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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 19, 2017

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(08.07.14) BERGAMO. INCONTRO DE “L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS”

Martedì 8 luglio, ore 20,45, presso l’ARCI di Via Quarenghi 34, riunione del Comitato de L’Altra Europa con Tsipras di Bergamo, allargato ai primi firmatari dell’appello per la costituzione della Lista Tsipras e ai presenti all’assemblea di “lancio”.

L’ordine del giorno: • Verifica del coordinamento provinciale; • Partecipazione all’Assemblea nazionale del 19 luglio e presentazione del nostro documento; • Varie ed eventuali.

* Incontro parlamentari L’Altra Europa – Roma 5 luglio: QUI

Per comunicazioni: tel. 3494588095 – Laura

 

Bozza documento verso l’assemblea nazionale dei comitati territoriali del 19 luglio

Il Comitato l’Altra Europa con Tsipras di Bergamo ritiene positivo il risultato ottenuto dalla lista alle elezioni europee con il superamento dello sbarramento del 4%.

Un piccolo ma importante tassello italiano si è aggiunto in Europa a quelli espressi in altre nazioni, per costruire un progetto alternativo alle larghe intese fra PPE e PSE, divenute ormai funzionali al governo delle banche e della finanza.

Un progetto alternativo di rilancio dell’Europa dei Popoli, del lavoro e della solidarietà, che possa contrastare l’avanzata dei nazionalismi e dei fascismi che anche dall’Italia vanno cavalcando la protesta antieuropeista.

Il risultato positivo dell’Altra Europa con Tsipras, nel nostro capoluogo (5,9%) e nella sua provincia, ottenuto nonostante la grande avanzata del PD di Renzi, è un dato importante frutto del lavoro collettivamente svolto da tanti e tante.

Ogni voto è stato conquistato da tutti i soggetti singoli e collettivi, comitati, partiti e associazioni, a dispetto dell’oscuramento mediatico e dalla campagna condotta sul voto utile.

Necessariamente si apre ora una nuova fase progettuale, un percorso post elettorale tutto da costruire e che richiede un’analisi approfondita da parte di tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito al suo successo. Questo è sicuramente un momento delicato, la prima volta, dopo troppo tempo, nella quale la sinistra ottiene un successo, seppure di misura, eleggendo tre rappresentanti al parlamento europeo. Ma è anche un successo che, ad oggi, poggia su un fragile equilibrio: il raggiungimento del quorum è stato reso possibile grazie alla fiducia accordata da una parte di elettorato molto eterogenea e in essa i partiti direttamente coinvolti nella lista hanno pesato per circa la metà dei voti espressi. La coscienza di questo dato di fatto implica una particolare attenzione in questa fase di elaborazione progettuale perché, perdere anche una sola componente del voto espresso, significherebbe arretrare nuovamente non solo in termini quantitativi al di sotto della potenziale soglia del quorum ma, probabilmente, anche in termini di possibilità di ampliamento di un consenso oggi appena sufficiente a certificare l’esistenza istituzionale della lista stessa. In questa nuova fase, nonostante sia generalmente diffusa la volontà di continuare l’esperienza, i rischi di nuova frammentazione sono dietro l’angolo.

Dobbiamo dunque porci l’obiettivo di non disperdere questa esperienza ma di rilanciare nuovi assi di lavoro comune, partendo dalla consapevolezza che un percorso elettorale si è concluso ed il cambiamento del registro temporale, il trovarsi oggi a poter lavorare senza l’assillo delle elezioni, cambia totalmente la prospettiva.

L’esperienza post elettorale si configura come qualcosa di nuovo e completamente diverso. Il raggiungimento dell’obiettivo dell’elezione dovrebbe semplicemente dare la spinta iniziale alla continuità progettuale, mentre i punti e il programma della lista fungere da generale base di partenza.

In questo senso saremmo di fronte ad un laboratorio, ad una fase embrionale ancora maggiore di quanto si possa pensare, soprattutto in relazione alle sfide da affrontare.

