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Partito della Rifondazione Comunista – Bergamo | October 15, 2018

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(23-24.11.13) Congresso Prc/Bergamo. Mozione politica approvata

MOZIONE POLITICA AL CONGRESSO PROVINCIALE (approvata con 29 voti a favore, 2 contro, 0 astenuti)

Il IX congresso provinciale del Partito  della Rifondazione Comunista, tenutosi a Bergamo nelle giornate del 23 e 24 novembre 2013, dopo un articolato e ricco dibattito, approva la relazione del Segretario Francesco Macario e le conclusioni del rappresentante della Direzione nazionale Nello Patta.

Teniamo questo congresso in un periodo difficile. La crisi capitalistica iniziata nel 2007, non è un incidente di percorso, ma è di natura strutturale e sistemica, è il frutto del pieno dispiegarsi del capitale su scala globale. E’ l’effetto diretto delle politiche di liberalizzazione, di privatizzazione, di taglio dei salari  portate avanti dai governi e dalla Ue che hanno favorito lo sviluppo abnorme del capitale finanziario e la sua concentrazione in poche mani. La crisi in questi anni ha distrutto lavoro, risorse, creato disoccupazione, reso sempre più precaria la vita di milioni di uomini, donne, giovani Ha mandato in fumo il futuro stesso di intere generazioni. Secondo i dati di un recente studio realizzato dall’Ufficio economico della Cgil il nostro Paese ci impiegherà 13 anni per ritornare al livello del Pil del 2007 e ci vorranno ben 63 anni circa per ritrovare lo stesso livello occupazionale. Dal 2008 ad oggi il Pil italiano ha perso mediamente 1,1 punti percentuali ogni anno, a fronte di una perdita dei posti di lavoro di oltre 1,5 milioni rispetto al 2007. Per i salari lordi il calo è dello 0,1% ogni anno (quelli netti lo 0,4%), con una produttività mediamente negativa dello 0,2%  e investimenti in flessione di 3,6 punti all’anno. Un quadro pesante che incrociato con le previsioni macroeconomiche elaborate dall’Istat porta a concludere quanto tempo ci vorrà ancora per parlare di ripresa e recuperare il livello pre crisi. Questa crisi però, non è legata alla scarsità di risorse, bensì alla sua distribuzione. Oggi avremmo risorse per soddisfare tutti i bisogni dell’umanità, ma il problema è che queste sono state accaparrate da pochi. E’ cresciuta così la forbice tra ricchi, che diventano sempre più ricchi e poveri che diventano sempre più poveri. La redistribuzione della ricchezza quindi diventa un obiettivo fondamentale della nostra lotta.

L’Europa nella crisi ha applicato nel modo più estremo e radicale le misure liberiste con un uso politico del debito (trasformato da privato a pubblico) per attaccare salari e welfare e per ristrutturare i rapporti di forza tra le classi a favore del padronato e del grande capitale. La costruzione europea di questi anni e la sua architettura istituzionale non sono stati neutrali ma hanno istituzionalizzato un rigido modello di governance economica liberista e monetarista che mette al centro il mercato e la libera concorrenza e che ha assunto caratteri antidemocratici e tecnocratici. I trattati istitutivi e i nuovi, quali fiscal compact, two pack e mes, hanno ancor più ridotto la sovranità popolare e la democrazia, eliminando la possibilità di politiche economiche diverse da quelle della troika. E’ questo l’effetto del “pilota automatico” annunciato dal governatore della Bce Draghi in un convegno. Pilota che fa strali di ogni parvenza di democrazia e di sovranità nazionale. E’ questa la dottrina ultraliberista della Merkel (la cosiddetta Europa a trazione tedesca) che ha portato la Grecia e i Paesi del sud d’Europa al tracollo economico, sociale e democratico. Il finanzcapitalismo porta così alla progressiva cancellazione del modello sociale europeo e dei sistemi di welfare costruiti in Italia e in molti Paesi del continente dopo la Liberazione dal nazifascismo.

E’ necessario perciò disobbedire ai trattati per rompere l’architettura istituzionale neo liberista della Ue e costruire coalizioni sociali politiche dei Paesi periferici e del mediterraneo  che subiscono i maggiori effetti dei disequilibri economici. Dobbiamo pertanto riaffermare che questa Europa non è emendabile e va superata per costruire un’Europa sociale, dei popoli e democratica.  Ciò vuol dire recuperare elementi di sovranità nazionale che salvino la democrazia, ricostruiscano pezzi di civiltà europea e contrastino lo strapotere delle banche e dei padroni. Si tratta insomma di prendere insegnamento dai processi rivoluzionari bolivariani e socialisti dell’America Latina. Hugo Chavez, di fronte allo strapotere Usa e al tentativo del vicino gigante di costruire mercati unici in tutto il continente, ha nazionalizzato il petrolio, messo sotto controllo politico le istituzioni finanziarie e costruito nuove relazioni del subcontinente latino americano attraverso la costituzione del Mercosur e dell’Alba. Per far questo fondamentale è il rafforzamento della Sinistra Europea e del Gue.

