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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 19, 2017

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(31.05.14) Per il dibattito post elezioni. Contributo di Raul Mordenti

 

I comunisti dopo le elezioni

 di Raul Mordenti (intervento all’attivo degli iscritti della federazione romana del PRC)

Il nostro ragionamento deve evidentemente partire da un’analisi della novità rappresentata da Renzi e dal suo successo.

Un presidente di Regione, già noto per l’incredibile slogan “Con Tsipras ma non contro Schiulz”, ha detto che Renzi rappresenta la volontà di cambiamento e che è il momento di guardare a Renzi. Io penso che la verità delle cose ci dica l’esatto contrario di queste affermazioni. Renzi rappresenta la nuova carta giocata in Italia dalle forze della conservazione, ed è il momento di guardare al’opposizione sociale a Renzi e al suo Governo, o meglio di costruirla.

Basta considerare ai fatti, che hanno la testa dura: Renzi è l’uomo dell’alleanza strategica con Berlusconi (è nato da quell’incontro ad Arcore, ricordate?) e con Berlusconi si è già accordato per cambiare la Costituzione in senso autoritario e piduista; Renzi è l’uomo che ha detto “Con Marchionne, senza se e senza ma”; Renzi è l’uomo di una legge sul lavoro che scavalca a destra perfino la Fornero, una legge di precarizzazione assoluta del lavoro e di sfondamento definitivo delle linee sindacali (è entrato in aperta rotta di collisione perfino con l’arci-consociativa Camusso!); Renzi è l’uomo dell’americanismo e dell’atlantismo più sfrenato e acritico, anzi come esponente del PSE è l’alleato di Hollande, che si batte più di tutti per scatenare una nuova guerra in Siria (per non parlare dell’Ucraina); Renzi è l’uomo che blocca i contratti del pubblico impiego (e non solo) mentre elargisce paternalisticamente 80 euro elettorali; Renzi è il nuovo beniamino dei mass media, cioè del grande capitale, e ha avuto da loro un sostegno che nemmeno Mussolini ebbe mai (i dati delle TV sono agghiaccianti e ci parlano di un vero e proprio regime: 27% del tempo a Renzi e al suo Governo, 25% al PD, 17% a Berlusconi, 15% a Grillo…0,4 alla Lista Tsipras).

La sua stessa “mediaticità” lo rivela come una variante interna al berlusconismo: Renzi è pura immagine, costruita scientificamente e a freddo da un pool di esperti della comunicazione (di provenienza Mediaset, come Gori), è “sotto il vestito niente”, è la sostituzione della battuta e dello slogan furbetto all’analisi delle cose e alle proposte serie. Perfino l’uso della paura è un fatto tipico della destra: alla paura berlusconiana per “i comunisti” Renzi – grazie alla campagna unanime dei media – ha saputo sostituire la paura per Grillo, stringendo così a sé il voto degli incerti. Renzi è oggi in Italia l’uomo della Confindustria, delle banche e della massoneria (che in gran parte sono la stessa cosa). Ci vuole ancora altro per capire chi è Renzi?

Certo, se c’è ancora qualcuno che ha in testa lo schemino per cui il PD sarebbe … il PCI, solo un po’ più moderato, ebbene costui dovrebbe finalmente togliersi questa ideuzza sbagliatissima dalla testa. Semmai il paragone è con la DC, anche se questi paragoni zoppicano sempre e rischiano di non farci capire le cose (la DC era una cosa seria…).

Vuol dire qualcosa lo spostamento di masse di voti da Forza Italia verso Renzi? Vuol dire qualcosa lo squagliamento del “centro”, in tutte le sue articolazioni, che è stato assorbito da Renzi? Vuol dire qualcosa che a Roma le percentuali più alte del PD siano state conseguite nel quartiere Parioli? Certo, il successo elettorale di Renzi è tanto rilevante quanto contraddittorio: saranno le stesse politiche dettate dalla BCE (a cui Renzi è obbligato) a farlo entrare presto in collisione con le grandi masse popolari, se queste troveranno una prospettiva credibile di lotta e opposizione. Così come anche i voti di Grillo debbono essere considerati come mobili e provvisori, se sapremo intervenire sulle contraddizioni di quel composito schieramento con la credibilità della nostra alternativa.

In questo quadro il quorum alla Lista Tsipras è un mezzo miracolo, e noi che l’abbiamo sostenuta con tutte le forze, sostenendo al suo interno col voto di preferenza i candidati comunisti, dobbiamo esser fieri del risultato. In particolare dobbiamo essere fieri e felici dell’elezione della compagna Forenza, una giovane donna, una militante comunista, espresssione diretta del PRC ma anche dei movimenti (e noi non dimentichiamo come la compagna fu trattata al Congresso di Napoli e come fu estromessa brutalmente dalla Segreteria nazionale, in cui aveva ben meritato, dal “patto Cencelli” fra le correnti di Ferrero e di Grassi). Fra l’altro la vicenda della Lista Tsipras – nonostante i gravissimi errori e limiti che l’hanno caratterizzata – dimostra una volta di più che senza i comunisti e la loro organizzazione politica autonoma non ci sarebbe stata né la proposta della lista, né la raccolta delle firme, né la campagna elettorale, né il risultato positivo.

Un mezzo miracolo, dunque, ma soltanto mezzo: la mancata elezione di Fabio Amato impedisce che si possa parlare per i comunisti di una vittoria intera. Questa mancata elezione ha dei responsabili precisi all’interno del PRC: è chi ha dichiarato più o meno apertamente, perfino in CPN, che non avrebbe sostenuto i candidati espressi dal Partito; è chi ha dato generiche indicazioni sul voto di preferenza – diverse da quelle del Partito – o addirittura ha votato e fatto votare per i candidati di SEL, in aperta violazione delo Statuto del Partito; è chi ha organizzato con questi candidati delle manifestazoni elettorali senza nemmeno invitare il compagno Amato. Di questo tutti noi militanti del PRC abbiamo prove a bizzeffe e non c’è nessun compagno onesto che possa negare la fondatezza di queste accuse.