Oggi, il comitato è il soggetto politico, l’elemento di base di questo laboratorio, la sua espressione territoriale e interlocutore costante dei europarlamentari eletti.

Non è presente oggi una struttura definita, piramidale, un’organizzazione di qualsiasi tipo bensì una diffusa ed eterogenea presenza territoriale che dovrà costruire e mettersi in relazione a vari livelli, in modo costante, diffondendosi e confrontandosi attraverso i progetti e le azioni concrete.

In questo contesto si tratta di ricostruire una cultura della sinistra che negli ultimi decenni è stata demolita in Italia più che altrove, il compito che ci aspetta richiede la (ri)costruzione in una prospettiva di medio e lungo periodo di una narrazione non solo di ciò che significa sinistra ma anche e soprattutto del suo concreto esserci nel contesto sociale di riferimento. Questo passaggio è essenziale anche se difficile da affrontare: richiede un utilizzo del tempo a disposizione per riappropriarsi dello spazio che ci è stato tolto.

Il riferimento europeo e transnazionale è importante ed è forse uno dei motivi centrali del successo della lista vista come unico contrasto al sistema neoliberista che, per sua natura, non si cura e non riconosce limiti di frontiere e di istituzioni.

La dimensione europea può allora costituire un credibile spazio adeguato alla costruzione di una sinistra più coesa, il luogo nel quale trovare i comuni denominatori sui quali costruire pensieri e azioni condivisi e coordinati ma soprattutto, maggiormente efficaci. In questo senso i dieci punti del programma della lista – ma anche tutta l’esperienza di Syriza -sono un esempio di come si possa costruire un’ampia condivisione progettuale.

Ma a questo punto come portare avanti un processo partecipativo dal basso a partire dai comitati sparsi sul territorio nazionale? I comitati territoriali non possono restare in attesa degli eventi, ma devono agire da subito come soggetti locali e come parte di un corpo più ampio, devono porsi come matrice del futuro movimento. Soggettività propria che si costruisce nella pratica territoriale, nazionale ed europea e viceversa, sperimentando nuove forme di dialogo: non più aggregati di partiti, ma soggetti politici e sociali. Promotori e partecipanti di vertenze e manifestazioni. Aperti a confronti e discussioni, ma lucidi nel tenere al centro dell’azione gli obiettivi preposti. Ma forse questo non sarà sufficiente. Se ritorniamo un attimo all’analisi del risultato elettorale ci rendiamo conto che una metà degli elettori della lista sono, ad oggi, lontani dal mondo della militanza politica e, probabilmente, dalla partecipazione attiva e, quindi, sostanzialmente esterni ai processi decisionali.

Il loro voto è stato soprattutto un voto di fiducia e di consenso per l’iniziativa. È a queste persone che dobbiamo rivolgerci e coinvolgere nel processo. In questa direzione vanno coinvolti anche altri soggetti collettivi, provenienti dal mondo dell’ambientalismo a quello dell’altra economia fino a tutti coloro, ad esempio, che per varie ragioni sono stati persi per strada dopo l’esperienza genovese del 2001 ma che hanno comunque seguito un loro percorso e una loro evoluzione.

Si tratterebbe, quindi, di focalizzare l’attenzione sui contenuti e di costruirli attraverso la tessitura di relazioni a vari livelli territoriali, nazionali, transnazionali e continentali. Per quanto riguarda nello specifico il lavoro da affrontare a partire dai nostri territori bisogna, molto semplicemente, ripagare da un lato la fiducia accordata coinvolgendo il più possibile coloro che, pur esprimendo un voto a favore della lista, difficilmente oggi deciderebbero di partecipare ai lavori dei comitati, dall’altro è necessario coinvolgere i nuovi soggetti a noi vicini con un attento processo attraverso il quale divenire catalizzatori di consenso.