A livello nazionale i governi Monti e Letta non sono una parentesi ma l’inveramento della seconda repubblica progettata più di trentenni fa dal piduista Licio Gelli. Sono pertanto governi costituenti di una nuova fase della storia d’Italia. L’introduzione del pareggio di bilancio prima e il tentativo di riscrittura della Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza in senso presidenzialista poi (con l’avvallo del Presidente Napoletano), evidenziano il progetto dei poteri forti e del padronato e dimostrano l’incompatibilità tra democrazia e neoliberismo. L’obiettivo dei nostri avversari è alto e pertanto non va sminuito né banalizzato: vogliono distruggere la magna carta del nostro Paese e cancellare ogni diritto conquistato dalle precedenti generazioni. Questo obiettivo è reso chiaro dalle tremende parole del banchiere J.P. Morgan quando ha detto che in Europa bisogna farla finita con “le costituzioni di stampo sovietico”. La lotta quindi per la difesa e l’attuazione della nostra Costituzione Repubblicana è un punto essenziale dell’azione politica dei Comunisti, così come la lotta per i diritti sociali. Per questo crediamo che le manifestazioni del 12 e del 19 ottobre scorso non vanno lette, come ha fatto qualcuno, in contrapposizione, ma sono due momenti di lotta riusciti e importanti contro l’arroganza e lo strapotere del neoliberismo e contro il governo delle larghe intese Letta/Alfano.

Per questo i Comunisti e le Comuniste devono lavorare per unificare i vari movimenti di lotta (No Tav, No Muos, lotte operaie della Fiom e degli autoorganizzati, lotte contro gli sfratti, ecc.) in un grande movimento di opposizione al governo, all’Europa dei banchieri e al neoliberismo. I Comunisti e le Comuniste sono nati per unire non per dividere. Per unire le lavoratrici e i lavoratori, per unire le forze sociali e politiche antagoniste, per unire i movimenti. Dobbiamo, insomma, dare centralità al conflitto sociale. A tal fine al centro della nostra proposta c’è il piano per il lavoro (presentato in una proposta di legge popolare) e per un’economia ambientale e sociale. Non esiste possibilità per il partito di uscire dalla condizione di emarginazione politica se non attraverso un duro e profondo lavoro di radicamento sociale del partito e di lavoro per la costruzione di un movimento di massa contro l’austerità.

Per questo è necessario tornare più costantemente tra le lavoratrici e i lavoratori, tornare davanti alle fabbriche e nei luoghi diffusi del mondo precario. Dobbiamo insomma, essere in grado di rappresentare per i lavoratori e le lavoratrici un’alternativa credibile, con proposte in grado di rispondere concretamente ai loro bisogni, facendo crescere inoltre nelle stesse e negli stessi la coscienza di classe. E’ chiaro infatti che il neoliberismo, oggi, non ha vinto solo materialmente ma soprattutto socialmente e culturalmente. Il neoliberismo è egemone, si è conficcato nella testa delle nostre classi di riferimento (in bergamasca per anni la Lega, con il suo progetto razzista, è stata il partito più votato dai lavoratori e dalle lavoratrici). In questi 20 anni nel nostro Paese in particolare, ma anche nel resto d’Europa, vi è stata una vera e propria rivoluzione conservatrice, potremmo dire una controrivoluzione antropologica, che ha cambiato il modo di pensare comune determinando un arretramento di civiltà tremendo. Mai come oggi si avvera il monito della compagna Rosa Luxemburg: “O Socialismo o barbarie”. Per questo la nostra deve essere anche una battaglia per l’egemonia, per riconquistare nei territori e nei luoghi di lavoro le casematte, per riconquistare ad un’idea di trasformazione le teste delle classi popolari. Per far capire cioè con le lotte concrete per il lavoro, per la casa, per i diritti, che  ogni vittoria anche di una sola lavoratrice e di un solo lavoratore e un primo passo sulla via della  trasformazione dell’intera società. Dobbiamo insomma fare un lavoro di lunga lena per riunificate la classe (anche generazionalmente), per trasformarla da “classe in se” a “classe per se”, a soggetto, cioè, della cambiamento politico, sociale e culturale di questo Paese. E’ necessario in definitiva, di fronte al pensiero unico che pervade questo prima parte del XXI secolo, al deserto sociale, culturale e politico prodotto da questo modello di sviluppo, ricostruire e  divulgare un punto di vista altro, radicalmente alternativo e realmente praticabile. Un altro mondo possibile gridavamo a Genova nel 2001: un altro mondo dove non tutto è ridotto a merce; un altro mondo dove la socialità, le relazioni umane, la felicità sono i paradigmi su cui ognuno realizza i propri progetti di vita. Un altro mondo dove venga meno lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla donna. Un altro mondo che noi chiamiamo ancora Comunismo.

