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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | September 21, 2017

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CON LA PALESTINA CHE RESISTE – Intervista a Fabio Amato (PRC-SE)

amato

di Niccolò Koenig

Una punizione collettiva e immotivata. Ecco che cosa è l’attacco israeliano di queste ore; mentre il mondo, la politica, l’opinione pubblica fa finta di non vedere gli oltre novanta morti di Gaza e si concentra sui mondiali, il governo israeliano approfitta di un omicidio compiuto da presunte frange di islamisti radicali in una zona sotto controllo israeliano per incolparne tutto il popolo palestinese. E bombardarlo con la complicità degli USA e della NATO.
Rifondazione Comunista, i Giovani Comunisti/e (la giovanile del PRC) e la Sinistra Europa esprimono la loro più completa condanna verso le operazioni israeliane, verso il disumano trattamento che Netanyahu e il suo governo stanno riservando da anni al popolo palestinese che pure sembrava essere pronto alla pace.
Questa operazione militare compiuta da uno stato imperialista interessato solamente ad espandere il proprio dominio e a schiacciare “il nemico” non è altro che un attacco a orologeria cinico e sadicamente mirato a destabilizzare il processo di pace. Pace che aveva debolmente preso piede in Palestina con l’accordo Hamas-Fatah e che ora le bombe israeliane che piovono sui civili scardinano, ridando politicamente forza all’ala palestinese estremista.
Questa operazione è inserita, usando le parole del 2012 ma ancora attuali di Noam Chomsky, in un programma di sterminio totale, di pulizia etnica del popolo palestinese ad opera del governo israeliano: con le bombe, con l’apartheid, l’assedio e l’embargo, gli arresti arbitrari, gli omicidi mirati, il colpevole silenzio, o peggio l’assenso, dei governi e dei media occidentali.
Chi fa finta di non vedere, o chi cerca di sminuire le responsabilità di un Israele assassino e terrorista, è complice.
Risponde alle domande Fabio Amato, responsabile esteri nella segreteria nazionale di Rifondazione Comunista e candidato alle europee per “L’altra Europa con Tsipras”, nel direttivo della Sinistra Europea e che attualmente si trova in terra di Palestina, a Ramallah.
Palestina: “stato” senza terra, senza acqua, senza gas, senza luce e sotto le bombe che pure da 50 anni resiste allo sterminio.
#FreePalestine

Dopo diversi giorni di bombardamenti e dopo due settimane di attacchi, perquisizioni, operazioni militari, qual è ora la tua percezione della situazione in Palestina, Fabio?

La situazione peggiora di ora in ora. Gli attacchi israeliani mietono sempre più vittime e il clima in tutti i territori è più teso, così come nelle città palestinesi in Israele. Il governo reazionario di Netanyahu ha deciso di proseguire la sua offensiva ed è imminente un’azione di terra.

Qual è, a tuo giudizio, il motivo degli attacchi israeliani? Reale necessità di proteggersi?

Quella israeliana è un’aggressione. Non protegge altro che l’occupazione militare israeliana, la ragione di fondo del conflitto.
Netanyahu, e con lui gli esponenti del suo governo di estrema destra, sono sempre stati radicali avversari della soluzione politica negoziale. L’idea di fondo di questo governo israeliano è la costruzione del grande Israele, dal mare al giordano. Questa è il motivo degli attacchi israeliani di oggi e di ieri. Questa è la ragione della costruzione incessante di insediamenti che continuano a sottrarre terra ai palestinesi e che stanno di fatto rendendo impossibile la nascita di uno stato palestinese nei confini del 67. Questa operazione era preparata da tempo. Hanno cinicamente usato la tragedia dei tre coloni uccisi per avere con sé l’opinione pubblica e perseguire il loro disegno storico di annessione di terra e di espulsione dei palestinesi. In realtà Hamas non viene indebolita. Sul piano militare non esiste storia, com’è evidente. Un esercito fra i più potenti al mondo contro una popolazione indifesa e sottoposta a embargo e assedio da anni. Sul piano politico Hamas, che era in difficoltà, ritrova invece vigore. Quindi non è una guerra contro Hamas. E’ una guerra contro il popolo palestinese.

