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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | December 15, 2017

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(21.09.14) Domenica prossima si rinnova il Consiglio provinciale. Ma i cittadini non votano più

Elezioni di secondo grado dei consigli metropolitani, dei presidenti delle province e dei consigli provinciali

di Francesco Macario (segretario provinciale Prc)

Il provvedimento di ridefinizione delle Province ha dato all’opinione pubblica l’impressione di essere atto di definitiva eliminazione delle stesse. Così non è. Infatti, oggi, si ripropone la rielezione di secondo livello del consiglio provinciale, con la soppressione (fittizia) della giunta e dei compensi relativi. La fase immediatamente precedente aveva già ridimensionato le capacità finanziarie della Provincia, a causa della “spending review”, con conseguenti pesanti tagli che hanno compromesso le specifiche funzioni in materia di viabilità, trasporti, edilizia scolastica, difesa del suolo, tutela dell’ambiente.

Con la conversione in legge del famigerato decreto sulla Pubblica Amministrazione è diventato operativo il rinvio al 14 ottobre delle elezioni dei consigli metropolitani e dei consigli provinciali. Nella provincia di Bergamo ciò non è avvenuto per l’insipienza e l’uso strumentale dell’istituzione da parte del presidente della provincia il leghista Pirovano che ha voluto, per motivi di parte, mantenere invariata la scadenza iniziale per il voto del 28 settembre, confermando così fino in fondo una stagione di gestione della provincia settaria e scellerata.

Questa tornata elettiva, è forse l’epilogo di una serie di provvedimenti culminati col decreto Del Rio (legge 56 del 24 aprile 2014) che hanno portato in maniera confusa e demagogica al finto scioglimento delle province – sbandierando strumentalmente il tema della lotta contro i costi impropri della politica – ma col fine esplicito, dei governi neoliberisti che si sono succeduti negli ultimi anni, di smantellare un altro pezzo di democrazia, abolendo l’elezione diretta da parte dei cittadini e senza nessun disegno organico di ridisegno del ruolo delle autonomie locali come strumento per fornire servizi e diritti ai cittadini – soprattutto ai più deboli – e tutelare territorio ed ambiente.

Non è un caso che su queste politiche abbiamo constatato piena continuità dei governi Berlusconi, Monti, Letta ed oggi Renzi con l’aggravante che negli ultimi anni il PD è diventato motore e perno di questo disegno anticostituzionale.

La stessa sbandierata riduzione dei costi si è rivelata, come si legge nelle stesse relazioni tecniche allegate agli atti parlamentari, ridicola – poco più dell’ 1% dell’ammontare dei bilanci delle Province in quanto limitata ai soli gettoni dei consiglieri ed alle indennità degli amministratori – non toccando minimamente la miriade di enti e di partecipate dove si annidano realmente i costi impropri della politica.

Tra l’altro questi risparmi sono destinati a ridursi ulteriormente in quanto, come si è appreso dalle pagine locali di Bergamo del Corriere della Sera di domenica 14 settembre 2014, la classe politica locale si attende la reintroduzione via decreto governativo delle contribuzioni economiche per presidenti, assessori e consiglieri.

È, quindi in atto nella realtà una pericolosa controriforma neoliberista degli Enti Locali che punta a minare il loro ruolo come possibili “enti di prossimità”, capaci di garantire diritti costituzionali universali e di promuovere lo sviluppo di un’economia solidale.

Le modifiche costituzionali già introdotte hanno creato confusione fra Stato e Regioni in termini di competenze, l’uguaglianza nella dotazione dei servizi è stata ridotta a “essenzialità” delle prestazioni erogate, mentre si è lavorato per lo stravolgimento del sistema impositivo e per l’alienazione dei beni pubblici.

In questo quadro molto negativo anche gli adempimenti burocratici hanno resa problematica la presentazione di eventuali liste unitarie della sinistra. In quanto la provincia è di fatto ridotta dalle riforme a un organo di secondo grado (eletto quindi dai soli amministratori comunali), senza nessuna partecipazione democratica dei cittadini: Inoltre la votazione si svolge con una modalità di voto ponderale, legato cioè alla popolazione dei comuni in cui si è eletti, criterio però che vale solo in fase di assegnazione dei seggi, ma non per la sottoscrizione delle liste dove bisognava avere la sottoscrizione del 5% (a Bergamo 147 grandi elettori) del corpo elettorale per presentare una lista e il 15% (a Bergamo 439 grandi elettori) per proporre un candidato alla presidenza.

A Bergamo infatti la situazione in sintesi è questa:

Numero di abitanti: 1.086.277

Numero di comuni: 242

Consiglieri comunali – grandi elettori: 2921

Consiglieri da eleggere: 16.

Numero minimo di sottoscrittori (consiglieri comunali) per presentare una lista: 147

Numero minimo di sottoscrittori (consiglieri comunali) per presentare un candidato presidente: 439

E’ del tutto evidente che in una provincia in cui la rappresentanza della sinistra è sempre stata minoritaria e frammentata a secondo delle varie specificità locali, la sinistra è di fatto poco rappresentata (anche grazie ai vari sistemi maggioritari) e spesso presente nei consigli comunali attraverso o all’interno di liste civiche disomogenee e difficili da coordinare.

La nuova normativa per l’elezione del nuovo consiglio provinciale impedendo di fatto alle forze politiche e alle liste civiche con minori consensi di poter partecipare autonomamente al confronto elettorale di secondo livello tende ad escludere a priori la presenza della sinistra.