Vanno sostenute, inoltre, le lotte femministe contro il patriarcato, contro il sessismo e per la parità di genere. L’uguaglianza dei sessi nel rispetto delle diversità, è un concetto/diritto sancito dalla Costituzione ma odiosamente non sostanziato sul piano della realtà. Se davvero si vuole perseguire un progetto di trasformazione radicale, non si può più sotto tacere la discriminazione politica e culturale sempre più feroce nei confronti delle donne e dunque crediamo che debbano essere ugualmente sostenute le lotte al finazialcapitalismo e la lotta al patriarcato: le donne sono proletarie tra i proletari determinando un deficit democratico che va immediatamente equilibrato. Va inoltre rilanciata la lotta per la laicità, contro l’omofobia, per i diritti civili e per l’autodeterminazione dei e delle cittadine nelle diverse fasi della vita.

Dobbiamo pertanto, facendo tesoro dei nostri errori, rilanciare il progetto della Rifondazione Comunista attraverso il rilancio e il rafforzamento del nostro partito. Criticare gli errori non vuol dire però lanciare una generico attacco a tutto campo al partito e al gruppo dirigente, mettendo tutto e tutti sullo stesso piano. Chiedendo azzeramenti che non stanno né in cielo né in terra. Il nostro cambiamento non passa attraverso un generico vaffanculismo alla Grillo.  Dobbiamo infatti evitare di buttare via insieme all’acqua sporca il bambino, cioè tutto quel portato di lotte, di proposte, di esperienze sociali e umane che in questi 22 anni hanno fatto si che il Prc fosse l’unico partito che si è coerentemente e con forza opposto al neoliberismo e al pensiero unico. Il nostro partito con il suo portato di umanità straordinaria, di uomini e donne che dedicano gran parte del loro tempo per un progetto di trasformazione sociale, è un bene prezioso che va conservato, migliorato e che non possiamo disperdere.Dobbiamo lavorare per uscire dal leaderismo e per costruire veramente, per dirla con Gramsci, l’intellettuale collettivo dove ogni compagna e ogni compagno si senta nel suo agire quotidiano responsabile e dirigente. Dobbiamo avviare un necessario rinnovamento del gruppo dirigente, anche a livello locale, attraverso la valorizzazione dei nostri e delle nostre giovani comunisti/e. Dobbiamo insomma, coniugare elementi di continuità con elementi, anche profondi di rinnovamento. Dobbiamo migliorare la democrazia interna, utilizzando anche gli strumenti informatici per avviare forme di consultazione costanti del corpo militante del partito (veri e proprio referendum), al fine di coinvolgere pienamente, sulle principali scelte politiche, ogni iscritta e ogni iscritto. Dobbiamo rilanciare il partito sociale, come metodo di lotta coerente con quanto affermiamo e che ci permette di entrare in diretto contatto con le esigenze della nostra classe. Dobbiamo superare le correnti che in questi anni hanno cristallizzato le posizioni, a scapito della dialettica democratica, e che in alcuni casi hanno balcanizzato il partito. Tutte le correnti vanno superate: quelle di maggioranza come quelle di minoranza. Ciò non vuol dire azzerare le sensibilità e diversità presenti al nostro interno, bensì significa farle interagire tra loro al fine di raggiungere sintesi in grado di rafforzare il nostro progetto comune, il nostro bene supremo,  che porta il nome di Rifondazione Comunista. Dobbiamo rilanciare l’autofinanziamento, il tesseramento e Liberazione informatica. Dobbiamo rafforzare la nostra identità antifascista, antirazzista e internazionalista. Va rilanciata la lotta per la Pace e contro la guerra. Va superato, anche al nostro interno, il carattere monosessuato e sessista del partito aprendo una grande riflessione sulla differenza di genere. Troppo spesso anche il nostro partito riproduce al suo interno pratiche di stampo sessista che vanno assolutamente superate.

