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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | July 19, 2018

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(02.09.14) Marco Sironi (prc Bergamo) interviene sulle dichiarazioni di Fausto Bertinotti

Lettera aperta al compagno Fausto Bertinotti

COMUNISMO, LIBERALISMO E CHIESA CATTOLICA

Caro Fausto,

sono Marco Sironi, compagno di Bergamo che dal 2000 al 2006 è stato Segretario della locale federazione del Partito della Rifondazione Comunista e tuttora è militante convinto di quel partito. Ci siamo conosciuti proprio in quegli anni, durante le tante iniziative a cui haI partecipato nella città di Bergamo. Serbo ancora una stima profonda nei tuoi confronti e un ottimo e dolce ricordo della tua persona. Proprio per questo sento il bisogno di scriverti in merito ad alcune tue affermazioni al convegno di Todi che non mi trovano d’accordo, almeno nella forma riportata dalla stampa e dai social network.

Andrò per punti.

1) nel convegno avresti affermato che “la cultura liberale ha in maniera feconda scoperto prima, poi difeso e rivalutato il diritto individuale come incomprimibile”. Da ciò ne trarresti le conseguenze che il comunismo “ha fallito” mentre l’unica cultura da cui si dovrebbe ripartire “è quella liberale”. Una tale affermazione non mi convince per niente. A livello teorico effettivamente il liberalismo rivaluta il diritto individuale ma a livello pratico, così come è stato applicato nella storia concreta, no. Prima di tutto dobbiamo chiarirci cosa intendiamo per diritti individuali. Se per diritti individuali si intendono non solo i diritti dei possidenti, degli appartenenti alla classe borghese, ma anche e soprattutto i diritti di tutte le persone, al di la del censo e della razza, vorrei ricordarti, caro Fausto, che nella storia proprio le principali potenze liberali (Usa, Inghilterra e Francia) li hanno sistematicamente negati ai popoli a loro assoggettati e alle loro classi operaie. Gli Usa e l’Inghilterra hanno sostenuto e applicato barbaramente lo schiavismo fino al XIX secolo, relegando i neri allo stato di esseri senza alcun diritto. In Francia lo schiavismo fu abolito dalla Rivoluzione Francese ma fu reintrodotto da Napoleone Bonaparte. Questi stati, campioni delle idee liberali, hanno sostenuto e praticato la forma più bestiale di negazione di quei principi di libertà e di felicità dell’uomo (principio sancito in modo un po’ ipocrita nella costituzione Statunitense) che tanto strombazzavano mentre mettevano il mondo a ferro e fuoco. Nei liberalissimi Stati Uniti dopo l’abolizione della schiavitù, che è costata una sanguinosissima guerra tra il nord e il sud del Paese, la segregazione, in molti stati della federazione, è durata a livello legislativo fino agli anni 70 del XX secolo e nei fatti dura tuttora. Le borghesie liberali di questi Paesi e dell’occidente capitalistico hanno sfruttato in modo brutale per tutto l’800 e per gran parte del ’900 le loro classi operaie e i popoli colonizzati. Le denunce di Marx ed Engels sulla situazione di miseria dei lavoratori e delle lavoratrici inglesi, fin dall’età infantile, sono eloquenti. Lo stesso diritto di voto in questi Paesi è stato per anni legato al censo e al genere escludendo i proletari e le donne. I grandi capitalisti europei e i loro governi (comitati d’affari), per difendere i loro sporchi interessi e privilegi di classe, non hanno avuto scrupoli, anche nel nome del liberalismo, nello scatenare quella macelleria di popolo, quella vera e propria carneficina, che fu la grande guerra del 14-18 (guerra imperialista secondo Lenin) che è costata la vita a milioni di operai e contadini del nostro continente e di cui, un po’ troppo trionfalisticamente oggi viene celebrato il 100° anniversario. Mentre gli operai e i contadini morivano al fronte i grandi capitalisti liberali facevano affari d’oro. Queste borghesie, spinte dai loro “nobili” principi liberali, non hanno avuto alcun problema nel sostenere, finanziare e armare, in funzione antioperaia, i partiti fascisti e nazisti che hanno insanguinato l’Europa tra le due guerre, salvo poi accorgersi che il giocattolo gli era sfuggito di mano. Il conservatore liberale Churchill sperava di utilizzare Hitler in funzione antisovietica e riteneva il duce un “grande statista”. Le potenze liberali, mettendo sotto i tacchi il principio di autodeterminazione dei popoli pronunciato dal Presidente americano Wilson durante la conferenza di Pace a Versaille, non hanno avuto problemi a sostenere le guardie controrivoluzionarie bianche in Russia per cercare di abbattere la prima esperienza di un Paese Socialista. Dopo il secondo conflitto mondiale gli Usa hanno dichiarato guerra al Vietnam, massacrando quel popolo, e attraverso la Cia i hanno sostenuto i peggiori golpe fascisti in America Latina (Cile) e nel resto del mondo. I liberalissimi Usa attuano da più di 50 anni