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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 21, 2017

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(30.09.14) D’Amico: Cosa insegnano le elezioni provinciali alla sinistra bergamasca

* di Paolo D’Amico (ex consigliere provinciale di Sinistra per Bergamo e candidato nella lista Democratici e Civici per la bergamasca)

Le elezioni di secondo livello per il nuovo consiglio provinciale di Bergamo segnano l’ennesimo esito negativo per la sinistra. Il candidato consigliere espresso da Prc, Sel e alcune liste civiche non è stato eletto. In realtà, la conclusione fallimentare era già manifesta nelle premesse. Confuse e limacciose. Come, per altro, le modalità stesse di elezione, le prime all’insaputa dei cittadini. Sarebbe il caso di dire “chi è causa del proprio male, pianga se stesso”.

Ma che cosa dicono alla sinistra bergamasca queste elezioni (come, in sostanza, anche le recenti comunali a Bergamo)?

  1. Le alleanze si siglano sulla condivisione, non solo di un generico programma, ma principalmente di un progetto politico condiviso. Matteo Rossi ha, prima ancora di essere candidato presidente, rimarcato la sua intenzione di realizzare una maggioranza politica in Provincia fondata sulle “grandi intese” con Forza Italia e Lega nord. Qui, di condiviso con la sinistra non c’è proprio nulla. Ma, nella speranza di ottenere lo strapuntino, abbiamo (tutti, compreso il sottoscritto) fatto finta di nulla.
  2. Il Pd, specularmente, ha, in un primo tempo, avanzato generiche rassicurazioni sul percorso. Subito dopo, si è preoccupato di determinare le condizioni per non avere all’interno della maggioranza eletti non in linea con la prospettata “fase costituente”. Della serie, ci prendiamo i consensi dell’alleato, ma nel contempo costruiamo i presupposti per ostacolarne l’effettiva elezione. (E noi? Zitti, buon viso a cattivo gioco).
  3. Le alleanze tra diversi si siglano, dunque, con un patto politico esplicito e sottoscritto (specialmente se uno dei contraenti è in forte stato di inferiorità). Ciò non è garanzia per l’assegnazione dello strapuntino, ma premessa ad una competizione equilibrata. Si chiedeva questo, non altro! Se l’intesa è troppo informale, (e il contraente propenso, in senso estensivo, alla speculazione) succede che l’offerta di candidature sul territorio che esprime la candidatura della sinistra diventa in eccesso. Guarda caso, anomalia unica in tutto il territorio provinciale.
  4. La sinistra, ma qui la considerazione va oltre le vicende bergamasche, per poter contare deve, prima di tutto, disporre di una massa critica, di una base di consensi, in grado di consentire l’ingaggio e l’interlocuzione con le altre forze politiche su una base di autonomia e autorevolezza. Diversamente, si corre il rischio di scodinzolare attorno al Pd che, ipocritamente, ne approfitta. E, così, di non cogliere nemmeno uno dei propri obiettivi programmatici. Perché una delle differenze tra noi e le altre forze politiche (compreso il Pd) consiste nel fatto che interpretiamo la politica come processo di trasformazione, non come mera occupazione e spartizione del potere. O no?

Conclusione: le alleanze si realizzano se c’è convergenza programmatica, se ci sono le condizioni politiche, se si è dotati di un sufficiente tasso di autonomia, se l’interlocutore è minimamente affidabile. Diversamente è meglio praticare altri terreni. E’ meglio consolidare le proprie casematte e prepararsi alla competizione non da inutili comparse, ma, se non da protagonisti, per lo meno da comprimari.

L’esperienza delle elezioni europee, prestamente accantonata da alcuni, dovrebbe essere rilanciata e formalizzata. Nel dubbio, comunque, sarà, in futuro, meglio fare dignitosa testimonianza piuttosto che vano esercizio di remissività nei confronti del più forte. Amen. (Paolo D’Amico, 29.09.14)

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