Per quanto importante  però, questo nostro partito non è sufficiente. Il progetto strategico che noi proponiamo è quello dell’uscita dalla crisi e quindi della lotta per la costruzione del Socialismo del XXI secolo. Per far ciò è necessario avviare un processo fondativo di un soggetto politico unitario della sinistra di alternativa. Riteniamo infatti, che le frammentazioni e le divisioni della Sinistra italiana sono l’esito della radicale sconfitta sociale e politica degli ultimi decenni, ma anche dei nostri errori e limiti soggettivi. Riteniamo pertanto indispensabile  fare un salto di qualità che non ripercorra gli errori del passato. Il processo fondativo di un soggetto unitario della Sinistra deve darsi una piattaforma antiliberista che delinei l’uscita dalla crisi. Si deve connotare per l’autonomia e l’alterità rispetto al centrosinistra e al Partito Democratico, per il riferimento in Europa al Partito della Sinistra Europea e del Gue, per l’esplicito collegamento con le battaglie della Fiom, della sinistra della Cgil, del sindacalismo di base e dei movimenti di trasformazione. Deve porre al centro una piattaforma per la ricostruzione della sovranità popolare e la rifondazione democratica di ogni ambito della vita sociale e politica a partire dalla difesa e dall’attuazione della Costituzione Repubblicana. Dalla democrazia nei luoghi di lavoro, alla sviluppo della democrazia partecipativa e diretta, alla ripresa di un’iniziativa costante per il sistema proporzionale sul terreno della democrazia rappresentativa. Il processo di costruzione della Sinistra d’alternativa non deve avvenire più in modo pattizio e verticista come è successo con la Federazione della Sinistra e con Rivoluzione Civile, ma attraverso il coinvolgimento democratico e partecipato dal basso sulla base del principio di una testa un voto.

A livello locale il congresso impegna il partito nel sostegno alle lotte del lavoro, per la casa e ambientali. In particolare nella lotta agli sfratti i nostri compagni e le nostre compagne, attraverso l’opera dell’Unione Inquilini che trova ospitalità presso la nostra sede, hanno condotto battaglie importanti per la difesa del diritto alla casa di molti e molte proletarie. Importanti sono gli sportelli sociali aperti con il contributo di alcuni circoli territoriali del Prc (Valcalepio, San Paolo d’Argon, Borgo di Terzo, ecc.), che ci permettono di entrare in costante contatto con i problemi quotidiani della classe, così come lo sono state, negli anni passati le scuole d’Italiano per migranti aperte presso le nostre sedi. Forte è il nostro sostegno e solidarietà alla lotta degli abitanti di Zingonia contro l’abbattimento delle torri. Sul lavoro il partito, da quando è nato, ha solidarizzato e partecipato attivamente a molte lotte dei lavoratori e delle lavoratrici delle fabbriche in crisi (Sanpellegrino, Brembo,  Zerowwatt, Donora, Fiber, Bonduelle, Indesit, Frattini, Novem, ecc.). Questo impegno va intensificato anche attraverso la capacità di portare proposte concrete. Vanno sostenute le lotte ambientali contro la nuova autostrada Bergamo/Treviglio, la Brebemi, la Pedemontana, la Tav, le discariche di amianto, per il limite di sviluppo dell’Aeroporto di Orio al Serio, ecc. Va continuata la lotta contro i grandi centri commerciali. In questo senso il blocco definitivo della realizzazione del centro commerciale di Quintano è una vittoria interamente ascrivibile all’impegno dei nostri compagni e delle nostre compagne del circolo della Valle Calepio. La lotta contro i nuovi centri commerciali non è solo una lotta di carattere ambientale ma anche lavorativo: noi solidarizziamo con i lavoratori e le lavoratrici del commercio per la riduzione drastica delle domeniche d’apertura.

Nel 2014 si terranno elezioni amministrative che coinvolgeranno la città di Bergamo e importanti comuni come Seriate, Dalmine, Albino, Romano di Lombardia. In città e nei comuni sopra i 15.000 abitanti il partito presenterà una propria lista o una lista di movimento, che, se ci saranno le condizioni politiche e programmatiche si presenterà apparentata con il centrosinistra al fine di costruire un’alternativa al centrodestra e alla Lega. In città, in questo senso, sono già state avviati confronti con le altre forze. Se ciò non sarà possibile si lavorerà per costruire aggregazioni di Sinistra alternativa. Nei comuni sotto i 15.000 abitanti, il partito, dove è presente opererà prioritariamente per costruire liste unitarie di centrosinistra o di sinistra.

Il congresso provinciale del Partito della Rifondazione Comunista impegna tutte le compagne e i compagni nella raccolta di firme per la proposta di legge sul piano per il lavoro.

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