un barbaro embargo contro Cuba e cercano con tutti i modi di far crollare con metodi golpisti e antidemocratici i governi bolivariani democraticamente eletti come in Venezuela. Mi chiedo pertanto quale diritto reale dell’individuo hanno difeso questi campioni del liberalismo. Forse il diritto del padrone a sfruttare barbaramente il lavoratore o il diritto dell’uomo bianco a schiavizzare l’uomo nero? Non nego, con questo, il valore che i principi liberali hanno avuto nella crescita della civiltà a partire da quel grande avvenimento che cambiò il mondo quale fu la Rivoluzione Francese. Ma se quei principi hanno trovato applicazione in molti Paesi occidentali per lo più è stato merito delle Resistenze partigiane e successivamente delle lotte guidate dalle organizzazioni politiche e sociali delle classe operaia, come i partiti socialisti e comunisti e i grandi sindacati, che hanno permesso che i diritti civili e i diritti sociali trovassero applicazione e venissero codificati all’interno delle Costituzioni sorte in Europa dopo il secondo conflitto mondiale. Ciò l’aveva capito anche un grande pensatore liberale come Gobetti che vedeva nel Partito Comunista e nella classe operaia i soggetti che avrebbero potuto realizzare la rivoluzione liberale in Italia. Nel nostro Paese, caro Fausto, non avremmo avuto la Costituzione se non ci fosse stata la Resistenza che vide nel partito Comunista la forza egemone. Così come negli anni 70 non avremmo conquistato diritti civili fondamentali come il divorzio, l’aborto, il nuovo diritto di famiglia, l’abolizione dei manicomi, solo per citarne alcuni, se non ci fossero stati movimenti e forze politiche che certamente non si richiamavano al liberalismo (eccetto il Partito Radicale). Paradossalmente è proprio merito all’irrompere nella politica delle masse organizzate nei partiti della classe operaia e nei movimenti che si richiamavano al marxismo se in occidente i principi di libertà del liberalismo hanno trovato applicazione concreta. E’ grazie a ciò se la democrazia, dal secondo dopoguerra, non è più stata solo intesa come democrazia formale (il voto, il pluralismo, i diritti) ma anche come democrazia sostanziale (la rimozione, attraverso l’intervento dello stato, degli ostacoli sociali ed economici che limitano concretamente la libertà degli individui). Si sono così realizzati in Italia e in Europa, sistemi di libertà individuale e di protezione sociale all’avanguardia, frutto diretto della reciproca contaminazione dei principi e ideali liberali con i principi e gli ideali del movimento operaio di ispirazione comunista e socialista. Specialmente in Italia la presenza del più grande partito comunista d’occidente, fortemente influenzato da una figura straordinaria come Antonio Gramsci, è stata fondamentale e pertanto la sua storia non può essere assimilata tout-court alla vicenda del socialismo reale e dello stalinismo.
2) Anche il giudizio che dai della chiesa cattolica non mi convince. Premetto che pur essendo ateo ho sempre guardato con molta attenzione e interesse ai fermenti e alla vivacità che il mondo cattolico, sull’onda del concilio Vaticano II, esprimeva al suo interno. Mi riferisco, in particolare, alla Teologia della Liberazione che specialmente in America Latina, ma anche in molte comunità di base del nostro Paese, ha avuto ed ha un ruolo fondamentale nel denunciare l’estrema ingiustizia del capitalismo e nel sostenere le lotte per il suo superamento. Teologia, che come ci ha insegnato un grande teologo cristiano e marxista come il compianto Giulio Girardi, seppe trovare nella confluenza con il marxismo (e nel caso specifico del Nicaragua, con il Sandinismo), il modo migliore di esprimere il percorso di Liberazione dei popoli dell’America Latina. Detto ciò mi sembra che invece il tuo ragionamento tenda a rivalutare tout-court la tradizione cattolica senza fare i dovuti distinguo. Vorrei sottolineare che la chiesa cattolica è stata anche quella che ha appoggiato regimi cattolicissimi come il fascismo in Italia (Mussolini fu denominato da Pio XI “l’uomo della provvidenza”) e il franchismo in Europa, che ha condannato e messo all’indice il liberalismo prima e il socialismo e il comunismo poi. In nome della religione cattolica Spagna e Portogallo nel XVI secolo hanno sterminato e schiavizzato le grandi civiltà dell’America Latina. Durante il tuo intervento a Todi, almeno della versione riportata dalla stampa e dai social network tu, giustamente sottolinei gli errori e gli orrori del Comunismo (dimenticandone però i grandi meriti) ma non dici niente degli orrori del liberalismo e del cattolicesimo, dando quanto meno l’impressione, di una tua presa di distanza da principi e dagli ideali che hanno caratterizzato la tua storia personale e politica. So che la stampa, specialmente certa stampa, tende a semplificare, ma probabilmente, seppure involontariamente, ti sei prestato a tale interpretazione.