Se la nostra Commissione Nazionale di Garanzia, invece di impegnarsi in vergognosi processi para-staliniani contro compagni del tutto limpidi e innocenti, facesse il suo dovere, essa avrebbe un bel po’ di materiale su cui lavorare. A noi comunisti basterebbe molto meno di una condanna formale della CNG: ci basterebbe una seria e pubblica autocritica da parte dei compagni che hanno apertamente remato contro l’elezione del compagno Amato. La attendiamo fiduciosi.

Ma domandiamoci: perché questi comportamenti? I compagni della corrente “grassiana” annunciano proprio in questi giorni la pubblicazione di una nuova rivista, diretta da Oggionni e Gramiccia, che si chiamerà “La Costituente”. Noi riteniamo una vergogna il fatto che il Partito non abbia nessun suo organo di stampa mentre le correnti hanno dei loro giornali, sia on line che cartacei, e anzi ne producono di nuovi: con quali soldi? Ma lasciamo perdere per un momento questo aspetto e domandiamoci: che cosa vuol dire la parola d’ordine della “Costituente”? Forse che questi compagni vogliono una nuova Costituzione per la Repubblica Italiana? Non ci sembra realistico. E allora quale è l’oggetto della “Costituente” che essi invocano? Forse un nuovo Partito? Per capirlo basta leggere la proposta delle cosiddette “Case della sinistra” che questi compagni hanno avanzato e stanno praticando a Roma, seguendo il compagno Sandro Valentini, che nel frattempo sembra avere abbandonato il nostro Partito: in quei documenti (sottoscritti anche da esponenti del PRC) e nelle assemblee indette durante la campagna elettorale (con la partecipazione anche di esponenti del PRC) si parla apertamente di un nuovo soggetto politico, non comunista, che dovrebbe unire pezzi del nostro partito con pezzi di SEL, con i socialisti (!), con ex dell’IDV, con sindacalisti camussiani e con vari spezzoni residui del ceto politico della sinistra. A questo nuovo soggetto politico il PRC dovrebbe…fornire la sue sedi, costruite e difese negli anni con tanti sacrifici! Anzi, già ne è stato pubblicato un elenco. Che aspetta la Segreteria romana per prendere provvedimenti e difendere il Partito da questo subdolo tentativo di scioglimento che contraddice non solo la storia e la politica ma gli stessi deliberati del Congresso di Perugia? Se anche una sola sede del PRC andasse perduta noi considereremmo diretti responsabili di questo scempio la Segreteria e il suo pavido silenzio.

Tutt’altra cosa rispetto a queste miserie, anzi il suo contrario!, è l’esigenza dell’unità che deriva anche dal buon risultato della “Lista Tsipras”. A questa esigenza di unità occorre rispondere impegnando tutte le nostre energie. Si tratta di unire tutte le forze che sono alternative alla socialdemocrazia europea, al PSE e in Italia al PD in un sistema stabile di alleanze, un fronte, una coalizione, sul modello di quanto sperimentato con successo in altre parti d’Europa dai comunisti, in Grecia come in Spagna, in Francia come in Portogallo.

Dunque si tratta di avviare subito, e con convinzione, due processi distinti e contemporanei: da una parte l’unità dei comunisti, a cominciare da quella con i settori del PdCI che hanno risposto generosamente alla discriminazione che li ha colpiti impegnandosi con noi per l’elezione del compagno Amato (e sono stati voti decisivi per il raggiungimento del quorum!), per puntare alla più ambiziosa unificazione della diaspora comunista, anche dei tanti senza-Partito; dall’altra l’unità del fronte più ampio che ha mosso i suoi assi nella esperienza della “Lista Tsipras”, un fronte fatto di compagni e compagne di organizzazioni, anche non comuniste, ma uniti nell’autonomia e nella contrapposizione politica aperta nei confronti della socialdemocrazia europea e del PD renziano.

Come si vede in nessuno di questi due processi si può pensare di sciogliere il PRC: al contrario, è del tutto evidente che senza il PRC non si fa né l’unità dei comunisti né quella della “Lista Tsipras”. E occorre anzi un PRC ben diverso dall’attuale, rinnovato, rifondato, radicato nella società e nel conflitto, ancorato saldamente alla sua classe.

Insomma, perché la nostra vittoria fosse piena sarebbe bastato poco: sarebbe bastato che l’Appello dei comunisti e dei partiti anticapitalisti europei, che invitava a votare i nostri candidati, fosse stato diffuso da tutto il Partito (e non solo, come è avvenuto, dagli autoconvocati comunisti) facendo pesare nella campagna elettorale la grande forze che ci deriva dall’essere parte della Sinistra Europea e del GUE; sarebbe bastato poter disporre di “Liberazione”, almeno nella sua versione on line (pressoché a costo zero!), che invece è stata chiusa irresponsabilmente dalla Segreteria nazionale proprio un mese prima delle elezioni; sarebbe bastato che tutto il Partito avesse remato nella stessa direzione, con convinzione e unità.

Valorizziamo il nostro parziale successo, facciamo tesoro degli errori correggendoli in tempo e attrezziamo il Partito per la fase nuova, incerta ma aperta, che attende i comunisti e le masse popolari italiane nella lotta contro Renzi e il suo Governo. Non c’è più tempo da perdere!

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