casa.

In questo senso ci ha chiesto di attivare relazioni anche con specifiche associazioni (per esempio sulla sanità e la salute con Medicina Democratica; sulla casa con L’Unione Inquilini, ecc.), e questo lavoro la federazione di Bergamo lo sta facendo. Ma procediamo a rilento e troviamo una certa difficoltà da parte dei circoli a collaborare.

La federazione lavora con forze e bilanci esigui alla costruzione di un nuovo ruolo del partito, e in effetti alcuni circoli hanno aumentato il loro lavoro sociale (sportelli sociali, immigrati, sfratti, ecc.) e politico (costruzione delle liste Tsipras locali e provinciale). Abbiamo anche svolto dentro l’Altra Europa un importante ruolo regionale.

Ma tantissimo resta da fare e siamo ancora del tutto insufficienti, in particolare (come il partito in generale) sul piano della comunicazione.

Esistono ancora zone della provincia, e la città stessa, in cui il partito langue in un immobilismo preoccupante, e pure vi sarebbero tutte le condizioni per conquistare anche li un nostro ruolo importante.

Molte sono le emergenze sociali e politiche portate all’attenzione dai compagni, su cui si potrebbe avviare concrete azioni da parte dei circoli e della federazione (il lavoro, le grandi opere, gli enti locali e le tasse, la situazione di povertà diffusa, la casa, degli inceneritori e in generale il degrado dell’ambiente, la fragilità sociale e territoriale delle aree montane, il taglio dei servizi, ecc.)

Nelle diverse conferenza locali sono emerse proposte pratiche di assestamento dell’assetto del territorio del partito (accorpamento di alcuni circoli, diverse modalità di lavoro, temi specifici da approfondire e relazioni da coltivare, lotte da attivare, ecc), o di lavoro specifico (come la proposta di costituire un collettivo di giovani lavoratori dell’Isola partendo dall’iscrizione di nuovi lavoratori al circolo del PRC) c’è un lavoro immane da realizzare. Dobbiamo mettere mano nei prossimi mesi a tutte queste questioni emerse, ma ora essenziale che i compagni si esprimano sul fatto che se è necessario percorrere questa difficile, ma non impossibile, via.

E soprattutto che si esprimano sulla loro convinzione a praticarla concretamente, perché c’è molto da fare. Compagni c’è bisogno di voi e del vostro impegno, vi invito quindi una volta di più a giocarvi la partita e vi chiamo al lavoro e alla lotta! (22.03.15, Bergamo, Francesco Cocò Macario, Segretario provinciale Prc)

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