Quali saranno, secondo te, le conseguenze di questo nuovo, violento attacco sul popolo palestinese?

Prima di tutto una nuova strage di innocenti e ulteriore sofferenza per il popolo palestinese, soprattutto di Gaza, oramai martoriato da anni di assedio e privazioni, sottoposto a bombardamenti continui e prigioniero in pochi kilometri quadrati. A Gaza è tutto distrutto oramai. Vi è una crisi umanitaria permanente. In secondo luogo che abbia successo il tentativo israeliano di alimentare le divisioni fra i palestinesi, che avevano raggiunto un accordo di riconciliazione e formato un governo di unità nazionale.

Di fronte a questa situazione, qual è la posizione di Rifondazione Comunista e della Sinistra Europea?

Di condanna senza se e senza ma dell’aggressione israeliana. Chiediamo che l’Ue e l’Italia si attivino per il cessate il fuoco e per fermare la macchina da guerra israeliana. Di più, che si agisca contro la politica coloniale, di apartheid e di occupazione che Israele continua a praticare. La guerra e l’aggressione di queste sono la parte più visibile, ma sono la quotidiana violazione dei diritti umani che vivono i palestinesi e l’occupazione militare che vanno denunciate e a cui va messa fine per dare ai palestinesi il diritto alla propria terra e per una pace giusta.

Rifondazione Comunista al suo ultimo congresso ha votato l’adesione alla campagna BDS. Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni. Di che cosa si tratta?

Si tratta di una campagna internazionale contro il colonialismo, l’occupazione e l’apartheid israeliano, attiva anche in Italia. Difronte all’inerzia della comunità degli stati nel prendere azioni concrete contro le politiche di apartheid israeliane, è la comunità delle donne e degli uomini che può e deve attivarsi per sbloccare la situazione e chiedere ad Israele il rispetto del diritto internazionale. Le azioni di boicottaggio economico sono una forma non violenta e dal basso di pressione per isolare la politica colonialista dei governi israeliani. Sta crescendo e avendo successo, è una forma concreta di azione che, come accadde per il Sudafrica razzista, può contribuire ad aprire brecce sul muro di omertà che copre quanto accade in Palestina. E inoltre aderiamo e sosteniamo un’altra importante campagna, quella per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi (che sono migliaia) a partire da Marwan Barghouti e Ahmad Saa’dat.

Mentre Renzi non ha sprecato una parola sull’accaduto, stanno scendendo in piazza migliaia di compagni e compagne in tutta Italia.

In queste ore si stanno costruendo manifestazioni unitarie in tutta Italia. E’ importante che siano le più ampie possibili, mobilitando tutte le forze democratiche e al sostegno della fine dell’occupazione. Perchè la questione palestinese può sembrarci lontana, ma è legata indissolubilmente alla nostra storia. E’ figlia dell’imperialismo e del colonialismo, della tragedia della prima e della seconda guerra mondiale. Non possiamo solo fare i donatori. Oggi l’Unione Europea si lava la coscienza come donatrice dell’Autorità nazionale palestinese. E’ ora di aprire gli occhi. Occorre riprendere un’azione politica. A vent’anni dagli accordi di Oslo, invece che la pace quella che è avanzata è l’occupazione e la sottrazione di terra. La colonizzazione israeliana e un sistema di apartheid. Chi fa finta di non vedere è complice.
Renzi e il suo partito sono troppo impegnati a distruggere la Costituzione insieme a Berlusconi in questi giorni. In realtà le poche parole dette sono sempre quelle di rito, e sempre di giustificazione di Israele e alle sue prepotenze. La politica estera di Renzi rimane lungo il solco ventennale del servilismo alla Nato. Niente di nuovo sotto il sole. In realtà anche i grillini brillano per il loro silenzio. Come ho avuto modo di scrivere, c’è da rimpiangere Craxi ed Andreotti, che ebbero a loro tempo posizioni autonome e dignitose del nostro paese riguardo al medio oriente e alla questione palestinese. Avevano il coraggio di dare all’Italia una politica estera. Oggi non esiste una politica estera dell’Europa e neanche dell’Italia.

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