Ovviamente anche la “non rappresentazione” delle realtà locali dovuta al voto ponderato, in particolare di quelle più propositive e critiche non è casuale, esprime infatti una concezione della rappresentanza che avviene con una modalità truffaldina che benissimo chiarisce l’intendimento dei proponenti la riforma degli enti locali.

Ciò chiarito è chiaro che comunque una rappresentanza in ambito provinciale rimane un obiettivo politico per la sinistra, intesa nel senso più ampio, se non altro per sapere ciò che avviene nel palazzo reso ancora più opaco ai cittadini anche grazie a riforme scellerate come questa.

Questa possibilità sembrava inizialmente totalmente preclusa in quanto si stava proponendo un’unica lista comprendente PD-PdL e Lega, che ovviamente ci avrebbe impedito ogni ipotesi di partecipazione, ma con il tramonto di questa ipotesi sciagurata si è arrivati a definire la candidatura a presidente di due candidati uno del PD Matteo Rossi e uno indipendente ma appoggiato dalla Lega, il sindaco di Treviglio: Piazzoni.

Per il posto di consiglieri corrono invece quattro liste: una del centrosinistra, una della Lega con indipendenti, una del PdL, e una di area centrista/ciellina.

Come PRC abbiamo quindi accettato di coordinarci con coloro che si definiscono parte della sinistra, quindi con con SEL e con varie liste e consiglieri comunali civici al fine di proporre nostri candidati. Esclusa per una ragione puramente aritmetica la possibilità di presentare una lista autonoma (non vi erano i numeri), abbiamo cercato di inserire un nostro candidato indipendente nelle liste del centrosinistra. La scelta è caduta su un unico candidato Paolo d’Amico consigliere comunale a Lovere e già consigliere provinciale della lista unitaria Sinistra per Bergamo eletto alle scorse elezioni provinciali. La nostra proposta è stata accolta dal candidato del centrosinistra alla carica di Presidente della provincia: Matteo Rossi.

Il dibattito tra noi e il centrosinistra è stato (per usare un eufemismo) decisamente vago, se pur decisamente più articolato di quello avvenuto all’interno del PD e tra le altre forze politiche. Infatti pur essendo ormai nell’imminenza delle elezioni va sottolineato come in generale non si parli assolutamente di contenuti ma solo di posti da occupare e poteri da spartire. Ad esempio non è dato sapere quale sarà l’atteggiamento dei diversi partiti e candidati circa i temi caldi provinciali: la chiusura di molte fabbriche, la deindustrializzazione, la viabilità e i trasporti pubblici, le proposte di privatizzazione delle aziende ora interamente pubbliche, la gestione del territorio e l’ambiente, i rifiuti, le biblioteche, le infiltrazioni mafiose, ecc.

Ciò nonostante, almeno sul piano formale, dobbiamo dire che se esiste una certa convergenza sui presupposti del programma presentato da Rossi, rimangono sul terreno delle proposte alcune sostanziali differenze. Differenze e dissonanze particolarmente avvertibili nel pur generico programma presentato dal Pd e dal candidato presidente Matteo Rossi, in particolare con alcuni degli obiettivi e le prospettive indicate nel capitolo dedicato alle “iniziative territoriali in atto” (Zingonia , Brebemi, Polo termale e turistico della Val Brembana).

Lo stesso rapporto tra le forze politiche che sostengono la candidatura di Paolo d’Amico non è stato privo di fraintendimenti e strumentalizzazioni che hanno teso a presentare Paolo come il candidato di una delle parti (SEL) e non di tutti coloro di sinistra che lo sostengono. Atteggiamento strumentale che, per garantire la visibilità di alcuni, rischia di rendere ancora più problematica, se non praticamente nulla, la sua possibilità di successo.

In ogni caso il candidato consigliere provinciale D’amico ha più volte, inascoltato, precisato di essere l’espressione di uno schieramento ampio e di sinistra. Paolo ha inoltre predisposto un suo documento i cui, va sottolineato, afferma che “Fattore discriminante è la coerenza tra progetto e protagonisti dello stesso. Maggioranze ibride o trasversali che, inutile negarlo, sono dentro le logiche contorte delle leggi che regolano le nuove Province, vanno nettamente contrastate e ostacolate (sia nelle premesse che in corso d’opera)”. Quindi è evidente che in caso di maggioranze trasversali create a posteriori noi eventualmente non parteciperemmo.

Di certo la lettera resa pubblica il 20/09/2014 con cui Matteo Rossi avanza la sua strategia elettorale e amministrativa non fa certo ben sperare in questo senso. Infatti non pare proprio andare nel senso da noi auspicato la dichiarazione di Rossi che auspica che “il nuovo Presidente della Provincia, soprattutto all’avvio di questa delicata riforma istituzionale, deve assumere un ruolo costituente divenendo non espressione di una singola parte politica ma rappresentante di tutti i sindaci bergamaschi”.

In ogni caso il PRC ritiene importante riuscire a spuntare una rappresentanza provinciale e quindi invita tutti i consiglieri comunali iscritti o simpatizzanti del partito, i consiglieri di sinistra delle liste civiche a votare per Paolo d’Amico alle prossime elezioni provinciali, di secondo livello, che si terranno il 28 Settembre 2014. (21.09.14 – Il segretario prov. PRC di Bergamo Francesco Macario)

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