È un processo che sicuramente avrà bisogno di un tempo non breve per realizzarsi ma è importante per la costruzione, anche ambiziosa, di un soggetto che possa essere a pieno titolo espressione condivisa di una cultura e di una politica di sinistra che in Italia, oggi, appare tristemente minoritaria.

Diventa centrale, quindi, la (ri)costruzione di un rapporto fiduciario proprio in termini progettuali e di conquista del consenso che oggi è assente persino nella stragrande maggioranza dei tradizionali riferimenti di classe.

Anche per questo motivo il metodo della costruzione interna di un nuovo percorso da parte di tutti coloro che hanno reso possibile il successo elettorale è molto delicato e in questo frangente possono tornare di utilità quei metodi di condivisione e di creazione del consenso sperimentati, ad esempio, già nelle esperienze partecipative di Porto Alegre, un metodo del consenso che dove i processi decisionali sappiano integrare l’espressione della maggioranza quanto le obiezioni della minoranza al fine di raggiungere un accordo generalizzato. Oggi, non siamo semplicemente molto eterogenei, ma anche troppo pochi per poter permetterci di perdere lungo il percorso compagni di strada.

Per partire in questa direzione occorre però concretamente capire come fare, trovare, appunto in termini di consenso, quei denominatori comuni che ci consentano non solo di iniziare questo processo culturale ma anche in breve tempo di agire.

Se si vuole, concretamente dare gambe all’esperienza de “l’Altra Europa”, il punto di partenza non può prescindere dai 10 punti che sono stati il perno attorno al quale ha potuto esprimersi questa esperienza. Questi 10 punti costituiscono la piattaforma minima tanto per gli attivisti quanto per gli europarlamentari eletti, e la loro declinazione territoriale il punto di riferimento per i comitati.

Al di là dell’elaborazione territoriale di questo denominatore che ci ha unito in fase elettorale serve poi un confronto volto a creare una condivisione su altre tematiche che non possono essere eluse, sulle quali è necessario trovare al più presto a sinistra una voce il più possibile uniforme, tra i comitati italiani così come a livello continentale. Un primo elenco di tematiche riguardano senz’altro, l’immigrazione anche legandola ad azioni concrete come ad esempio l’adesione, la diffusione e il sostegno alla “Carta di Lampedusa”; il tema del fiscal compact e di tutti gli scellerati patti di bilancio che imperversano in Europa; la questione del percorso costituente europeo, ribadendo la contrarietà alle riforme tese a disarticolare le garanzie costituzionali; la contrarietà al trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti; infine, come ultimo esempio di questa lista non certamente esaustiva, aprire un confronto sul neocolonialismo e imperialismo europeo anche alla luce dei conflitti in corso, come ad esempio in Ucraina. Questo punto riveste un’importanza maggiore di quanto sembri anche alla luce del dissolversi in Italia di un diffuso movimento pacifista che è stato protagonista oltre un decennio or sono nell’opposizione alla guerra del Golfo e che già durante la questione libica era stato il grande assente.

Questo breve elenco di tematiche che dovranno essere affrontate da subito hanno, forse, anche il merito di misurare le possibilità di formazione di un consenso interno al nostro movimento e all’esterno in termini aggregativi di altri soggetti. Potrebbe anche dimostrare, come nonostante le differenze interne, per dirla con Alexis Tsipras e Syriza, sia forse più facile del previsto valorizzare ciò che ci unisce rispetto a ciò che ci divide.

Le possibilità di realizzazione di questo progetto sono concrete: se l’Altra Europa saprà trasformarsi in catalizzatore di persone, movimenti e progetti, se saprà ampliare la propria base per la costruzione condivisa di pensiero e azione politica, allora la qualità del progetto ne beneficerà in termini di completezza e di possibilità di realizzazione. Se da questa esperienza sapremo invece trarne divisioni, o sottrazioni di minoranze via via escluse, difficilmente il laboratorio potrà avere forza attrattiva e la qualità del progetto si perderà nella sostanziale inefficacia che ha caratterizzato la sinistra negli ultimi decenni.

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