3) Sul sindacato il tuo giudizio mi trova concorde. Anch’io penso che la politica concertativa sia stata una delle cause della sconfitta di questi anni. Detto ciò ritengo che oggi, di fronte alla precarizzazione non solo del lavoro ma della vita delle persone in carne e ossa (specialmente dei/le giovani), ci sia estremamente bisogno di Sindacato. Un sindacato di classe e di massa, come la Fiom per intenderci, in grado di difendere i lavoratori e le lavoratrici. Lo stesso vale per il partito e per la sinistra. Credo che mai come oggi ci sia bisogno di un partito comunista del XXI secolo (per questo continuiamo a chiamarci Rifondazione) e di una Sinistra alternativa che sappiano ridare una prospettiva di cambiamento, costruire un pensiero altro e costruire le condizioni per non farci “morire renziani”. Per questo ritengo che non vada disperso l’importante risultato raggiunto alle Europee con la lista un’Altra Europa per Tsipras. In slogan possiamo dire “ripartiamo da Tsipras”.

4) per ultimo vorrei dire due cose sulla tua affermazione che il fatto più rivoluzionario di questo secolo sono le dimissioni di Ratzinger. Premetto che mi è difficile vedere qualcosa di rivoluzionario in un pontefice di idee reazionarie come Benedetto XVI. In queste dimissioni, che sicuramente sono state un fatto storico, io vedo qualcosa di teneramente umano da parte di un papa che ammette davanti al mondo la sua stanchezza e per tanto credo che questo gesto vada rispettato. Parlare di gesto rivoluzionario mi pare però, veramente un po’ eccessivo. Se guardiamo specificatamente alla chiesa cattolica, rivoluzionario fu, a mio avviso, il Concilio Vaticano II, indetto nel 1962 da papa Giovanni XXII, che seppe cambiare profondamente la chiesa aprendola alle sfide del mondo e al dialogo con le altre culture. Se parliamo invece del XXI secolo credo che i fatti rivoluzionari siano ben altri. In particolare, a cavallo tra i due secoli, credo che i processi popolari e democratici che hanno dato vita al Socialismo bolivariano del XXI secolo ed a esperienze quali quelle di Chavez in Venezuela e di governi antiliberisti in molti Paesi del continente che fu “giardino di casa” degli Stati Uniti, meritino senza dubbio l’appellativo di Rivoluzionario. Così come rivoluzionario è stato quel grande movimento altermondista, di cui tu sei stato uno dei massimi teorizzatori e io semplice militante, che da Seattle a Genova, ha cercato, non riuscendoci, di mettere in discussione la globalizzazione neoliberista.

Concludendo caro Fausto, spero comunque che questo mio intervento possa dare un contributo al dibattito. Nel frattempo di invio i miei migliori saluti comunisti. (02.09.14 – Marco Sironi, comitato politico Prc-Bergamo)

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Comments

  1. luca

    Anche marx teorizzava che la rivoluzione sarebbe stata possibile solamente con l’aiuto della classe borghese che possiede i mezzi…e che la futura rivoluzione sarebbe stata liberista,ma nn nel modo che stati come gli stati uniti hanno modificato dopo la guerra per l’abolizione della schiavitú…vero che malatesta al contrario affermava che l’eliminazione dello stato senza senza l’eliminaziond della proprietá sarebbe stata la peggiore delle tirranie! Il sindacato nn serve la cultura personale e collettiva dovrebbe bastare per nn farsi skiavizzare…autogestione diffusa ovunkue

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